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La rivista Italiana di Neurobiologia, tutti gli anni a partire dal 1972
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2007- EMERGENING TREATEMENTS IN
CEREBROVASCULAR DISEASE: ANGIOPLASTY AND STENTING OF INTRACRANIAL STENOSIS AND MECHANICAL EMBOLECTOMY IN ACUTE STROKE
| Anno | 2007 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | EMERGENING TREATEMENTS IN
CEREBROVASCULAR DISEASE: ANGIOPLASTY AND STENTING OF INTRACRANIAL STENOSIS AND MECHANICAL EMBOLECTOMY IN ACUTE STROKE | | Titolo in inglese | EMERGENING TREATEMENTS IN
CEREBROVASCULAR DISEASE: ANGIOPLASTY AND STENTING OF INTRACRANIAL STENOSIS AND MECHANICAL EMBOLECTOMY IN ACUTE STROKE | | Osp. / Clinica | Department of Neuroscience, Division of Neurology,Manzoni Hospital, Lecco, Italy | | Riassunto | L’articolo passa in rivista l’evidenza scientifica concernente due procedure
emergenti e dibattute riguardanti l’angioplastica e lo stenting della stenosi
dei vasi intracranici e l’embolectomia meccanica nell’ictus acuto.
Lesioni intrarteriose sono sempre più riscontrate come una causa importante
dell’ictus ischemico e sono state associate a tassi di ricorrenza dell’ictus
molto alti. Un trattamento medico risulta inefficace e la somministrazione di
anticoagulanti orali può dar luogo a una maggiore mortalità. L’angioplastica e
lo stenting sono effettuabili, ma sono associati a un alto tasso di complicazioni
periprocedurali. Dato che non è possibile una randomizzazione e il follow
up è breve, non possono essere tratte conclusioni definitive circa l’efficacia.
Pur considerando il loro elevato rischio naturale, alterazioni delle arterie
comportanti una stenosi superiore al 50%, possono essere tratate con un’angioplastica.
Tale procedura deve essere effettuata entro due settimane.
L’embolectomia meccanica è stata investigata in pazienti con ictus acuto in
un ampio trial effettuato negli Stati Uniti. Tale mezzo si è rivelato in grado
di realizzare una ricanalizzazione dei vasi: i pazienti in cui è avvenuta tale
ricanalizzazione hano riportato un migliore outcome. Tuttavia la complessiva
mortalità dei pazienti reclutati in tale trial era molto elevata. Dato che lo
studio era senza un gruppo di controllo, non possono essere tratte conclusioni
sulla sua efficacia. Al presente, pertanto, l’embolectomia è indicata solo
in pazienti nei quali non è stato possibile effettuare la trombolisi e il cui
rischio di morte o di grave invalidità appare molto elevato. Come, per esempio,
nei soggetti in cui si è verificata l’occlusione dell’arteria basilare. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Cerebro-vascular Diseases, Acute stroke, Angioplasty, Stenting, Embolectomy, Malattie vascolari cerebrali, Ictus acuto, Angioplastica, Stenting, Embolectomia. | | Autori | ELIO AGOSTONI, ANGELO ALIPRANDI |
- ENDARTERECTOMY AND CAROTID STENTING IN THE ACUTE PHASE OF ISCHEMIC STROKE: THE ROLE OF THE NEUROLOGIST
| Anno | 2007 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | ENDARTERECTOMY AND CAROTID STENTING IN THE ACUTE PHASE OF ISCHEMIC STROKE: THE ROLE OF THE NEUROLOGIST | | Titolo in inglese | ENDARTERECTOMY AND CAROTID STENTING IN THE ACUTE PHASE OF ISCHEMIC STROKE: THE ROLE OF THE NEUROLOGIST | | Osp. / Clinica | U.O. Neurologia, Azienda Ospedaliera San Carlo Borromeo, Milano | | Riassunto | È dimostrato da tempo che nelle stenosi carotidee superiori al 70% il maggior
beneficio terapeutico è determinato dalla tromboendoarteriectomia. Una
recente revisione degli studi più numerosi dimostra come i risultati siano
migliori se l’intervento è attuato entro tempi relativamente precoci (due settimane).
