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La rivista Italiana di Neurobiologia, tutti gli anni a partire dal 1972
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1992- Il Paziente In Stato Vegetativo Persistente (Svp): Che Fare?
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, Suppl. 2, 33-38, 1992 | | Titolo | Il Paziente In Stato Vegetativo Persistente (Svp): Che Fare? | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Neurologica, Ospedali Riuniti di Bergamo | | Riassunto | Viene analizzato il documento dell’American Academy of Neurology di cui sono messe in rilievo alcune debolezze concettuali. In particolare viene criticata la tesi secondo cui nutrizione e idratazione sono misure di carattere medico e non semplici provvedimenti assistenziali. Viene proposta, come possibile alternativa, la teoria della morte corticale, di cui vengono discussi pregi e difetti | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | C.A. Defanti |
- "Tethered Cord Syndrome" Associata A Lipoma Sacrale Nell'adulto Considerazioni Su Un Caso Clinico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 221-225, 1992 | | Titolo | "Tethered Cord Syndrome" Associata A Lipoma Sacrale Nell'adulto Considerazioni Su Un Caso Clinico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Istituto di Neurologia, Universita Cattolica del S. Cuore, Roma ** Aiuto Radiologo, USL n.12, Roma | | Riassunto | La «tethered cord syndrome» (TCS) è una sindrome neurologica caratterizzata dalla persistenza del cono midollare al di sotto della seconda vertebra lombare in epoca successiva al periodo neonatale. Tale condizione si associa ad anomalie disrafiche. Deformità plantari deficit sensitivo-motori agli arti inferiori ed alterazioni del controllo sfinteriale completano il quadro clinica La TCS si manifesta generalmente in età infantile, sebbene l'esordio clinico sia possibile anche in età adulta Nell'adulto le anomalie disrafiche e le deformità plantari possono essere assenti. In questi casi possono insorgere problemi di diagnosi differenziale con la maggior parte delle patologie del rachide lombo-sacrale. Si descrive il caso di un paziente cui era stata diagnosticata una radicolopatia LS-SI destra da probabile discopatia degenerativa. L'esame RMdel rachide lombo-sacrale evidenziò invece un lipoma sacrale intradurale associato a «tethered cord». In relazione al caso clinico vengono brevemente discusse le problematiche clinico-diagnostiche della TCS nell'adulto (TCA). | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | R.P. Cioffi*, A. Amatruda**, A. Carnevale*, P.A. Tonali* |
- A Proposito Di Un Caso Di Carcinomatosi Meningea Simulante Una Sindrome Di Miller-Fisher
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 213-215, 1992 | | Titolo | A Proposito Di Un Caso Di Carcinomatosi Meningea Simulante Una Sindrome Di Miller-Fisher | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale Predabissi, Melegnano. * Divisione di Neurologia, Ospedale Civile, Voghera | | Riassunto | Viene presentato un caso di carcinomatosi meningea insorto in uomo di 70 anni affetto da linfoma non Hodgkin. Il quadro clinico mimava la sindrome di Miller-Fisher (oftalmoplegia, atassia, areflessia) con reperto liquorale standard caratterizzato da una dissociazione albumino-citologica. Solo lo studio citomorfologico nel liquor permetteva una corretta soluzione diagnostica | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Mariani, A.M. Presazzi, G. Frascaroli *, E. Magrotti * |
- Adrenomieloneuropatia: Una Patologia Da Deficit Perossisomiale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 161-167, 1992 | | Titolo | Adrenomieloneuropatia: Una Patologia Da Deficit Perossisomiale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale A. Cardarelli, Napoli | | Riassunto | I’adrenoleucodistrofia e la sua variante adulta adrenomieloneuropatia sono state recentemente inquadrate nell'ambito delle malattie perossisomiali. Le patologie a tale eziologia costituiscono un campo in continuo rimaneggiamento a causa delle sempre nuove acquisizioni. Gli AA dalla descrizione di un caso clinico di adrenomieloneuropatia effettuano un'ampia revisione bibliografica per offrire i dati più recenti in tema di eziopatogenesi e nosografia. In particolare, infine, dedicano ampio spazio all'iter diagnostico suggerito in tali evenienze di patologia ed ai contributi che le tecniche di neuroimaging (RMN) e di laboratorio (dosaggio degli acidi grassi a lunghissima catena) possono fornire ai supposti clinici. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | A.M. Fasanaro, V. Pizza, C. Florio, A. Mandarini, M.T. Iannuzzi |
- Agenesia Parziale Del Corpo Calloso: Valutazione Neuroradiolgica E Neurofisiologica Di Un Caso Clinico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 391-397, 1992 | | Titolo | Agenesia Parziale Del Corpo Calloso: Valutazione Neuroradiolgica E Neurofisiologica Di Un Caso Clinico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neurologia e Neuroriabilitazione, Ospedale Clu, Napoli Servizio di Neurofisiopatologia, Ospedali S. Gennaro e Nuovo Pellegrini, Napoli | | Riassunto | La possibilità di individuare una eventuale compromissione della trasmissione transcallosa delle afferenze sensitive e di ipotizzare il coinvolgimento di altre vie sensoriali non correlate funzionalmente al corpo calloso costituisce il razionale dell'approccio neurofisiologico nei soggetti con agenesia parziale del corpo calloso. Nel caso da noi esaminato la presenza delle componenti prerolandiche dei PES, che sembrano quelle più direttamente correlate alla funzione di trasferimento del corpo calloso, può essere attribuita alla persistenza della porzione anteriore della commessura interemisferica e/o alla utilizzazione di vie commessurali alternative. Le anomalie dei PEV, ed in minor misura dei BAEP: sono invece indicative del coinvolgimento di più strutture del SNC, la cui disfunzione, non rilevabile con le tecniche usuali di neuro-imaging, condiziona sul piano dei segni clinici la manifestazione dell'agenesia parziale del corpo calloso. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Guadagnino, V. Palma*, S. Riccio, A. Tessitore |
- Allucinosi Peduncolare: Descrizione Di Un Caso Ad Eziologia Emorragica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 209-212, 1992 | | Titolo | Allucinosi Peduncolare: Descrizione Di Un Caso Ad Eziologia Emorragica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Neurologica, Ospedale Maria Vittoria, Torino | | Riassunto | L'allucinosi peduncolare è un disturbo psicosensoriale descritto per la prima volta da Lhermitte nel 1922 caratterizzato dalla percezione di oggetti scene o figure non stereotipate, spesso in movimento e vivacemente colorate, da parte di un soggetto lucido ed in grado di criticare l'anormalità del fenomeno. Il disturbo è legato alla esistenza di una lesione (vascolare, tossica, infiammatoria o tumorale) a livello della calotta del peduncolo cerebrale ed è interpretata come una dissociazione dello stato ipnico con comparsa di attività onirica in stato di veglia Si presenta un caso di allucinosi peduncolare studiato con RM che presenta caratteri di eccezionalità per l'eziologia emorragica che è assai rara ed è sinora stata descritta una sola volta in letteratura. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | R. Viviani |
- Amnesia Globale Transitoria E Attacchi Ischemici Transitori. Un Doppio Studio Caso-Controllo
