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La rivista Italiana di Neurobiologia, tutti gli anni a partire dal 1972
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2006- ASCESSI EPIDURALI CRANIO-CERVICALI: A PROPOSITO DI DUE CASI
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | Riv. Italiana di Neurobiologia, (1), 21-25, 2006 | | Titolo | ASCESSI EPIDURALI CRANIO-CERVICALI: A PROPOSITO DI DUE CASI | | Titolo in inglese | Spinal epidural abscess: a report of 2 cases and review. | | Osp. / Clinica | Dipartimento di Neuroscienze-Azienda Ospedaliera di Cosenza - U.O.C. di Neurochirurgia, Cosenza. | | Riassunto | Gli ascessi epidurali cranio-cervicali sono delle entità patologiche molto rare
che propongono importanti quesiti sulla migliore scelta terapeutica. Nel
presente lavoro riportiamo due casi giunti alla nostra osservazione recentemente
e trattati in modo differente.
Il primo paziente, di anni 48, ha iniziato a lamentare cervicalgia 15 giorni
prima della nostra osservazione con progressiva difficoltà nella deambulazione.
Dopo RM, che evidenziava una raccolta asessuale in regione peridurale
cervicale anteriore, il paziente è stato trattato con antibioticoterapia
specifica in quanto da una emocoltura siamo riusciti ad isolare come germe
responsabile lo Stafilococcus Aureus.
Il secondo paziente, maschio di anni 42, è giunto alla nostra osservazione
trasferito da un Ospedale periferico per idrocefalo acuto. Dopo derivazione
ventricolare esterna eseguita in urgenza per lo stato di coma profondo, la
RM ha mostrato un processo espansivo peridurale cranio-spinale anteriore
fino a C2. Poiché dall’anamnesi risultava febbre nei giorni precedenti il ricovero
abbiamo praticato diverse emocolture che sono risultate negative.
All’intervento chirurgico, eseguito con approccio posterolaterale e isolamento
della vertebrale, sono state visualizzate delle raccolte similascessuali in
corrispondenza della cisterna bulbo-pontina e a livello delle cisterne dell’angolo
pontocerebellare. L’istopatologia non ha evidenziato nessun germe
responsabile confermando, comunque, la diagnosi di raccolta ascessuale cranio-
spinale sterile.
I due pazienti sono stati dimessi successivamente indenni neurologicamente
e la RM eseguita a distanza ha mostrato la completa scomparsa degli
ascessi.
In conclusione i risultati della nostra esperienza hanno dimostrato che nei
casi di ascessi epidurali cranio-spinali la migliore scelta terapeutica è dettata
dalla specificità di esordio della sintomatologia e dalla possibilità in
prima istanza di una diagnosi differenziale con altre patologie che possono
interessare tale regione. | | Riassunto in inglese | Spinal epidural abscesses are very rare and the treatment of choice remains
unknown. In present report, we discuss 2 cases encountered at our institution
and treated with two different approach. First case, 48 year old man,
developed progressive cervical pain and gait disturbance 15 days before
admission. The MRI scans showed epidural abscess in anterior cervical
spine. The infectious agent was identified by blood culture (Staphylococcus
Aureus) and the patient was treated with antibiotics. A second case was
admitted to a peripheral hospital with acute hydrocephalus. After urgently
ventriculostomy, the MRI demonstrated an epidural mass extending from
brain stem to the C2 level. The patient was taken to surgery via posterolateral
approach and exposure of the vertebral artery. After bone exposure
and removal, the pus was removed from pontobulbar and ponto-cerebellar
cisterns. Bacteriological and histological examination not revealed a causal
agent but confirmed the diagnosis of cranio-cervical spine abscess. The
patients were neurologically normal at discharge and a follow-up MRI scan
showed a complete abscess disappearance.
In conclusion, the results of our experience demonstrated that the better
therapeutic choice in these type of spinal epidural abscess suggested by
prompt clinical recognition and by possibility of differential diagnosis with
other diseases in this region. | | Parole chiave | Ascessi epidurali spinali, Trattamento conservativo, Trattamento chirurgico, Spinal epidural abscess, Conservative treatment, Surgical intervention. | | Autori | PAOLO QUAGLIETTA, FRANCESCO DE ROSE, GIUSEPPE CORRIERO |
- COSTRUIRE LA NEUROLOGIA NEL TERRITORIO
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | COSTRUIRE LA NEUROLOGIA NEL TERRITORIO | | Titolo in inglese | The construction of the neurology in the territory | | Osp. / Clinica | Responsabile del Servizio Territoriale di Neurologia e Neurofisiologia, Arzignano (Vicenza | | Riassunto | Viene presentata l’esperienza della “costruzione” di un servizio territoriale
di neurologia. Pensando che di fronte alla riduzione dei posti letto negli
ospedali sia necessario sviluppare una diversa neurologia sotto l’aspetto
metodologico si sono affrontate le seguenti variabili: la casistica, la strumentazione, l’informazione ai medici, l’aggiornamento ai medici ed agli infermieri. I referenti sono i cittadini visitati però oltre che negli ambulatori, nelle
loro abitazioni, nelle case di riposo e negli ospedali periferici. L’esperienza è
nata da una situazione conflittuale con l’amministrazione (una specie di
mobbing) e si è sviluppata sempre con rapporti tesi. La casistica è stata fissata
in 60-70 visite a settimana. L’informazione dei pazienti ai medici di
famiglia è stata data attraverso una lettera di consulenza completa e problematica.
L’aggiornamento dei medici non neurologi e degli infermieri è
stato organizzato attraverso due riunioni di aggiornamento annuali (di 100
infermieri e di 50 medici), della durata di una giornata sui grandi temi della
neurologia e da quest’anno anche con una lettera di aggiornamento mensile
tramite internet. Le difficoltà sono state molte e l’esperienza non è stata
recepita, ma solo subita, per i tradizionali problemi di ritardo professionale
dei vertici sanitari ed amministrativi, pur in una zona ad altissimo sviluppo
industriale, e dove esiste una notevole conflittualità nell’ambito della
organizzazione delle strutture. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Servizio territoriale, Aggiornamento, Nuove tecnologie, Territorial service, Updating, New technology | | Autori | FEDERICO MORELLO |
- CRISI EPILETTICHE ED EPILESSIE D’ORIGINE VASCOLARE:
IL RUOLO DELL’EEG (CON UNA NOTA SU I PLEDs)
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | CRISI EPILETTICHE ED EPILESSIE D’ORIGINE VASCOLARE:
IL RUOLO DELL’EEG (CON UNA NOTA SU I PLEDs) | | Titolo in inglese | Epileptic attacks and epilepsy of vascular origin:
the rôle of the EEG (with a note on the PLEDs) | | Osp. / Clinica | U.O. Neurologia, Azienda Sanitaria di Firenze; Ospedale S. Maria Nuova | | Riassunto | L’elettroencefalogramma (EEG) rappresenta la tecnica più sensibile per
rilevare l’ischemia cerebrale acuta, superiore alle moderne tecniche
di neuroimmagini, in virtùdella stretta correlazione esistente fra attività sinapti ca dei neuroni piramidali e flusso ematico cerebrale. Inoltre, l’EEG costituisce
la migliore metodica per identificare l’attività parossistica epilettiforme.
Le crisi epilettiche precoci conseguenti ad un ictus (entro le due settimane)
interessano circa il 10% dei pazienti. Le crisi epilettiche tardive (ad esordio
dopo le due settimane dall’ictus). La metà di tutte le crisi post-ictus esordiscono
nelle prime 48 ore. Lo stato di male epilettico, poi, viene segnalato nel
2-9% dei pazienti vittime di evento cerebrovascolare. Molte di tali crisi sono
di tipo non-convulsivo e sovente non vengono rilevate dalla osservazione clinica:
è dimostrato che l’esplorazione EEG consente di individuare una percentuale
di crisi epilettiche post-stroke significativamente più elevata
rispetto ai valori sopra indicati. Molteplici evidenze sperimentali e cliniche
documentano che crisi epilettiche frequenti (anche non-convulsive) nella
fase acuta dell’ictus aumentano il volume del tessuto cerebrale infartuato
(cosiddetto “danno secondario”) e forse anche la mortalità. È quindi importante
identificare prontamente le crisi, specialmente quelle clinicamente in
apparenti, mediante registrazioni EEG, al fine di poterle trattare con farmaci
appropriati.
