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1999- Adrenoleucodistrofia: caso clinico
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (2), 163-166, 1999 | | Titolo | Adrenoleucodistrofia: caso clinico | | Titolo in inglese | Adrenoleukodystrophy: case report | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale "F. Ferrari", Casarano (Lecce) - * Servizio di Neurofisiopatologia, Casa di Cura "Villa Verde" (Lecce) - ° Servizio di Radiologia Ospedale "C. Panico", Tricase (Lecce) | | Riassunto | L'adrenoleucodistrofia è una malattia genetica trasmessa con il cromosoma X, caratterizzata da demielinizzazione del sistema nervoso e insufficienza corticosurrenalica, a decorso progressivo. Il difetto biochimico che determina la malattia è rappresentato da una ridotta ossidazione degli acidi grassi a catena molto lunga (VLCFA) che, a causa di una incapacità degli enzimi deputati a degradarli, si accumulano nell'organismo, prevalentemente nella sostanza bianca del sistema nervoso centrale e nella corteccia surrenalica. L'espressività fenotipica dell'adrenoleucodistrofia è polimorfa e vengono distinte attualmente sette forme. Ne descriviamo una di esse, denominata adrenomieloneuropatia, soffermandoci sui principali aspetti clinici e diagnostici che la caratterizzano. | | Riassunto in inglese | Adrenoleukodystrophy is an x-linked disorder that involves mainly the nervous system white matter, producing its progressive demyelination, and also other structures like the adrenal cortex and the testis. It is associated with the abnormal accumulation of very long chain saturated fatty acids (VLCFA), principally in the brain and the adrenal gland, attributable to impaired capacity of peroxisomes to degrade them. The phenotypic expression of Adrenoleukodystrophy varies widely and we know actually seven forms. We describe now a case of one of these, named Adrenomyeloneuropathy, mainly its clinical diagnostic characteristics. | | Parole chiave | Adrenoleucodistrofia, Adrenomieloneuropatia, Acidi grassi a catena molto lunga | | Autori | Massimo Marra, Giulio Coppola, Giorgio Martino*, Pantaleo Spagnolo° |
- Chirurgia della siringomielia secondaria ad anomalie del romboencefalo
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (1), 31-42, 1999 | | Titolo | Chirurgia della siringomielia secondaria ad anomalie del romboencefalo | | Titolo in inglese | Surgical treatment of syringomyelia related to hindbrain lesions | | Osp. / Clinica | XXV Divisione di Neurochirurgia, Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale "A. Cardarelli", Napoli | | Riassunto | Premessa ed obiettivo: Sebbene la patogenesi della siringomielia non sia del tutto conosciuta, la sua associazione con diverse anomalie a carico del nevrasse indica un rapporto di causalità da parte di queste ultime. Tali anomalie, eterogenee da un punto di vista etiopatogenetico, anatomopatologico e clinico, sono caratterizzate da un comune denominatore: l'alterazione della normale dinamica liquorale. Questa condizione è, in ogni caso, più sicuramente identificabile in quelle forme di siringomielia secondarie ad anomalie a carico del romboencefalo. Pertanto una efficace "terapia etiologica" della siringomielia dovrebbe essere fondata sul ripristino del normale circolo liquorale. Scopo dello studio è fornire un contributo al dibattito riguardo la scelta dell'opzione terapeutica più idonea per la correzione chirurgica della siringomielia secondaria ad alterazione del romboencefalo. Materiale clinico e metodi: Lo studio retrospettivo include 14 pazienti consecutivi sottoposti ad intervento chirurgico, negli ultimi 8 anni, per una condizione di siringomielia secondaria ad anomalie del romboencefalo. In 2 pazienti la cavità siringomielica comunicava, attraverso l'obex, con il IV ventricolo; in 12 la cavità non era comunicante. In un paziente, affetto da idrocefalo tetraventricolare, la siringomielia, di tipo comunicante, era riportabile ad aracnoidite basale, esito di processo meningitico. Tre pazienti erano affetti da impressione basilare. Nei rimanenti 10 pazienti la siringomielia era secondaria a malformazione di Chiari I. Il trattamento chirurgico è consistito nell'impianto di un sistema di derivazione liquorale extratecale, ventricoloperitoneale, nel caso del paziente affetto da idrocefalo tetraventricolare. Nei rimanenti 13 pazienti l'intervento chirurgico è consistito nella decompressione del romboencefalo. Risultati: Il follow-up varia da 8 anni a 6 mesi, con una media di 3,5 anni. Tutti i pazienti sono stati seguiti sia da un punto di vista clinico che strumentale, mediante RM. Due gli insuccessi. Dodici pazienti hanno presentato significativo miglioramento del quadro clinico, di vario grado, associato a scomparsa della cavità siringomielica o a drastica riduzione della stessa. Conclusioni: La decompressione del romboencefalo risulta, nei casi in cui è indicata, la metodica più idonea per la correzione dell'anomalia del circolo liquorale cui è imputabile la formazione della cavità siringomielica. Seguendo questi criteri si garantisce il ripristino del normale circolo liquorale, superando l'ostruzione nell'area strategica di confluenza del circolo liquorale profondo (ventricolare) con il circolo superficiale (cisternale). | | Riassunto in inglese | Background and objective: Although the pathogenesis of the syringomyelia is not understood, its association with several neuraxis anomalies, suggests the latter as possible predisposing factors. These conditions, very different from the clinical, anatomopathological and pathogenetical point of view, are all characterized by a common finding: the cerebrospinal fluid dynamics alteration. Such a condition is mostly recognizable in syringomyelia related to hindbrain anomalies: therefore an effective "etiological therapy" of syringomyelia contemplates the restoration of the normal cerebrospinal fluid pathways. The aim of this study was to contribute to identify the therapeutical guidelines for the surgical correction of the syringomyelia related to hindbrain anomalies. Clinical materials and methods: This retrospective study was conducted on 14 consecutive patients affected by surgically treated syringomyelia related to hindbrain anomalies during the last 8 year. In 2 cases the syrinx was in communication with the fourth ventricle throw the obex; in 12 cases there was no communication. In one patient, affected by a tetraventricular hydrocephalus, the communicating syrinx was the consequence of a basal arachnoiditis due to a meningitis. Three patients were also affected by basilar impression. In ten cases the syringomyelia was secondary to a Chiari I malformation. The surgical treatment consisted of a ventriculoperitoneal shunting for the patient affected by tetraventricular hydrocephalus, while a decompression of the hindbrain was chosen for the remaining 13 cases. Results: The mean follow-up period was 3,5 years (range: 6 months - 8 years). All the patients were monitored both clinically and with MR. The procedure was unsuccessful in two. Twelve patients experienced a significant improvement of the clinical condition of various degree. The syrinxes were reduced to slits or could not be visualized by MR. Conclusions: The surgical decompression of the hindbrain is an effective therapy for the correction of the anomalies of the liquoral pathways responsible for the formation of the syrinx. By following these criteria, the restoration of the normal liquoral dynamics is warranted, thus overcoming the obstruction placed into a critical point representing the confluence of the deep (ventricular) with the superficial (cisternal) liquoral pathways. | | Parole chiave | Siringomielia, Malformazione di Chiari I, Impressione Basilare, Aracnoidite | | Autori | Claudio Vitale, Sergio Acampora, Massimo De Bellis |
- Correlazioni fra gliomi e gravidanza: a proposito di due casi clinici
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (2), 171-175, 1999 | | Titolo | Correlazioni fra gliomi e gravidanza: a proposito di due casi clinici | | Titolo in inglese | Correlation between gliomas and pregnancy: report of two cases | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia A.O. "SS. Annunziata", Taranto - * Cattedra di Ostetricia e Ginecologia, Università degli Studi di Bari | | Riassunto | L'associazione tra oncogenesi e le fisiologiche variazioni che si verificano durante la gravidanza può non essere casuale. I tumori cerebrali in gravidanza rappresentano un campo non completamente conosciuto ma in cui bisogna addentrarsi per prevenire un aggravamento clinico in quelle donne che, pur essendo affette da neoplasia, desiderano un figlio. | | Riassunto in inglese | The study of connections between oncogenesis and cerebral neoplasia, together with physiological variations of pregnancy, may render the association between glioma and pregnancy by no fortuitous means. An alteration of normal woman physiology occurs during pregnancy; this is characterized by the modifications of the immune state, followed by immunodepression and neoangiogenesis. It is possible that a tumor could benefit from a higher tolerance of the "non self" during pregnancy, furthermore the cytotrophoblast produces many growth factors (IGF, EGF, FGF, PDGF). These growth factors are associated with the tumoral growth of cerebral neoplasm. The study involves two pregnant patients, mean age was 25.5 years. The first one underwent a neurosurgical operation owing to temporal second grade astrocytoma. After radio and chemotherapy she has been enjoying a regular life, getting married and pregnant. At the 30th week of amenorrhea the patient presented neurological signs due to relapse and progression of the astrocytoma. The patient underwent cesarean section, afterward the patient underwent a new neurosurgical operation and the partial removal of a mass was achieved. The histopathologic analysis delineated a third grade astrocytoma. The second patient was hospitalized because of neurological symptomatology when she was at the 20th week of amenorrhea. MRI revealed the presence of a gliomatous lesion within the pons. Brain tumors during pregnancy is not a completely well-known field, but it would be desirable to reach the preventive action on neoplasm or on its relapse in a woman harbouring a tumor and desiring a pregnancy. | | Parole chiave | Gliomi, Gravidanza, Fattori di crescita | | Autori | Riccardina Cassetta*, Raffaella Maiorino*, Enrico Pierangeli, Carlo Pizzoni, Donato Raimondi* |
- Dissecazione spontanea della carotide interna ed iperomocisteinemia
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 303-308, 1999 | | Titolo | Dissecazione spontanea della carotide interna ed iperomocisteinemia | | Titolo in inglese | Spontaneous internal carotid artery dissection and hyperhomocysteinemia | | Osp. / Clinica | Servizio di Neurologia, * Laboratorio Analisi Chimico-Cliniche e ** Radiologia, Azienda Ospedaliera S. Maria Nuova, Reggio Emilia - *** Medicina d'Urgenza, Ospedale Sant'Agostino di Modena | | Riassunto | | | Riassunto in inglese | Background: The aetiology of non-traumatic spontaneous internal carotid artery (ICA) dissection in patients without connective tissue disorders remains unclear. Treatment of ICA dissection with balloon angioplasty without stent has not been reported. Case Description: A 33-year-old man presented TIAs. Ultrasound of the carotid circulation showed an occlusion of the right ICA with normal vessel lumen caliber and normal flow and velocity in the left ICA, and an angiography performed 3 weeks later confirmed right ICA occlusion and demonstrated a stenosis of 95% in length 1 cm of the left ICA. The ICA dissection advanced over the next few days as far as the intracanalicular segment. The patient presented crescendo TIAs and it was submitted to surgical operation by balloon angioplasty of left rCA. During the course of the operation, the patient presented a progression of right hemiparesis and aphasia. MRangiography executed after the operation and colour Doppler ultrasound executed repeatedly showed normality of the left ICA and occlusion of the controlateral unchanged. However, an angio-MRI administered after eight months, showed an intracanalicular stenosis in the left ICA of 30%, and confirmed occlusion of the right ICA. The patient is gradually improving and only a slight right arm paresis is present at follow-up. The blood examination is normal except for a hyperhomocysteinemia of 51.2 mmol/l (normal range 2.6-10.3) and the molecular biology study showed C/T 677 homozygous gene mutation of MTHFR. And 38-year-old woman who developed right hemiparesis increasing in tree days, and pain of the neck. The left ICA dissection, beginnig 2 cm distal to the bulb, is showed by ultrasound scanning of the carotid and confirmend by MR angiogram and angiography with lumen stenosis of 90%. The lumen stenosis stopping at the entry into the carotid canal. The TC showed moreaver cerebral ischemic lesion in the territory of the middle right cerebral artery. The patient was treated with oral anticoagulant therapy and only a slight right arm paresis was present at 10 months follow-up. The MR angiogram at 4 months follow-up schowed the normality of vasal lumen of left ICA. The blood examination is normal except for a hyperhomocysteinemia with metionine of 30.1 mmol/l (normal range 10.3-26.7) and the molecular biology study showed CIT 677 eterozygous gene mutation of MTHFR Conclusions: The pathogenesis of most spontaneous ICA dissection cases remains unclear1 and it is possible that there is an association with other factors which cause vessel wall injury. Hyperhomocysteinemia is related to atherogenesis by a mechanism of endothelial desquamation, hydrogen peroxide toxic effect in the vessel wall and activation of coagulation factors. Vascular vessel injury is a risk factor also for vascular dissection. The present case suggests that for patients with ICA dissection it could be advisable to perform a plasmatic test for homocysteinemia. | | Parole chiave | | | Autori | Donata Guidetti, Gabriele Rinaldi*, Alfonso Iorio*, Claudio Morandi**, Giovanni Malferrari***, Antonio Troiso**, Maria Brini* |
- Dissecazione spontanea della carotide interna ed iperomocisteinemia