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 255-259, 1992 | | Titolo | Amnesia Globale Transitoria E Attacchi Ischemici Transitori. Un Doppio Studio Caso-Controllo | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale < | | Riassunto | Sono stati studiati due gruppi di 46 pazienti ciascuno, di uguale sesso ed età (più o meno tre anni), affetti da amnesia globale transitoria (AGT) e attacchi ischemici cerebrali transitori (TIA), ed in seguito confrontati con un gruppo di controllo di 46 soggetti sani rappresentativi della popolazione generale, anch'essi di uguale sesso ed etLa prevalenza dei fattori di rischio si è dimostrata simile nei gruppi di AGT e TIA, ma significativamente più bassa nel terzo grappo. Le aree ischemiche osservate alla TAC erano più frequenti nei pazienti con TIA rispetto a quelli con AGT. Tutti i casi sono stati seguiti per un periodo medio di 42 mesi. Tra i pazienti con AGT, tre hanno presentato TIA ed altri cinque sono incorsi in nuovi episodi di AGI: nessuno ha manifestato ictus cerebrale, mentre uno ha avuto infarto miocardico acuto e tre hanno sviluppato crisi epilettiche di tipo temporale. Al contrario nei gruppi con TIA, sei hanno avuto recidiva di TIA, quattro ictus cerebrale ed altri tre infarto del miocardia mentre nessuno ha presentato attacchi di AGT o crisi comiziali. Nessuno del gruppo di controllo sano ha sviluppato episodi ischemici o epilettici nel periodo di osservazione. I nostri risultati confermano che lAGT rappresenta un'entità patologica diversa rispetto alla tromboembolia dei TIA. Questo dato conferma la necessità di un approccio terapeutico differente nei pazienti affetti da AGT. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Guidotti, G. Pellegrini |
- Analisi Clinica Ed Eeg Di 707 Pazienti Colpiti Da Morso Di Serpente
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (1), 7-11, 1992 | | Titolo | Analisi Clinica Ed Eeg Di 707 Pazienti Colpiti Da Morso Di Serpente | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Chongan People's Hospital, Wuxi, Jangsu Province PR. of China | | Riassunto | Vengono analizzati i risultati di una ricerca effettuata su 707 casi di soggetti che avevano ricevuto un morso di serpente, sia per quanto concerne i gradi dell'interessamento cerebrale dopo morso di vipera Pallas pit, sia il decorso e la prognosi ad essa relativi nonché un accurato studio elettroencefalografico. Sui risultati di tale analisi viene prospettato un piano di trattamento e di valutazione. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | X. Xiangyum |
- Analisi Statistica Di Alcuni Fattori Prognostici Clinico-Terapeutici In Una Serie Di Astrocitomi «Benigni» Sopratentoriali Dell'adulto
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 161-172, 1992 | | Titolo | Analisi Statistica Di Alcuni Fattori Prognostici Clinico-Terapeutici In Una Serie Di Astrocitomi «Benigni» Sopratentoriali Dell'adulto | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * I' Divisione Clinicizzata di Neurochirurgia, Ospedale Maggiore Borgo Trento, Verona ** Biostatistica, Centro Ricerche Glaxo, Verona *** Servizio di Anatomia Patologica, Ospedale Maggiore Borgo Trento, Verona | | Riassunto | Gli astrocitomi a basso grado di malignità nell'adulto rappresentano delle neoplasie poco frequenti del Sistema Nervoso Centrale (SNC) che risultano fatali nella maggior parte dei pazienti par non presentando caratteristiche istologiche di aggressività. Dai diversi studi pubblicati in letteratura, fino ad ora non emergono dei sicuri fattori prognostici riconosciuti da tutti gli autori. Abbiamo analizzato retrospettivamente una casistica omogenea di 68 casi di glioma a basso grado di malignità (grado 1 o 2) nell'adulto, tutti istologicamente verificati operati presso il dipartimento di Neurochirurgia dell'Ospedale Maggiore di Verona dal 1977 al 1988. Due pazienti sono deceduti nel periodo post-operatorio (entro 30 giorni dall'intervento) e vengono pertanto esclusi dall'analisi statistica. La durata mediana della sopravvivenza è di 4I mesi. La sopravvivenza attuariale complessiva a 2, 5 e 10 anni è del 67%, 27% e 8% rispettivamente (è da rilevare che a causa del recente periodo prescelto per lo studio, si regis tra il 20% di dati «censored» a 10 anni, cioè pazienti tuttora viventi ma per un numero di anni inferiore a quello considerato e, quindi necessariamente esclusi dai calcoli statistici). 11 fattori prognostici 9 clinici (età, sesso, durata della storia clinica, quadro neurologico all'ingresso, «Karnofsky-score» pre-operatorio, intervallo diagnosi-trattamento, data della chirurgia, lato del tumore e «Karnofsky-score» post-operatorio) e 2 terapeutici (estensione della chirurgia e radioterapia) sono analizzati al fine di ottenere una loro eventuale correlazione statisticamente significativa con la durata della sopravvivenza La sopravvivenza viene valutata con il metodo di Klapan e Meier e le differenze della durata della sopravvivenza sono indagate per la ricerca della significatività statistica con il log-rank test: i fattori prognostici risultati signif cativi sono l'età (p = 0.001), il «performance-status» preoperatorio (p= 0.0001), I'intervallo diagnosi-trattamento (p= 0.04) e l'estensione della chirurgia (p=0.0007). L'analisi statistica multivariata conferma che il «Karnofsky-score» preoperatorio e l'estensione della chirurgia sono di gran lunga le variabili indipendenti più importanti in grado di influenzare in maniera molto signif cativa la durata della sopravvivenza in questi pazienti. Sette pazienti presentano una recidiva istologicamente verif cata ed in 6 di essi il quadro anatomo-patologico documenta il «viraggio» verso una forma ad elevato grado di malignità | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Giorgiutti*, P. Fina**, P. Iuzzolino***, A. Nicolato*, A. Bricolo* |
- Aneurismi Dell'arteria Cerebrale Media: Esperienza Chirurgica Su 60 Casi Operati
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia. 38 (1). 37-41, 1992 | | Titolo | Aneurismi Dell'arteria Cerebrale Media: Esperienza Chirurgica Su 60 Casi Operati | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedale Bellaria, Bologna | | Riassunto | Gli autori presentano la revisione di 60 casi di aneurismi dell'arteria cerebrale media (ACM) trattati chirurgicamente in 58 pazienti nell'arco di 5 anni. Sono state impiegate 3 modalità di approccio chirurgico, ottenendo un risultato «buono» in 35 casi (58,4%), «mediocre» e «sfavorevole» rispettivamente in decorso postoperatorio. Viene sottolineato come la presenza di vasospasmo condizioni il momento dell'intervento chirurgico e come la scelta di un approccio appropriato favorisca un miglior risultato chirurgico. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | N. Acciarri, R. Padovani, E. Pozzati, A.P. Fabrizi, G. Giuliani, G. Gaist |
- Aneurismi Dell'arteria Cerebrale Media: Modalità Di Approccio Chirurgico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38, (1), 29-36, 1992 | | Titolo | Aneurismi Dell'arteria Cerebrale Media: Modalità Di Approccio Chirurgico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedale Bellaria, Bologna | | Riassunto | Gli aneurismi della arteria cerebrale media (ACM) sono stati trattati per molti anni dai neurochirurghi con poca gratificazione, poiché i risultati chirurgici non sembravano di molto superiori a quelli ottenuti con terapia conservativa. Con lo sviluppo delle tecniche microchirurgiche è oggi possibile trattare gli aneurismi della ACM con evidente vantaggio rispetto al trattamento conservativa. I tre tipi di approccio chirurgico agli aneurismi della ACM sono descritti in dettaglio, con le specifiche indicazioni per ognuno di essi. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | N. Acciarri, R. Padovani, E. Pozzati, G. Gaist |