Lo sviluppo della tecnologia digitale ha reso possibile negli ultimi anni lo
studio EEG dei pazienti con ictus in fase acuta e per prolungati intervalli di
tempo (anche per alcuni giorni: il cosiddetto “continuous EEG monitoring” o
cEEG): le informazioni che si ottengono sono rilevanti ed utili nella gestione
clinica dei pazienti e complementari e non ridondanti rispetto alle informazioni
fornite dalle neuroimmagini. Un pattern EEG intercritico di riscontro relativamente frequente nelle fasi
acute dell’ictus è quello dei PLEDs (Periodic Lateralized Epileptiform
Discharges). La significativa associazione dei PLEDs con la comparsa
di crisi epilettiche assegna loro un elevato valore prognostico, che deve essere
conosciuto dal neurologo. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Stroke, Epilepsy, EEG, PLEDs, Ictus, Epilessia | | Autori | ALDO RAGAZZONI |
- DISSEMINAZIONE INTRATECALE DI MENINGORADICOLITE LINFOMATOSA:
DESCRIZIONE DI UN CASO CLINICO
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | DISSEMINAZIONE INTRATECALE DI MENINGORADICOLITE LINFOMATOSA:
DESCRIZIONE DI UN CASO CLINICO | | Titolo in inglese | Intrathecal dissemination of a lymphomatous meningoradicolitis:
clinical case report | | Osp. / Clinica | Istituto Nazionale Neurologico “C. Besta” – Milano | | Riassunto | Riportiamo il caso di un paziente di 27 anni con una storia rapidamente progressiva
caratterizzata da interessamento plurimo di nervi cranici e di radici
spinali; gli accertamenti eseguiti per accertare una eziologia infettiva, infiammatoria e autoimmune risultavano negativi, così come la ricerca di
neoplasie occulte (compresa biopsia osteomidollare). L’analisi del liquor –
con iniziale lieve pleiocitosi linfocitaria – conduceva alla diagnosi dopo la
sospensione della terapia steroidea (2 mesi dopo l’esordio clinico), evidenziando
1600 elementi/mm3, ipoglicorrachia e presenza di espansione monoclonale
B-linfocitaria limitata al liquor. Nonostante la chemioterapia con
alte dosi di metotressate e Ara-c, il paziente peggiorava progressivamente
fino all’exitus. Il caso descritto presenta la peculiarità di una malattia linfoproliferativa
limitata agli spazi liquorali e con interessamento solo marginale
del | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | CSF dissemination, Lymphoma, Cytology, Flow cytometry | | Autori | ELENA CORSINI, EMILIO CIUSANI, GAETANO BERNARDI, CHIARA CALATOZZOLO,
MARCO BALZAROTTI, AMERIGO BOIARDI, DANILO CROCI, ANDREA BOTTURI,
ALESSANDRA ERBETTA, ANDREA SALMAGGI |
- ELIGIBLE: STUDIO OSSERVAZIONALE SULL’USO DEL TCCD NELL’ICTUS ACUTO.
SINV group, ELIGIBLE group
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | ELIGIBLE: STUDIO OSSERVAZIONALE SULL’USO DEL TCCD NELL’ICTUS ACUTO.
SINV group, ELIGIBLE group | | Titolo in inglese | ELIGIBLE: A observational study on TCCD in acute stroke.
SINV group, ELIGIBLE group | | Osp. / Clinica | aStroke Unit, Dipartimento di Neurologia, Arcíspedale S. Maria Nuova, Reggio Emilia; bDivisione di Neurologia,
Ospedale Privato “San Giacomo”, Ponte dell’Olio, Piacenza; cDipartimento di Neuroscienze, Università di Modena | | Riassunto | L’identificazione dei pazienti che maggiormente beneficiano della terapia
fibrinolitica è possibile su base puramente clinica o sulla base della sola
tomografia computerizzata (TC), ma richiederebbe esami strumentali capaci
di evidenziare direttamente lo stato delle arterie. L’utilizzo delle indagini
ultrasonografiche ed, in particolare, dell’Eco-color-doppler transcranico
(TCCD), nei pazienti con ictus cerebrale acuto, trova diverse applicazioni
che giocano un ruolo non solo di tipo diagnostico con la possibilità di riconoscere
una popolazione più sensibile alla terapia riperfusiva, ma anche nella
predittività dell’outcome del paziente. Lo studio ELIGIBLE è volto a valutare
le possibilità dell’esecuzione del TCCD entro le tre ore dall’esordio dell’ictus,
indipendentemente dalla terapia fibrinolitica, in particolare evidenziando
l’esistenza di una correlazione fra ricanalizzazione della cerebrale
media e outcome clinico | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Transcranial Color Coded Duplex (TCCD), Acute ischemic stroke, Subtypes of vascular lesions,Eco-color-doppler transcranico (TCCD), Ictus ischemico acuto, Sottotipi di lesioni vascolari | | Autori | aGIOVANNI MALFERRARI, bCHIARA BERTOLINO, cFEDERICA CASONI, aANDREA ZINI,
aVITTORIA M. SARRA, dSANDRO SANGUIGNI, eMAURO PRATESI, fPIERGIORGIO LOCHNER,
gLORENZO COPPO, hGIULIA BRUSA, iDONATA GUIDETTI, lSILVIO CAVUTO,
a |
- EMICRANIA CON AURA E PERVIETÀ DEL FORAME OVALE: ASPETTI CLINICI
ED EZIOPATOGENETICI
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | Riv. Italiana di Neurobiologia, (2), 101-108, 2006 | | Titolo | EMICRANIA CON AURA E PERVIETÀ DEL FORAME OVALE: ASPETTI CLINICI
ED EZIOPATOGENETICI | | Titolo in inglese | Migraine with aura and patent foramen ovale: Clinical and etiopathogenetic aspects | | Osp. / Clinica | Ospedale Privato San Giacomo; Unità Operativa di Neurologia; Ponte dell’Olio (PC) - °Unità Operativa di Neurologia ASMN
Reggio Emilia - *Clinica Neurologica Universita’ di Parma - Clinica Neurologica Universita’ di Modena | | Riassunto | La presenza di dati epidemiologici che dimostrano la coesistenza di emicrania
con aura (EcA) ed ictus ischemico ha indotto la ricerca di fattori eziopatogenetici
comuni sottostanti. Numerosi studi osservazionali retrospettivi e
prospettici hanno identificato la Pervietà del Forame Ovale (PFO) associato
a shunt destro-sinistro come uno dei possibili meccanismi a ponte tra le due
patologie. Tale associazione tra PFO e EcA potrebbe non essere una mera
coincidenza: uno shunt destro-sinistro potrebbe dunque giocare un ruolo
cruciale nello scatenamento dell’aura ed, infine, condurre, in alcuni casi,
all’ictus.
Le evidenze fin qui accumulate suggeriscono che una condizione di shunt
destro-sinistro possa essere correlata causalmente ad una proporzione di
pazienti affetti da emicrania e che possa spiegare almeno in parte l’incremento
del rischio di ictus connesso con l’emicrania (1).
Lo scopo di questo studio è quello di valutare la presenza di PFO nei pazienti
con emicrania con aura, confrontare le caratteristiche cliniche di pazienti
affetti da EcA positivi per PFO con quelle di pazienti affetti da EcA negativi
per PFO ed identificare un eventuale sottotipo di EcA associato alla presenza
di shunt destro-sinistro. | | Riassunto in inglese | The presence of epidemiological data that demonstrate the coexistence of
migraine with aura (MA) and ischemic stroke has led to the research of common
underlying etiopathogenetic factors. Many observation studies, both
retrospective and prospective, have identified the patent foramen ovale
(PFO) associated to the right-left shunt, as one of the possible link mechanisms
between the two pathologies. The association of PFO and MA could
not be a simple coincidence: in fact, a right-left shut could play a very important
role in the outbreak of the aura and, in some cases, it could lead to the
stroke.