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (4), 371-376, 1999 | | Titolo | Dissecazione spontanea della carotide interna ed iperomocisteinemia | | Titolo in inglese | Spontaneous internal carotid artery dissection and hyperhomocysteinemia | | Osp. / Clinica | Servizio di Neurologia, * Laboratorio Analisi Chimico-Cliniche e ** Radiologia, Azienda Ospedaliera S. Maria Nuova, Reggio Emilia; *** Medicina d'Urgenza, Ospedale Sant'Agostino di Modena | | Riassunto | Vengono presentati due casi di dissezione spontanea della carotide interna, riguardanti un uomo di 33 anni, con storia di TIA sempre più frequenti, e una donna di 38, che aveva presentato una emiparesi dx. nello spazio di tre giorni dopo un dolore nucale, entrambi risultanti portatori di una iperomocisteinemia. Il decorso clinico fu abbastanza favorevole. Questa associazione può essere correlata con la patogenesi della dissecazione carotidea, suggerisce l'opportunità di effettuare il test plasmatico per la omocistinemia in tutti i casi di dissezione della carotide. | | Riassunto in inglese | Background: The aetiology of non-traumatic spontaneous internal carotid artery (ICA) dissection in patients without connective tissue disorders remains unclear. Treatment of ICA dissection with balloon angioplasty without stent has not been reported. Cases Description: A 33-year-old man presented TIAs. Ultrasound of the carotid circulation showed an occlusion of the right ICA with normal vessel, lumen caliber and normal flow and velocity in the left ICA, and an angiography performed 3 weeks later confirmed right ICA occlusion and demonstrated a stenosis of 95% (in length 1 cm of the left ICA). The ICA dissection advanced over the next few days as far as the intracanalicular segment. The patient presented in crescendo TIAs and it was submitted to surgical operation by balloon angioplasty of the left ICA. During the course of the operation, the patient presented a progression of right hemiparesis and aphasia. MR angiography executed after the operation and colour Doppler ultrasound executed repeatedly showed normality of the left ICA and occlusion of the controlateral artery unchanged. However, an angio-MRI administered after eight months, showed an intracanalicular stenosis in the left ICA of 30%, and confirmed occlusion of the right ICA. The patient is gradually improving and only a slight right arm paresis is present at follow-up. The blood examination is normal except for a hyperhomocysteinemia of 51.2 mmol/l (normal range 2.6-10.3) and the molecular biology study showed C/T 677 homozygous gene mutation of MTHFR. A 38-year-old woman who developed right hemiparesis increasing in tree days, and pain of the neck. The left ICA dissection, beginnig 2 cm distal to the bulb, is showed by ultrasound scanning of the carotid and confirmed by MR angiogram and angiography with lumen stenosis of 90%. The lumen stenosis was stopping at the entry into the carotid canal. The TC showed moreaver cerebral ischemic lesion in the territory of the middle right cerebral artery. The patient was treated with oral anticoagulant therapy and only a slight right arm paresis was present at 10 months follow-up. The MR angiogram at 4 months follow-up showed the normality of vasal lumen of the left ICA. The blood examination was normal except for a hyperhomocysteinemia with metionine of 30.1 mmol/l (normal range 10.3-26.7) and the molecular biology study showed CIT 677 eterozygous gene mutation of MTHFR Conclusions: The pathogenesis of most spontaneous ICA dissection cases remains unclear and it is possible that there is an association with other factors which cause vessel wall injury. Hyperhomocysteinemia is related to atherogenesis by a mechanism of endothelial desquamation, hydrogen peroxide toxic effect in the vessel wall and activation of coagulation factors. Vascular vessel injury is a risk factor also for vascular dissection. The present case suggests that for patients with ICA dissection it could be advisable to perform a plasmatic test for homocysteinemia. | | Parole chiave | Dissezione della carotide interna, Ipermonocistinemia. | | Autori | Donata Guidetti, Gabriele Rinaldi*, Alfonso Iorio*, Claudio Morandi**, Giovanni Malferrari***, Antonio Troiso**, Maria Brini* |
- Dissezione della carotide interna e attuale valore diagnostico della sonografia
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (1), 000-000, 1999 | | Titolo | Dissezione della carotide interna e attuale valore diagnostico della sonografia | | Titolo in inglese | Internal Carotid Dissection and diagnostic validity of Sonography | | Osp. / Clinica | Medicina d'Urgenza, ° Chirurgia Vascolare, Ospedale Civile di Modena - * Chirurgia Vascolare, Ospedale Civile di Reggio Emilia, ^Divisione Medicina-Angiologia, Ospedale Maggiore di Bologna | | Riassunto | Premessa e obiettivo: La dissezione della carotide interna è responsabile di uno su cinque degli stroke che sopravvengono prima dei 45 anni. La causa dello stroke può essere di origine embolica e o emodinamica. La raccolta ematica può dissecare attraverso la media causando il restringimento del lume quando è sotto l'intima o pseudo aneurisma se disseca il piano avventiziale. Nonostante che l'angiografia rimanga il gold standard per la diagnosi di dissecazione della carotide interna la favorevole storia naturale di questa patologia enfatizza la necessità di un approccio non invasivo. Attualmente abbiamo a disposizione, per tale diagnosi, anche l'angio-tac a spirale, l'angio-RMN e l'eco color doppler dei vasi del collo e del circolo intracranico. In particolare con l'eco color doppler si può studiare il processo dinamico che si verifica in corso di dissezione, il rapido sviluppo dell'ematoma e la sua precoce ricanalizzazione. Pazienti e metodo: 10 pazienti osservati in un anno di dissezione spontanea della carotide interna non traumatica (3 uomini e 7 donne di età fra 27 e 68 anni) sono stati considerati per lo studio sonografico effettuato come indicato nel testo. Risultati e conclusioni: L'eco color doppler viene ritenuto strumento affidabile nello studio delle alterazioni morfologiche ed emodinamiche delle carotidi interne e dei vasi intracranici. Solo dopo l'esecuzione delle indagini sonologiche si dovrà prendere in considerazione le indagini neuroradiologiche a disposizione e valutare la più indicata. | | Riassunto in inglese | Background and objective: Internal carotid dissection has increasingly been reported as a cause of stroke particularly in young patients; accounts for up to one fifth of ischemic strokes occurring before 45 years. It may be due to hemodynamic factors or emboli. These lesions are often located in the distal parts of the extracranial carotid artery and cause problems in the demonstration by doppler and color coded duplex sonography directly. The suspect, in these cases, on the diagnosis is possible with the characteristic waveform. It a diagnosis relies on clinical suspicion and the confirmation is made through angiography. As transcranial doppler and in particular the echo color coded luplex scanner, allows detection of blood flow velocities in intracranial circulation, it may identify the changes produced by proximal restriction in flow. In our experience, the study with echo color coded transcranial doppler showed major abnormalities in the cases of occlusion and distal stenosis, supporting the clinical diagnosis. Patients and Method: Ten cases of Spontaneous Internal Carotid Dissection has been studied in our Hospital from June 1997 to June 1998 (3 males and 7 females) with age between 27 to 68 years). Traumatic dissections have not been considered. Vascular diagnostic evaluations has been carried out by means the study. The Gardner's Classification has been employed by the morphologic and velocitometric point of view. Results and Conclusions: Our report shows that combined used of cervical echo color doppler with echo color transcranial doppler increases the accuracy of ultrasound diagnosis of carotid dissection. | | Parole chiave | Eco color doppler transcranico, Eco color doppler TSA, Dissezione carotidea, Angio-TAC a spirale | | Autori | Giovanni Malferrari, Carla Bernardi, Anna Pisanello, Roberto Moratto°, Nicola Tusini, Enrico Vecchiati, Gioacchino Coppi°, Franco Accorsi^ |
- Dissezione della carotide interna e attuale valore diagnostico della sonografia
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (2), 139-145, 1999 | | Titolo | Dissezione della carotide interna e attuale valore diagnostico della sonografia | | Titolo in inglese | Internal Carotid Dissection and diagnostic validity of Sonography | | Osp. / Clinica | * Chirurgia Vascolare, Ospedale Civile di Reggio Emilia, ^Divisione Medicina-Angiologia, Ospedale Maggiore di Bologna | | Riassunto | La dissezione della carotide interna è responsabile di uno su cinque degli stroke che sopravvengono prima dei 45 anni. La causa dello stroke può essere di origine embolica e o emodinamica. La raccolta ematica può dissecare attraverso la media causando il restringimento del lume quando è sotto l'intima o pseudo aneurisma se disseca il piano avventiziale. Nonostante che l'angiografia rimanga il gold standard per la diagnosi di dissecazione della carotide interna, la favorevole storia naturale di questa patologia enfatizza la necessità di un approccio non invasivo. Attualmente abbiamo a disposizione, per tale diagnosi, anche l'angio-tac a spirale, l'angio-RMN e l'eco color doppler dei vasi del collo e del circolo intracranico. In particolare con l'eco color doppler si può studiare il processo dinamico che si verifica in corso di dissezione, il rapido sviluppo dell'ematoma e la sua precoce ricanalizzazione. Sono stati studiati 10 pazienti affetti da dissezione spontanea di carotide interna (c.i.), seguiti per 1 anno. È stata considerata l'evoluzione clinica e ultrasonografica. L'eco color doppler viene ritenuto strumento affidabile nello studio delle alterazioni morfologiche ed emodinamiche delle carotidi interne e dei vasi intracranici. Solo dopo l'esecuzione delle indagini sonologiche si dovrà prendere in considerazione le indagini neuroradiologiche a disposizione e valutare la più indicata di esse. | | Riassunto in inglese | Internal carotid dissection has increasingly been reported as a cause of stroke particularly in young patients; accounts for up to one fifth of ischemic strokes occurring before 45 years. It may be due to hemodynamic factors or emboli. These lesions are often located in the distal segments of the extracranial carotid artery. The study of the dissected artery can be carried out not only by angiography (still considered the gold standard), but also by Angio Helical CT, angio MRI, ultrasound. Extracranial sonographic assessment may be of limited value only in those cases in which the dissections occur in the distal segments of the internal carotid even though an accurate evaluation of the hemodynamic parameters may indicate the diagnosis. As transcranial doppler and in particular the echo color coded transcranial doppler, allows detection of blood flow velocities in intracranial circulation, it may identify the changes produced by proximal restriction in flow. Ten patients with Spontaneous Internal Carotid Dissection has been studied in our hospitals from June 1997 to June 1998 (3 males and 7 females) with age between 27 to 68 years). Duplex scanning of the epiaortic arteries and transcranial doppler is considered one easy way to monitor these patients and in particular we can follow the possible recanalization of the carotid artery and the hemodynamic changes occurring in the circle of Willis. Now it is possible a more friendly use of color enhanced contrast during the doppler examination. The combined use of these techniques increases the accurancy of ultrasound diagnosis of carotid dissection. | | Parole chiave | Eco color doppler transcranico, Eco color doppler TSA, Dissezione carotidea, Angio-TAC a spirale | | Autori | Giovanni Malferrari, Carla Bernardi, Anna Pisanello, Roberto Moratto°, Nicola Tusini, Enrico Vecchiati, Gioacchino Coppi°, Franco Accorsi^ |
- Drop Attacks. A proposito di un caso clinico
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (1), 65-70, 1999 | | Titolo | Drop Attacks. A proposito di un caso clinico | | Titolo in inglese | Drop Attacks: a case report | | Osp. / Clinica | Unità Operativa di Neurofisiopatologia, Azienda Ospedaliera di Perugia - * Unità Operativa di Riabilitazione Neuromotoria, Ospedale di Trevi | | Riassunto | Viene presentato il caso di una paziente di 31 anni di età che, dall'età di 24 anni riferisce episodi inquadrabili come DA, spontanei (per lo più in condizioni di "stanchezza" degli arti inferiori) o evocati da stimoli visivi specifici, quali immagini a colori contrastanti, a strisce o intensamente colorate. Gli episodi sono stati riprodotti e documentati tramite una registrazione video-EEG-polifisiografica. Nella paziente in ortostatismo è stato possibile indurre con la SLI, con frequenze comprese tra 13-20 Hz, l'insorgenza di brevi crisi acinetiche agli arti inferiori, in assenza di variazioni dell'attività EEG. L'esposizione a stimoli optocinetici ha causato analoghe, ripetute cadute, inibite dalla co-contrazione volontaria dei muscoli degli arti inferiori. Oltre alla registrazione EEG eseguita in veglia e sonno sono risultati nella norma anche tutti gli altri accertamenti eseguiti, compresi quelli per immagine (RM encefalo e midollo spinale). Gli Autori concludono che nel caso osservato i DA sono di natura idiopatica, disfunzionale, da imputare all'attivazione per via riflessa (stimoli visivi: attraverso l'attivazione del sistema vestibolare?) di strutture inibitorie posturali troncoencefaliche e ad esauribilità funzionale dei sistemi tonigeni che regolano la postura antigravitaria. | | Riassunto in inglese | Drop attack (DA) is defined as a sudden fall, without loss of consciousness, vertigo, or myoclonic associated jerks, followed by a prompt recovery of stance. 64% of the cases have unknown origin. In this work we describe the case of a 31 years old female suffering from sudden falls since she was 24 years old. These falls were more frequent when the subject felt her lower limb tired and were evoked by specific visual stimuli, such as high contrast pictures with brilliant colours or striped patterns. The attacks have been evoked under controlled conditions and monitored by a video-EEG-poligraphic technique. Stroboscopic light stimulation (13-20 Hz) evoked short lower limb akinetic episodes without any EEG change. The presentation of optokinetic stimuli induced similar abrupt falls. Voluntary leg muscles contraction hindered the falls. EEG recordings, both in awake or sleeping condition, didn't show any pathological modification. The same was for MR scanning of the brain and of the spinal cord. The authors conclude that the drop attacks observed in this case are of idiopathic, dysfunctional origin, the underlying mechanism involving the optokinetic pathway. In fact, it is known that through this way the visual input reaches the structures controlling gaze stability and postural tone at brainstem level. | | Parole chiave | Drop Attack, EEG-poligrafici | | Autori | Gianfranco Perticoni, Marta Giuglietti, Fabio Massimo Botti*, Paola Brunori, Arnaldo Bartocci |
- Emiparesi da meningioma del forame magno: descrizione di tre casi clinici
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (1), 55-58, 1999 | | Titolo | Emiparesi da meningioma del forame magno: descrizione di tre casi clinici | | Titolo in inglese | Foramen Magnum Meningiomas: three cases characterized by hemiparesis at clinical onset | | Osp. / Clinica | U.O. di Neurologia, Ospedale S. Chiara, Trento | | Riassunto | Descriviamo tre casi clinici di Meningioma del Forame Magno caratterizzati da emiparesi all'esordio clinico. L'assenza di sintomi patognomonici di questa neoplasia, l'eventuale mancanza di dolore cervicale e l'età di insorgenza medio-avanzata, con possibile coesistenza di fattori di rischio vascolare e/o alterazione di esami strumentali, sono spesso alla base di errori diagnostici con riconoscimento tardivo di queste neoplasie. È noto che la dimensione dei meningiomi del Forame Magno è il più importante fattore di rischio per la comparsa di "precoce aggravamento post-operatorio". Ne emerge la particolare importanza della diagnosi precoce di tali neoplasie. | | Riassunto in inglese | We describe three cases of Foramen Magnum Meningiomas characterized by hemiparesis at clinical onset. The absence of pathognomonic symptoms, the possible absence of cervical pain and the onset in middle-to-old-aged people, with possible coexistence of vascular risk factors and/or altered ins- trumental findings, often underlie diagnostic errors with delayed diagnosis of this neoplasm. It is known that tumor size of Foramen Magnum Meningiomas is the most important risk factor for early postoperative deterioration. These facts highlight the importance of early diagnosis of this neoplasias. | | Parole chiave | Foramen Magnum Meningiomi della f.c.p., Emiparesi | | Autori | Enzo Tranquillini, Claudio Boninsegna, Manuela Buganza, Daniele Orrico |
- Fratture del condilo occipitale: lesioni rare o non diagnosticate?