- Aneurismi Della Carotide Intracranica. Revisione Di 98 Casi Operati
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 111-117,1992 | | Titolo | Aneurismi Della Carotide Intracranica. Revisione Di 98 Casi Operati | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Scienze Neurologiche e Neurochirurgiche, Neurochirurgia 2, Universita di Messina | | Riassunto | Gli Autori riportano i risultati ottenuti in 98 casi di aneurismi della carotide intracranica sottoposti a trattamento chirurgico con approccio pterionale e clipping del colletta Oltre all'analisi dell'intera serie, sono riportati separatamente i dati delle diverse localizzazioni ed esaminati i vari parametri (complicanze, grading neurologico) per valutarne le correlazioni con il decorso e la prognosi. Nell'80,6 % dei casi sono stati ottenuti risultati eccellenti o buoni; la mortalità è stata del 15,3 %. Nei pazienti a basso grading (1-11 sec. Hunt e Hess) ottimo risultato nel 93,6%. Nelle due serie più consistenti ICa-PCoA (70 casi) e biforcazione carotidea (15 casi) si sono ottenuti risultati eccellenti rispettivamente nel 75,7% e 92,4% dei casi; ma elevata la percentuale di successo anche nei 5 aneurismi carotido-oftalmici (80%) e negli 8 aneurismi multipli (100%). Gli Autori si soffermano, infine, nella descrizione di 2 casi: un aneurisma gigante carotido-oftalmico, quasi totalmente trombizzato, nel quale sono stati eseguiti il clipping del colletto, lo svuotamento e l'exeresi della sacca; un aneurisma gigante, parzialmente trombizzato, della biforcazione della carotide clippato con successo, evenienza questa poche volte segnalata in letteratura. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | S. Paterniti, E. Macrì, G.A. Marra, F. Vitalone, F. Falcone, S. Cambria |
- Aneurismi Speculari All'origine Delle Arterie Comunicanti Posteriori. Trattamento Chirurgico Simultaneo Con Approccio Pterionale Monolaterale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3),119-123,1992 | | Titolo | Aneurismi Speculari All'origine Delle Arterie Comunicanti Posteriori. Trattamento Chirurgico Simultaneo Con Approccio Pterionale Monolaterale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | I Divisione di Neurochirurgia, * Divisione di Neuroradiologia Istituto Neurologico «C. Besta», Milano | | Riassunto | Gli aneurismi cerebrali multipli possono essere spesso trattati con un unico intervento se sono situati propriamente nel circolo di Willis. Se invece tali aneurismi sono bilaterali saranno necessari più interventi ed il rischio chirurgico ne risulterà aumentata Riferiamo il caso di un paziente con aneurismi speculari dei sifoni carotidei all'origine delle arterie comunicanti posteriori. Clinicamente. il paziente aveva paralisi del III nervo cranico di destra; non c'era stata emorragia subaracnoidea. I due aneurismi sono stati isolati ed entrambi chiusi attraverso approccio pterionale destra Gli Autori sottolineano la possibilità di eseguire interventi di questo tipo quando si incontrano condizioni favorevoli nel campo operatorio e discutono rischi e vantaggi di tale procedimento | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | S. Giombini, S. Lodrini, C. Cimino *, F. Pluchino |
- Angiomi Cavernosi Intramidollari Cervicali. Aspetti Diagnostico-Terapeutici E Presentazione Dl 3 Casi
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 129-132, 1992 | | Titolo | Angiomi Cavernosi Intramidollari Cervicali. Aspetti Diagnostico-Terapeutici E Presentazione Dl 3 Casi | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | I Divisione di Neurochirurgia, Istituto Neurologico < | | Riassunto | Si presentano 3 casi di angioma cavernoso intramidollare cervicale, osservati in 3 uomini di 36,52 e 39 anni di età rispettivamente all'Istituto Nazionale Neurologico di Milano fra il 1983 e il 1990. Se ne descrivono le manifestazioni cliniche all'esordio; si discutono le indagini strumentali atte alla diagnosi preoperatoria e si enfatizza la fattibilità di un intervento chirurgico con asportazione radicale della lesione. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Cella, S. Giombini, M. Fornari, F. Pluchino |
- Angioplastica E Disostruzione Delle Arterie Succlavie
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 23-26, 1992 | | Titolo | Angioplastica E Disostruzione Delle Arterie Succlavie | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neuroradiologia * II° Divisione di Chirurgia Generale Spedali Riuniti, Livorno | | Riassunto | La stenosi o l'occlusione completa della arteria succlavia nel suo tratto prevertebrale possono determinare inversione di flusso nell'arteria vertebrale omolaterale, con insorgenza di una sindrome da furto della succlavia, reversibile spontaneamente nel 50% dei casi. La persistente «claudicatio» all'arto superiore e la presenza di sintomatologia da interessamento neurologico centrale indicano la necessità di un trattamento. Riportiamo alcune considerazioni di ordine clinico e metodologico emergenti dalla nostra esperienza, basata su 10 pazienti con sindrome da furto della succlavia, secondaria a stenosi od occlusione completa del vaso nel tratto prevertebrale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Scazzeri, D. Prosetti, G. Ferrito, N. Quilici, M. Matronola* |
- Applicazioni Della Spect Nel Riconoscimento Della Patogenesi Embolica Dell'ictus Cerebrale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 413-416, 1992 | | Titolo | Applicazioni Della Spect Nel Riconoscimento Della Patogenesi Embolica Dell'ictus Cerebrale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Clinica Neurologica dell'Universita di Sassari * Divisione di Medicina 3°, ** Divisione di Medicina 1° Ospedale Civile di Sassari | | Riassunto | La diagnosi di embolia nei casi di ictus permette di effettuare una cura anticoagulante per mettere in luce tale patogenesi oltre allo ECG Holter e all'Ecocardiogramma intraesoageo, è di grande aiuto la SPECT che mette in luce la iperemia circumfocale (cosidetta «permissione di lusso»), e le aree di alterato rifornimento ematico. Nella presente ricerca è stato usato il «Brain 99 TC HM-PAO» e per la diagnosi di stroke embolico è stata usata la Toronto Embolic Scale. Un ictus veniva considerato potenzialmente embolico quando nello «score» del paziente erano rappresentati almeno I «major criterion» o 3 «minor criteria», correggendo naturalmente tali dati in base ai risultati clinici o sperimentali. Sono stati studiati 275 pazienti consecutivi affetti da ictus ischemico in base agli aspetti della TAC, classificati in cardioembolici ischemici e lacunari . Di essi 137 effettuarono la SPECT entro 7 giorni dall'ictus. Le immagini SPECT sono state suddivise in «alto», «normale» e «basso» per definire il tipo di flusso riscontrato. Successivamente è stata comparata la modalità dell'ictus con i dati forn iti dalla SPECT utilizzando un'analisi statistica X2. Un flusso elevato alla SPECTè stato constatato nel gruppo «cardioembolico» rispetto agli altri due gruppi e la differenza era statisticamente significativa (p minore di W 0.000239). In conclusione l'uso della SPECT negli stadi acuti dell'ictus è di grande ausilio per la diagnosi di stroke cardioembolico. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F.A. Marras, M. Zuddas, A. Pirisi, P. Correddu, A. Carboni, G. Gallo *, F. Flumene ** |