The evidences collected until now suggest that a right-left shunt condition
can be accidentally related to a number of patients suffering of migraine
and that can explain, at least partly, the increase of the stroke risk connected
to migraine (1).
The purpose of this study is to evaluate the presence of PFO in patients with
migraine with aura, to compare the clinical characteristics of patients with
MA positive for PFO to those of patients with MA negative for PFO and
identify a possible subtypes of MA related to the presence of right-left
shun | | Parole chiave | Pervietà del forame ovale (PFO), Emicrania con
aura (EcA), Ictus ischemico Patent foramen ovale (PFO), Migraine with aura
(MA), Ischemic stroke | | Autori | CHIARA BERTOLINO, CARLA ZANFERRARI, FEDERICA CASONI,
ANDREA ZINI, GIAN CAMILLO MANZONI, PAOLA TORELLI, GIOVANNI MALFERRARI |
- EUGÈNE DEVIC AND THE ORIGIN OF NEUROMYELITIS OPTICA
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | EUGÈNE DEVIC AND THE ORIGIN OF NEUROMYELITIS OPTICA | | Titolo in inglese | Eugène Devic e l’origine della Neuromielite Ottica | | Osp. / Clinica | Department of Ophthalmological Sciences, “La Sapienza” University, Rome, Italy | | Riassunto | Viene sottolineato l’interesse che ha sempre destato la neuromielite ottica
anche per le controversie sulle cause e l’appartenenza nosografica. La figura di
Eugéne Devic a cui si deve la descrizione della malattia viene ricordata attraverso
la storia delle ricerche in questo campo. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Storia della neurologia, Neurooftalmologia, Midollo spinale, Malattia di Devic., History of neurology; Neuro-ophthalmology; Spinal cord; Devic’s syndrome | | Autori | DARIO GIORGI |
- INCAPACITÀ TEMPORANEA E INCAPACITÀ PERMANENTE: NECESSITÀ DI UN VALIDO CONSENSO ALLA LUCE DELLA NORMATIVA VIGENTE E DELLA RECENTE
GIURISPRUDENZA NEI CONFRONTI DELLO STATO VEGETATIVO
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | INCAPACITÀ TEMPORANEA E INCAPACITÀ PERMANENTE: NECESSITÀ DI UN VALIDO CONSENSO ALLA LUCE DELLA NORMATIVA VIGENTE E DELLA RECENTE
GIURISPRUDENZA NEI CONFRONTI DELLO STATO VEGETATIVO | | Titolo in inglese | Temporaneous inability and permanent inability: necessity of an effective consensus in front to the actual normative and the recent jurisprudence | | Osp. / Clinica | Dottore di Ricerca in Bioetica - Dipartimento Diritto Civile - Università Federico II, Napoli | | Riassunto | vedi il pdf della rivista completo | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | ROSARIA ELEFANTE |
- L’ASSISTENZA INFORMALE NELLA MALATTIA DI ALZHEIMER:
RASSEGNA DELLE METODOLOGIE DI MISURAZIONE E VALUTAZIONE ECONOMICA
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | L’ASSISTENZA INFORMALE NELLA MALATTIA DI ALZHEIMER:
RASSEGNA DELLE METODOLOGIE DI MISURAZIONE E VALUTAZIONE ECONOMICA | | Titolo in inglese | Informal assistance in Alzheimer Disease;
review of the methology of the measurement and economic estimate | | Osp. / Clinica | Assegnista di Ricerca presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli l’Orientale -Dottorando in Diritto ed Economia SUM | | Riassunto | La valutazione economica delle malattie dementigene, in particolare della
malattia di Alzheimer, è stata prevalentemente diretta finora alla valutazione
dei costi inerenti alla diagnosi e terapie farmacologiche. Mentre questi
costi, “diretti”, sono stati presi in esame, i costi “indiretti” hanno ricevuto
scarsa attenzione. Essi si riferiscono sostanzialmente all’assistenza “informale”
cioè a quella prestata da familiari e conviventi al soggetto ammalato
nella propria casa. Essi sono oggetto di questo articolo. L’ assistenza “informale”,
che è quella preferita dai pazienti e spesso anche dalle famiglie, deve
esere incoraggiata, ma il caregiving al paziente comporta noti effetti negativi
sia sulla attività lavorativa che sulla salute fisica e psicologica di chi lo
attua. È “indispensabile” quindi valutare il tempo dedicato ad esso anche se
la inevitabilità della progressione aumenterà questo tempo nel corso degli
anni, così come è indispensabile tenere conto del prolungato decorso della
malattia. L’assistenza “informale” è certamente una risorsa auspicabile
nella gestione dei pazienti con malattia di Alzheimer, ma deve essere inserita
in una politica economicosanitaria che ne stimi correttamente il valore
economico e sociale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Alzheimer Disease, Health economy, Caregiving, Costi sanitari, | | Autori | ELINA DE SIMONE, GIUSEPPE LUCIO GAETA |
- L’ICTUS IN ITALIA: RISULTATI A 5 ANNI DE L’AQUILA STROKE REGISTRY (1994-1998) E CONFRONTO CON STUDI COMPARABILI DI POPOLAZIONE NAZIONALI ED INTERNAZIONALI PER UNA POLITICA DI GESTIONE PROGRAMMATA DELLA PATOLOGIA.
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | Riv. Italiana di Neurobiologia, (2), 109-136, 2006 | | Titolo | L’ICTUS IN ITALIA: RISULTATI A 5 ANNI DE L’AQUILA STROKE REGISTRY (1994-1998) E CONFRONTO CON STUDI COMPARABILI DI POPOLAZIONE NAZIONALI ED INTERNAZIONALI PER UNA POLITICA DI GESTIONE PROGRAMMATA DELLA PATOLOGIA. | | Titolo in inglese | Stroke in Italy: Five-year results of the L’Aquila stroke registry (1994-1998) and comparison with comparable national and international population studies. | | Osp. / Clinica | Clinica Neurologica, Università degli Studi di L’Aquila, L’Aquila | | Riassunto | Introduzione L’ictus cerebrale rappresenta la seconda causa di morte a
livello mondiale e la terza causa di morte nei paesi occidentali. L’ictus cerebrale
rappresenta inoltre la principale causa di disabilità in età adulta esercitando
un importante impatto a livello economico in termini di costi sociali
e di perdita di produttività.
Metodi L’Aquila Stroke Registry è stato istituito per valutare l’incidenza di
ictus cerebrale, i fattori di rischio, le comorbidità, la mortalità e le recidive
dopo ictus cerebrale nell’ambito di una popolazione stabile e ben definita.
Scopo dello studio è stato inoltre quello di fornire dati comparabili con quelli
di altre regioni oltre che con dati nazionali ed internazionali per poter formulare
delle linee guida per i pazienti a rischio di ictus cerebrale e per poter
migliorare l’organizzazione dei servizi e la gestione del paziente affetto da
tale patologia. Tutti i pazienti residenti nella provincia di L’Aquila con un
primo ictus cerebrale nell’arco di cinque anni sono stati inclusi nello studio.
Lo studio risponde ai criteri stabiliti per gli studi di incidenza dell’ictus.
Risultati Dal gennaio 1994 al dicembre 1998 sono stati inclusi nello studio
4.353 pazienti (2.409 uomini e 2.304 donne; età media 74,8±11,4 anni) con
primo ictus cerebrale. La diagnosi di ictus cerebrale è stata confermata
nell’88,8% dei casi dalle neuroimmagini cerebrali. L’analisi della distribuzione
degli eventi ha mostrato che l’ischemia cerebrale rappresenta l’82,6%
di tutti i casi di primo ictus cerebrale, l’emorragia cerebrale il 13,5%, l’emorragia
subaracnoidea il 2,7%, mentre l’1,2% degli eventi sono rimasti nonriledefiniti.