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (2), 149-153, 1999 | | Titolo | Fratture del condilo occipitale: lesioni rare o non diagnosticate? | | Titolo in inglese | Occipital condyle fractures: rares or not diagnosed? Report of two cases | | Osp. / Clinica | XXV Divisione di Neurochirurgia, Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale "A. Cardarelli", Napoli | | Riassunto | Le fratture del condilo occipitale sono ritenute rare: pochi sono i casi descritti in letteratura, di cui solo una sessantina relativi a pazienti sopravvissuti al trauma. Gli aspetti clinici e radiologici di tali lesioni sono poco noti; la diagnosi è difficoltosa e non esiste accordo sui protocolli terapeutici proposti. Vengono descritti due casi aggiuntivi: una frattura di I tipo ed una di III°, secondo la classificazione di Anderson e Montesano. Unico e comune sintomo, in assenza di deficits neurologici, la cervicalgia che si è risolta a seguito di trattamento conservativo. E' stato adottato un collare di Philadelphia, dopo valutazione della stabilità della cerniera atlo-occipitale. La TC è risultata indispensabile per la diagnosi e la RM utile indagine complementare. | | Riassunto in inglese | Occipital condyle fractures are infrequently recognized, with only 62 cases of living patients previously reported in the literature. The knowledge of clinical and radiological aspects is poor, the diagnosis is difficult and the treatment is controversial. Two additional cases are described: type I and type III of Anderson and Montesano classification of fractures. Neck pain, without neurological impairment and atlo-occipital instability, was the only symptom, treated with collar of philadelphia. Ct scanning has been required to diagnose these fractures; MR imaging was complementary. | | Parole chiave | Frattura del condilo occipitale, Tomografia computerizzata, risonanza magnetica | | Autori | Ettore Amoroso, Antonio Silvestro, Claudio Vitale, Antonietta Marano |
- I fisioterapisti e la gestione familiare del malato colpito da stroke
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 000-000, 1999 | | Titolo | I fisioterapisti e la gestione familiare del malato colpito da stroke | | Titolo in inglese | Physiotherapists and home management of stroke patients | | Osp. / Clinica | D.U. di Fisioterapista, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Udine | | Riassunto | | | Riassunto in inglese | Changes in local and national guidelines regarding bed availability and patient hospitalisation will result in the early discharge of stroke patients - thereby placing greater responsibility for their care with their families. Literature on the matter emphasises the active presence of the family in the re-education of the hemiplegic patient. Wrong involvement in caring roles of family members after discharge would compromise results, which have been established during the rehabilitation process. This could cause important economic loss in the health management and community. The physiotherapist is a basis that can be referred to. He should be able to inform/educate relatives, because of his good clinical and personal patient's knowledge. To get a better idea of between physiotherapists and families of stroke patients, a free and voluntary questionnaire was given to the physical therapists working in some medical departments of Friuli Venezia Giulia (north-eastern Italy). 114 questionnaires were obtained. The most important questions were in regard to: a) presence/absence of specific physiotherapist's education in managing stroke patients (90% of positive answers); b) the importance of involving relatives in the rehabilitation process (99.1% positive answers); c) the level of intervention towards the families (73.6% declare a whole and complex intervention, 23.6% offer verbal information and 2.8% delegate others to perform the job). Co-operation from families was finally tested (hyper-protective attitude seems to prevail). A more profound analysis of the received data shows contrasting results that increase doubts about the effect of a poorly verified and codified approach towards the families receiving stroke patients at home. | | Parole chiave | | | Autori | Giovanni Saccavino |
- I fisioterapisti e la gestione familiare del malato colpito da stroke
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 355-360, 1999 | | Titolo | I fisioterapisti e la gestione familiare del malato colpito da stroke | | Titolo in inglese | Physiotherapists and home management of stroke patients | | Osp. / Clinica | D.U. di Fisioterapista, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Udine | | Riassunto | I cambiamenti verificatisi nei criteri di ospedalizzazione stanno conducendo alla dimissione anticipata dei pazienti con ictus cerebrale, che vengono restituiti precocemente alle loro famiglie. La letteratura sull'argomento sottolinea l'efficacia dellintervento familiare nella rieducazione del paziente emiplegico. Tuttavia, un errato coinvolgimento dei membri della famiglia nella cura dei pazienti, può compromettere i risultati ottenuti durante il processo di riabilitazione. Ciò condurrebbe a importanti perdite economiche nella gestione sanitaria e per la comunità. Il fisioterapista costituisce una base indispensabile a cui fare riferimento per la sua buona conoscenza clinica e personale del paziente in trattamento, onde informare ed educare i parenti dei pazienti. Per comprender meglio l'orientamento dei rapporti fra fisioterapisti e famiglie di pazienti colpiti da ictus è stato distribuito un questionario libero fra i terapisti della regione Friuli Venezia Giulia, ottenendo un numero complessivo di 114 risposte. I quesiti più importanti riguardavano: a) la presenza/assenza di educazione specifica del fisioterapista nel trattamento dei pazienti neurologici, con risposte positive nel 90% dei casi; b) l'importanza del coinvolgimento dei familiari (99,1% di risposte positive); c) il tipo di intervento nei confronti dei familiari (il 73,6% dichiara un intervento complesso, il 23,6% offre solamente informazioni verbali e il 2,8% delega ad altri tale attività). È stata inoltre sondata la collaborazione proveniente dai familiari (sembra prevalere l'atteggiamento iperprotettivo). Un'analisi più accurata dei dati ricevuti mostra risultati contrastanti, che suscitano dubbi sull'effetto di un approccio poco verificato e codificato verso le famiglie che ricevono a casa i pazienti con esiti di ictus cerebrale. | | Riassunto in inglese | Changes in local and national guidelines regarding bed availability and patient hospitalization will result in the early discharge of stroke patients - thereby placing greater responsibility for their care with their families. Literature on the matter emphasizes the active presence of the family in the re-education of the hemiplegic patient. Wrong involvement in roles of family members after discharge would compromise results, which have been established during the rehabilitation process. This could cause important economic loss in the health management and community. The physiotherapist is a basis that can be referred to. He should be able to inform/educate relatives, because of his good clinical and personal patient's knowledge. To get a better idea of between physiotherapists and families of stroke patients, a free and voluntary questionnaire was given to the physical therapists working in some medical departments of Friuli Venezia Giulia (North-Eastern Italy). 114 questionnaires were obtained. The most important questions were in regard to: a) presence/absence of specific physiotherapist's education in managing stroke patients (90% of positive answers); b) the importance of involving relatives in the rehabilitation process (99.1% positive answers); c) the level of intervention towards the families (73.6% declare a whole and complex intervention, 23.6% offer verbal information and 2.8% delegate others to perform the job). Co-operation from families was finally tested (hyper-protective attitude seems to prevail). A more profound analysis of the received data shows contrasting results that increase doubts about the effect of a poorly verified and codified approach towards the families receiving stroke patients at home. | | Parole chiave | Ictus cerebrale, Riabilitazione, Assistenza familiare | | Autori | Giovanni Saccavino |
- I fisioterapisti e la gestione familiare del malato colpito da stroke
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 355-360, 1999 | | Titolo | I fisioterapisti e la gestione familiare del malato colpito da stroke | | Titolo in inglese | Physiotherapists and home management of stroke patients | | Osp. / Clinica | D.U. di Fisioterapista, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Udine | | Riassunto | I cambiamenti verificatisi nei criteri di ospedalizzazione stanno conducendo alla dimissione anticipata dei pazienti con ictus cerebrale, che vengono restituiti precocemente alle loro famiglie. La letteratura sull'argomento sottolinea l'efficacia dellintervento familiare nella rieducazione del paziente emiplegico. Tuttavia, un errato coinvolgimento dei membri della famiglia nella cura dei pazienti, può compromettere i risultati ottenuti durante il processo di riabilitazione. Ciò condurrebbe a importanti perdite economiche nella gestione sanitaria e per la comunità. Il fisioterapista costituisce una base indispensabile a cui fare riferimento per la sua buona conoscenza clinica e personale del paziente in trattamento, onde informare ed educare i parenti dei pazienti. Per comprender meglio l'orientamento dei rapporti fra fisioterapisti e famiglie di pazienti colpiti da ictus è stato distribuito un questionario libero fra i terapisti della regione Friuli Venezia Giulia, ottenendo un numero complessivo di 114 risposte. I quesiti più importanti riguardavano: a) la presenza/assenza di educazione specifica del fisioterapista nel trattamento dei pazienti neurologici, con risposte positive nel 90% dei casi; b) l'importanza del coinvolgimento dei familiari (99,1% di risposte positive); c) il tipo di intervento nei confronti dei familiari (il 73,6% dichiara un intervento complesso, il 23,6% offre solamente informazioni verbali e il 2,8% delega ad altri tale attività). È stata inoltre sondata la collaborazione proveniente dai familiari (sembra prevalere l'atteggiamento iperprotettivo). Un'analisi più accurata dei dati ricevuti mostra risultati contrastanti, che suscitano dubbi sull'effetto di un approccio poco verificato e codificato verso le famiglie che ricevono a casa i pazienti con esiti di ictus cerebrale. | | Riassunto in inglese | Changes in local and national guidelines regarding bed availability and patient hospitalization will result in the early discharge of stroke patients - thereby placing greater responsibility for their care with their families. Literature on the matter emphasizes the active presence of the family in the re-education of the hemiplegic patient. Wrong involvement in roles of family members after discharge would compromise results, which have been established during the rehabilitation process. This could cause important economic loss in the health management and community. The physiotherapist is a basis that can be referred to. He should be able to inform/educate relatives, because of his good clinical and personal patient's knowledge. To get a better idea of between physiotherapists and families of stroke patients, a free and voluntary questionnaire was given to the physical therapists working in some medical departments of Friuli Venezia Giulia (North-Eastern Italy). 114 questionnaires were obtained. The most important questions were in regard to: a) presence/absence of specific physiotherapist's education in managing stroke patients (90% of positive answers); b) the importance of involving relatives in the rehabilitation process (99.1% positive answers); c) the level of intervention towards the families (73.6% declare a whole and complex intervention, 23.6% offer verbal information and 2.8% delegate others to perform the job). Co-operation from families was finally tested (hyper-protective attitude seems to prevail). A more profound analysis of the received data shows contrasting results that increase doubts about the effect of a poorly verified and codified approach towards the families receiving stroke patients at home. | | Parole chiave | Ictus cerebrale, Riabilitazione, Assistenza familiare | | Autori | Giovanni Saccavino |
- Il coinvolgimento del sistema nervoso nel Lupus Eritematoso Sistemico
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 229-242, 1999 | | Titolo | Il coinvolgimento del sistema nervoso nel Lupus Eritematoso Sistemico | | Titolo in inglese | Nervous System involvement in Systemic Lupus Erythematosus | | Osp. / Clinica | Dipartimento di Discipline Medico-Chirurgiche della Comunicazione e del Comportamento Sezione di Clinica Neurologica, Università degli Studi di Ferrara,Italia | | Riassunto | Il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) è una malattia autoimmune multisistemica ad eziologia sconosciuta e caratterizzata da una produzione di autoanticorpi diretti contro una grande varietà di antigeni-self. Manifestazioni neuropsichiatriche si manifestano nel 50% circa dei pazienti e forse più. Esse sono rappresentate da cefalea, disordini psichiatrici e cognitivi organici e non, epilessia, disordini vascolari cerebrali sia ischemici sia emorragici, atassia, coreo-atetosi, mieliti trasverse, lesioni di nervi cranici, neuropatie periferiche e miopatie, probabilmente tutti legati ad immunocomplessi circolanti che coinvolgono diversi organi e ad anticorpi antineurone e antifosfolipidi. Non esiste attualmente un test diagnostico specifico per il neuro-LES. Tuttavia, l'analisi sierica e liquorale per gli autoanticorpi, i test neuropsicologici, l'Elettroencefalografia, la TC, la MRI e l'esame angiografico dei tronchi epiaortici e del circolo intracranico possono contribuire in maniera significativa nella diagnostica di questa malattia, tenendo però presente che la positività o la negatività di questi esami non la conferma né la esclude. | | Riassunto in inglese | Systemic lupus erythematosus (SLE) is an autoimmune multisystem disease of unknown etiology characterized by the production of a large number of autoantibodies directed to a wide array of self-components. Neuropsychiatric manifestations occur in up to 50% of patients with SLE. They include headache, psychiatric-organic and non-organic mental and cognitive disorders, epilepsy, stroke, ataxia, choreo-athetosis, transverse myelitis, cranial nerve lesions, peripheral neuropathies and myopathies. Hypotheses advanced to explain the nervous system involvement are: immune complex deposition, neurone active antibodies, antiphospholipid antibodies and cytokine enhanced autoimmunity. Because no single test is actually specific for neuro-SLE, diagnosis remains a challenge of clinical acumen. However, we can be helped by serum and cerebrospinal fluid autoantibody assay, neuropsycometric testing, electroencephalography, computed tomography, magnetic resonance imaging and angiography, taking into account that a positive case may be merely supportive of the diagnosis, while a negative result does not preclude a diagnosis of neuro-SLE. | | Parole chiave | Sistema Nervoso, Lupus Eritematoso Sistemico | | Autori | Ezio Paolino |
- L'appropriatezza di procedure ed interventi in neurologia clinica
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (2), 133-138, 1999 | | Titolo | L'appropriatezza di procedure ed interventi in neurologia clinica | | Titolo in inglese | The Evidence based medicine in Clinical Neurology | | Osp. / Clinica | M.O. Epidemiologia, Direzione Scientifica, IRCCS C. Mondino, Pavia | | Riassunto | Praticare la "Evidence Based Medicine" (EBM) significa integrare l'esperienza clinica individuale con la migliore evidenza esterna disponibile. Elementi che favoriscono lo sviluppo della EBM sono la sempre maggior diffusione dell'epidemiologia clinica, la consapevolezza che il trial clinico randomizzato (RCT) è lo standard di riferimento per verificare l'efficacia di un trattamento, la diffusione delle revisioni sistematiche di RCT e delle metanalisi e il progressivo interesse per le linee-guida (LG). Il medico affronta il processo diagnostico utilizzando l'osservazione, avvalendosi della propria cultura e adottando esami clinici e strumentali. Per ogni test che ci si propone di usare è necessario conoscere sensibilità e specificità. Nel tentativo di migliorare le performance mediche, le energie di un solo medico sono insufficienti. Uno strumento utile sono le linee-guida, che sono definite "raccomandazioni di comportamento clinico, prodotte attraverso un processo sistematico, allo scopo di assistere medici e pazienti nel decidere quali siano le modalità di assistenza più appropriate in specifiche circostanze cliniche". L'uso corretto e ragionevole dei mezzi che la EBM propone, dalle LG alle revisioni sistematiche, offre un potenziale notevole per il progresso della classe medica verso scelte razionali e partecipate. | | Riassunto in inglese | The "Evidence Based Medicine" (EBM) is the integration of individual clinical expertise with the best available external evidence. The development of EBM is promoted by the spreading of clinical epidemiology, by the awareness of the role of the randomized clinical trial (RCT) to choice a therapy, by the diffusion of systematic reviews and meta-analysis of RCT, and by the growing interest for the guidelines. The medicine doctor makes a diagnosis through observation, formal knowledge, and diagnostic instruments. Every test has its own different sensibility and specificity. Only collaboration can improve the clinical performances. The clinical guidelines are an useful instrument; they are "recommendation of clinical behaviour, produced by systematic process, to help physicians and patients to choice better assistance in specific clinical situations". A good and sensible use of EBM methods, from guidelines to systematic reviews, can make the progress of physicians from emotional to rational and informed choices. | | Parole chiave | Medicina basata sulle evidenze, Neurologia, Neuroepidemiologia clinica | | Autori | Antonietta Citterio, Emanuela Gerosa, Silvano Cristina |