- Aspergilloma Intra E Laterosellare
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (Ó), 455-459, 1992 | | Titolo | Aspergilloma Intra E Laterosellare | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Istituto di Anatomia Patologica, Universita degli Studi di Milano ** Clinica Neurochirurgica, Ospedale Maggiore «Policlinico» di Milano *** Servizio di Neuroradiologia, Ospedale Maggiore «Policlinico~ di Milano **** Ist | | Riassunto | Paziente di sesso maschile, di anni 68, con anamnesi patologica remota di frattura delle ossa nasali due anni prima ricoverato nel gennaio 1991 per dolore cervicale, orbitario e temporale sinistro con calo del visus a sinistra e diplopia, insorti da circa due mesi TAC e RM: processo espansivo della regione sellare solido, modicamente ipodenso. Ipotesi diagnostiche: macroadenoma ipofisario, cordoma (TAC); mucocele sferoidale, mieloma, craniofaringioma, cordoma (RM). Asportazione chirurgica della neoformazione per via transnaso-sfenoidale. Reperto macroscopico: 4 frammenti (diametro massimo 1 cm) di tessuto rosato, bozzoluto, di consistenza dura. Reperto microscopico: ammasso di ife fungine fittamente intrecciate, ramificate, settate. Presenza di teste aspergillari. Esame colturale: Aspergillus fumigatus. Terapia: itraconazolo, 4 cpr al dì. Dopo 4 mesi (maggio 1991) insorgenza di cefalea ingravescente, secondo intervento per asportazione di recidiva dell'aspergilloma. Si lascia catetere in sede per terapia loca le con anfotericina B. Il caso descritto può essere definito come aspergilloma intrasellare per le analogie con l'aspergilloma polmonare e le divergenze dall'aspergillosi cerebrale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Costa*, T. Masini*, E. Capricci**, C. Sina***, L. Riviera**** |
- Aspetti Clinici, Tc E Rm In 12 Casi Dl Sclerosi Tuberosa
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (Ó), 469-473, 1992 | | Titolo | Aspetti Clinici, Tc E Rm In 12 Casi Dl Sclerosi Tuberosa | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neuroradiologia, * Servizio di Neuroanestesia, ** Divisione di Neurologia Ospedale «San Carlo» US.L. 2, Potenza | | Riassunto | Per Sclerosi Tuberosa si intende un quadro patologico ereditario autosomico dominante che si manifesta con epilessia, lesioni cerebrali ritardo mentale ed adenomi sebacei al volto. Le metodiche neuroradiologiche possono confermare la diagnosi di questa malattia nei pazienti con quadro clinico non ben definita La Tomografia Computerizzata permette di valutare ipodensità intraparenchimali tumori intracerebrali dilatazione del sistema ventricolare ed in particolare la presenza di calcificazioni endocraniche. Sono stati studiati 12 pazienti con caratteristiche cliniche di Sclerosi Tuberosa con i relativi quadri TC. In 4 pazienti fu eseguita la RM, che confermò i reperti TC. In conclusione la TC ha confermato la sua importanza nello studio dei pazienti con Sclerosi tuberosa. La RM rappresenta una valida alternativa alla TC nella valutazione di questi pazienti. Entrambe le metodiche sono quindi complementari tra loro ma ognuna di esse può facilmente confermare una diagnosi di Sclerosi Tuberosa, nonché seguire nel tempo le alterazioni cerebrali tipiche di questa malattia | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Nacci, A. Matera, M. Vendegna, L. De Trana *, S. Latronico *, L. Mileti*, F. Quagliarella** |
- Aspetti Neurofisiol0Gici Della Sindrome Apallica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, Suppl. 2, 97-102, 1992 | | Titolo | Aspetti Neurofisiol0Gici Della Sindrome Apallica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neurofisiopatologia - Spedali Civili di Brescia | | Riassunto | È stato effettuato uno studio retrospettivo di 15 pazienti che, giunti in Rianimazione in stato di coma post-traumatico, hanno presentato nella successiva evoluzione uno stato di coma vigile con le caratteristiche della sindrome apatico Con tale diagnosi sono stati successivamente dimessi ed affidati ai Centri di Riabilitazione per il recupero motorio e neuropsichico. Sono stati esaminati i risultati ottenuti dalle indagini neurofisiologiche eseguite durante la degenza in Terapia Ìntensiva (EEG, BAEPs, SEPs), confrontandoli con l'evoluzione clinica finale e con i dati forniti dalla letteratura e verificandone un eventuale valore prognostica | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | B. Guarneri, G. De Maria, M.P. Pasolini, L. Antonini |
- Atrofia Muscolare Progressiva Post-Poliomielitica. Case Report
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 245-250, 1992 | | Titolo | Atrofia Muscolare Progressiva Post-Poliomielitica. Case Report | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Sezione di Neurologia, Ospedale Villa Malta, Sarno, (Salemo) ** Servizio di Neurologia e Neuroriabilitazione, Ospedale CTO», Napoli | | Riassunto | Alcuni pazienti colpiti da poliomielite paralitica possono presentare, anche molti anni dopo la fase acuta della malattia, la comparsa di nuovi sintomi neuromuscolari. Tra questi sintomi possono, a volte, essere trovate forme di atrofie muscolari con interessamento anche di distretti non primitivamente colpiti nella fase acuta della malattia. Il disturbo rassomiglia clinicamente alla Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) con progressiva perdita di volume muscolare, fascicolazioni e normali reperti sensoriali ma in questi casi i segni piramidali sono meno consistenti o assenti e il decorso è più prolungata L'associazione tra una atrofia muscolare progressiva ad esordio tardivo ed un'antecedente polio è stata denominata «Atrofia muscolare progressiva post-poliomielitica» (AMPP). Gli Autori riportano un caso di AMPP in un maschio di 59 anni che era stato colpito da polio acuta all'età di tre anni con iniziale primitivo interessamento dei muscoli della gamba sinistra, il quale presentò nuovi sintomi muscolari all'età di circa 40 anni. I nuovi sintomi erano rappresentati da una progressiva astenia, affaticabilità ed atrofia che interessavano anche i muscoli dell'arto inferiore controlaterale e i muscoli prossimali degli arti superiori con fascicolazioni. In questo paziente all'epoca dell'esordio fu inizialmente posta una diagnosi di SLA ma la malattia presentò un decorso solo lentamente progressivo durante un periodo di circa vent'anni dopo il quale egli fu osservato dagli Autori. Del caso vengono riportate le osservazioni cliniche e i reperti neurofisiologici consistenti in una diffusa denervazione cronica con potenziali di unità motorie di grande ampiezza e presenza di componenti tardive. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | R. Dell'Aversana*, G. Liguori*, M. Guadagnino**, G. Iervolino*, A. Tessitore ** |
- Attacchi Ischemici Transitori In Territorio Vertebro Basilare E Neoformazione A Livello Del Forame Magno: Descrizione Di Un Caso