Il tasso annuo grezzo di incidenza di primo ictus cerebrale è risultato
pari a 2,93/1.000 (intervallo di confidenza [IC], 2,90-2,96) Lo stesso
tasso è risultato pari a 2,34/1.000 dopo standardizzazione sulla popolazione
europea del 1996. Il tasso di incidenza è aumentato progressivamente
con l’età fino a raggiungere il valore di 24,89/1.000 nei pazienti di età superiore
agli 80 anni. L’analisi del trend di incidenza ha mostrato un aumento
del tasso da 2,75/1.000 nel 1994 a 3,19/1.000 nel 1998 con un incremento
medio per anno pari all’1,76%. Tale aumento è risultato particolarmente evidente
per l’ictus ischemico e soprattutto nelle donne di età superiore agli 85
anni (8,52% per anno; P=0,0213). Il tasso di fatalità a 30 giorni è risultato
pari al 25,9% (95% IC, 24,6-27,2) mentre il tasso di fatalità ad 1 anno è risultato
pari al 37,9% (95% IC, 36,5-39,4). I tassi di fatalità sono risultati più
elevati per l’emorragia cerebrale rispetto all’ischemia cerebrale sia a 30
giorni (48,1% vs 21,2%) che ad un anno (57,7% vs 33,8%).
Conclusioni Ad oggi, L’Aquila Stroke Registry è il più ampio registro di popolazione
disponibile. Il fatto che nello studio sia stato riscontrato un tasso di
incidenza elevato oltre ad un aumento del trend di incidenza suggerisce che le
strategie preventive disponibili abbiano comportato più che una riduzione dell’incidenza
un postponimento dell’età di insorgenza dell’ictus cerebrale. | | Riassunto in inglese | Introduction Stroke is the second leading cause of death worldwide and
the third in most Western countries. Stroke also represents the leading
cause of adult disability maintaining a relevant economic burden in terms
of health care costs and lost productivity.
Methods The L’Aquila registry was aimed to evaluate stroke incidence, risk
factors, comorbidities, mortality, and recurrences in a well-defined and stable
population and to compare local data with regional, national, and international
data in order to formulate guidelines for patients at risk of stroke
and to improve the organization of health services and of medical care. All
patients living in the L’Aquila district with a first-ever stroke in a 5-year
period were included in the prospective registry. The registry complies with
established criteria for stroke incidence studies. Results From January 1994 up to December 1998, 4,353 patients (2,049
men and 2,304 women: mean age 74.8±11.4 years) with a first-ever stroke
were included in the registry. Eighty-eight percent of the patients had neuroimaging
studies of the brain. The occurrence of subarachnoid hemorrhage,
intracerebral hemorrhage, cerebral infarction, and ill-defined events was
2.7%, 13.5%, 82.6%, and 1.2%, respectively. Crude annual incidence of firstever
stroke was 2.93/1,000 (95% confidence interval [CI], 2.90-2.96) and
2.34/1,000 after standardization to the 1996 European population. The incidence
increased with age and was 24.89/1,000 in patients aged over 85 years
of age. Annual incidence rates progressively increased from 2.75/1,000 in
1994 up to 3.19 in 1998 with a mean increase of 1.76% per year. The increase
was particularly evident for ischemic stroke and more pronounced for
women aged over 85 years of age (8.52% per year; P=0.0213). The 30-day
case-fatality rate was 25.9% (95% CI, 24.6-27.2). The 1-year case-fatality
rate was 37.9% (95% CI, 36.5-39.4). Case-fatality rates were higher for
intracerebral hemorrhage than for cerebral infarction at 30 days (48.1% vs
21.2%) and at 1 year (57.7% vs 33.8%).
Conclusions So far, the L’Aquila registry is the largest population-based
stroke registry, covering the full spectrum of the disease. We found a high
stroke incidence, and an icreasing stroke incidence trend, especially in the
older age subgroups, suggesting that rather than declining, stroke is only
postponed until later in life. | | Parole chiave | Ictus, Stroke registry, Epidemiologia, Malattie Cerebrovascolari, Stroke, Stroke registry, Epidemiology, Cerebrovascular diseases. | | Autori | SIMONA SACCO, GIACINTO DI GIANFILIPPO, MARIO DI NAPOLI, PAOLA SANTALUCIA, MARIA EUFORBIO, LEONARDO TRIGGIANI, NICOLA CIMINI, IRENE CIANCARELLI, FEDERICA DE SANTIS, LUIGI OLIVIERI, FRANCESCA PISTOIA, CARMINE MARINI, ANTONIO CAROLEI. |
- LA RACHICENTESI DIAGNOSTICA: INDAGINE INTERNA ALL’ISTITUTO NEUROLOGICO C. BESTA E REVISIONE SISTEMATICA DELLA LETTERATURA SULLA CEFALEA POST-RACHICENTESI.
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | Riv. Italiana di Neurobiologia, (2), 137-156, 2006 | | Titolo | LA RACHICENTESI DIAGNOSTICA: INDAGINE INTERNA ALL’ISTITUTO NEUROLOGICO C. BESTA E REVISIONE SISTEMATICA DELLA LETTERATURA SULLA CEFALEA POST-RACHICENTESI. | | Titolo in inglese | Diagnostic lumbar puncture: Study on the headache post-punction and systematic review of the literature. | | Osp. / Clinica | Istituto Nazionale Neurologico “C. Besta”, Milano | | Riassunto | La rachicentesi diagnostica è una procedura frequentemente utilizzata nelle
U.O. di Neurologia; nonostante la esistenza di alcune evidenze sulla prevenzione
del suo effetto collaterale più frequente (la cefalea), nella pratica clinica
la gestione del prelievo e delle fasi ad esso successive è tuttora altamente
variabile.
Un gruppo multidisciplinare costituito da neurologi, infermieri professionali
e una bibliotecaria con esperienza di ricerche bibliografiche ha condotto
uno studio prospettico in 3 UU.OO di Neurologia dell’Istituto Nazionale
Neurologico Besta, associato a una ricerca sistematica di letteratura in
merito ai fattori predisponenti alla cefalea post-rachicentesi e alla opportunità
del riposo a letto post-rachicentesi.
Nell’ambito dello studio prospettico, sono stati rilevati mediante 2 questionari
specificamente ideati (uno destinato al paziente e l’altro compilato dall’infermiere
professionale) le modalità di esecuzione dell’esame (tipo di
decubito, tipo e calibro di ago, orientamento dell’ago rispetto alle fibre durali,
reinserimento del mandrino al termine della procedura, volume di liquor
prelevato, numero di tentativi di rachicentesi), la durata delle limitazioni
del movimento consigliate dopo la procedura e la eventuale insorgenza di
cefalea. Nell’arco di 4 mesi sono stati inclusi nello studio 102 pazienti (52
maschi, 50 femmine, età mediana 50, ambito 19-78
Tutti i pazienti venivano sottoposti a rachicentesi utilizzando aghi di tipo
Quincke, in prevalenza 20 Gauge. Il 39% dei pazienti ha sviluppato cefalea
con le caratteristiche della cefalea post-rachicentesi. I fattori predittivi del
successivo sviluppo di cefalea si sono rivelati: il sesso femminile (p=0.05,
test di Fischer), il decubito seduto rispetto al laterale (p=0.02) e l’orientamento
non parallelo alle fibre durali (p=0.02); veniva osservata anche una
tendenza a minore frequenza di cefalea nei pazienti in cui era stato utilizzato
l’ago di calibro minore (22 Gauge), ma tale differenza non raggiungeva
la significatività statistica.
L’83% dei pazienti veniva fatto rimanere a letto per 24 ore.