- L'eco color transcranico (T.C.C.D.) nella rilevazione degli aneurismi e delle malformazioni arterovenose intracraniche. Esperienze cliniche
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (4), 361-369, 1999 | | Titolo | L'eco color transcranico (T.C.C.D.) nella rilevazione degli aneurismi e delle malformazioni arterovenose intracraniche. Esperienze cliniche | | Titolo in inglese | The use of transcranial color coded duplex in intracranial aneurysms and arteriovenous malformations. Clinical experiences | | Osp. / Clinica | Divisione di Medicina d'Urgenza, Ospedale Civile S. Agostino, Modena - * Divisione di Medicina Angiologica, Ospedale Maggiore, Bologna - ** Divisione di Neurologia, Ospedale Civile, Forlì - *** UU.OO. di Medicina Interna, A.S | | Riassunto | Nelle autopsie di routine l'incidenza di aneurisma è dell' 1,8%; quella degli aneurismi non rotti è del 2%. La diagnosi di aneurisma e di malformazione arterovenosa (MAV) viene correntemente effettuata con TAC; RMN, angiografia. Attualmente con l'ecocolor Doppler transcranico (T.C.C.D) è possibile visualizzare direttamente i vasi intracranici e riconoscere, in casi selezionati, le MAV e gli aneurismi intracranici. I criteri ultrasonografici per il riconoscimento di aneurismi intracranici sono: visualizzazione di una formazione ovoidale separata da due zone cromaticamente diverse con zona di separazione caratterizzata dall' assenza di segnale e l'assenza di turbolenza In caso di MAV è possibile evidenziare la formazione vascolare ectasica ed alte velocità, basso indice di resistenza (I.R.) e indice di pulsatilità (I.P.) nei vasi afferenti. Il T.C.C.D., per i limiti della metodica, non è sicuramente il metodo di scelta per la ricerca degli aneurismi e delle MAV che non possono essere evidenziate se sono localizzate in zone difficilmente rilevabili dagli ultrasuoni e se sono di piccole dimensioni. Infine non è possibile rilevare gli aneurismi trombizzati. Comunque riteniamo importante saper riconoscere la presenza di aneurisma e MAV durante lo studio routinario con T.C.C.D. | | Riassunto in inglese | In routine autopsies, the incidence of ruptured aneurysms is the 1,8 percent; of unrupted ones, 2,0 percent, excluding minor outpouching of 3 mm or less. Angiography, computed tomography (C.T.) and magnetic resonance imaging (M.R.I.) are the methods of choice for the diagnosis of arteriovenous malformations and cerebral aneurysms. Arteriovenous malformations and cerebral aneurysms are increasing been reported as incidental detections during transcranial color coded duplex (T.C.C.D.) examinations. Ultrasound findings of aneurysms are the presence of round or oval mass that is divided in red and blue areas. The separation zone is typically dark, without colours and the peripheral scanning planes show monochromatic images without turbulence. Ultrasound fillings of arteriovenous malformations are the presence of ectasic intracranial vessels and high sisto-diastolic-velocity with low resistance and pulsatility index (P.I.) in the feeding vessel. In this study our experience is reported. We think that T.C.C.D. is not the method of choice in arteriovenous malformations and intracranial aneurysms but we suggest a careful visual inspection of intracranial arteries to allow incidental detection of arteriovenous malformations or cerebral aneurysms during T.C.C.D. examination. | | Parole chiave | Eco Color Doppler Transcranico, Aneurismi Cerebrali, Criteri sonologici di diagnosi, Malfor- mazioni arterovenose | | Autori | Giovanni Malferrari, Franco Accorsi*, Gian Piero Galletti**, Giancarlo Landini***, Sandro Sanguigni§, Luigi Curatola§, Roberto Gobbato§, Terenzio Carboni§, Alessandro Dardari§, Marco Ruini° |
- L'esito neurologico, a sei settimane, dopo un primo ictus ischemico, in una popolazione di soggetti diabetici con Infarti cerebrali silenti
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 000-000, 1999 | | Titolo | L'esito neurologico, a sei settimane, dopo un primo ictus ischemico, in una popolazione di soggetti diabetici con Infarti cerebrali silenti | | Titolo in inglese | The neurological outcome after a first-ever stroke in diabetic subjects woth silent brain infarctions | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia e Centro Ictus "Luciano Garello"; Servizio di Neurofisiopatologia, °Servizio di diabetologia, ^Divisione di Cardiologia, Ospedale San Martino, Genova | | Riassunto | Lo scopo del presente studio è quello di valutare il ruolo di due condizioni associate (Diabete Mellito ed infarti cerebrali silenti) sull'esito neurologico dei pazienti colpiti da un primo ictus cerebrale ischemico. La popolazione in studio è costituita da 254 soggetti, ricoverati presso il Centro Ictus del nostro Ospedale (Centro Ictus "Luciano Garello", Divisione di Neurologia, ospedale S. Martino, Genova). Tutti i pazienti sono stati valutati all'ingresso e settimanalmente per mezzo di SSS (Scandinavian Stroke Scale) entro i primi 42 giorni. In base all'anamnesi ed ad un accurato studio laboratoristico (comprendente determinazione della Glicemia in fase acuta e post- acuta, glicemie circadiane, determinazione del valore di Emoglobina Glicata) i pazienti sono stati suddivisi in due categorie, Diabetici (noti più ignorati) e non Diabetici. Gli infarti cerebrali silenti sono stati individuati per mezzo di TC Cerebrale e di RMN. La regressione lineare multipla, condotta al termine dello studio, che ha considerato come variabili indipendenti l'ipertensione arteriosa e come variabile dipendente il valore di SSS, ci ha consentito di appurare il ruolo significativo della condizione associata costituita dallo stato diabetico e dalla presenza di infarti cerebrali silenti. Questa condizione appare come un importante fattore di rischio, in grado di influenzare negativamente le condizioni neurologiche di fine follow-up. | | Riassunto in inglese | The aim of the study has been to investigate the role of two associated conditions Diabetes Mellitus (DM) and presence of Silent Brain Infarcts (SBIs) on the final neurological outcome after a first-ever ischemic stroke. The population was made up of 254 patients, consecutively admitted to our Stroke Unit. All patients were evaluated with SSS (Scandinavian Neurological Scale) at the admission into Stroke Unit and weekly, within the first 42 days. According to their medical history and to an exhaustive blood sample, the patients were subdivided into Diabetic subjects and non Diabetic Subjects. Silent Brain Infarcts were detected with CT study and MRI. Multiple Linear Regression (independent variables: Hypertension, Different Diabetic conditions, Diabetes plus SBIs, dependent variable SSS) allowed us to underline the importance of the combined condition of DM plus SBIs, which seems to represent an important risk factor worsening the final neurological outcome. | | Parole chiave | Diabete, Infarti Cerebrali Silenti Ictus ischemico, Esito Neurologico, Centro Ictus | | Autori | Alfredo Seneghini, Giovanni Regesta, Tommaso Regesta, Gian Andrea Ottonello*, Laura Malfatto, Dario Santoloci, Alberto De Micheli°, Enrico Conti^ |
- L'esito neurologico, a sei settimane, dopo un primo ictus ischemico, in una popolazione di soggetti diabetici con Infarti cerebrali silenti
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (4), 349-354, 1999 | | Titolo | L'esito neurologico, a sei settimane, dopo un primo ictus ischemico, in una popolazione di soggetti diabetici con Infarti cerebrali silenti | | Titolo in inglese | The neurological outcome after a first-ever stroke in diabetic subjects with silent brain infarctions | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia e Centro Ictus "Luciano Garello"; *Servizio di Neurofisiopatologia, °Servizio di Diabetologia; ^Divisione di Cardiologia, Ospedale San Martino, Genova | | Riassunto | Lo scopo del presente studio è quello di valutare il ruolo di due condizioni associate (Diabete Mellito ed infarti cerebrali silenti) sull'esito neurologico dei pazienti colpiti da un primo ictus cerebrale ischemico. La popolazione in studio è costituita da 254 soggetti, ricoverati presso il Centro Ictus del nostro Ospedale. Tutti i pazienti sono stati valutati all'ingresso e settimanalmente per mezzo di SSS (Scandinavian Stroke Scale) entro i primi 42 giorni. In base all'anamnesi e ad un accurato studio laboratoristico (comprendente determinazione della glicemia in fase acuta e post- acuta, glicemie circadiane, determinazione del valore di emoglobina glicata), i pazienti sono stati suddivisi in due categorie: diabetici (noti più ignorati) e non diabetici. Gli infarti cerebrali silenti sono stati individuati per mezzo di TC Cerebrale e di RMN. La regressione lineare multipla, condotta al termine dello studio, che ha considerato come variabili indipendenti l'ipertensione arteriosa, le differenti condizioni diabetiche, la condizione diabetica con infarti cerebrali silenti (ICS) e come variabile dipendente il valore di SSS, ci ha consentito di appurare il ruolo significativo della condizione associata costituita dallo stato diabetico e dalla presenza di infarti cerebrali silenti. Questa condizione appare come un importante fattore di rischio, in grado di influenzare negativamente le condizioni neurologiche di fine follow-up. | | Riassunto in inglese | The aim of the study has been to investigate the role of two associated conditions, Diabetes Mellitus (DM) and presence of Silent Brain Infarcts (SBIs), on the final neurological outcome after a first-ever ischemic stroke. The population was made up of 254 patients, consecutively admitted to our Stroke Unit. All patients were evaluated with SSS (Scandinavian Stroke Scale) at the admission into Stroke Unit and weekly, within the first 42 days. According to their medical history and to an exhaustive blood sample, the patients were subdivided into diabetic subjects and non diabetic subjects. SBIs were detected with CT study and MRI. Multiple Linear Regression (independent variables: Hypertension, Different Diabetic conditions, Diabetes plus SBIs, dependent variable SSS) allowed us to underline the importance of the combined condition of DM plus SBIs, which seems to represent an important risk factor worsening the final neurological outcome. | | Parole chiave | Diabete, Infarti Cerebrali Silenti, Ictus ischemico, Esito Neurologico, Centro Ictus | | Autori | Alfredo Seneghini, Giovanni Regesta, Tommaso Regesta, Gian Andrea Ottonello*, Laura Malfatto, Dario Santoloci, Alberto De Micheli°, Caterina Bordone°, Enrico Corti^ |
- L'esito neurologico, a sei settimane, dopo un primo ictus ischemico, in una popolazione di soggetti diabetici con Infarti cerebrali silenti
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (4), 349-354, 1999 | | Titolo | L'esito neurologico, a sei settimane, dopo un primo ictus ischemico, in una popolazione di soggetti diabetici con Infarti cerebrali silenti | | Titolo in inglese | The neurological outcome after a first-ever stroke in diabetic subjects with silent brain infarctions | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia e Centro Ictus "Luciano Garello"; *Servizio di Neurofisiopatologia, °Servizio di Diabetologia; ^Divisione di Cardiologia, Ospedale San Martino, Genova | | Riassunto | Lo scopo del presente studio è quello di valutare il ruolo di due condizioni associate (Diabete Mellito ed infarti cerebrali silenti) sull'esito neurologico dei pazienti colpiti da un primo ictus cerebrale ischemico. La popolazione in studio è costituita da 254 soggetti, ricoverati presso il Centro Ictus del nostro Ospedale. Tutti i pazienti sono stati valutati all'ingresso e settimanalmente per mezzo di SSS (Scandinavian Stroke Scale) entro i primi 42 giorni. In base all'anamnesi e ad un accurato studio laboratoristico (comprendente determinazione della glicemia in fase acuta e post- acuta, glicemie circadiane, determinazione del valore di emoglobina glicata), i pazienti sono stati suddivisi in due categorie: diabetici (noti più ignorati) e non diabetici. Gli infarti cerebrali silenti sono stati individuati per mezzo di TC Cerebrale e di RMN. La regressione lineare multipla, condotta al termine dello studio, che ha considerato come variabili indipendenti l'ipertensione arteriosa, le differenti condizioni diabetiche, la condizione diabetica con infarti cerebrali silenti (ICS) e come variabile dipendente il valore di SSS, ci ha consentito di appurare il ruolo significativo della condizione associata costituita dallo stato diabetico e dalla presenza di infarti cerebrali silenti. Questa condizione appare come un importante fattore di rischio, in grado di influenzare negativamente le condizioni neurologiche di fine follow-up. | | Riassunto in inglese | The aim of the study has been to investigate the role of two associated conditions, Diabetes Mellitus (DM) and presence of Silent Brain Infarcts (SBIs), on the final neurological outcome after a first-ever ischemic stroke. The population was made up of 254 patients, consecutively admitted to our Stroke Unit. All patients were evaluated with SSS (Scandinavian Stroke Scale) at the admission into Stroke Unit and weekly, within the first 42 days. According to their medical history and to an exhaustive blood sample, the patients were subdivided into diabetic subjects and non diabetic subjects. SBIs were detected with CT study and MRI. Multiple Linear Regression (independent variables: Hypertension, Different Diabetic conditions, Diabetes plus SBIs, dependent variable SSS) allowed us to underline the importance of the combined condition of DM plus SBIs, which seems to represent an important risk factor worsening the final neurological outcome. | | Parole chiave | Diabete, Infarti Cerebrali Silenti, Ictus ischemico, Esito Neurologico, Centro Ictus | | Autori | Alfredo Seneghini, Giovanni Regesta, Tommaso Regesta, Gian Andrea Ottonello*, Laura Malfatto, Dario Santoloci, Alberto De Micheli°, Caterina Bordone°, Enrico Corti^ |
- La disfagia nello stroke: management nello stroke service
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 000-000, 1999 | | Titolo | La disfagia nello stroke: management nello stroke service | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Unità Malattie Cerebrovascolari, Stroke Unit, Dipartimento di Medicina Interna - * U.O.A. di Recupero e Rieducazione Funzionale; ° U.O.A. di Medicina Interna - A.S.L. 8 Regione Piemonte, Presidio Ospedaliero Santa Croce, Moncalieri | | Riassunto | La disfagia associata a malnutrizione e polmonite da aspirazione costituisce un grave fattore di rischio di morbilità e di mortalità tra i pazienti affetti da stroke in fase acuta. Circa il 40% dei pazienti con stroke manifesta disfagia. Tra questi il 19% sviluppa polmonite ab ingestis mentre circa il 40% va incontro a malnutrizione. L'individuazione precoce delle forme disfagiche nello stroke è pertanto fondamentale. Nell'ambito dello Stroke Service, struttura multidisciplinare per la gestione integrata e continuativa dello stroke, è stato attivato un programma di screening precoce e di gestione della disfagia. Il logopedista valuta la funzione della deglutizione entro 24 ore dallo stroke. Il programma per i pazienti con disfagia comprende: trattamento logopedico quotidiano; alimentazione orale facilitata e controllata con l'utilizzo di diete e di tecniche posturali o compensatorie; una serie di valutazioni clinico-strumentali programmate (compresa la videofluoroscopia). Le forme più gravi possono anche richiedere l'alimentazione enterale (sondino naso-gastrico o PEG). Obiettivo dell'intervento è ridurre l'incidenza delle complicanze della disfagia. | | Riassunto in inglese | Dysphagia and associated malnutrition and aspiration pneumonia are serious risk factors of morbidity and mortality among acute stroke patients. About 40% of patients with stroke have dysphagia. Among them 19% present aspiration pneumonia, while about 40% have malnutrition. Early identification of dysphagia in stroke patients is therefore essential. The Stroke Service, a multidisciplinary structure for the integrated and continuous management of stroke patients, includes an early screening and management for dysphagia. The speech therapist evaluates the swallowing function within 24 hours from stroke. The program for patients for whom dysphagia is diagnosed includes: daily treatment by the speech therapist; facilitated and controlled mouth feeding through dietary, postural or compensatory techniques; a series of programmed evaluations (including videofluoroscopy tests). Serious forms of dysphagia may also require enteral feeding (through naso-gastric tube or PEG). This approach has been developed to decrease the incidence of dysphagia complications. | | Parole chiave | Disfagia, Stroke, Aspirazione silente | | Autori | Roberto Frediani, Andrea Gaffuri*, Leonardo Granella*, Claudio Marengo°, Paola Pasquino |
- La disfagia nello stroke: management nello stroke service
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (4), 337-342, 1999 | | Titolo | La disfagia nello stroke: management nello stroke service | | Titolo in inglese | Dysphagia and stroke: management in the Stroke Service | | Osp. / Clinica | Unità Malattie Cerebrovascolari, Stroke Unit, Dipartimento di Medicina Interna - * U.O.A. di Recupero e Rieducazione Funzionale; ° U.O.A. di Medicina Interna - A.S.L. 8 Regione Piemonte, Presidio Ospedaliero Santa Croce, Moncalieri | | Riassunto | La disfagia associata a malnutrizione e polmonite da aspirazione costituisce un grave fattore di rischio di morbilità e di mortalità tra i pazienti affetti da stroke in fase acuta. Circa il 40% dei pazienti con stroke manifesta disfagia. Tra questi il 19% sviluppa polmonite ab ingestis mentre circa il 40% va incontro a malnutrizione. L'individuazione precoce delle forme disfagiche nello stroke è pertanto fondamentale. Nell'ambito dello Stroke Service, struttura multidisciplinare per la gestione integrata e continuativa dello stroke, è stato attivato un programma di screening precoce e di gestione della disfagia. Il logopedista valuta la funzione della deglutizione entro 24 ore dallo stroke. Il programma per i pazienti con disfagia comprende: trattamento logopedico quotidiano; alimentazione orale facilitata e controllata con l'utilizzo di diete e di tecniche posturali o compensatorie; una serie di valutazioni clinico-strumentali programmate (compresa la videofluoroscopia). Le forme più gravi possono anche richiedere l'alimentazione enterale (sondino naso-gastrico o PEG). Obiettivo dell'intervento è ridurre l'incidenza delle complicanze della disfagia. | | Riassunto in inglese | Dysphagia and associated malnutrition and aspiration pneumonia are serious risk factors of morbidity and mortality among acute stroke patients. About 40% of patients with stroke have dysphagia. Among them 19% present aspiration pneumonia, while about 40% have malnutrition. Early identification of dysphagia in stroke patients is therefore essential. The Stroke Service, a multidisciplinary structure for the integrated and continuous management of stroke patients, includes an early screening and management for dysphagia. The speech therapist evaluates the swallowing function within 24 hours from stroke. The program for patients for whom dysphagia is diagnosed includes: daily treatment by the speech therapist; facilitated and controlled mouth feeding through dietary, postural or compensatory techniques; a series of programmed evaluations (including videofluoroscopy tests). Serious forms of dysphagia may also require enteral feeding (through naso-gastric tube or PEG). This approach has been developed to decrease the incidence of dysphagia complications. | | Parole chiave | Disfagia, Stroke, Aspirazione silente | | Autori | Roberto Frediani, Andrea Gaffuri*, Leonardo Granella*, Claudio Marengo°, Paola Pasquino |