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 283-286, 1992 | | Titolo | Attacchi Ischemici Transitori In Territorio Vertebro Basilare E Neoformazione A Livello Del Forame Magno: Descrizione Di Un Caso | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale di Sovato (Brescia) | | Riassunto | Descriviamo il caso di una paziente di 85 anni con ripetuti attacchi ischemici transitori in territorio vertebro-basilare e con riscontro alla RMN del rachide cervicale di una voluminosa neoformazione nella regione del forame magno, improntante la giunzione bulbomidollare ed interpretata come un meningioma di origine clivale. Gli attacchi erano il più delle volte scatenati da bruschi movimenti del collo e la paziente per evitarne l'insorgenza aveva imparato a mantenere il collo in leggera flessione e con il capo modicamente inclinato verso destra. Gli esami ematochimici risultavano normali come pure l'ECG, I'ecocardiografia e l'ECG dinamico secondo Holter. La radiografia dei rachide cervicale mostrava un quadro di diffusa spondilouncoartrosi ed un doppler dei TSA evidenziava grave rigidità parietale di tutti i distretti vascolari. I TIA della nostra paziente erano verosimilmente scatenati dai movimenti di flessione ed estensione del collo, tali da determinare una compressione della giunzione bulbo-midollare d a parte della neoformazione presente nel forame magno. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | L. Callea, G. Continella, E. Donati, C. Bargnani |
- Attivazione Segmentaria Del Midollo Cervicale E Conduzione Cordonale: Potenziali Evocati Somatosensitivi
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 55-60, 1992 | | Titolo | Attivazione Segmentaria Del Midollo Cervicale E Conduzione Cordonale: Potenziali Evocati Somatosensitivi | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neurofisiopatologia, * Divisione di Neurochirurgia Ospedale S.Maria della Misericordia, Udine | | Riassunto | Nella mielopatia cervicale spondilogenetica o traumatica oltre la NMR possono risultare molto utili anche i potenziali evocati somatosensoriali registrati da Cv7e Cv2 con referenze «non cefaliche», potendo fornirci notizie sulla funzione delle strutture del midollo cervicale. I PES venivano ottenuti mediante stimolazione del n. mediano al polso dei due lati. I’analisi dei segnali mostra che, qualsiasi possa essere la eziopatologia della malattia, il grado di anormalità della N13 spinale ci porta a poter stabilire una localizzazione segmentale e la sua gravità, che è correlata al blocco del sistema lemniscale dei cordoni posteriori. Sono stati messi in evidenza tre diversi modelli di localizzazione delle lesioni. Nel primo si riscontra una riduzione della ampiezza della componente N13 in Cv2; in questo caso il livello corrispondente della lesione è in C7-C8. Nel secondo vi è una riduzione della ampiezza di N13 in Cv2, mentre in Cv7 la componente N13 è normale, corrispondente a un livello di lesione in C6 o più prossimale. n terzo tipo mostra una marcata dispersione temporale di N13 in Cv2 insieme a una riduzione della velocità di conduzione nel lemnisco mediale, corrispondente a un livello di lesione all'altezza del nucleo cuneato o della giunzione bulbo-spinale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | R. Budai, A. Meo * |
- Carboplatino Per Via Endoarteriosa In 9 Casi Di Glioma Ad Alto Grado
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 61-64, 1992 | | Titolo | Carboplatino Per Via Endoarteriosa In 9 Casi Di Glioma Ad Alto Grado | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | IRCCS Ospedale S. IRaffaele * Cattedra di Clinica Neurologica, ** Istituto di Scienze Neurologiche, *** Cattedra di Neuroradiologia dell'Università di Milano | | Riassunto | Gli astrocitomi di alto grado sono le neoplasie cerebrali più frequenti. Sono caratterizzati da una scadente qualità di vita e da una prognosi infausta a dispetto dei trattamenti aggressivi utilizzati. L’approccio terapeutico ottimale è rappresentato dall'asportazione chirurgica macroscopicamente radicale seguita dalla radioterapia post-operatoria e dalla chemioterapia basata sull'impiego delle nitrosuree. In caso di progressione o di recidiva non esiste un trattamento di seconda linea soddisfacente. Nei pazienti giudicati non operabili le possibilità terapeutiche sono scarse. Recentemente sono stati segnalati risultati interessanti per la chemioterapia basata sugli analoghi del Platina In particolare il Carboplatino (CBDCA) somministrato per via endoarteriosa offrirebbe dei vantaggi in termini di superamento della barriera emato-encefalica, di concentrazione del farmaco a livello della neoplasia e di minore tossicità sistemica. In questo lavoro vengono presentati i dati relativi al trattamento con CBDCA per via endoarteriosa di 9 pazienti 7 uomini 2 donne (età media 55,7 anni; range 49-67) affetti da astrocitoma di alto grado (3 glioblastomi multiformi ó astrocitomi anaplastici) in ripresa (2 casi) o in progressione (I caso) ovvero già giudicati inoperabili all'esordio (ó casi). La metodica ha comportato: premeditazione con desametasone 24 mg, nimodipina 60 mg e soluzione fisiologica 1000 cc. nel giorno precedente e nel giorno dell'angiografia; somministrazione di 250 CC di mannitolo al 20% in 20 min. prima e subito dopo la chemioterapia; cateterismo per via femorale con posizionamento di microcatetere Itacker 18 3 F sopra l'origine dell'arteria oftalmica e infusione mediante micropompa di CBDCA al dosaggio di 400 mg/mq (10 cicli) ovvero di 600 mg/mq (7 cicli) in 250 cc. di soluzione f siologica (velocità di infusione. 300 cc/ora). I’intervallo tra i cicli è stato di 30-56 giorni. La valutazione della risposta, eseguita mediante TC ed esame neurologico, è stata ripetuta dopo ciascun ciclo. Il trattamento è stato proseguito in caso di stazionarietà e sospeso alla progressione. La tossicità immediata e a breve-medio termine è stata minima (2 casi di deficit neurologici transitori). | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Truci *, M. Reni **, C. Righi ***, V. Casadei *, L. Morittu, N. Canal *, G. Scotti***, F. Volterrani** |
- Complicazioni Neurologiche In Corso Di Malattia Di Churg-Strauss: Considerazioni Cliniche E Terapeutiche
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 325-328, 1992 | | Titolo | Complicazioni Neurologiche In Corso Di Malattia Di Churg-Strauss: Considerazioni Cliniche E Terapeutiche | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Neurologica, * II a Divisione di Medicina Ospedale di Fidenza e Ospedale di Parma | | Riassunto | Viene riportato un caso di Malattia di Churg-Strauss, una vasculite appartenente al gruppo delle vasculiti primitive necrotizzanti a cui appartengono anche la Panarterite nodosa, la Granulomatosi di Wegener e la Granulomatosi Linfomatosa. La Malattia di Churg-Strauss è caratterizzata da una eccezionale ipereosinofilia diffusa a molti tessuti che insorge in soggetti affetti da molti anni da asma e rinite allergica, con una sintomatologia in cui compaiono sempre complicazioni a carico del sistema nervoso, nel 75% a carico del sistema nervoso periferico e nel 25% a carico del sistema nervoso centrale. Nel caso riportato erano presenti entrambe e nell'ambito della sintomatologia generale vi erano stati anche disturbi del tratto gastrointestinale. I’interessamento centrale era stato determinato da uno stroke ischemico-emorragica | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | C. Grassa, D. Medici, E. Montanari, A. Saginario, S. Passeri, P. Manganelli * |
- Comportamenio Del Recettore D2 Nel Morbo Di Parkinson: Valutazione Funzionale Con Ibzm Spet