Tuttavia non esistono linee guida codificate che permettano di selezionare
i pazienti in relazione al rischio naturale della patologia neurovascolare né
che delineino i rischi e i vantaggi della precocità del timing chirurgico.
Per ovviare a ciò abbiamo allora utilizzato come criteri di riferimento le casistiche
di valutazione della storia naturale e della terapia chirurgica dei casi
di stenosi sintomatica (TEA).
In questo lavoro abbiamo suddiviso i pazienti in base alla presentazione clinica individuando
categorie che si differenziano sia per l’evoluzione naturale che per il
rischio operatorio: TIA, ictus minore stabilizzato, TIA ripetuti, ictus progressivo.
Nei TIA e negli ictus minori stabilizzati l’indicazione è quella di attuare un
trattamento chirurgico nel più breve tempo possibile riducendo il rischio
naturale di recidiva dal 5,5% a 48 ore e 21% a 30 giorni, al 5% del solo rischio
operatorio (intervento urgente: entro la prima settimana).
Per i TIA ripetuti non vi sono dati a sostegno di interventi in emergenza da
effettuarsi con profili di rischio chiari e accettabili.
Gli ictus progressivi invece rappresentano la vera indicazione al trattamento
in emergenza, anche se il rischio operatorio sale al 20%, per la loro evoluzione
naturale estremamente sfavorevole con un rischio di disabilità e
morte che si situa tra il 58 e il 75%.
Non vengono fatte valutazioni conclusive riguardo allo stenting carotideo
per l’esiguità dei dati pubblicati.
Viene presentata una casistica personale di 21 pazienti, 7 sottoposti a TEA
in emergenza (entro 24 ore) e 14 a TEA in urgenza (entro una settimana).
In emergenza sono stati operati 6 ictus minori e 1 TIA isolato. In urgenza 7
TIA ripetuti, 2 TIA isolati e 5 ictus minori. Solo un paziente con TIA isolato
(4.7%) operato entro la prima settimana ha sviluppato successivamente
all’intervento un ictus minore. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Carotid stenosis, Endarterectomy,Stenosi carotidea, Endarterectomia | | Autori | PIETRO BASSI, PATRIZIA LATTUADA, ALFONSO COLLELUORI |
- EPILESSIA POST-STROKE
| Anno | 2007 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | EPILESSIA POST-STROKE | | Titolo in inglese | Post-Stroke Epilepsy | | Osp. / Clinica | Ospedale Civile, Vimercate (MI) | | Riassunto | Vengono riportati alcuni dati sull’epilessia che compare dopo un ictus ischemico
o emorragico. L’incidenza delle crisi sintomatiche precoci è fra il 2,4 e
il 15%, mentre quella delle crisi tardive è fra 3,4 e 19% e quella dell’epilessia
è fra 1,8 e 3,8%. In uno studio inglese in cui è stato effettuato un follow
up di 5 anni è stata riscontrata almeno una crisi nell’11% dei casi. Viene
ricordato, fra l’altro, che generalmente non viene consigliato l’uso di antiepilettici
che potrebbero influenzare negativamente una spontanea riabilitazione
motoria. Gli autori espongono, principale scopo del lavoro, uno studio
prospettico sui pazienti ricoverati in tutte le unità neurologiche della
Lombardia che abbiano potuto presentare una crisi epilettica dopo un ictus | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Epilessia, Ictus, Epidemiologia | | Autori | SANDRO BERETTA, VITTORIO CRESPI |
- GENETIC OF ISCHEMIC STROKE
| Anno | 2007 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | GENETIC OF ISCHEMIC STROKE | | Titolo in inglese | GENETIC OF ISCHEMIC STROKE | | Osp. / Clinica | Clinica Neurologica Università degli Studi, Milano | | Riassunto | Epidemiological and animal model studies
provide strong evidence that genetic factors
have an important role in the pathogenesis
of stroke. A monogenic disease as cause of
stroke can be identified only in a small percentage
of cases. Most of cerebrovascular diseases are
sporadic and stroke is believed to be a complex
multifactorial and polygenic disease arising from a
wide number of gene-gene and gene-environment
interactions (1,2). In this paper we want to explore
both single gene disorders associated to ischemic
stroke both genetic factors involved in
polygenic stroke, which could act modulating the
effects of common risk factors or through a direct
independent effect on stroke risk and evolution
(2,3,4). The importance for the clinician in recognizing
a single-gene disease as cause of inherited
stroke is related to the genetic counseling and to
the utility in clinical management both for prevention
and, where available, for specific therapy.