Nonostante le evidenze a favore dell’utilizzo di aghi a punta smussa e di
calibro sottile e l’assenza di evidenza a favore del riposo a letto nella prevenzione
della cefalea post-rachicentesi, lo studio ha dimostrato che la pratica
clinica è assai variabile. Le ragioni di questa discrepanza sono diverse, tra
le quali abitudine consolidata, sottovalutazione del fenomeno della cefalea
post-rachicentesi e – meno frequentemente – insufficiente disseminazione
delle linee-guida. | | Riassunto in inglese | Diagnostic lumbar puncture is a frequently utilized procedure in
Neurological Units; despite the availability of some evidence concerning the
prevention of its most frequent side effect (i.e., headache), the clinical practice
during and after LP is still highly variable.
A multi disciplinary working team composed of neurologists, professional
nurses and a librarian with expertise in medical literature search started a
prospective study in 3 Neurological Units at National Neurological Institute
C. Besta, together with a systematic literature search about factors predisposing
to post-LP headache and about indication to post-LP bed rest.
Within the prospective study, 2 specifically designed questionnaires were filled
by the nurse and by the patient, allowing collection of the following data:
modalities of LP (patient decubitus, needle type and diameter, needle orientation
in respect to dural fibers, volume of CSF withdrawn, reinsertion of
the needle in the stylet before extraction, number of trials for LP), duration
of limitations in movement advised after LP, occurrence of headache with
features of post-LP headache.
Within 4 months, 102 patients have been included in the study (52 male, 50 female, median age 50, range 219-78). All patients underwent LP by standard
Quincke needles, mostly with 20 Gauge-diameter. 39% developed post-
LP headache.
Factors predictive for the subsequent development of headache included:
female sex (p=0.05 Fisher test), sitting versus lateral decubitus (p=0.02),
needle orientation not parallel to dural fibers (p=0.02); a trend was also
observed for a lower frequency of headache in patients having undergone LP
by smaller-diameter needles (22 Gauge).
83% of the patients were kept in bed rest for 24 hours.
Despite the evidences favouring the use of smaller diameter, non-cutting
needles and the lack of evidence in favour of bed rest after LP, this study has
shown a very different clinical practice. The reasons for this discrepancy are
manifold: consolidated habits, underestimation of the frequency-severity of
post-LP headache, insufficient dissemination of existing guidelines. | | Parole chiave | Puntura lombare, Cefalea post-rachicentesi, Lumbar punction, Post LP headache | | Autori | ANDREA SALMAGGI, CLARA MORESCHI, SABA MOTTA, GRAZIELLA FILIPPINI. |
- LE MALATTIE DEL NEURONE SENSITIVO
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | Riv. Italiana di Neurobiologia, (2), 83-99, 2006 | | Titolo | LE MALATTIE DEL NEURONE SENSITIVO | | Titolo in inglese | Sensory Neuron Diseases | | Osp. / Clinica | Istituto Nazionale Neurologico “C. Besta”, Milano | | Riassunto | Introduzione - Le malattie del neurone sensitivo (SND) sono “idiopatiche”
nel 50% dei pazienti, ma possono essere paraneoplastiche, iatrogene, disimmuni,
da intossicazione e da carenza vitaminica; sono ereditarie, dominanti
nelle HSAN-1, recessive nelle HSAN-2 e di Tangier, legate al cromosoma X
nella malattia di Fabry. Ancora, sono alla base dell’atassia nella m. di
Friedreich e nelle SCA, nei deficit di vitamina E come in alcune malattie
mitocondriali.
Diagnosi - In alternativa all’esame istologico dei gangli, per la diagnosi è
necessario dimostrare la contemporanea compromissione dei due rami, periferico
e centrale, in cui si divide l’assone sensitivo a T. La compromissione
periferica si accerta neurofisiologicamente o con la biopsia di nervo, la compromissione
del ramo centrale con i potenziali evocati somato-sensoriali, ma
questi sono di scarsa utilità in caso di assenza di conduzione periferica.
Nell’ultimo decennio, agli usuali mezzi diagnostici si è aggiunta la risonanza
magnetica (RM) che nelle sequenze T2-pesate dimostra le iperintensità
di segnale dei cordoni midollari posteriori provocate dalla degenerazione
delle fibre sensitive centripete.
Clinica e neurofisiologia – Come avviene nelle malattie del neurone
motorio, le SND non sono lunghezza dipendenti; i loro sintomi sono determinati
dalle popolazioni cellulari interessate piuttosto che dalla lunghezza
degli assoni. Nelle SND idiopatiche e disimmuni, il quadro clinico più tipico coinvolgono in modo asimmetrico regioni sia prossimali che distali del corpo.
L’atassia è un sintomo caratteristico spesso presente già all’esordio delle
neuronopatie, mentre è rarissimo nelle polineuropatie assonali anche avanzate
che non siano le diabetiche. In assenza di deficit motori e di demielinizzazione,
l’atassia periferica è marker di lesione del corpo cellulare sensitivo.
Anche i pattern neurofisiologici sono tipici di una sofferenza sensitiva isolata,
assonale e non lunghezza-dipendente. I potenziali di azione sensitivi sono
diffusamente assenti o ridotti, sia agli arti superiori che agli inferiori; possono
essere maggiormente compromessi agli arti superiori o presentare
asimmetrie destra-sinistra.
Risonanza Magnetica Nucleare - Nelle SND, la presenza di iperintensità
di segnale dei cordoni posteriori alla RM-T2 è più facilmente dimostrabile
a livello cervicale, dove il midollo ha maggior volume ed è più precoce la
degenerazione degli assoni gangliari centripeti. Le piccole fibre mieliniche e
le amieliniche, hanno una sinapsi e decussano prima di salire verso i centri
soprassiali; data l’assenza di degenerazione transneuronale, questa peculiarità
priva la RM della capacità di documentare la sofferenza dei neuroni
gangliari di minor diametro.
Biopsia di cute – Nelle SND la biopsia cutanea può dimostrare una perdita
non-lunghezza dipendente delle fibre nervose cutanee. Nelle polineuropatie
assonali lunghezza dipendenti il numero delle terminazioni nervose cutanee
è minore nella regione sopramalleolare rispetto al terzo prossimale
della coscia; nelle SND, il numero delle fibre è invece sovrapponibile o maggiore
in regione sopramalleolare rispetto alla coscia.
Una biopsia di cute che dimostri una denervazione non-lunghezza dipendente
può essere l’unico strumento in grado di confermare la presenza di una
ganglionopatia limitata ai neuroni di piccolo diametro. | | Riassunto in inglese | Dorsal root ganglia (DRG) can be the selective target of
either acquired or genetic diseases, and can be associated with immunemediated
and neoplastic diseases, viral infections, vitamin intoxication or
deficit and neurotoxic drugs. Hereditary sensory neuron diseases (SNDs)
can be transmitted as autosomal dominant tract (HSAN-1), to be recessive
(HSAN-2 and Tangier), or X-linked (Fabry’s disease). They also cause ataxia
in more complex syndromes: Friedreich disease, SCA, vitamin E deficiency
and mitochondrial diseases.
Diagnosis - Afferent and efferent axonal projections give DRG neurons the
typical T shape. To ascertain the sufferance of the sensitive cell bodies, apart
from DRG direct histological analysis, we have to demonstrate the contemporary
degeneration of the peripheral and central leg of sensory axons.
Peripheral deficit can be verified by routine neurophysiological examination
or nerve biopsy. Somatosensory evoked potentials can also reveal abnormal
conduction throughout the posterior columns. However, their practical value
may be limited by attenuated sensory nerve action potentials (SNAPs)
amplitude.
Afferent projections of large-size neurons ascend directly throughout the
posterior columns which transduce proprioceptive and tactile sensation.
New tools in ascertaining central pathways sufferance in SND patients are
now given by T2-weighted Nuclear Magnetic Resonance (MRI-T2) sequences
demonstrating high signal intensity in the posterior columns of patients
with neuronopathy of different aetiologies.
Clinical and neurophysiological features - As happens in motor neuron
diseases, SNDs are non-length dependent; their signs and symptoms being
determined by the group of cells involved and not by axonal length. In the
absence of motor symptoms and demyelination, ataxia and a patchy distribution
similar to that seen in multiplex mononeuropathies but involving
both proximal and distal body region, can be markers of involvement of sensory
perikarion. Ataxia, quite rare even in the latest phases of axonal polyneuropathies,
can be present at the onset of SND.