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 417-420, 1992 | | Titolo | Comportamenio Del Recettore D2 Nel Morbo Di Parkinson: Valutazione Funzionale Con Ibzm Spet | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Div. di Neurologia Osp. Maria Vittoria di Torino * Serv. di Medicina Nucleare Università di Torino | | Riassunto | Si è studiato con metodica SPET il comportamento del recettore striatale D2 in diversi stadi di gravità del m. di Parkinson. Si è impiegata come tracciante la I 123 IBZM, un radioligando di recente sintesi ad elevata affinità e specificità per questo tipo di recettore. Tutti i pz. sono stati sottoposti oltreché alla SPET, ad esami di laboratorio, EEG, TAC cranica. Per una più accurata valutazione clinica si sono utilizzate le scale di Hoen e Yahr, di Webster e NUDS e il Mini Mental State. La SPET ha rilevato i seguenti dati: 1) Valori di captazione striatali significativamente più alti nei soggetti di prima diagnosi mai trattati rispetto ai controlli (177+/-12 contro 159+/-13); 2) valori di captazione striatali modicamente, ma significativamente più bassi che nei normali nei pz non gravi in terapia (148+/-9); 3) valori di captazione striatali molto bassi nei pz colpiti più severamente (137+/-11) 4) assenza di asimmetrie negli emiparkinson. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | D. Giobbe, G.C. Castellano* |
- Corpo E Persona: Dalla Filosofia Alla Neuropsichiatria
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, Suppl. 2, 67-69, 1992 | | Titolo | Corpo E Persona: Dalla Filosofia Alla Neuropsichiatria | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Neurologica, Ospedale Civile, Udine | | Riassunto | Prescindendo dalla discussione sulla deginizione di «stato vegetativo persistente», noi qui lo intendiamo come uno stato di alterazione della coscienza che non rende possibile la valutazione di uno scambio relazionale con l'ambiente, in un organismo completamente e persistentemente dipendente sotto il proSilo assistenziale, ma le cuiSunzioni vitali sono spontaneamente e naturalmente mantenute. Riteniamo che un uomo è una persona, cioè un corpo animato da uno spirito e un corpo non è un mezzo, non è un «segno espressivo» della persona pertanto indispensabile, essenziale. Già Aristotele ed in seguito Tommaso hanno identificato tre livelli di coscienza: vegetativa, sensitiva, intellettiva. Si può discutere se riconoscere al corpo il suo significato di «segno espressivo» quando non è comprensibile se lo stato di coscienza consente l'interrelazione, cioè la coscienza di se in rapporto con l'altro: alcuni Autori ritengono che se la coscienza non raggiunge almeno il livello intellettivo è dubbio trattarsi di vita umana. Riteniamo che il primo diritto di una persona sia di avere la vita che dev'essere considerata come un continuo dall'origine (il concepimento) al termine (la morte), comprese tutte le «devianze» intermedie che possono essere il grave malato mentale o il paziente in stato vegetativo persistente. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | B. Lucci |
- Correlazioni Tra Crisi Epilettiche E Patologia Cranio-Cerebrale Di Interesse Neurochirurgico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (1), 21-28, 1992 | | Titolo | Correlazioni Tra Crisi Epilettiche E Patologia Cranio-Cerebrale Di Interesse Neurochirurgico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia 11- Ospedale Bellaria, Bologna | | Riassunto | Al fine di verificare l'incidenza di crisi epilettiche nell'ambito dei sintomi che hanno portato al ricovero in pazienti con lesioni cerebrali abbiamo analizzato i dati clinici relativi ai pazienti ricoverati nell'anno 1988 per patologia cranio-cerebrale. Su 587 pazienti un'anamnesi positiva per crisi epilettica è stata riscontrata in 58 casi (9.8%) ed in particolare nel 22.4% dei pazienti con patologia neoplastica, nel 23% dei paz. con cisti endocranica, nel 25% dei paz. con ascessi cerebrali, nel 4.8% dei paz. con patologia vascolare. Per quanto riguarda il tipo di crisi epilettiche, le crisi erano di tipo parziale nel 69% dei casi generalizzate nel 31%. Sono rappresentate tutte l'età con prevalenza nella l a e 3 a decade di cisti endocraniche ed epidermoidi , nella3a-4a decade di MAVed angiomi cavernosi ,nella 4a7a decade di meningiomi glioblastomi metastasi e nella la e 6a decade di astrocitomi. Pertanto una origine lesionale a carattere progressivo delle crisi può essere presente in qualsiasi età, e risu lta quindi necessario, per evidenziare tali lesioni e per un adeguato trattamento, un accurato studio neuroradiologico. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Giulioni, N. Acciarri, A.P. Fabrizi, R. Padovani, G. Gaist |
- Correlazioni Tra P300 Uditiva, Risonanza Magnetica Dell'encefalo E Test Neuropsicologici Nella Sclerosi Multipla
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 369-375, 1992 | | Titolo | Correlazioni Tra P300 Uditiva, Risonanza Magnetica Dell'encefalo E Test Neuropsicologici Nella Sclerosi Multipla | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Dipartimento di Neurologia e Servizio di Neuroradiologia * Istituto Scientifico Ospedale San Raffaele, Università di Milano | | Riassunto | In questo studio ci siamo proposti di valutare la frequenza di alterazione della P300 uditiva e le correlazioni con le variabili cliniche, i risultati di una batteria di test neuropsicologici (WMS, WAIS, Test delle matrici Test di Benton, Test di Token) e la risonanza magnetica (RM) dell'encefalo in 54 pazienti con Sclerosi Multipla (SM) definita (età media =39.7+/- 9.2 anni durata media di malattia=ll.l +/- 7.2 anni disabilità media alla EDSS di Kurtzke = 3.9 +/- 1.6). La P300, eseguita mediante un paradigma «odd ball», veniva registrata con l'utilizzo di 16 elettrodi disposti secondo il sistema 10-20 di Jasper con riferimento biauricolare. Sono state considerate le latenze dei picchi N1, P2, N2, N3 e latenza, ampiezza e distribuzione topografica della componente principale P300. Le latenze medie di tutte le componenti considerate risultavano significativamente incrementate nei pazienti rispetto ai controlli. Differenze significative tra i due gruppi venivano riscontrate anche per l'ampiezza P3-N3. Alterazioni di latenza e/o ampiezza erano osservabili in 13 su 53 pazienti considerando la distribuzione topografi ca. i pazienti alterati salivano a 17. La distribuzione topografica della P300 nel gruppo SM globalmente considerato era significativamente diversa (p < 0.001) rispetto alla popolazione di controllo. La RM evidenziava aree di alterato segnale a carico della sostanza bianca encefalica in tutti i pazienti ampliamento dei solchi corticali in 42 (78%), dilatazione ventricolare in 28 (52%) ed atrofia del corpo calloso in 27 (50%). Alterazioni delle funzioni cognitive sono state evidenziate in 30 pazienti (55%); la gravità di tale compromission e era significativamente correlava con l'incremento di latenza della P300 (p < 0.01). La latenza della P300 correlava inoltre con l'entità delle alterazioni di segnale a carico della sostanza bianca (p < 0.02), mentre non sono state riscontrate correlazioni significative (p < 0.06) con lo score globale di atrofia. Non si sono infine rilevate correlazioni significative tra parametri neurofisiologici e variabili cliniche (età, durata di malattia, disabilità e tipo di decorso). | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Filippi, S. Medaglini, S. Mammi, V. Martinelli, C. Lia, A. Campi *, G. Sirabian, G. Comi |
- Declino Cognitivo Neleanziano: Valutazione Al Mmse E Correlazione Con La Performance Nella Vita Quotidiana, Con Le Competenze Intellettive Non Verbali E L'eeg