In this part of our paper we highlight, through a
literature revision, clinical, genetic and pathophysiological
aspects of the most important single
gene disorders related to ischemic stroke. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | ANNA BERSANO, E. BALLABIO, LIVIA CANDELISE |
- LA PREVENZIONE SECONDARIA DELL’ICTUS ISCHEMICO:
LO STUDIO SPARCL
| Anno | 2007 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | LA PREVENZIONE SECONDARIA DELL’ICTUS ISCHEMICO:
LO STUDIO SPARCL | | Titolo in inglese | Prevention of recurrent stroke | | Osp. / Clinica | UC Malattie Cerebrovascolari/Stroke Unit IRCCS Fondazione Istituto Neurologico C. Mondino, Pavia | | Riassunto | L’importanza della ipercolesterolemia nella patogenesi delle malattie
vascolari cardiache e cerebrali, e pertanto anche nell’ictus, viene sottolineata
ricordando i numerosi studi su questo argomento relativi all’uso di
statine effettuati negli ultimi 15 anni (4S, ASCOTT-LLA, CARE, SPARCL).
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M. RUSSO, A. PERSICO, P. TOSI, G. MICIELI
P r e m e s s a
L’ipercolesterolemia è uno dei principali
fattori di rischio indipendenti per patologia
cardiovascolare (1,2). Numerosi trial
clinici, condotti per lo più nell’ultimo decennio,
hanno dimostrato, infatti, che la terapia con inibitori
della 3-idossi-3 metilglutaril-coenzima A
reduttasi (statine) incide significativamente
sulla prevenzione primaria e secondaria di eventi
cardiovascolari in pazienti a rischio per patologia
aterosclerotica (4,5), di entrambi i sessi ed
indipendentemente dall’età. L’efficacia della terapia
con statine nella prevenzione dell’infarto miocardico
e della morte per cause vascolari è stata
dimostrata per un ampio range di concentrazioni
plasmatiche di colesterolo, compresi valori di
normocolesterolemia (8), senza potersi identificare
un valore minimo di colesterolo al di sotto
del quale il rischio non continua a calare (1).
Lo Scandinavian Simvastatin Survival Study
Group (4S) ha introdotto l’uso delle statine nella
profilassi secondaria della patologia coronarica
acuta, dimostrando che simvastatina 40 mg/die
riduce significativamente il rischio di morte per
causa cardiovascolare (6). Il dato è stato confermato
successivamente dallo studio CARE (9),
dal Long Term Intervention with Pravastatin in
Ischemic Disease (LIPID) Trial (10) e dal Heart
Protection Study (HPS) (13).
È rilevante quanto emerge da questi studi,
dove la mortalità per cause cardiovascolari prevale
comunque sulla mortalità per cause diverse,
anche per i gruppi di pazienti trattati con statine,
a differenza di quanto si osserva nel Treating
to New Targets (TNT) Study, in cui viene impiegata
una statina ad alte dosi, atorvastatina 80
mg/die (14).