- La gestione delle malattie cerebrovascolari acute nella popolazione Isontina*
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (1), 49-52, 1999 | | Titolo | La gestione delle malattie cerebrovascolari acute nella popolazione Isontina* | | Titolo in inglese | Stroke management in district of Gorizia | | Osp. / Clinica | Unità Operativa di Neurologia, Presidio Ospedaliero di Gorizia, ASS n. 2 - Isontina | | Riassunto | È auspicabile che tutti i pazienti affetti da malattie cerebrovscolari acute siano trattati in reparti neurologici dedicati alla cura dell'ictus con approccio multidisciplinare come è ben documentato nella metanalisi condotta dal gruppo Stroke Unit Trialists' Collaboration del Cochrane Database of Systematic Reviews. Ci siamo proposti di calcolare le dimensioni di un reparto in grado di accogliere tutti i pazienti con malattie cerebrovascolari acute della provincia di Gorizia (137.851 abitanti al Gennaio 1997). In riferimento allo studio di incidenza dell'ictus condotto in Valle D'Aosta nel 1989, si è stimato che vi siano ogni anno 461,48 (CI 290,08-632,7) nuovi ictus, 164,26 (CI 100,25-225,2) nuovi TIA, 54,75 (34,42-75,07) recidive di ictus nella Provincia di Gorizia. Si ritiene che per curare in fase acuta tutti questi pazienti in un reparto neurologico dedicato alla malattia cerebrovascolare acuta siano sufficienti un massimo di 25 posti letto. | | Riassunto in inglese | Background: Stroke Units improve outcome for stroke patients, reducing both mortality and disability, independently of Stroke Unit type. The core components of all Stroke Units include a coordinate and integrate multidisciplinary team care, with specialized medical and nursing expertise ad early rehabilitation therapy. Objective & Methods: We took in examination the district of Gorizia, a town of North East part of Italy (Friuli Region), where patients with acute neurological illness are usually admitted to the Department of Neurology of the City Hospital. The needs of such area have been extimated on the number of inhabitants (137.851 at January 1997) and the capability of the neurology ward has been calculated on the basis of incidence rates of stroke. Results: A comparison with a previous study made in Valle D'Aosta in 1989, let us suppose in our district for every year an incidence of 461,48 (CI 290,08-632,7) first stroke, 164,26 (CI 100,25-225,2) first TIA and 54,75 (34,42-75,07) further stroke. We thought that to treat the acute phase in all stroke patients within the study area, the neurology ward needs no more than 25 beds. | | Parole chiave | Stroke Unit, Ictus Cerebrale, Stroke Incidence | | Autori | Emanuele Biasutti, Antonio Bosco, Loredana Cribari, Alessandra Martinelli, Daniele Toppani, Lucio G. Lazzarino |
- La nutrizione artificiale Nel paziente con ictus: approccio al problema e proposta di un protocollo operativo
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (4), 331-336, 1999 | | Titolo | La nutrizione artificiale Nel paziente con ictus: approccio al problema e proposta di un protocollo operativo | | Titolo in inglese | Nutritional assessment of stroke patients: proposal of an operative protocol | | Osp. / Clinica | U.O. Neurologia, * Medicina Geriatrica, Ospedale Pierantoni, Forlì | | Riassunto | La disfagia è una potenziale seria conseguenza dello stroke con ripercussioni negative sulla gestione clinica di questi pazienti in termini di prolungamento della ospedalizzazione e di aumentata morbidità e mortalità. Partendo da tali presupposti, abbiamo valutato la prevalenza dei disturbi della deglutizione nei pazienti ricoverati nella nostra Stroke Unit nel corso del 1998 riscontrando una prevalenza di disfagia del 18.01%, una più alta mortalità in questi pazienti (37.9% vs 10.5%) ed una degenza media più lunga (10.5 gg vs 6 gg). È risultato anche un dato a nostro avviso interessante e cioè una spontanea tendenza al recupero della deglutizione nei giorni immediatamente successivi all'evento cerebro-vascolare acuto. Queste valutazioni ci hanno portato alla stesura di un protocollo operativo che prevede interventi a più livelli del personale medico e paramedico, con coinvolgimento di diversi specialisti (neurologo, nutrizionista, otorinolaringoiatra) per la gestione in fase acuta di questo problema che frequentemente accompagna e complica lo stroke in fase acuta. | | Riassunto in inglese | Dysphagia is a potentially serious consequence of stroke with negative repercussions on patients care in terms of longer hospital stay and increased morbidity and mortality. Starting from these assumptions, we evaluated the prevalence of swallowing disorders in patients admitted in the Stroke Unit of the Hospital of Forlì (italian town of North Italy) in 1998 and recorded a percentage of 18.01% of dysphagia, a higher mortality rate (37.9% vs 10.5%) and longer average hospital stays (10.5 vs 6 days). Another interesting findings was the spontaneous tendency to recover from this disorder in the days immediately after the stroke. These findings led us to draw up a working protocol involving medical and paramedical staff (including neurologist, nutritionist and ENT specialists) to deal with this condition which frequently complicates acute strokes. | | Parole chiave | Disfagia, Stroke Unit | | Autori | Pietro Querzani, Giuseppe Benati*, Giampiero Galletti, Carla Angelini, Vincenzo Pedone*, Fabrizio Rasi |
- La nutrizione artificiale Nel paziente con ictus: approccio al problema e proposta di un protocollo operativo
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (4), 331-336, 1999 | | Titolo | La nutrizione artificiale Nel paziente con ictus: approccio al problema e proposta di un protocollo operativo | | Titolo in inglese | Nutritional assessment of stroke patients: proposal of an operative protocol | | Osp. / Clinica | U.O. Neurologia, * Medicina Geriatrica, Ospedale Pierantoni, Forlì | | Riassunto | La disfagia è una potenziale seria conseguenza dello stroke con ripercussioni negative sulla gestione clinica di questi pazienti in termini di prolungamento della ospedalizzazione e di aumentata morbidità e mortalità. Partendo da tali presupposti, abbiamo valutato la prevalenza dei disturbi della deglutizione nei pazienti ricoverati nella nostra Stroke Unit nel corso del 1998 riscontrando una prevalenza di disfagia del 18.01%, una più alta mortalità in questi pazienti (37.9% vs 10.5%) ed una degenza media più lunga (10.5 gg vs 6 gg). È risultato anche un dato a nostro avviso interessante e cioè una spontanea tendenza al recupero della deglutizione nei giorni immediatamente successivi all'evento cerebro-vascolare acuto. Queste valutazioni ci hanno portato alla stesura di un protocollo operativo che prevede interventi a più livelli del personale medico e paramedico, con coinvolgimento di diversi specialisti (neurologo, nutrizionista, otorinolaringoiatra) per la gestione in fase acuta di questo problema che frequentemente accompagna e complica lo stroke in fase acuta. | | Riassunto in inglese | Dysphagia is a potentially serious consequence of stroke with negative repercussions on patients care in terms of longer hospital stay and increased morbidity and mortality. Starting from these assumptions, we evaluated the prevalence of swallowing disorders in patients admitted in the Stroke Unit of the Hospital of Forlì (italian town of North Italy) in 1998 and recorded a percentage of 18.01% of dysphagia, a higher mortality rate (37.9% vs 10.5%) and longer average hospital stays (10.5 vs 6 days). Another interesting findings was the spontaneous tendency to recover from this disorder in the days immediately after the stroke. These findings led us to draw up a working protocol involving medical and paramedical staff (including neurologist, nutritionist and ENT specialists) to deal with this condition which frequently complicates acute strokes. | | Parole chiave | Disfagia, Stroke Unit | | Autori | Pietro Querzani, Giuseppe Benati*, Giampiero Galletti, Carla Angelini, Vincenzo Pedone*, Fabrizio Rasi |
- La prima crisi idiopatica nell'adulto: follow-up ed analisi statistica per un corretto approccio terapeutico
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 255-267, 1999 | | Titolo | La prima crisi idiopatica nell'adulto: follow-up ed analisi statistica per un corretto approccio terapeutico | | Titolo in inglese | The first idiopathic epileptic seizure in adult life: follow-up and statistical analysis for a correct therapeutic approach | | Osp. / Clinica | * Unità Operativa di Neurologia, ^Unità Operativa di Radioterapia (sezione statistica), ULSS 12, Venezia | | Riassunto | Secondo Hauser e Kuriand (38), il 5% della popolazione può manifestare una crisi epilettica nel corso della propria vita. Il nostro interesse è rivolto all'età adulta per i riflessi che l'episodio stesso o la sua recidiva possono avere, ad esempio, per l'idoneità lavorativa o la patente di guida. Vi è ampio dibattito su questo argomento, in particolare sul dubbio amletico: trattare o non trattare (con farmaci antiepilettici) i pazienti con prima crisi idiopatica, con risultati discordanti. Scopo di questo lavoro è cercare di determinare il corretto atteggiamento dello specialista neurologo difronte alla prima crisi comiziale "non provocata". Abbiamo esaminato 278 pazienti giunti alla nostra osservazione presso l'Unità Operativa di Neurologia dell'Ospedale Umberto I di Mestre (Venezia) dal 1977 al 1994. 168 (60.4%) di essi sono stati esclusi dallo studio perchè le loro crisi erano state definite "sintomatiche" in base alla positività degli esami strumentali ai quali i pazienti erano stati sottoposti, alla familiarità per epilessia, alla presenza di precedenti crisi comiziali o crisi febbrili, a malformazioni cerebrali. I rimanenti 110 (39.6%) casi, che avevano avuto una crisi documentata da un testimone oculare, con anamnesi negativa per precedenti crisi e senza fattori precipitanti, sono stati inclusi in questa analisi. Quasi tutti i pazienti avevano presentato crisi generalizzate tonico-cloniche. Quindi sono stati esaminati solamente i casi con prima crisi "idiopatica". I pazienti sono stati divisi in due gruppi: 61/110 con presenza di alterazioni EEGrafiche (braccio A), e 49/110 con EEG negativo (braccio B). I pazienti con EEG positivo (braccio A) venivano subito sottoposti a trattamento anticomiziale considerando, in accordo con vari Autori, la positività dell'EEG un fattore favorente di rischio di recidiva. Gli altri erano sottoposti a terapia solo alla comparsa di recidiva epilettica. I pazienti erano poi seguiti regolarmente. La mediana di follow-up è di 45 mesi (circa 4 anni) con range da 1 mese a 17 anni. Non sono emerse significative asimmetrie di distribuzione nei due gruppi riguardo a sesso ed età. C'è un trend (p=0.06) per la prevalenza di crisi nelle ore diurne nel braccio A (EEG positivo). Quasi tutte le crisi in entrambi i bracci sono state di tipo generalizzato (grande male), tranne 3 casi con esordio focale e successiva generalizzazione (tutte nel braccio B). E' stato studiato l'intervallo tra la prima crisi idiopatica e la prima recidiva. Tra i pazienti del braccio B (EEG negativo) 28 (57%) hanno avuto recidive, mentre solamente 12 (20%) del braccio A (EEG positivo, messi subito in trattamento) hanno presentato recidive. La probabilità attuariale di essere liberi da recidiva a 2 anni è dell'81.89% (±5) per il braccio A (terapia) e 63.39% (±7) per il braccio B (controllo). Inoltre nel braccio A la curva di probabilità raggiunge un plateau dopo 18 mesi, mentre scende in modo continuo per i pazienti del braccio B, in modo tale che a 10 anni tutti i pazienti che non hanno assunto terapia anticomiziale fin dall'esordio sintomatologico sono virtualmente ricaduti. L'età all'epoca della prima crisi sembra influenzare l'andamento del rischio assoluto di recidiva, con tendenza ad andamento bifasico (picchi attorno a 20-24 anni e 45-49 anni) e appare comunque piu elevato per i casi non sottoposti subito a terapia anticomiziale. I risultati ottenuti mediante l'analisi da noi condotta indirizzano verso un inizio immediato della terapia anticomiziale piuttosto che attendere la seconda crisi. La prognosi appare migliore e si minimizzano i problemi concernenti il mondo del lavoro e la guida di autoveicoli. | | Riassunto in inglese | The probability of epileptic seizure during the adult life may be a critical problem at least for 5% of healthy people, according to Hauser and Kurland (38). The recurrence probability is important for the prognosis. The question is: to treat or not to treat with antiepileptic drugs the first epileptic seizure in the adult life. The aim of this study is to define the behaviour of a neurologist in front of a patient having this symptomatology. From 1977 to 1994, 278 patients with a first seizure were admitted in the Neurology Department of Umberto the Ist City Hospital in Mestre (Venice, Italy). One hundred and sixtyeight (60.4%) "symptomatic cases" from various etiologies (familiarity for epilepsy, preceding seizures, febrile seizures, cerebral malformations, CT scan or MR alterations) were excluded from the analysis. The remaining 110 patients (39.6%) with a seizure documented by an eyewitness, without previous unprovoked seizures or an identified proximate precipitant, were included in the study. So, only "idiopathic seizures" were analyzed. Patients were divided in two groups: 61/110 with EEG alterations (arm A) were treated with antiepileptic drugs and 49/110 without EEG alterations (arm B), were not treated until next relapse. The median follow-up is 45 months long (range: 1 month to 17 years), there is no significant difference in distribution for sex and age between the two arms. There is a trend (p=0.06) for the onset of seizure during the morning and the afternoon among cases with positive EEG (arm A). For most cases of both arms the seizures were tonic-clonic (grand mal) and only three had focal onset ( all in arm B). We analyzed the interval between the first seizure and the first recurrence Twenty-eight (57%) patients of arm B (with negative EEG and without therapy) had recurrences, while only 12 (20%) of the treated patients (arm A, with positive EEG). The actuarial 2-years percent probability of being free of recurrence is 81.89 (±5) for arm A, and 63.39 (±7) for arm B (p<0.00001). Moreover, the curve of arm A has a plateau after 18 months, while that of arm B goes down continuously and at ten years all patients are virtuallv relapsed. The age at first seizure seems influence the actuarial absolute risk of recurrence, with a biphasic slope with first peak around 20-24 years and the second around 45-49 years, with a prevalence among arm B patients. Our data recommend to start the antiepileptic treatment at onset after a first idiopathic seizure in adults, for a good prognosis. | | Parole chiave | Prima crisi epilettica, Epilessia idiopatica, Recidiva epilettica, Prognosi per epilessia, Terapia delle crisi epilettiche, Uso terapeutico degli anticonvulsivanti | | Autori | Maela Masato*, Mario Busetto^, Cesare Ravenna* |
- La riabilitazione della deglutizione nei pazienti disfaGici colpiti da stroke: esperienza personale
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (4), 323-330, 1999 | | Titolo | La riabilitazione della deglutizione nei pazienti disfaGici colpiti da stroke: esperienza personale | | Titolo in inglese | The Rehabilitation of the swallowing dysfunctions in stroke's patients | | Osp. / Clinica | U.O. ORL, Azienda Ospedaliera S. Maria della Misericordia, Udine | | Riassunto | La disfagia conseguente a stroke è dovuta principalmente al danno anatomo-funzionale delle componenti orale e faringea della deglutizione, secondario all'alterazione del sistema di controllo centrale della deglutizione. La gravità della disfagia dipende dalla sede e dall'estensione della lesione, mentre l'età e le condizioni generali fisiche e psichiche del paziente sono determinanti per quanto riguarda la possibilità di recupero della disfagia. La maggior parte dei pazienti colpiti da stroke presenta una risoluzione spontanea più o meno rapida della disfagia, ma l'attuazione di un precoce trattamento riabilitativo favorisce un più rapido e completo recupero della funzione deglutitoria, con gli evidenti conseguenti vantaggi di ordine clinico, economico e psicologico. Fin dal 1989 nell'U.O. ORL dell'ospedale Civile di Udine è stato intrapreso un programma di riabilitazione della deglutizione, rivolto ai pazienti colpiti da disfagia neurogena. Tale programma è basato su una prima fase di accurata e completa valutazione clinica e strumentale (videofluoroscopia) del disturbo disfagico, seguita dal trattamento riabilitativo vero e proprio, personalizzato per modi e tempi sulla base delle esigenze del singolo paziente. In questo studio vengono presentati e discussi le indicazioni alla riabilitazione, le differenti tecniche riabilitative ed i risultati di una casistica di 38 pazienti trattati per disfagia conseguente a stroke negli ultimi 18 mesi. | | Riassunto in inglese | Swallowing dysfunction (dysphagia) is a common and serious problem after strokes. Dysphagia following stroke is mainly due to the anatomo-functional impairment of the central nervous system regulating the oral and pharyngeal components of deglutition. Site and extension of ischemic disease bear the utmost importance in this field, while good general psyco-physical conditions of the patient seems less important with reference to swallowing impairment, but very important for a faster and easier recovery of deglutition. A spontaneous recovery of dysphagia usually occurs within some time in many patients, but a scheduled swallowing rehabilitation can improve and fasten this recovery with obvious clinical, psychological and economical advantages for the patient. Since 1989 at ENT Department of Udine Civil Hospital, in North Eastern Italy, swallowing rehabilitation is carried out. Swallowing rehabilitation planning is based on accurate and complete clinical and instrumental (videofluoroscopy) assessment of swallowing abnormalities, on patient's history information and finally on active involvement of the patient in rehabilitation programme. Only when evaluation has been completed a personalized swallowing treatment is started in different progessive steps: general preparation of the patient (breathing, sensitive stimulation), learning of a new voluntary swallowing reflex, strenghtening and stabilization of the new swallowing mechanism. In this study we report and discuss indications and different techniques of swallowing rehabilitation, as well as the results obtained in a group of 38 patients, treated for dysphagia following the stroke. | | Parole chiave | Disfagia, Ictus, Riabilitazione | | Autori | Marco Piemonte, Stefano Palma, Maria Gabriella Rugiu, Enrica Cavallo, Mariangela Zanellato |