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 303-307, 1992 | | Titolo | Declino Cognitivo Neleanziano: Valutazione Al Mmse E Correlazione Con La Performance Nella Vita Quotidiana, Con Le Competenze Intellettive Non Verbali E L'eeg | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | UO Neurología; * UO Terapia fisica e riabilitazione, USL 18, Empoli | | Riassunto | Sono stati studiati 50 pazienti di età superiore ai 50 anni, 21 con diagnosi di demenza e 29 affetti da Altri Disturbi Cognitivi dell’Anziano (DCA). In entrambi i gruppi diagnostici abbiamo confrontato il Mini Mental State Examination (MMSE) con la Scala di Performance di Blessed, con un test di livello non verbale (Raven) e con l'EEG. Dai dati emersi abbiamo notato che la diagnosi clinica ed il grado di compromissione al MMSE correlano con la performance nella vita quotidiana, con il livello delle funzioni intellettive e con l'incidenza delle alterazioni all'EEG. Tali risultati suggeriscono che è affidabile la strategia adottata nel tentativo di differenziare le due categorie diagnostiche descritte. Tuttavia, molti pazienti con DCA e solo modesta compromissione al MMSE (26-24) presentano cadute alla scala di Performance di Blessed e risultati patologici all'EEG, così da far sospettare l'esordio subdolo di una patologia più grave. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | W. Borsini, G. Gianni, P. Lambruschini, M. Migliorini *, R. Rosmarini, G.Marcacci |
- Decompressione E Fissazione Per Via Anteriore Nelle Lussazioni E Fratture-Lussazioni Del Tratto Cervicale Inferiore
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 103-105,1992 | | Titolo | Decompressione E Fissazione Per Via Anteriore Nelle Lussazioni E Fratture-Lussazioni Del Tratto Cervicale Inferiore | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedale di Lecco | | Riassunto | L’uso dell'approccio per via anteriore nella chirurgia dei traumi del rachide cervicale inferiore è ben consolidata Ma qualche problema insorge dopo questo tipo di intervento se vi era presente pure una instabilità posteriore: espulsione del tassello anteriore, redislocazione della colonna cervicale, angolazione in cifosi persistente e progresiva (1). Così questa tecnica non viene consigliata da alcuni autori se l'instabilità dovuta al complesso lesionale anteriore è complicato da una lesione dei legamenti posteriori (7). Gli autori descrivono la loro esperienza con la tecnica di decompressione, fusione e fissazione con placche AO * in casi di severe lussazioni e fratture lussazioni. La bassa incidenza di complicazioni precoci e tardive permette loro di concludere che questa tecnica è affidabile nell'assicurare stabilità al rachide cervicale anche nei casi con gravi lesioni anteriori e posteriori. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | L. Monolo, A. Taborelli, M. Pontiggia, A. Tarfani, A. Dorizzi |
- Demenze Vascolari E Malattia Di Alzheimer: Correlazioni Tra Immagini Di Risonanza Magnetica E Spect
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 297-302, 1992 | | Titolo | Demenze Vascolari E Malattia Di Alzheimer: Correlazioni Tra Immagini Di Risonanza Magnetica E Spect | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Unità di Neurologia e * Servizio di Radiologia, INRCA - Ancona ** Servizio di Neuroradiologia, Ospedale Generale, Ancona | | Riassunto | Scopo del presente studio è quello di confrontare i dati desunti da due diverse metodiche diagnostiche di imaging, la risonanza magnetica e la SPECT, in soggetti con demenza di Alzheimer e demenza vascolare. Sono stati studiati 40 pazienti, di cui 25 con demenza degenerativa primaria di tipo Alzheimer, 10 con demenza multi-infartuale, 5 con encefalopatia arteriosclerotica sottocorticale di Binswanger. Tutti i soggetti erano sottoposti a: indagine clinico-anamnestica, indagini di laboratorio, testistica neuropsicologica per la valutazione delle funzioni cognitive (attenzione, memoria, capacità astrattive, linguaggio, prassie, gnosie), Min i Mental State Examination, Hachinski Ischemic Score. In accordo con i criteri clinici del DSM-III-R e NINCDSADRDA i soggetti sono stati classificati in affetti da demenza di Alzheimer e demenza multi-infartuale. La diagnosi di malattia di Binswanger era basata su criteri clinici e radiologici. I soggetti sono stati poi sottoposti a RM encefalica e SPECT con tecnezio 99 marcato con HMPAO. Aree di ipoperfusione alla SPECT sono state ritrovate nei soggetti con demenza di Alzheimer soprattutto in sede parietale, correlate con atrofia corticale evidente alla RM. Nelle demenze multi-infartuali le aree di ipoperfusione non hanno sedi preferenziali e sono sempre correlate con aree malariche. Alterazioni della sostanza bianca periventricolare e sottocorticale sono presenti con caratteristiche diverse nei tre gruppi di demenza considerati. Tali alterazioni nella demenza di Alzheimer potrebbero essere secondarie alla presenza di angiopatia amiloidea. L'integrazione di tutti i dati clinici neuropsicologici e radiologici è necessaria per un corretto inquadramento diagnostico in corso di deterioramento intellettivo. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | O. Scarpino, G. Ascoli *, M. Del Gobbo, M. Guidi, G. Pelliccioni, M. Maidani, A. Manca*, R. Rossi*, L. Paciaroni, U. Salvolini** |
- Diplegia Degli Arti Superiori: «Man-In-The-Barrel Syndrome»
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (1), 103-106,1992 | | Titolo | Diplegia Degli Arti Superiori: «Man-In-The-Barrel Syndrome» | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | USSL 60, Diu Neurologica, Vimercate (Milano) | | Riassunto | Viene descritto un caso di diplegia brachiale realizzante il quadro della «man-in-theBarrel syndrome» (MIB), originariamente descritta da Mohr come conseguenza di gravi episodi di ipotensione arteriosa Le caratteristiche di decorso e gli esiti degli esami strumentali indirizzano la diagnosi verso un danno nervoso ischemico reversibile, che si localizza nelle regioni frontali di confine tra i territori di irrorazione delle arterie cerebrali anteriore e media a causa di fattori predisponenti emodinamici e metabolici. Il buon esito del caso descritto e le considerazioni sulla patogenesi e sulla sintomatologia mettono in questione la pessima prognosi quoad vitam osservata da altri Autori. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | E. Lampugnani |
- Disfagia Da Osteofitosi Cervicale Anteriore. Caso Clinico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 191-194, 1992 | | Titolo | Disfagia Da Osteofitosi Cervicale Anteriore. Caso Clinico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, * Servizio di Neuroradiologia Ospedale Regionale di Ancona | | Riassunto | L’osteofitosi cervicale anteriore, spesso asintomatica, può causare, in talune rare condizioni un'ingravescente disfagia tale da comportare serie difficoltà nell'alimentazione e rischi di infezione polmonare con meccanismo ab ingestis. Gli Autori riportano un caso di recente osservazione, inusuale per le sue caratteristiche cliniche e radiologiche. Le prime si caratterizzano per la ventennale durata della storia clinica, il blocco assoluto della deglutizione e l'età molto avanzata del paziente; le seconde per il marcato grado di compressione sull'ipofaringe determinato dall'osteofitosi che può essere definita gigante. Nonostante ciò, I'atto chirurgico di rimozione del blocco iperostosico C2-C3, condotto con approccio antero-laterale, appare semplice e risolutivo. Dopo aver descritto le possibili ipotesi patogenetiche, gli AA. concludono sottolineando i vantaggi e gli scarsi rischi della terapia chirurgica. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Rychlicki, M. Dobran, A. Messori, F. Pauri, C. Piana *, M.A. Recchioni |