Grazie all’inibizione della sintesi epatica del
colesterolo, le statine agiscono inducendo l’attivazione
dei recettori per le lipoproteine LDL,
con conseguente riduzione dei livelli plasmatici
di LDL. Ciò si traduce in un rallentamento della
progressione delle lesioni parietali di significato
aterosclerotico (ispessimento intima-media –
IMT – e placca aterosclerotica) nei principali
alberi arteriosi, coronarici, cerebrali e periferici
(3). Tuttavia, il meccanismo d’azione di questa
classe di farmaci è più complesso e viene spesso
definito “pleiotropico”. Infatti, va oltre la
semplice riduzione dei livelli plasmatici di colesterolo,
con effetti anti-trombotici, anti-infiammatori
ed anti-proliferativi sulla placca aterosclerotica,
che migliorano la funzione endoteliale
e l’attivazione piastrinica correlata alla all’ipercolesterolemia
È soprattutto lo SPARCL che viene descritto e commentato con l’ausilio di
varie tabelle e di dettagli applicativi. Lo SPARCL si basa sul controllo di
4731 pazienti reclutati dopo un ictus sia ischemico che emorragico o di un
TIA di data non superiore a 6 mesi. 2365 pazienti sono stati randomizzati e
hanno ricevuto una dose giornaliera di 80 mg. di atorvastatina, mentre
2366 hanno costituito il gruppo placebo di confronto; tutti si sottoponevano
alla dieta consigliata dall’Ente Statunitense National Cholesterol
Education Program. Gli autori considerano tale trial come il migliore ed
espongono i dettagli della ricerca. Il 37% dei soggetti assumenti la dose
suddetta di atorvastatina hanno registrato una riduzione dei livelli di LDL
del 50%: Viene calcolata in base ai dati una riduzione del rischio di decesso,
a 5 anni, del 16%. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Ictus, Ipercolesterolemia, Statine | | Autori | MONIA RUSSO, ALESSANDRA PERSICO, PIERA TOSI, GIUSEPPE MICIELI |
- LA STRATIFICAZIONE DEL RISCHIO NELLO STROKE: IL PERCORSO CLINICO ASSISTENZIALE NELL’ISCHEMIA CEREBRALE TRANSITORIA
| Anno | 2007 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | LA STRATIFICAZIONE DEL RISCHIO NELLO STROKE: IL PERCORSO CLINICO ASSISTENZIALE NELL’ISCHEMIA CEREBRALE TRANSITORIA | | Titolo in inglese | Clinical Pathways and Risk Stratification for Transient Ischemic Attacks | | Osp. / Clinica | U. O. S. D. Stroke Unit D.E.A. Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, Roma | | Riassunto | L’ischemia cerebrale transitoria (TIA) è una condizione ad elevato
rischio di ictus maggiore. Recentemente la definizione di TIA (deficit
focale di durata inferiore alle 24 ore) è stata oggetto di rivisitazione, poiché
nella maggior parte dei casi la sintomatologia dura solo pochi minuti. Inoltre,
i TIA non sono tutti uguali dal punto di vista morfologico; l’assenza di lesione
tessutale alla MRI DWI è spesso correlata ad una più rapida regressione
dei sintomi, mentre il danno ischemico è frequente nei casi di maggior durata.
Infine, nella letteratura scientifica non esistono certezze su come stratificare
il rischio e sull’indicazione al ricovero.
Descrizione: Abbiamo elaborato un Percorso Clinico Assistenziale (PCA)
per il TIA stratificando i pazienti a maggior rischio di recidiva precoce che
possono beneficiare di un trattamento più aggressivo, inclusa la endarterectomia
carotidea precoce.
Nel percorso indichiamo la MRI DWI quale metodica di neuroimmagine
“gold standard”, poiché in grado di identificare i pazienti con lesioni tessutali
precocemente (minor stroke).
Obiettivi non trascurabili del PCA sono: il miglioramento dei tempi delle
valutazioni diagnostiche, l’ottimizzazione delle risorse evitando i ricoveri
non necessari, e la prevenzione secondaria con terapie mediche mirate.