- La riabilitazione della deglutizione nei pazienti disfasici colpiti da stroke: esperienza personale
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 000-000, 1999 | | Titolo | La riabilitazione della deglutizione nei pazienti disfasici colpiti da stroke: esperienza personale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | U.O. ORL, Azienda Ospedaliera S. Maria della Misericordia, Udine | | Riassunto | La disfagia conseguente a stroke è dovuta pricipalmente al danno anatomo-funzionale delle componenti orale e faringea della deglutizione, secondario all'alterazione del sistema di controllo centrale della deglutizione. La gravità della disfagia dipende dalla sede e dall'estensione della lesione, mentre l'età e le condizioni generali fisiche e psichiche del paziente sono determinanti per quanto riguarda la possibilità di recupero della disfagia. La maggior parte dei pazienti colpiti da stroke presenta una risoluzione spontanea più o meno rapida della disfagia, ma l'attuazione di un precoce trattamento riabilitativo favorisce un più rapido e completo recupero della funzione deglutitoria, con gli evidenti conseguenti vantaggi di ordine clinico, economico e psicologico. Fin da 1989 nell'U.O. ORL dell'ospedale Civile di Udine è stato intrapreso un programma di riabilitazione della deglutizione, rivolto ai pazienti colpiti da disfagia neurogena. Tale programma è basato su una prima fase di accurata e completa valutazione clinica e strumentale (videofluoroscopia) del disturbo disfagico, seguita dal trattamento riabilitativo vero e proprio, personalizzato per modi e tempi sulla base delle esigenze del singolo paziente. In questo studio vengono presentati e discussi le indicazioni alla riabilitazione, le differenti tecniche riabilitative ed i risultati di una casistica di 38 pazienti trattati per disfagia conseguente a stroke negli ultimi 18 mesi. | | Riassunto in inglese | Swallowing disfunction (dysphagia) is a common and serious problem after strokes. Dysphagia following stroke is mainly due to the anatomo-functional impairment of the central nervous system regulating the oral and pharyngeal components of deglutition. Site and extension of ischemic disease bear the utmost importance in this field, while good general psyco-physical conditions of the patient seems less important with reference to swallowing impairment, but very important for a faster and easier recovery of deglutition. A spontaneous recovery of dysphagia usually occurs within some time in many patients, but a scheduled swallowing rehabilitation can improve and fasten this recovery with obvious clinical, psycological and economical advantages for the patient. Since 1989 at ENT Department of Udine Civil Hospital swallowing rehabilitation is carried out. Swallowing rehabilitation planning is based on accurate and complete clinical and instrumental (videofluoroscopy) assessment of swallowing abnormalities and on patient's history information and finally on active involvement of the patient in rehabilitation programme. Only when evaluation has been completed a personalized swallowing treatment is started in different progessive steps: general preparation of the patient (breathing, sensitive stimulation..), learning of a new voluntary swallowing reflex, learning of a new unvoluntary swallowing reflex, strenghtening and stabilization of the new swallowing mechanism. In this study we report and discuss indications and different techniques of swallowing rehabilitation, as well as the results we obtained in a group of 38 patients, treated for dysphagia following stroke. | | Parole chiave | Difagia, Ictus, Riabilitazione | | Autori | Marco Piemonte, Stefano Palma, Maria Gabriella Rugiu, Enrica Cavallo, Mariangela Zanellato |
- Le alterazioni liquorali nella neurosifilide sintomatica
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (1), 43-47, 1999 | | Titolo | Le alterazioni liquorali nella neurosifilide sintomatica | | Titolo in inglese | C.S.F. alterations in symptomatic neurosyphilis | | Osp. / Clinica | Dipartimento di Discipline Medico-Chirurgiche della Comunicazione e del Comportamento; Sezione di Clinica Neurologica; Laboratorio di Neurochimica Clinica, Università degli Studi di Ferrara | | Riassunto | In questo studio gli autori hanno esaminato i campioni appaiati di siero e di liquido cefalo-rachidiano (LCR) provenienti da 21 pazienti affetti da neurosifilide sintomatica (17 maschi e 4 femmine; età media = 58.2±8.9). Sono stati eseguiti i test sierologici convenzionali (FTA, TPHA, RPR card test), un'analisi citochimica del LCR, una valutazione della eventuale sintesi intratecale di IgG con metodi sia quantitativi (IgG Index) che qualitativi (ricerca di Bande Oligoclonali - BO - mediante Isoelettrofocusing e Immunoblotting IgG-specifico) e lo studio della funzionalità della Barriera Emato-Liquorale (BEL). L'FTA è risultato positivo su siero in tutti i pazienti (100%) e su LCR nell'80.9%. Valori inferiori sono stati rilevati per il TPHA e l'RPR card test. Una pleiocitosi è stata dimostrata in un solo caso, una iperproteinorrachia in 9 (42.8%), un IgG Index > 0.70 in 6 (28.6%), BO in 9 (42.8%) ed un quadro "mirror" in 3 (14.3%). Infine, un danno della BEL era presente in 7 pazienti (33.3%). Questi dati indicano che l'esame liquorale può essere un valido strumento per il monitoraggio sia della fase di attività della malattia che della terapia. | | Riassunto in inglese | Objectives: In the present research, we studied paired serum and cerebrospinal fluid (CSF) samples from 21 consecutive patients affected by symptomatic neurosyphilis (17 males and 4 females; mean age = 58.2±8.9). In all subjects, serum and CSF specimens were assayed for FTA, TPHA, RPR card test, albumin and IgG levels. We also carried out a quantitative (IgG Index) and qualitative (detection of Oligoclonal Bands - OB - by Isoelectric Focusing and Immunoblotting) determination of an intrathecal IgG synthesis and a Blood-CSF Barrier (BCB) dysfunction. Moreover, a chemical-physical analysis was performed for all CSF samples. Results: FTA was positive in all serum specimens (100%), whereas we remarked a CSF response in 80.9%. Lower values were observed for TPHA and RPR card test. A pleocytosis was seen in one case, while an increased concentration of CSF proteins was documented in 9 patients (42.8%). IgG Index > 0.70 was noticed in 6 subjects (28.6%); we detected OB in 9 (42.8%) and a "mirror" pattern in 3 (14.3%). A BCB dysfunction was demonstrated in 7 cases (33.3%). Conclusions: These findings imply that CSF reactivity is a reliable measure of the disease activity. The subsequent CSF normalization, after antibiotic treatment, is mandatory to assure eradication of the disease. | | Parole chiave | Neurosifilide, Liquido cefalo-rachidiano, Immunoblotting | | Autori | Ezio Paolino, Enrico Fainardi, Luca Vaghi, Massimiliano Castellazzi, Enrico Granieri |
- Le sindromi paraneoplastiche neurologiche
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (1), 5-19, 1999 | | Titolo | Le sindromi paraneoplastiche neurologiche | | Titolo in inglese | Paraneoplastic Neurological Syndromes | | Osp. / Clinica | Istituto di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali, Roma | | Riassunto | Le sindromi paraneoplastiche neurologiche sono alterazioni del Sistema Nervoso (SN) che si manifestano in corso di neoplasie, le quali non coinvolgono però - direttamente o indirettamente (attraverso metastasi) - il SN stesso. Possono interessare sia il SNC (cervello, cervelletto, midollo spinale) che il SNP (nervi periferici, giunzione neuromuscolare, muscoli). La etiopatogenesi è da ricercare in diversi tipi di autoanticorpi (anti-Yo, anti-Hu - ANNA-1, anti-Ri, anti-GluR, antiCV2, anti-anfifisina, prodotti dalle cellule neoplastiche o dall'organismo stesso), i quali reagiscono o cross-reagiscono con antigeni (nucleari, citoplasmatici e di membrana) di cellule del SN (neuroni, cellule di Purkinje, oligodendrociti), determinando quadri istopatologici e clinici differenti. | | Riassunto in inglese | Paraneoplastic neurological syndromes are Nervous System diseases occurring in cancer patients; in these cases cancer must not involve, directly or not directly (by metastasis), the Nervous System. These syndromes involve both Central (cerebral hemispheres, cerebellum, spinal cord) and Peripheral Nervous System (peripheral nerves, endplate, muscles). They may be caused by several autoantibodies (anti-Yo, anti-Hu - ANNA-1, ant-Ri, anti-GluR, anti-CV2, anti-amphiphysin), produced by neoplastic tissue or by immune system. These autoantibodies react or cross-react with nuclear, citoplasmatic or membrane antigens, presented by different Nervous System cells (neurons, Purkinje's cells, olygodendrocytes) and produce different clinical and hystopathological features, depending on the specific involved area. | | Parole chiave | Sindromi paraneoplastiche neurologiche, Autoanticorpi | | Autori | Leoluca Parisi, Gabriele Valente, Claudio Castagnoli, Lorena Valletta, Mariano Serrao |
- Malattia di Marchiafava Bignami. Diagnosi in vita
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (1), 000-000, 1999 | | Titolo | Malattia di Marchiafava Bignami. Diagnosi in vita | | Titolo in inglese | Marchiafava-Bignami's Disease: a clinical case report with favourable outcome | | Osp. / Clinica | Dipartimento di Neuroscienze, Università di Roma "La Sapienza" | | Riassunto | Viene presentato un caso inquadrato come malattia di Marchiafava-Bignami con madre affetta da cirrosi epatica, paziente con forte consumo di alcoolici dall'età di 25 anni, e con presenza di deficit di coordinazione, motori, visivi e callosi. Peculiare caratteristica è lo spasmo facciale, ma di rilievo sono anche la presenza di deficit sensitivi da neuropatia alcoolica e di un episodio acuto di afasia ed emiparesi destra e la benignità di evoluzione del quadro. È stata fatta diagnosi con il fondamentale contributo dell'esame TC e soprattutto RM, e degli esami nerofisiologici, ribadendosi la possibilità di una diagnosi in vita della malattia. | | Riassunto in inglese | We describe a patient 42 years old, strong smoker, with Marchiafava-Bignami disease characterized by heavy alcohol consumption from the age of 25 and coordination, motor, visual and callosal deficits. Noteworthy features in this case are the facial spasm, as well as the presence of sensory neuropathy associated with alcohol consumption, an episode of acute aphasia and right hemiparesis, and the benign nature of the evolution of the clinical picture. The diagnosis was based above all on an MRI examination, combined with a CT scan and neurophysiological examinations, which confirms the possibility of making such a diagnosis before death. | | Parole chiave | Malattia di Marchiafava-Bignami, Spasmo facciale, Diagnosi in vita | | Autori | Sabatino Fabri, Ada Francia, Paola Fabri, Luigi Martini, Mario Manfredi |
- Malattia di Marchiafava Bignami. Diagnosi in vita
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (2), 155-161, 1999 | | Titolo | Malattia di Marchiafava Bignami. Diagnosi in vita | | Titolo in inglese | Marchiafava-Bignami's Disease: a clinical case report with favourable outcome | | Osp. / Clinica | Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Roma "La Sapienza" - * IRCCS Neurologia, Pozzilli, (Is) | | Riassunto | Viene presentato un caso inquadrato come malattia di Marchiafava-Bignami con madre affetta da cirrosi epatica, paziente fumatore e con elevato consumo di alcoolici dall'età di 25 anni, e con presenza di deficit di coordinazione, motori, visivi e callosi. Peculiare caratteristica è lo spasmo facciale, ma di rilievo sono anche la presenza di deficit sensitivi da neuropatia alcoolica, di un episodio acuto di afasia ed emiparesi destra e la benignità di evoluzione del quadro. È stata fatta diagnosi con il fondamentale contributo dell'esame TC e soprattutto RM e degli esami neurofisiologici, ribadendosi la possibilità di una diagnosi in vita della malattia. | | Riassunto in inglese | We describe a 42 years-old patient, who is a heavy strong smoker, with Marchiafava-Bignami disease characterized by heavy alcohol consumption from the age of 25 and coordination, motor, visual and callosal deficits. Noteworthy features in this case are the facial spasm, as well as the presence of sensory neuropathy associated with alcohol consumption, an episode of acute aphasia and right hemiparesis, and the benign nature of the evolution of the clinical picture. The diagnosis was based above all on an MRI examination, combined with a CT scan and neurophysiological examinations, which confirms the possibility of making such a diagnosis before death. | | Parole chiave | Malattia di Marchiafava-Bignami, Spasmo facciale, Diagnosi in vita | | Autori | Sabatino Fabri, Ada Francia, Paola Fabri, Luigi Martini, Mario Manfredi |
- Malattia di parkinson: confronto tra metodiche elettrofisiologiche nella diagnosi in fase precoce
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (2), 121-132, 1999 | | Titolo | Malattia di parkinson: confronto tra metodiche elettrofisiologiche nella diagnosi in fase precoce | | Titolo in inglese | Parkinson's disease: comparison between electrophysiological techniques for an early diagnosis | | Osp. / Clinica | Clinica Neurologica, Ospedale Generale Regionale Torrette di Ancona (AN) | | Riassunto | La diagnosi di Malattia di Parkinson (MdP) è attualmente fondata essenzialmente su criteri clinici. L'accuratezza diagnostica, sulla base di quanto osservato da studi autoptici, è circa del 70-80%. Lo scopo della nostra ricerca è quello di valutare se sia utile associare all'esame clinico l'impiego di un set di metodiche elettrofisiologiche (Potenziali evocati visivi da pattern - P-PEV, Riflesso Flessore - RF, Riflessi a lunga latenza - LLR) in grado di rilevare alterazioni precoci e caratteristiche della MdP. Le nostre osservazioni confermano in parte i dati già descritti in letteratura, ma soprattutto permettono di evidenziare che l'uso combinato dei P-PEV e dei Long loop reflex può costituire un valido presidio diagnostico anche nelle fasi precoci di malattia. | | Riassunto in inglese | Parkinson's disease (PD) diagnosis are made actually by clinic criteria. Autoptic studies have demostrated that the diagnostic accuracy is about 70-80%. The aim of our study is to evaluate the usefulness to associate with clinical approach a set of electrophysiological studies (Pattern Visual evoked potentials - P-VEP, Flexor reflex - FR, Long loop Reflex - LLR), in order to detect neurophysiological alterations in the early PD. Our observations confirm partially the data on the literature, and emphasized especially the use of the P-VEP and LLR as a helpful way to early PD diagnosis. | | Parole chiave | Malattia di Parkinson, Potenziali evocati visivi - PEV, Riflesso flessore - RF, Riflessi a lunga latenza - LLR | | Autori | Dante Paladini, Antonio Cinti, Paolo Guidoni, Fabio Di Marzio, Silvia Cocci Grifoni, Luigino De Dominicis, Fabrizia Biccirè, Franco Angeleri |
- Malattia di Rosai-Dorfman a duplice localizzazione spinale ed intracranica. Caso clinico
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 293-296, 1999 | | Titolo | Malattia di Rosai-Dorfman a duplice localizzazione spinale ed intracranica. Caso clinico | | Titolo in inglese | Rosai-Dorfman disease with spinal and intracranial location. Case report | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, * Istituto di Anestesia, ** Istituto di Anatomia Patologica, *** Servizio di Neuroradiologia, ° Clinica di Ematologia, Azienda Ospedaliera "Umberto I°", Torrette, Ancona | | Riassunto | Gli autori riportano un caso di malattia di RD, una rara malattia idiopatica, istioproliferativa a carico del tessuto linfonodale, localizzazioni extralinfonodali sono presenti nel 25% dei pazienti mentre più rare sono le lesioni isolate senza coinvolgimento linfonodale. Una recente revisione della letteratura ha evidenziato 18 pazienti affetti da localizzazioni a carico del SNC le cui caratteristiche radiologiche avevano indotto una diagnosi preoperatoria di meningioma. Il caso riportato è estremamente raro riguardando un paziente portatore di lesioni endocraniche e spinali. Viene sottolineato la necessità di un follow up accurato negli anni ai fini di evitare una disseminazione delle lesioni. | | Riassunto in inglese | The authors report a case of Rosai-Dorfman (RD) disease, a rare idiopathic, histioproliferative disorder affecting lymphonodal tissue. Extranodal location of the lesions may be present in 25% of the patients; isolated lesions without nodal involvement may also be diagnosed. A recent review of literature reported 12 cases of CNS involvement. Preoperative neuroradiological features led to a diagnosis of meningioma in all the cases. The present case is extremely rare as it deals with a patient affected by a lumbosacral location of the disease who later developed multiple intracranial lesions. The authors stress the need of a close follow up in order to avoid the development of multiple lesions which may not be amenable to surgery. | | Parole chiave | Linfoadenopatia, Malattia di Rosai-Dorfman, Istiocitosi, Meningioma | | Autori | Bahman Ashraf Noubari, Stefano Vecchioni, Marco Caruselli*, Michele De Nictolis**, Ugo Pasquini***, Marino Brunori°, Giuseppe Caruselli |