Routine electrophysiological studies contribute to the diagnosis of sensory
neuronopathies, showing non-length dependent abnormalities of sensory
nerves. Widespread loss or marked decrease in amplitude of SNAPs are Sometimes, sensory nerves can be more affected in the upper rather than
lower limbs. Right-to-left difference can be observed in a limited percentage
of patients.
Nuclear Magnetic Resonance - MRI typically demonstrates signal hyperintensity
in the spinal cord that is more easily detected at the cervical level
due to the larger size of the cord and the greater impairment of distal axons.
However, it extends longitudinally throughout the dorsal and lumbar levels.
Small myelinated and unmyelinated fibres make synapses and decussate
before ascending the spinal cord. This prevents the degeneration of spinothalamic
tracts and precludes the possibility to demonstrate signal intensity
changes on MRI scan.
Skin biopsy - Morphometry of small diameter fibres in sural nerve biopsy
reflects the number of both autonomic and somatic fibres, which cannot be
distinguished. This is possible by examination of intraepidermal nerve
fibres (IENF), which are somatic unmyelinated axons arising from smallsize
DRG neurons. Patients with sensory neuronopathy may show a nonlength
dependent loss of IENF in the limbs, which differentiate them from
the length-dependent skin denervation typical of axonal polyneuropathy. A
skin biopsy showing a non length-dependent pattern of denervation can be
the only tool for the diagnosis of a ganglionopathy limited to small diameter
ganglion cells. | | Parole chiave | Malattie del neurone sensitivo; Neuronopatie sensitive
assonali; Gangliopatie sensitive; Neuropatie atossiche; Neuropatie paraneoplastiche; Neuropatie sensitive ereditarie | | Autori | ANGELO SGHIRLANZONI, MARINA GRISOLI, GIUSEPPE LAURIA |
- MANIFESTAZIONI NEUROLOGICHE NELLA MALATTIA CELIACA
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | MANIFESTAZIONI NEUROLOGICHE NELLA MALATTIA CELIACA | | Titolo in inglese | Neurologic manifestations in the celiac disease | | Osp. / Clinica | U.O. di Neurologia, Dipartimento di Neuroscienze, Azienda Ospedaliera di Cosenza | | Riassunto | Una varietà di manifestazioni neurologiche sono state descritte in pazienti
affetti da malattie celiaca. Queste includono atassia, neuropatia periferica
ed autonomica, epilessia, cefalea, leucoencefalopatia, mielopatia e demenza.
La natura di questa associazione non è chiara e differenti meccanismi patofisiologici possono essere coinvolti. In futuro, ulteriori studi sono necessari
per capire i meccanismi responsabili delle manifestazioni neurologiche in
pazienti affetti da malattia celiaca e questo ci potrà essere di aiuto per un
migliore trattamento terapeutico delle suddette manifestazioni neurologiche. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Malattia celiaca, Manifestazioni neurologiche | | Autori | ANTONIO SINISCALCHI |
- PARALISI PERIFERICA TRANSITORIA DELL’IPOGLOSSO DA MANOVRE
ANESTESIOLOGICHE.
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | Riv. Italiana di Neurobiologia, (1), 35-38, 2006 | | Titolo | PARALISI PERIFERICA TRANSITORIA DELL’IPOGLOSSO DA MANOVRE
ANESTESIOLOGICHE. | | Titolo in inglese | Isolated transient hypoglossal nerve palsy induced by anesthesiological manoeuvring. | | Osp. / Clinica | U.O.C. di Neurologia, U.O.C. di Chirurgia Oncologica; A.C.O. San Filippo Neri - Roma | | Riassunto | La lesione unilaterale o bilaterale dell’ipoglosso, in sede extracranica,
può presentarsi per una alterazione traumatica o metastatica della base del
cranio interessante il forame magno e i condili occipitali, o, nella patologia
traumatica, per una dislocazione atlanto-assiale o per la presenza di frammenti
ossei con frattura del canale dell’ipoglosso. Molto rara è la lesione
traumatica iatrogena.
Abbiamo osservato una paralisi isolata e transitoria dell’ipoglosso dopo
intervento chirurgico per patologia benigna mammaria.
L’interessamento periferico del XII nervo cranico è verosimilmente
secondario alle manovre anestesiologiche. | | Riassunto in inglese | Unilateral or bilateral extracranial hypoglossal injury has a variety of
causes as skull’s base traumatic or metastatic change involving the foramen
magnum and occipital condiles, or in the atlantis traumatic dislocation or in
hypoglossal channel breaking. The traumatic iatrogenic lesion is very infrequent.
We observed a transient unilateral hypoglossal palsy after surgery for
benign breast pathology with an oro-tracheal intubation during the general
anesthesis. The peripheral hypoglossal palsy is likely indiced by anesthesiological
manoeuvres. | | Parole chiave | Ipoglosso, Base cranica, Intubazione oro-faringea, Hypoglossal nerve, Skull basis, Transoral intubation | | Autori | GIANCARLO DI BATTISTA, ELISABETTA FERRARO, STEFANO DRAGO. |
- S.M. TRATTAMENTO DELLE SINDROMI CLINICAMENTE ISOLATE (CIS)
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | S.M. TRATTAMENTO DELLE SINDROMI CLINICAMENTE ISOLATE (CIS) | | Titolo in inglese | Treatment of the clinically isolated syndromes suggestive of multiple sclerosis | | Osp. / Clinica | Istituto Scientifico Ospedale S. Raffaele, Milano | | Riassunto | Trials clinici di classe I hanno dimostrato che i trattamenti immunomodulanti
(Interferone beta e Glatiramer Acetato) riducono l’attività di malattia e l’accumulo
di disabilità nelle forme a ricadute e remissioni di sclerosi multipla (SM).
La terapia con Interferone b-1b ha inoltre mostrato effetti positivi anche nelle
forme secondariamente progressive di sclerosi multipla, tale effetti erano modesti
a livello clinico mentre vi era una marcata riduzione dell’attività infiammatoria
a livello delle immagini di risonanza magnetica. Ci sono sempre più evidenze sia da parte di nuovi studi a livello anatomo-patologico, sia dalle nuove
tecniche di risonanza magnetica che l’attività infiammatoria determina un
danno assonale irreversibile già nelle prime fasi della malattia. Inoltre, l’entità
dell’attività infiammatoria all’inizio della malattia ha un certo valore prognostico
nel predire la disabilità a lungo termine. Complessivamente questi dati indicano
che i pazienti possono trarre beneficio da un trattamento precoce; i risultati
positivi di due trials clinici condotti in doppio cieco, controllati verso placebo
in sindromi clinicamente isolate supportano tale conclusione. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Sclerosi Multipla, Interferone B, Glatiramer Acetate, CIS | | Autori | GIANCARLO COMI E LUCIA MOIOLA |
- SINDROME CEREBELLARE COGNITIVO-AFFETTIVA IN INFARTO CEREBELLARE BILATERALE.
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | Riv. Italiana di Neurobiologia, (1), 31-34, 2006 | | Titolo | SINDROME CEREBELLARE COGNITIVO-AFFETTIVA IN INFARTO CEREBELLARE BILATERALE. | | Titolo in inglese | Cerebellar cognitive-affective Syndrome by a bilateral cerebellar infarction. | | Osp. / Clinica | Unità Operativa Complessa di Neurologia - A.O.V.V. Presidio Ospedaliero di Sondalo | | Riassunto | Nel corso degli ultimi anni studi di anatomia, fisiologia e neuroimmagine
funzionale hanno suggerito il ruolo del cervelletto anche nelle funzioni
cognitive ed affettive. E ben noto in neurologia il ruolo fondamentale del cervelletto
nella coordinazione dei movimenti. Meno attenzione è stata rivolta
ai disturbi non motori associati al danno cerebellare. Disturbi comportamentali
sono clinicamente rilevanti in pazienti con lesioni che coinvolgono il
lobo posteriore ed il verme del cervelletto. Lesioni che coinvolgono il lobo
anteriore del cervelletto comportano disturbi comportamentali di minore
entità. Esiste un complesso di anomalie del comportamento, denominata
“sindrome cerebellare cognitivo-affettiva”, che comprende compromissione
delle funzioni esecutive (pianificazione, deficit dell’attenzione, ragionamento
astratto, fluidità verbale, memoria di lavoro); spesso con perseverazioni,
distraibilità e disattenzione; disorganizzazione visuo-spaziale e memoria
visuo-spaziale deficitaria; modificazione della personalità con comportamento
inappropriato e disinibito; difficoltà nella produzione del linguaggio.