Conclusioni L’attuazione di questo percorso multidisciplinare condiviso
potrebbe consentire di migliorare l’assistenza dei pazienti colpiti da TIA
riducendo significativamente il rischio di eventi ictali maggiori, contenendo
i costi sanitari ed ottenendo un apprezzabile gradimento da parte dei pazienti
e dei loro familiari. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | TIA, Clinical Pathways, MR DWI.TIA, MRI-DWI, PCA (Percorso clinico-assistenziale) | | Autori | SABRINA ANTICOLI, GIORGIO SCIFONI, CLAUDIO POZZESSERE |
- LA TROMBOLISI INTRA-ARTERIOSA
| Anno | 2007 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | LA TROMBOLISI INTRA-ARTERIOSA | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | *Stroke Unit, Ospedale Niguarda Ca’ Granda, Milano -° Neuroradiologia, Azienda Ospedaliera
Spedali Civili, Brescia - ^Unità di Neuroradiologia Terapeutica, IRCCS San Raffaele, Milano | | Riassunto | vedi articolo nel pdf completo | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | ALFONSO CICCONE, ROBERTO GASPAROTTI, FRANCESCO SCOMAZZONI |
- STROKE ISCHEMICO: INTERVENTISTICA IN FASE ACUTA. ENDOARTERIECTOMIA O STENTING CAROTIDEO
| Anno | 2007 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | STROKE ISCHEMICO: INTERVENTISTICA IN FASE ACUTA. ENDOARTERIECTOMIA O STENTING CAROTIDEO | | Titolo in inglese | Ischemic Stroke: Endoarterectomy or carotid stenting | | Osp. / Clinica | U. O. Chirurgia Vascolare, MultiMedica IRCCS, Castellanza (Va) | | Riassunto | Gli Autori esaminano la storia, il ruolo, le indicazioni in letteratura e le principali
caratteristiche della endoarteriectomia carotidea nello stroke in fase
acuta. Confrontano tale tipo di intervento di prima scelta con la nuova procedura
endovascolare di stenting, in fase ancora di perfezionamento e validazione,
ma già indicata in casi selezionati. Viene inoltre ritenuto fondamentale
un approccio interdisciplinare con un network dedicato in un
modello di stroke unit. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Ictus ischemico, Stenosi carotidea,
Endarterectomia, Stenting della carotide | | Autori | G. LANZA, R. BERNACCHI, M. LEVATI |
- THROMBOLYTICSA FIELD IN DEVELOPMENT
| Anno | 2007 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | THROMBOLYTICSA FIELD IN DEVELOPMENT | | Titolo in inglese | THROMBOLYTICSA FIELD IN DEVELOPMENT | | Osp. / Clinica | | | Riassunto | Thromboembolic events can cause significant disease such as ischemic stroke
or myocardial infarction. Removal of the obstructing material was first attempted with myocardial infarction, a disease now commonly treated with thrombolytic drugs. For a variety of reasons, pharmacological clot dissolution has not yet become the standard approach for diseases such as pulmonary embolism, occlusion of the central retinal vessels, and acute ischemic
stroke. Although recombinant tissue-type plasminogen activator (rt-PA) has been approved for acute ischemic stroke, less than 5% of qualifying
patients actually receive rt-PA (Molina and Saver, 2005). In addition, rt-PA remains the only drug licensed and available for stroke treatment.
There is hope, however, that one of the new thrombolytics being developed will expand the range of treatment options for ischemic stroke.
This review summarizes the current state of drugs being developed for ischemic stroke and provides | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | KARL-UWE PETERSEN |
- TIA: UNA DEFINIZIONE DA CAMBIARE?
| Anno | 2007 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | TIA: UNA DEFINIZIONE DA CAMBIARE? | | Titolo in inglese | TIA: a definition to be changed? | | Osp. / Clinica | Clinica Neurologica, Università degli Studi di L’Aquila | | Riassunto | L’attacco ischemico transitorio (TIA) è definito, secondo quanto stabilito
dalla Fourth Princeton Conference del 1965, come un episodio di disfunzione
neurologica da ischemia cerebrale o retinica (amaurosis fugax),
temporanea e focale, ad esordio improvviso, di durata inferiore alle 24 ore
che si risolve senza esiti. Il limite delle 24 ore è arbitrario in quanto la maggior
parte dei TIA dura in media 2-15 minuti e si risolve entro un’ora dall’esordio.