- Meningioma extradurale a sviluppo intratecale simulante un sarcoma del calvario
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (2), 167-170, 1999 | | Titolo | Meningioma extradurale a sviluppo intratecale simulante un sarcoma del calvario | | Titolo in inglese | Interosseous osteolytic meningioma of the calvaria mimicking sarcoma.A case report | | Osp. / Clinica | Department of Neurosurgery, Department of Pathology, Azienda Ospedaliera San Giovanni Hospital, Rome, Italy | | Riassunto | Gli Autori riportano in un uomo di 60 anni, un raro caso di un meningioma extradurale a sviluppo intratecale a livello del calvarium che ebbe la sua manifestazione clinica con una grossa tumefazione cranica a rapida crescita e radiologicamente come una lesione erosiva ossea con spicule radiali ed interessamento sia del tavolato interno che esterno tale da ipotizzare la diagnosi di sarcoma. Dopo 3 anni un controllo TC era negativo. Viene discussa la diagnosi differenziale alla luce di una revisione della letteratura. | | Riassunto in inglese | We report in a man of 60 years old a rare interosseous extradural meningioma of the calvarium. The involvement of the inner and outer tables with a large lytic area associated with the presence of radial spiculations suggested the diagnosis of a sarcoma After three years at the follow-up control CT scan was negative. Diagnostic criteria and the pertinent literature on meningiomas of the calvarium is also reviewed. | | Parole chiave | Meningioma extradurale, Meningioma intraosseo, Sarcoma | | Autori | Sandro Mercuri, Stefano Esposito, Marco Giordano, Leopoldo Costarelli |
- Miotonia congenita, epilessia, schizofrenia: un'insolita associazione
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 297-301, 1999 | | Titolo | Miotonia congenita, epilessia, schizofrenia: un'insolita associazione | | Titolo in inglese | Congenital myotonia, epilepsy and schizophrenia. Case report | | Osp. / Clinica | Servizio di Neurofisiopatologia, * Divisione di Neurologia, ** Servizio di Radiologia Azienda Ospedaliera Villa Sofia - CTO, Palermo, ° Clinica Neurologica 2, Policlinico Universitario, Messina, °° Dipartimento di Salute Mentale% | | Riassunto | Il paziente, dell'età di 24 anni, mostrava, dall'età di 8 mesi, difficoltà nell'apertura delle mani dopo averle chiuse a pugno e crisi epilettiche generalizzate dall'età di un anno. All'età di 14 anni scomparsa degli attacchi epilettici in seguito a terapia con fenobarbital e carbamazepina. Non abbiamo dati certi sulla storia familiare poiché egli è figlio adottivo. All'età di 15 anni il paziente presentava una sindrome dissociativa psicotica. All'osservazione era presente una diffusa ipertrofia muscolare, fenomeno miotonico alle mani e assenza dei riflessi osteotendinei. L'esame psicometrico e il test di Rorschach rivelavano un'intelligenza inferiore alla media con perdita del contatto con la realtà e distorsioni cognitive. L'EEG era alterato, la TAC cranio era normale. La SPECT cerebrale con 99mTc - HMPAO evidenziava una ridotta perfusione ai nuclei della base. Il livello sierico di CK era 297 IU/l (v.n. 25-200 IU/l). L'esame elettromiografico evidenziava la presenza di scariche di tipo miotonico. La biopsia muscolare rivelava alcune fibre atrofiche ed un abnorme aumento di nuclei centralizzati. In considerazione di recenti studi molecolari riguardanti le patologie legate a disfunzioni dei canali ionici, ci è sembrato opportuno segnalare questo caso, nel quale l'associazione di miotonia, epilessia e schizofrenia può rappresentare l'esempio di tre malattie con un comune meccanismo patogenetico. | | Riassunto in inglese | The patient, a 24-years old man, an adoptive son without data about his relative, showed, at the age of 8 months, difficulty in opening hands after grasp and a history of generalized seizures since he was 1-years old. At the age of 14 years diseappearance of epileptic attacks under therapy with phenobarbital and carbamazepine, and at the age of 15 years the patient showed a psychotic dissociative syndrome. In the hospital a diffuse muscular hypertrophy, myotonic phenomenon at the hands and absent tendon reflexes were present. Intellectual evaluation revealed a below average intelligence with loss of real contact and cognitive distorsion of mind. EEG was abnormal; CT brain scan was normal. Cerebral SPECT with 99mTc - HMPAO evidenced a reduced perfusion of the basal ganglia. Serum levels of CK were 297 IU/l (n.v. 25-200 IU/l) CNEMG showed myotonic discharges. Muscle biopsy revealed some atrophic fibers and an increased number of internal nuclei. In consideration of recent molecular studies concerning diseases related to dysfunction of the ionic channel we describe this case in which the occurrence of myotonia, epilepsy and schizophrenia may represent the expression of three associated disturbances with a common pathogenetic mechanism. | | Parole chiave | Miotonia, Epilessia, Schizofrenia | | Autori | Marcello Romano, Carmelo Rodolico°, Salvatore Cottone*, Antonio Toscano°, Luigi Pastore*, Francesco Gioia**, Alessandro Bilello, Antonio Francomano°°, Angelo Quartarone°, Paolo Girlanda°, Giuseppe Vita° |
- Patogenesi e prognosi dell'ictus ischemico in pazienti ultrasettantenni: analisi di una casistica ospedaliera di 149 pazienti
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 000-000, 1999 | | Titolo | Patogenesi e prognosi dell'ictus ischemico in pazienti ultrasettantenni: analisi di una casistica ospedaliera di 149 pazienti | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Unità Operativa di Medicina Interna II, Ospedale di S.M. Annunziata, Firenze | | Riassunto | Nonostante l'alta prevalenza dell'infarto cerebrale negli anziani, gli studi che si occupano di questi pazienti sono carenti. Un'analisi retrospettiva di 149 pazienti consecutivi con stroke ischemico di età >= 70 anni ammessi nella nostra unità fra il Gennaio 97 e il Giugno 98 è stato intrapreso in questo lavoro. I casi clinici sono stati classificati secondo i criteri dello studio TOAST. modificato: arteriosclerotico (ATS), cardioembolico (CE), lacunare (LAC), incerto (INC), indeterminato (IND). I soggetti sono stati raggruppati in 4 sottotipi clinici secondo i criteri di Bamford (TACS, PACS, POCS, LACS). L'età media era di 89 anni, 82 femmine e 60 maschi. La mortalità al 10° giorno è risultato del 13%. I sottogruppi patogeni erano così rappresentati: IND 40%, CE 29%, LAC 14%, ATS 10%, INC 7%. L'incidenza di stroke CE era significativamente più alta in pazienti di età > 80 anni che nei pazienti di età fra 70 e 80 anni (P: 0,05). la FA si aveva nell'80% degli stroke CE. La mortalità a seconda dei sottogruppi patogenetici e risultata: CE 21%, IND 15%, INC 9%, ATS 6%, LAC 0%. Il sottogruppo più severo (TACS) aveva una patogenesi CE nel 47% dei casi, IND nel 47% e INC nel 6% (ATS e LACS 0%). Questi dati confermano l'alta incidenza di stroke Ce negli anziani e sottolineano la gravità di questo tipo di stroke sia per la disabilita residua che per la mortalità. Sicuramente questi dati sono sottostimati perché molti casi classificati come stroke IND, rientrano probabilmente nel sottogruppo dei CE, ma non era sbto possibile sottoporli ad una T.E.E. Conclusioni: la profilassi primaria e secondaria dell'infarto cerebrale nell'anziano deve non solo comprendere i fattori di rischio cardiovascolari, ma anche e principalmente deve trattare le fonti di cardioembolismo e intraprendere un appropriata terapia anticoagulante. | | Riassunto in inglese | Despite the high prevalence of ischaemic stroke in the elderly, there is a relative lack of studies concerning this patients. A retrospective analysis of 149 consecutive patients with ischaemic stroke aged 70 and over admitted in our unit between Jan. 1997 and Jun 1998 was carried out. We classified stroke with TOAST study criteria partially modified in: aterosclerosis (ATS), cardioembolic (CE), lacunar (LAC), uncertain (UNC), undetermined (UND). Patients were also grouped in four clinical subtypes according with Bamford criteria (TACS, PACS, POCS, LACS). The mean age was 82 (female 84, male 60 ). Mortality at 10th day was 13%. Pathogenetic subgroups rate was: UND 40%, CE 29%, LAC 14%, ATS%, UNC 7%. The incidence of CE strokes was significantly higher in patients aged over 80 compared to patients aged 70-80 (0.05). Atrial-fibrillation occurred in 80% of CE strokes. Mortality rates for pathogenetics subgroups were: CE 21%, UND 15%, UNC 9%, ATS 6%, LAC 0%. The most severe clinic subgroup (TACS) had CE pathogenesis in 47% cases, UND 47% and UNCS 6% (ATS and LACS 0%). These data confirm the high incidence of CE stroke in the elderly and underline the severe nature of this type of stroke both for disability and mortality. Surely these data are undervalued because many patients classifled UND were suspected for CE pathogenesis for clinical and radiological assets, but we could'nt study them with TEE both for very advanced age or severe disease. Conclusion: primary and secondary ischaemic stroke prophylaxis in elderly should not only control crdiovascular risk factors, but also and mainly treat the sources of cardioembolism (particulary atrial fibriilation) by establishing an appropriate anticoagulant therapy. | | Parole chiave | | | Autori | Giancarlo Landini, Giuseppe Regoli, Anna Stefanini, Maria Teresa Passaleva, Luisa Guastella, Augusto Ghetti |
- Patogenesi e prognosi dell'ictus ischemico in pazienti ultrasettantenni: analisi di una casistica ospedaliera di 149 pazienti
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (4), 343-347, 1999 | | Titolo | Patogenesi e prognosi dell'ictus ischemico in pazienti ultrasettantenni: analisi di una casistica ospedaliera di 149 pazienti | | Titolo in inglese | Pathogenesis and outcome of the stroke in patients over 70 | | Osp. / Clinica | Unità Operativa di Medicina Interna II, Ospedale di S.M. Annunziata, Firenze | | Riassunto | Nonostante l'alta prevalenza dell'infarto cerebrale negli anziani, gli studi che si occupano di questi pazienti sono carenti. Un'analisi retrospettiva di 149 pazienti consecutivi con stroke ischemico di età >= 70 anni ammessi nella nostra unità fra il gennaio 97 e il giugno 98 (82 femmine e 60 maschi) è stato intrapreso in questo lavoro. I casi clinici sono stati classificati secondo i criteri dello studio TOAST. modificato: arteriosclerotico (ATS), cardioembolico (CE), lacunare (LAC), incerto (INC), indeterminato (IND). I soggetti sono stati raggruppati in 4 sottotipi clinici secondo i criteri di Bamford (TACS, PACS, POCS, LACS). L'età media era di 89 anni. La mortalità al 10° giorno è risultata del 13%. I sottogruppi patogeni erano così rappresentati: IND 40%, CE 29%, LAC 14%, ATS 10%, INC 7%. L'incidenza di stroke CE era significativamente più alta in pazienti di età > 80 anni che nei pazienti di età fra 70 e 80 anni (P: 0,05). la FA si aveva nell'80% degli stroke CE. La mortalità a seconda dei sottogruppi patogenetici è risultata: CE 21%, IND 15%, INC 9%, ATS 6%, LAC 0%. Il sottogruppo più severo (TACS) aveva una patogenesi CE nel 47% dei casi, IND nel 47% e INC nel 6% (ATS e LACS 0%). Questi dati confermano l'alta incidenza di stroke Ce negli anziani e sottolineano la gravità di questo tipo di stroke sia per la disabilità residua che per la mortalità. Sicuramente questi dati sono sottostimati perché molti casi classificati come stroke IND, rientrano probabilmente nel sottogruppo dei CE, ma non era stato possibile sottoporli ad una TEE. Conclusioni: la profilassi primaria e secondaria dell'infarto cerebrale nell'anziano deve non solo comprendere i fattori di rischio cardiovascolari, ma anche e principalmente deve trattare le fonti di cardioembolismo e intraprendere un appropriata terapia anticoagulante. | | Riassunto in inglese | Despite the high prevalence of ischaemic stroke in the elderly, there is a relative lack of studies concerning these patients. A retrospective analysis of 149 consecutive patients (F 89 and M 60) with ischaemic stroke aged 70 and over admitted in our unit between Jan. 1997 and June 1998 was carried out. We have classified the stroke with TOAST study criteria, partially modified, in: atherosclerosis (ATS), cardioembolic (CE), lacunar (LAC), uncertain (UNC), undetermined (UND). Patients were also grouped in four clinical subtypes according with Bamford criteria (TACS, PACS, POCS, LACS). The mean age was 82. Mortality at 10th day was 13%. Pathogenetic subgroups rate was: UND 40%, CE 29%, LAC 14%, ATS%, UNC 7%. The incidence of CE strokes was significantly higher in patients aged over 80 compared to patients aged 70-80 (0.05). Atrial-fibrillation occurred in 80% of CE strokes. Mortality rates for pathogenetics subgroups were: CE 21%, UND 15%, UNC 9%, ATS 6%, LAC 0%. The most severe clinic subgroup (TACS) had CE pathogenesis in 47% cases, UND 47% and UNCS 6% (ATS and LACS 0%). These data confirm the high incidence of CE stroke in the elderly and underline the severe nature of this type of stroke both for disability and mortality. Surely these data are undervalued because many patients classifled UND were suspected for CE pathogenesis for clinical and radiological assets, but we could'nt study them with TEE, both for very advanced age or severe disease. Conclusions: primary and secondary ischaemic stroke prophylaxis in elderly not only controls the cardiovascular risk factors, but also and mainly treats the sources of cardioembolism (particularly atrial fibrillation) by establishing an appropriate anticoagulant therapy. | | Parole chiave | Ictus cerebrale, Senilità, Epidemiologia | | Autori | Giancarlo Landini, Giuseppe Regoli, Anna Stefanini, Maria Teresa Passaleva, Luisa Guastella, Augusto Ghetti |
- Rachialgie: esercizio terapeutico e medicina manuale
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 269-277, 1999 | | Titolo | Rachialgie: esercizio terapeutico e medicina manuale | | Titolo in inglese | Back pain: therapeutic exercise and manual medicine | | Osp. / Clinica | *USU Ospedale Andrea Alesini, Roma, ** Scuola di Specializzazione in MFR, Università di Tor Vergata, Roma | | Riassunto | La lombalgia rappresenta una delle patologie di maggior rilievo sociale nei paesi industrializzati, sia per numero di individui affetti che per costi ad essa correlati. Lo scopo di questo lavoro è quello di prendere in esame alcune metodiche di prevenzione e trattamento del dolore lombare quali la Back School, l'Esercizio terapeutico e la Medicina Manuale. | | Riassunto in inglese | Low back pain is one of the most common illnesses in modern country, which also brings a severe economic burden to society. The aim of this article is to describe some of the most spread methods for prevention and treatment of back pain as Bach School, Therapeutic Exercise and Manual Medicine. | | Parole chiave | Rachialgia, Back school, Esercizio terapeutico, Medicina manuale | | Autori | Valter Santilli*, Gabriella Di Girolamo**, Stefano Finucci**, Silvia Capici*, Enzo Paris |
- Rachialgie: meccanismi del dolore lombare, trattamento con mezzi fisici e terapia infiltrativa
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 279-286, 1999 | | Titolo | Rachialgie: meccanismi del dolore lombare, trattamento con mezzi fisici e terapia infiltrativa | | Titolo in inglese | Back pain: low back pain model, treatment with physical and injective therapy | | Osp. / Clinica | *USU Ospedale Andrea Alesini, Roma, ** Scuola di Specializzazione in MFR, Università di Tor Vergata, Roma | | Riassunto | In questo lavoro vengono presi in considerazione i meccanismi che sottendono alla produzione del dolore a partenza dalle diverse strutture algogene del rachide. Di seguito vengono esposti alcuni tra i più comuni mezzi fisici per il trattamento del low back pain (TENS, Termoterapia EMG-Biofeedback) ed i principi che regolano il loro utilizzo, ed in ultimo il ruolo della terapia infiltrativa a scopo antalgico (ozonoterapia, infiltrazioni, mesoterapia). | | Riassunto in inglese | The article is intended to treat the anatomical structures from which back pain arouses and the physiological mechanisms of its production. Then we deal with some of the most used devices for physical therapy (TENS, termotherpy, EMG-Biofeedback) and their principles. Finally we examine the role of local injective therapy (ozonetherapy, infiltrations, mesotherapy). | | Parole chiave | Rachialgia, Terapia fisica, TENS, EMG biofeedback | | Autori | Valter Santilli*, Gabriella Di Girolamo**, Stefano Finucci**, Silvia Capici*, Enzo Paris |
- Sindrome da deficit mesencefalico nell'idrocefalo da stenosi dell'acquedotto di silvio