I deficit cogniti ed affettivi vengono ricondotti alla compromissione delle
connessioni fra le regioni corticali prefrontale, parietale posteriore, temporale
superiore e limbica con il cervelletto. Viene descritto il caso di una
donna di 33 anni con conseguenze neuropsicologiche, comportamentali e
disturbi motori secondari ad infarto cerebellare bilaterale. La relazione tra
sindrome cerebellare affettivo-cognitiva e lesioni cerebellari verranno
discusse, enfatizzando l’importanza dello studio dal punto di vista neurocomportamentale
nei pazienti con lesioni cerebellare. Alterazioni cognitive
ed affettive possono associarsi a malattie cerebellari o costituire la principale
manifestazione clinica e ciò risulta importante per la diagnosi ed il trattamento
dei pazienti con danno cerebellare. | | Riassunto in inglese | In the past few years anatomical, physiological and functional neuroimaging
studies suggest that the cerebellum participates in the organization of
higher order function and affective reactions. It is well established in clinical
neurology that the cerebellum is essential for the co-ordination of movement.
Less attention has been directed to the observation that non-motor
function anomalies occur in association with cerebellar disorders.
Behavioural changes are clinically prominent in patients with lesions involving
the posterior lobe of the cerebellum and the vermis. Lesions of the anterior
lobe of the cerebellum produced only minor behavioural changes. There
is a pattern of behavioural abnormalities, termed the “cerebellar cognitive
affective syndrome”, that includes impairments of executive function (planning,
set-shifting, abstract reasoning, verbal fluency, working memory),
often with perseveration, distractibility or inattention; visual-spatial disorganization
and impaired visual-spatial memory; personality change with
blunting of affect or disinhibited and inappropriate behaviour; and difficulties
with language production. The pattern of deficits is suggestive of
disruption of the cerebellar modulation of neural circuits that link prefrontal,
posterior parietal, superior temporal and limbic cortices with the cerebellum.
I report the case of 33 year old woman with neuropsychological,
behavioural and disturbances movement consequences of bilateral cerebellar
infarction. The relation between cerebellar cognitive-affective syndrome
and cerebellar lesions is discussed, and recommends that patients with cerebellar
lesions be studied from a neurobehavioral point of view. Cognitive and
emotional disorders may accompany cerebellar diseases or be their principal
clinical presentation, and this has significance for the diagnosis and
management of patients with cerebellar dysfunction. | | Parole chiave | Infarto cerebellare, Sindrome cerebellare cognitivo-affettiva, Neuropsicologia, Cerebellar infarction, Cerebellar cognitive-affective syndrome. | | Autori | ROCCO GALIMI |
- SINDROME DI VERNET SECONDARIA A DISSECAZIONE BILATERALE DI CAROTIDE
INTERNA. CASE REPORT
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | Riv. Italiana di Neurobiologia, (1), 27-29, 2006 | | Titolo | SINDROME DI VERNET SECONDARIA A DISSECAZIONE BILATERALE DI CAROTIDE
INTERNA. CASE REPORT | | Titolo in inglese | Vernet syndrome in a bilateral dissection of the internal carotid. Case report | | Osp. / Clinica | Divisione Neurologia; Dipartimento Radiologia; Stroke Unit, Ospedale San Michele, Cagliari; Clinica Neurologica. Ospedale San Giovanni di Dio. Cagliari | | Riassunto | Nel presente lavoro viene presentato un caso di dissecazione bilaterale
spontanea di carotide esordito con un deficit monoleterale dei nervi cranici
IX, X e XI (sindrome di Vernet) in un uomo di 51 anni. Il controllo a tre mesi
non mostrava alcun miglioramento del quadro clinico. L’attuale è l’unico
caso riportato in letteratura della carotide interna con sindrome di Vernet. | | Riassunto in inglese | We present a case of spontaneous bilateral internal carotid artery dissection,
with deficit of IX to XI cranial nerves at onset, in a man of 51y. After 3
months the clinical picture was unchanged.
To the best of our knowledge this is the only reported case of bilateral spontaneous
internal carotid artery dissection presenting with the Vernet
syndrome. | | Parole chiave | Sindrome di Vernet, Dissezione bilaterale della carotide interna, Vernet syndrome, Bilateral dissection of internal carotid artery. | | Autori | DAVIDE MANCA, ANNA ELISA PELAGHI, PAOLO TACCONI; PAOLA FERRIGNO;
MAURIZIO MELIS, FRANCESCO ZONZA |
- STIMOLAZIONE MAGNETICA TRANSCRANICA NELL’ATTACCO ISCHEMICO CEREBRALE TRANSITORIO.
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | Riv. Italiana di Neurobiologia, (1), 7-13, 2006 | | Titolo | STIMOLAZIONE MAGNETICA TRANSCRANICA NELL’ATTACCO ISCHEMICO CEREBRALE TRANSITORIO. | | Titolo in inglese | Transcranic magnetic stimulation after a transitory ischemic attack. | | Osp. / Clinica | SOC di Neurologia - Ospedale S. Giacomo di Novi Ligure - ASL di Novi Ligure, Acqui Terme, Ovada | | Riassunto | Obiettivi: L’obiettivo di questo studio è stato quello di valutare la sensibilità
dei potenziali evocati motori (PEM) ottenuti a seguito di stimolazione
magnetica corticale transcranica (TMS) nell’attacco ischemico transitorio
(TIA). Per definizione, il TIA non determina deficit neurologici residui dopo
24 ore dalla sua insorgenza, sebbene in una quota di pazienti sia riscontrabile
un deficit perfusivo alla PET o la presenza di lesioni ischemiche alla TC
od alla RM encefalica. E’ stata quindi applicata la TMS per valutare se, a
seguito di TIA, si possano produrre disfunzioni neurofisiologiche subcliniche
persistenti anche dopo 24 ore dall’evento acuto..
Metodi: Hanno preso parte allo studio 23 pazienti che, a seguito di TIA, avevano
presentato un deficit motorio all’arto superiore. Lo studio di TMS è
stato eseguito in due tempi in ogni paziente: il primo entro 24-48 dall’esordio
clinico, il secondo entro 7-10 giorni dall’evento. Si sono studiate la soglia
motoria corticale (CMT), la latenza e le ampiezze del PEM, il tempo di conduzione
centrale (CCT) ed il periodo silente corticale (CSP). Questo ottenuto
ad un’intensità di 1.5 la CMT durante contrazione muscolare volontaria
isometrica massimale. Si registrava il potenziale dal muscolo primo interosseo
dorsale di mano.
Risultati: Non è stata riscontrata una differenza significativa tra il gruppo
di pazienti affetti da TIA valutati globalmente ed i controlli. Tuttavia, in un
sottogruppo di pazienti che aveva manifestato un deficit stenico all’a. sup. di
durata superiore ad 1 ora, si è potuto evidenziare inizialmente un incremento
della CMT e della durata del CSP, con loro successiva normalizzazione
dopo 7-10 gg. Analoghe alterazioni non erano invece presenti nel gruppo di
pazienti con deficit scenico all’esordio di durata inferiore ad 1 ora.