Tale definizione risale ad un periodo antecedente all’uso delle neu-
L’attacco ischemico transitorio (TIA) è
definito, secondo quanto stabilito dalla
Fourth Princeton Conference del 1965,
come un episodio improvviso di disfunzione
neurologica focale, di durata inferiore alla 24 ore
di presumibile origine vascolare, limitato ad
un’area cerebrale o retinica (amaurosis fugax),
vascolarizzata da una specifica arteria cerebrale
(1). I TIA, essendo episodi che per definizione
si risolvono senza esiti, non possono essere
considerati eventi del tutto benigni in quanto
rappresentano un campanello d’allarme di rischio
cerebro-vascolare e spesso un’opportunità
esclusiva per istituire una strategia in grado di
prevenire un ictus disabilitante o fatale (2, 3).
La definizione corrente di TIA si basa sul limite
temporale arbitrario della risoluzione dell’evento
entro le 24 ore e sull’assunto che nel TIA
la condizione di ischemia cerebrale sia talmente
rapida da causare solo sintomi transitori senza
un danno cerebrale permanente, al contrario di
quanto avviene nell’ictus cerebrale nel quale il
danno, più o meno esteso, è comunque irreversibile
(1). In effetti, la maggior parte dei TIA
dura in media dai 2 ai 20-30 minuti e si risolve,
nella maggior parte dei casi, entro meno di un’ora
dall’esordio. Peraltro, quando è stata introdotta
la definizione di TIA oltre a non essere
ancora disponibili le neuroimmagini che sono in
grado di rilevare la presenza o l’assenza di un
danno cerebrale parenchimale, non esistevano
terapie efficaci né per la fase acuta né per la prevenzione
secondaria dell’ictus cerebrale.
Secondo le conoscenze allora disponibili, il TIA
era considerato la conseguenza di una breve
interruzione del flusso cerebrale in un determinato
distretto arterioso ed era valutato alla stregua
di un’emergenza medica potendo rappresentare
il segnale premonitore di un ictus anche
rilevante. Già allora era risultato evidente che i
pazienti con TIA dovevano essere valutati da un
medico competente e che, ai fini diagnostici, su
base esclusivamente anamnestica, si dovessero
soprattutto considerare gli episodi di breve
durata (2-30 minuti), pur in presenza del limite,
arbitrario, della risoluzione entro le 24 ore.
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roimmagini e si basa sul presupposto che sintomi transitori non si associno
ad un danno neurologico permanente. Studi successivi con tomografia computerizzata
(TC), risonanza magnetica (RM) e più recentemente con RM e
sequenze in diffusione (DWI) hanno mostrato che ad una sintomatologia
transitoria può associarsi la presenza di una lesione ischemica, con frequenza
direttamente proporzionale alla maggiore durata dell’attacco. Anche per
questo è stata proposta una rivisitazione della diagnosi suggerendo di classificare
come TIA esclusivamente gli episodi di disfunzione neurologica da
ischemia cerebrale o retinica di durata generalmente inferiore ad un’ora e
senza evidenza di danno cerebrale permanente. La nuova definizione non si
basa su criteri temporali rigidi ma sull’assenza di danno parenchimale che
diviene condizione necessaria per formulare la diagnosi di TIA. Il limite principale
di tale definizione risiede nel fatto che la categoria diagnostica cui
attribuire il paziente dipende dall’esecuzione e dall’accuratezza degli esami
di neuroimmagini in quanto spesso con la TC cerebrale non è possibile evidenziare
lesioni visibili invece con la RM. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | TIA, Cerebrovascular diseases, Nosography | | Autori | SIMONA SACCO, LUIGI OLIVIERI, FRANCESCA PISTOIA, ANTONIO CAROLEI |
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