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (3), 289-292, 1999 | | Titolo | Sindrome da deficit mesencefalico nell'idrocefalo da stenosi dell'acquedotto di silvio | | Titolo in inglese | Midbrain dysfunction syndrome in hydrocephalus by aqueduct stenosis | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Azienda Ospedaliera "Umberto I", Torrette, Ancona | | Riassunto | Gli autori riportano due casi di idrocefalo triventricolare in cui il quadro d'ipertensione endocranica si associava ad una sindrome di Parinaud; al quadro clinico di disfunzione mesencefalica faceva riscontro il dato RMN di un aumento dell'intensità di segnale a livello mesencefalico nelle scansioni pesate in T2. La sindrome del tegmento mesencefalico si dimostrò stabile anche durante i periodi di buon funzionamento dello shunt. La ventricolocisternostomia del III con tecnica endoscopica e la ventricolocisternostomia sec. Torkildsen, eliminarono la necessità di revisioni seriate degli shunt. La sindrome di Parinaud si dimostrò reversibile nel caso osservato più a lungo dopo l'intervento,mentre scomparivano rapidamente i gravi sintomi generali. Gli autori concludono che l'intervento di ventricolocisternostomia in tutte le sue varianti tecniche dovrebbe essere l'intervento di scelta in caso di idrocefalo triventricolare. Tali procedure eliminano molti degli effetti collaterali degli shunt ventricolo-peritoneali determinando un perfetto equilibrio tra pressioni sopra e sottotentoriali; la sindrome di Parinaud, che spesso si riscontra in tali pazienti, non è sempre reversibile in breve tempo. | | Riassunto in inglese | The authors report two cases of triventricular hydrocephalus where intracranial hypertension was associated with Parinaud syndrome: midbrain dysfunction was demonstrated by mesensencephalic increased signal intensity in the T2 weighted sequences on MRI. Pretectal syndrome was evident also during shunt functioning periods. Both third ventriculostomy and ventriculostomy according to Torkildsen, gave good long term results. The authors conclude that ventriculocisternostomy procedures, according to the different techniques, should be the first choice in cases of hydrocephalus due to aqueduttal stenosis; these surgical procedures avoid most of the side effects of ventriculoperitoneal shunt by eliminating the pressure gradient across the tentorial notch. Parinaud syndrome,very common in these patients, is not always reversible in short time. Parinaud syndrome, however, was reversible in a patient observed for an enough long period. | | Parole chiave | Idrocefalo, Sindrome di Parinaud, Shunt, Ventricolocisternostomia, Stenosi dell'acquedotto | | Autori | Bahman Ashraf Noubari, Stefano Vecchioni, Marco Caruselli, Giuseppe Caruselli |
- Sindrome demielinizzante multifocale centrale e periferica con epilessia. Presentazione di un caso
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (1), 59-63, 1999 | | Titolo | Sindrome demielinizzante multifocale centrale e periferica con epilessia. Presentazione di un caso | | Titolo in inglese | Central and peripheral multifocal demyelinating syndrome with epilepsy: case report | | Osp. / Clinica | Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Roma "La Sapienza" - * IRCCS Neuromed, Pozzilli (IS) | | Riassunto | Viene presentato un caso di progressivo deficit di forza ed areflessia agli arti, diminuzione della velocità di conduzione dei nervi, tendenza alla dispersione dei potenziali o aumento delle latenze distali, con quadro neuropatologico di perdita di fibre mieliniche ed aspetti di de-remielinizzazione e presenza di onion bulbs, in una donna di 40 anni che da 18 era affetta da epilessia, anche con episodi di grande male, collegata verosimilmente ad una coesistente sclerosi multipla (SM), la cui espressione clinica era data da episodi di neurite ottica e paresi a genesi centrale, confermata dai reperti della RM. Il caso è contributo alla definizione degli aspetti clinici dell'affezione discussa, appunto per la eccezionale particolarità clinica della presenza di epilessia con stato di male, che è attribuita alla notevole estensione ed edema delle placche di SM fino ad aversi un imponente effetto massa. | | Riassunto in inglese | We describe a case characterized by progressive weakness, limb areflexia, reduced nerve conduction velocity, a drop in evoked potentials and increase in distal latencies, a neuropathological picture which shows loss of myelin fibres and features of de-remyelinization in the presence of onion bulbs in a woman 40 years old, affected from the age of 22 years by epilepsy probably determined by a multiple sclerosis clinically expressed by optic neuritis and paresis of central origin and confirmed by means of MRI. This case contributes to the definition of the clinical aspects of this pathology, particularly on account of the presence of epilepsy with epileptic status, which is attributed to the extension and oedema of the plaques resulting in a significant mass effect. | | Parole chiave | Sclerosi multipla, Neuropatia demielinizzante, Epilessia | | Autori | Edito Fabrizio, Sabatino Fabri, Alfredo Berardelli, Roberto Di Fabio, Valentina Martines, Elena Pennisi, Paola Fabri, Ada Francia, Mario Manfredi |
- Studio neuropsicologico di una popolazione di pazienti con epilessia del lobo temporale candidati alla chirurgia: correlazioni con la valutazione volumetrica delle strutture meso-temporali
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (1), 23-30, 1999 | | Titolo | Studio neuropsicologico di una popolazione di pazienti con epilessia del lobo temporale candidati alla chirurgia: correlazioni con la valutazione volumetrica delle strutture meso-temporali | | Titolo in inglese | Neuropsychological Study of a group of patients with epilepsy of the temporal lobe, candidate for an eventual surgical treatment: correlations with the volumetric evaluation of the meso-temporal structures | | Osp. / Clinica | U.O. di Neurologia-Neurofisiopatologia, USL 8 Arezzo - * Istituto di Ricerca «A. Cesalpino», Terontola | | Riassunto | Premessa e obiettivo: Gli autori propongono, per la valutazione non invasiva di candidati alla chirurgia dell?epilessia del lobo temporale, una metodologia localizzatoria che integri le informazioni fornite da indagini neuroradiologiche con quelle provenienti dalla valutazione neuropsicologica. | | Riassunto in inglese | Objective: In order to evaluate, using non invasive methods, candidates to surgery for temporal lobe epilepsy, a localization method capable of integrating informations generated by neuroradiological imaging and by neuropsychological evaluation, is here proposed. | | Parole chiave | Epilessia, Neurochirurgia, Neuropsicologia | | Autori | Paolo Zolo, Lara Cesari, Piero Coleschi, Angelo Bianchi, Gianluca Cuneo*, Enrico Signorini* |
- Studio neuropsicologico di una popolazione di pazienti con epilessia del lobo temporale candidati alla chirurgia: correlazioni con la valutazione volumetrica delle strutture meso-temporali
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (1), 23-30, 1999 | | Titolo | Studio neuropsicologico di una popolazione di pazienti con epilessia del lobo temporale candidati alla chirurgia: correlazioni con la valutazione volumetrica delle strutture meso-temporali | | Titolo in inglese | Neuropsychological Study of a group of patients with epilepsy of the temporal lobe, candidate for an eventual surgical treatment: correlations with the volumetric evaluation of the meso-temporal structures | | Osp. / Clinica | U.O. di Neurologia-Neurofisiopatologia, USL 8 Arezzo - * Istituto di Ricerca «A. Cesalpino», Terontola | | Riassunto | Premessa e obiettivo: Gli autori propongono, per la valutazione non invasiva di candidati alla chirurgia dell?epilessia del lobo temporale, una metodologia localizzatoria che integri le informazioni fornite da indagini neuroradiologiche con quelle provenienti dalla valutazione neuropsicologica. | | Riassunto in inglese | Objective: In order to evaluate, using non invasive methods, candidates to surgery for temporal lobe epilepsy, a localization method capable of integrating informations generated by neuroradiological imaging and by neuropsychological evaluation, is here proposed. | | Parole chiave | Epilessia, Neurochirurgia, Neuropsicologia | | Autori | Paolo Zolo, Lara Cesari, Piero Coleschi, Angelo Bianchi, Gianluca Cuneo*, Enrico Signorini* |
- Studio neuropsicologico di una popolazione di pazienti con epilessia del lobo temporale candidati alla chirurgia: correlazioni con la valutazione volumetrica delle strutture meso-temporali
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (1), 23-30, 1999 | | Titolo | Studio neuropsicologico di una popolazione di pazienti con epilessia del lobo temporale candidati alla chirurgia: correlazioni con la valutazione volumetrica delle strutture meso-temporali | | Titolo in inglese | Neuropsychological Study of a group of patients with epilepsy of the temporal lobe, candidate for an eventual surgical treatment: correlations with the volumetric evaluation of the meso-temporal structures | | Osp. / Clinica | U.O. di Neurologia-Neurofisiopatologia, USL 8 Arezzo - * Istituto di Ricerca "A. Cesalpino", Terontola | | Riassunto | Premessa e obiettivo: Gli autori propongono, per la valutazione non invasiva di candidati alla chirurgia dell'epilessia del lobo temporale, una metodologia localizzatoria che integri le informazioni fornite da indagini neuroradiologiche con quelle provenienti dalla valutazione neuropsicologica. Materiale e metodo: Sono state correlate le caratteristiche cliniche diagnostiche ed elettroencefalografiche di 8 soggetti, che presentavano crisi epilettiche parziali intrattabili, con i profili cognitivi delineati tramite somministrazione di una batteria standardizzata di tests neuropsicologici e con le dimensioni delle strutture meso-temporali rilevate mediante studio volumetrico con risonanza magnetica. Risultati e conclusioni: I risultati ottenuti dagli autori suggeriscono che correlare a dati EEG il profilo neuropsicologico e i dati volumetrici delle strutture meso-temporali, in pazienti candidati alla neurochirugia, costituisce una prospettiva interessante da arricchire soprattutto perché vengono utilizzate tecniche non invasive. | | Riassunto in inglese | Objective: In order to evaluate, using non invasive methods, candidates to surgery for temporal lobe epilepsy, a localization method capable of integrating informations generated by neuroradiological imaging and by neuropsychological evaluation, is here proposed. Patients and methods: Clinical characteristics, both diagnostic and elettroencephalographics, have been correlated, in 8 patients presenting drug resistent partial epilepsy seizures, with cognitive profiles generated using neuropsychological tests standard set and with mesotemporal structures size, evaluated by Nuclear Magnetic Resonance volumetric studies. Results and conclusions: Results obtained suggest that the choice to correlate EEG data, neuropsychological profile and volumetrical data of mesotemporal structures in patients eligible to surgery, represents an interesting prospective, wich needs to be potentiated since non-invasive methods are used. | | Parole chiave | Epilessia, Neurochirurgia, Neuropsicologia | | Autori | Paolo Zolo, Lara Cesari, Piero Coleschi, Angelo Bianchi, Gianluca Cuneo*, Enrico Signorini* |
- Terapia dello stato di male epilettico
| Anno | 1999 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 45, (2), 99-118, 1999 | | Titolo | Terapia dello stato di male epilettico | | Titolo in inglese | Therapy of the Status Epilepticus | | Osp. / Clinica | Dipartimento di Scienze Neurologiche, * Borsista AISM - Università degli Studi "La Sapienza", Roma | | Riassunto | Lo stato di male epilettico ("status epilepticus" = SE) è stato distinto in tre forme cliniche: gli SE generalizzati convulsivi (SEGC); gli SE generalizzati non convulsivi che comprendono gli SE di assenza; gli SE parziali. Gli SEGC possono provocare danni cerebrali come risultato diretto dell'ipossia, ipoglicemia, iperpiressia, ipotensione o altre alterazioni metaboliche (ad es. acidosi, ipo/ipercalcemia), ma spesso non è chiaro quanto degli esiti neurologici sia dovuto a questi effetti diretti o quanto invece ad una terapia inadeguata o a complicazioni sistemiche. La morbidità e la mortalità successive ad uno SE sono direttamente correlate all'età del paziente, alle cause e alla durata dell'episodio ed alla rapidità ed efficacia nell'arrestare le crisi. Anche per SE generalizzati non convulsivi e per gli SE parziali, l'incidenza di mortalità è molto più bassa; la possibile evoluzione verso uno SEGC rende tuttavia necessario instaurare - anche per essi - una terapia adeguata. Indispensabile alla diagnosi è l'EEG che mette in evidenza scariche critiche ossia una successione di punte che con il progredire dello SE divengono sempre più continue per il ridursi in frequenza dei periodi di "burst suppression", in maniera tale che il quadro assume un aspetto sempre più uniforme, indicativo di un'attività epilettica ininterrotta iscritta su di una attività di base di bassa ampiezza. Il nostro lavoro è una review della letteratura sullo "status epilepticus", ma si propone di suggerire un protocollo, utile soprattutto nei centri non dotati di unità di rianimazione, da cui il medico possa trovare le indicazioni utili per una emergenza neurologica. Posta la diagnosi di uno SE generalizzato convulsivo (SEGC), i primi dieci minuti verranno dedicati a correggere o a prevenire le complicazioni metaboliche. Successivamente i farmaci - a nostro parere - dovrebbero essere scelti sulla base di una risposta affermativa alla totalità o almeno a tre risposte ai seguenti quesiti: 1 - rapidità di azione; 2 - breve emivita; 3 - largo margine di sicurezza; 4 - minima ridistribuzione sul SNC; 5 - somministrazione per via endovenosa. Inoltre richiamiamo l'attenzione: sulla necessità di somministrare il farmaco con continuità; nell'eventualità di possibile ricomparsa di uno SE, sulla necessità di far seguire con rapidità l'introduzione di un secondo ed eventualmente, se non vi è risposta, di un terzo farmaco tenendo presenti le condizioni cognitive e respiratorie del soggetto. Quasi tutti gli AA. iniziano la terapia con la somministrazione endovenosa di benzodiazepine. Tra queste è da preferire il lorazepam che, per la sua minor liposolubilità, mantiene la sua efficacia per più di 24 ore. Dal 16° minuto, se le convulsioni permangono sarà opportuno il passaggio alla fenitoina per via endovenosa adattando la dose di attacco alle concentrazioni plasmatiche. Se lo SEGC permane oltre il 30° minuto è opportuno ricorrere alla somministrazione endovena di fenobarbital, dopo aver intubato il paziente. Lavori recenti fanno notare che l'anestesia generale, molto usata in passato, è raramente praticata nel caso di SE resistenti, al giorno d'oggi. Vengono preferite altre sostanze: lidocaina endovena, carbamazepina per via rettale o per sondino nasogastrico, infusione continua di diazepam, infusione continua di midazolam, propofol, paraldeide per via rettale o endovenosa. Il trattamento farmacologico dello SE generalizzato non convulsivo comprende la terapia dello SE di assenza che con maggior frequenza colpisce soggetti affetti da sindrome di Lennox-Gastaut. In questi casi una risposta alle benzodiazepine è risultata positiva dal 15 al 59% dei casi. In associazione o in monoterapia vengono usati il valproato o la fenitoina. Nello SE parziale non convulsivo è stata utilizzata la fenitoina. Risultati positivi sono stati raggiunti nel 73% dei casi. | | Riassunto in inglese | Status epilepticus presents clinically in three forms: generalized convulsive epileptic seizures (GCES); generalized nonconvulsive seizures including absence seizures; and status epilepticus simple and complex partial seizures. Simple and complex partial seizures have a far lower mortality rate than GCES. But the probability of evolution to GCES makes prompt treatment advisable also in these cases. Morbidity and mortality from status epilepticus correlate directly with the patient's age, the cause and duration of the event and the rapidity and effectiveness of measures to stop the seizures. GCES-related hypoxia, hypoglycemia, hypotension or other metabolic derangements (for example acidosis, and hypercalcemia or hypocalcemia) may cause cerebral damage directly. Yet whether the neurological sequelae arise from these direct effects, from inadequate therapy or from systemic complications often remains unclear. GCES lead to a reported mortality of 22 % in adult epileptic subjects, especially in the elderly. An indispensable aid to diagnosis is the electroencephalographic (EEG) recording of the seizure discharges: a series of progressively continuous spikes owing to the diminishing frequency of suppression bursts lead to an increasingly uniform EEG pattern indicating uninterrupted epileptic discharges superimposed on low-amplitude background activity. During the ten minutes immediately after GECS has been diagnosed measured should be instituted to correct and prevent metabolic complications. In accordance with the study protocol proposed in this paper, the antiepileptic drugs chosen should meet one more of the following criteria: a rapid action, a short half-life, a wide safety margin; minimal redistribution from the CNS and intravenous administration. Drug administration must be maintained at the recommended doses so as to reach the optimal therapeutic concentrations, without arbitrary interruptions that might cause seizures to recur or treatment to fail. In addition, the possibility of recurrent status epilepticus necessitates rapid introduction of a second, and in non-responders, a third drug, compatible with the patients' cognitive and respiratory status. Most physicians begin the treatment of GECS with intravenous benzodiazepines. The preferred benzodiazepine is lorazepam on account of its poor lipid solubility and its long-lasting cerebral effect (more than 24 hours). If seizures persist for more than 16 minutes then therapy should be begun with intravenous phenytoin, adjusting the loading doses according to plasma drug concentrations. If a GECS lasts longer than 30 minutes, the patient should be intubated and then receive intravenous phenobarbital. Because this drug has a long half-life (20 hours), some neurologists switch immediately to phenobarbital if benzodiazepines fail. Although these patients commonly used to receive general anesthesia, they rarely do today. Preference is now given to other agents: intravenous lidocaine, carbamazepine via the rectum or by nasogastric tube, continuous infusion of diazepam or midazolam, and rectal or intravenous propofol or paraldehyde. The pharmacological treatment of nonconvulsive generalized status epilepticus includes the therapy of absence status, the form most frequently seen in patients with the Lennox-Gastaut syndrome. From 15 to 59% of the patients respond well to benzodiazepines. Valproate or phenytoin are used combined or in monotherapy. In partial nonconvulsive status epilepticus phenytoin is used at the doses and with the precautions already mentioned for convulsive generalized status epilepticus. In 62 to 73% of the patients the seizures respond to therapy. | | Parole chiave | Status epilepticus, Prognosi, Terapia | | Autori | Filippo De Romanis e Salvatore Assenza* |
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