Conclusioni: I nostri dati suggeriscono come la TMS possa porre in evidenza
precoci e transitorie alterazioni della conduzione motoria centrale, con
loro successiva completa reversibilità, in determinati tipi di TIA. | | Riassunto in inglese | Introduction: By definition, transient ischemic attacks (TIAs) do not leave
a neurological deficit beyond 24 hours after onset. However, a subgroup of
TIA patients is characterized by persistent perfusion defect on single photon
emission computed tomogram or infarction on brain computerized tomogram
and magnetic resonance imaging. Here, we applied transcranial
magnetic stimulation (TMS) to study whether TIA could produce persistent
subclinical dysfunction for more than 24 hoours.
Methods: The study included 23 TIA patients who had the criteria of hand
weakness as one of their clinical manifestation. TMS was done twice in each
TIA patient. The first time was during the period of 24-48 hours after onset
and thesecond 7 days after onset. We studied the cortical motor threshold,
the latencies and the amplitudes of the motor evoked potentials, the central
motor conduction time and the cortical silent period at the intensity of 1.5
times motor threshold with maximal voluntary isometric contraction. The
recording was at the first dorsal interosseous muscle.
Results: There was no significant difference between the whole group of
TIA patients and the normal control. Hoowever, in the subgroup of TIA
patients who had hand weakness more than 1 hour, they had increased
motor threshold and prolonged cortical silent period during the first test.
Both improved 1 week after onset. On the contrary, in TIA patients who had
hand weakness less than 1 hour, their data were all within nrmal limits
during the first and the second studies.
Conclusions: Our results indicate that the motor functionof TMS study
will recover to full if the motor symptoms subside within 1 hour in TIA
patients. Subclinical motor deficits may persist in TIA patients who have
motor symptoms more than 1 hour. | | Parole chiave | Attacco Ischemico Transitorio (TIA), Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS), Transitory ischemic attack (TIA), Transcranic magnetic stimulation (TMS). | | Autori | MARCO AGUGGIA, ELISABETTA GHIGLIONE, MAURIZIO CAVALLINI |
- SU DUE CASI PARTICOLARI DI ISCHEMIA MIDOLLARE ACUTA GIOVANILE
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | Riv. Italiana di Neurobiologia, (1), 15-19, 2006 | | Titolo | SU DUE CASI PARTICOLARI DI ISCHEMIA MIDOLLARE ACUTA GIOVANILE | | Titolo in inglese | Acute ischemic myelopathy in young subjects | | Osp. / Clinica | Ospedale “R. Silvestrini” e Presidio Monteluce - Struttura Complessa di Neurofisiopatologia, Struttura Complessa di Neurochirurgia e Unità Spinale Unipolare – Azienda Ospedaliera S. Maria della Misericordia di Perugia. | | Riassunto | Presentiamo due casi di mielopatia ischemica acuta in soggetti giovani che
pongono particolari problemi di interpretazione etiopatogenetica.Il primo
rientra nei rari casi descritti di evento avverso di tipo non allergico causato
da iniezione intramuscolare di vari preparati: penicillina a lento rilascio,
antiinfiammatori (steroidei e non), preparati estro-progestinici ed altri farmaci
in sospensione cristallina.
Il secondo riguarda un infarto midollare verificatosi in un bambino dopo un
intenso sforzo con sollecitazione traumatica della colonna vertebrale.
In questo caso, come in altri simili riportati in letteratura, quasi tutti attribuiti
ad embolia fibrocartilaginea (EFC), la patogenesi dell’ischemia midollare
risulta controversa: l’azione traumatica sulla colonna si è infatti esercitata
in direzione assiale ma estensoria, mentre i dati clinici e di neuroimaging
non soddisfano i criteri ritenuti più attendibili per la diagnosi di EFC,
suggerendo altre possibili interpretazioni del meccanismo di danno ischemico
midollare. | | Riassunto in inglese | We describe two cases of acute ischemic myelopathy in young subjects with
an etiopathogenesis of not easy interpretation. The first belongs to the rare
group of non allergic type adverse events caused by intramuscular injection
of various substances: slow-release penicillin, anti-inflammatories (steroid
and non), estro-progestinic agents and other drugs in crystalline suspension.
The second case involves medullary infarction of the spinal column in
a boy following an excessive effort which lead to trauma of the spinal
column. In this case, as in others reported in literature, nearly all of them
attributed to fibrocartilagenous embolism, the medullary ischemia is controversial:
the traumatic action of the column in fact was exercised in the axial
direction but in extension, while the clinical data and neuroimaging did not
satisfy the criteria believed to be the most reliable in the diagnosis of fribrocartilagenous
embolism suggesting other possible interpretations of the
mechanism of medullary ischemic damage. | | Parole chiave | Ischemia midollare, Sindrome di Nicolau, Embolia fibro-cartilaginea, Medullary infarction, Nicolau Syndrome, Fibrocartilaginous embolism. | | Autori | FRANCESCO GRILLI, PAOLA BRUNORI, TERESA ANNA CANTISANI, CORRADO CASTRIOTO, RENEE MASCHKE, GIANFRANCO PERTICONI. |
- UP-TO-DATE SULLA CEFALEA A GRAPPOLO
| Anno | 2006 | | Rif. Biblio. | | | Titolo | UP-TO-DATE SULLA CEFALEA A GRAPPOLO | | Titolo in inglese | Up-to-date on the cluster headache | | Osp. / Clinica | Istituto Nazionale Neurologico “C. Besta”, Milano | | Riassunto | La cefalea a grappolo (CH), è una cefalea primaria stereotipata, cratterizzata da
un dolore severo strettamente unilaterale dentro e intorno all’occhio, accompagnato
da sintomi vegetastivi omolaterali. Gli aspetti più significativi della CH
sono costituiti dalla ritmicità circadiana, la regolarità cronometrica, la regolarità
cronometrica delle crisi e la periodicità degli attacchi, che si verifica in periodi
separati durante i quali vi è una completa remissione della sintomatologia.
La regolarità cronometrica sia degli attacchi che dei periodi intervallari suggeriscono
il coinvolgimento di un orologio biologico. Ossigeno (100%), somministrato
con un flusso di circa 7 l/min. per 15 minuti e sumatripan somministrato
per via sottocutanea, rappresentano un trattamento di prima scelta in grado di
fare abortire il procedere degli attacchi di CH. Un farmaco preventivo della CH
è il verapamil alla dose giornaliera di almeno 240 mg. (la dose massima è in funzione
della efficacia e tollerabilità) Anche gli steroidi sono in grado di dare un
tangibile risultato nella CH, ma vanno usati con molta cautela per i noti effetti
secondari che possono determinare. Anche il litio, il metisergide, il valproato e il
topiramato possono essere utilizzati come trattamento alternativo. La maggior
parte dei pazienti migliora con le cure, ma vi sono dei soggetti che non rispondono
ad alcuna cura. Studi di immagine funzionale hanno rivelato l’attivazione
della parte posteriore dell’ipotalamo nella CH suggerendo l’idea che la stimolazione
dell’ipotalamo possa inibire tale attivazione permettendo la riduzione o la
scomparsa del dolore nei soggetti resistenti alle cure fasrmacologiche. Negli
ultimi anni sono stati realizzati in vari centri degli impianti ipotalamici in
pazienti con CH cronica intrattabile: molti pazienti hanno potuto ottenere una
riduzione stabile del dolore ed alcuni ne sono stati completamente liberati.
Prima di effettuare l’impianto tutti i pazienti devono essere sottoposti a studi di
neuroimmagine per escludere condizioni eventualmente favorenti un rischio
emorragico. Non sono state segnalate alterazioni delle funzioni ipotalamiche né
durante né dopo la stimolazione ipotalamica. La stimolazione ipotalamica è
stata efficace anche in un paziente con un grave e intrattabile SUNCT, una condizione che ha stretta somiglianza clinica e di neuroimmagine con la CH. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | Cluster headache, Hypothalamus activity, Deep stimulation of the brain, SUNCT, Cefalea a grappolo (CH), Ipotalamo, Stimolazione cerebrale profonda, SUNCT | | Autori | MASSIMO LEONE, ALBERTO PROIETTI CECCHINI, ELIANA MEA, MARCELLA CURONE, VINCENZO TULLO E GENNARO BUSSONE |
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