- Disordini Neurologici Negli Attacchi Ischemici Transitori Cerebrali: Studio Diagnostico Con Color Doppler Associato A Doppler Cw Ed Analisi Spettrale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (6), 483-488, 1992 | | Titolo | Disordini Neurologici Negli Attacchi Ischemici Transitori Cerebrali: Studio Diagnostico Con Color Doppler Associato A Doppler Cw Ed Analisi Spettrale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, * Divisione di Neurorianimazione, Ospedale di Lecco | | Riassunto | In 1350 pazienti osservati consecutivamente (774 uomini e 576 donne, di età variante fra 20 e 86 anni) per avvenimenti morbosi comportanti un deficit neurologico transitorio, è stato effettuato un esame con «color doppler» e analisi di tecniche doppler sui vasi sopraortici. È stata osservata la massima incidenza di rilievi vascolari di tipo ostruttivo nella fascia di età compresa fra 71 e 80 anni. Il periodo di massima incidenza di eventi patologici è compreso fra 51 e 60 anni di età (35'% del totale), cioè in una fascia di età nella quale è ancora possibile intraprendere un trattamento chirurgica In tale decade furono osservati reperti doppler patologici nel 58% dei casi. Sintomi parcellari di breve durata (come p. es episodi di aphasia nominato o di amaurosis fugax), oppure sintomi non specifici come una perdita di coscienza transitoria o fenomeni vertiginosi centrali sono stati riscontrati in concomitanza con i dati patologici degli esami Doppler Il tipo di alterazione più frequente era una moderata stenosi (51%), seguita dal coiling (21%), o da stenosi severa (18%) e da kinking con occlusione (7% e 3M rispettivamente). La biforcazione delle arterie carotide interna ed esterna è risultata la localizzazione più frequente, sia per stenosi moderata (44%) che per stenosi grave (49%). | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Pontiggia, L. Monolo, O. Bonzi, A. Tarfani, A. Taborelli, L. Arnaboldi, F. Lusenti* |
- Dissezione Spontanea Bilaterale Successiva Delle Arterie Carotidi Interne Nel Tratto Extracranico: A Proposito Dl Un Caso Clinico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (1), 13-20, 1992 | | Titolo | Dissezione Spontanea Bilaterale Successiva Delle Arterie Carotidi Interne Nel Tratto Extracranico: A Proposito Dl Un Caso Clinico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Divisione di Neurologia, ** Servizio di Radiologia *** Servizio di Anestesia e Pianimazione, Ospedale San Paolo di Savona | | Riassunto | Viene presentato un caso di dissezione successiva, con intervallo di tre anni, delle due arterie carotidi interne nel tratto extracranico. Vengono discussi i possibili meccanismi patogenetici ipotizzando che alla base delle c.d dissezioni arteriose «spontanee», specialmente se multiple o recidivanti esista una ancora non ben definita arteriopatia sottostante. Essendo pochi gli Autori che hanno presentato casistiche importanti e, inoltre, raccolte soprattutto negli ultimi anni ed essendo scarsi gli studi a lungo termine dei sopravvissuti appare difficile una valutazione prognostica riguardo il rischio di una possibile recidiva di dissezione carotidea | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | C. Tomasina *, C. Ferro **, M. Manzino *, F. Perona **, A. Ratto ***, C. Vaira***, P. Pastorino* |
- Ematoma Epidurale Spinale: Report Di 7 Casi
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 93-97, 1992 | | Titolo | Ematoma Epidurale Spinale: Report Di 7 Casi | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, USL 30, Siena * Istituto di Neurochirurgia dell'Universita di Pisa | | Riassunto | L'ematoma epidurale spinale è una patologia rara, che va tenuta presente di fronte a segni di compressione midollare ad insorgenza acuta. In un periodo di cinque anni (1987-1991) ne abbiamo osservati 7, in 4 maschi e 3 femmine di età compresa fra 27 e 83 anni. In 3 pazienti l'ematoma era post-traumatico; in altri 3 casi tutti in trattamento anticoagulante, I'emorragia epidurale si verifica dopo posizionamento di catetere epidurale in 2 e da metastasi vertebrale in 1; in 1 paziente l'ematoma era «spontaneo». La sede della raccolta ematica era dorsale in 3 casi dorso-lombare in 3 e lombare in 1. Sono stati sottoposti ad intervento evacuativo 3 pazienti e di questi solo uno è andato incontro a recupero. Dei 4 pazienti non operati 3 hanno avuto un decorso neurologicamente favorevole. I casi vengono riportati e brevemente discussi. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Reale, B. Lenzi*, G. Parenti~ |
- Ematoma Intracerebrale Cronico Diagnosticato Con Biopsia Stereotassica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38, (1), 97-101, 1992 | | Titolo | Ematoma Intracerebrale Cronico Diagnosticato Con Biopsia Stereotassica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedali Galliera, Genova | | Riassunto | Abbiamo descritto un caso di ematoma intracerebrale cronico presentatosi con sintomatologia neurologica simulante una lesione espansiva a lenta crescita Non essendo possibile effettuare una sicura diagnosi con la TC encefalica, la carotidografia e la scintigrafia cerebrale con granulociti marcati è stata eseguita una biopsia stereotassica che ha permesso di effettuare la diagnosi di ematoma intracerebrale cronico senza capsula e quindi di decidere per un atteggiamento terapeutico di attesa in quanto generalmente tale tipo di ematoma tende a riassorbirsi spontaneamente. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | C.l. Parodi, S. Cammarata, N. Pizio, G. Massazza, R. Stoehr, G. Sacco |
- Emiatrofia Facciale Congenita Sinistra Associata Ad Aplasia Della Car0Tide Interna Omolaterale E Aneurisma Fusiforme Gigante Dell'arteria Cerebrale Posteriore
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 261-269, 1992 | | Titolo | Emiatrofia Facciale Congenita Sinistra Associata Ad Aplasia Della Car0Tide Interna Omolaterale E Aneurisma Fusiforme Gigante Dell'arteria Cerebrale Posteriore | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedale Civile, Teramo | | Riassunto | Viene presentato un caso, unico in letteratura, di emiatrofia facciale sinistra congenita associata ad aplasia della carotide interna omolaterale e ad aneurisma fusiforme gigante del tratto P2 della arteria cerebrale posteriore. I'emiatrofia facciale progressiva (malattia di Romberg) è una condizione patologica rara, caratterizzata da atrofia progressiva della cute, dei tessuti molli e ossei di metà viso, a patogenesi ancora incerta. Si ammette che una lesione del sistema nervoso autonomo possa essere responsabile della sindrome. A giudizio degli Autori il caso clinico presentato accredita la patogenesi «autonomica» della miatrofia facciale. Inoltre la stessa aplasia carotidea può essere coinvolta nella patogenesi della formazione aneurismatica, sia per le alterazioni emodinamiche derivanti che per l'alterato trofismo vascolare secondario alla denervazione simpatica. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Pineto, D. Lucantoni, V. Magliani, F. Bigossi, G.P. Tassi, A. Ricci, R. Galzio |
- Emicrania Con Aura E Spect: Analisi Dl Una Casistica. Dati Preliminari
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (Ó), 475 -481, 1992 | | Titolo | Emicrania Con Aura E Spect: Analisi Dl Una Casistica. Dati Preliminari | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituti di Clinica Neurologica e di *** Medicina Nucleare dell'Universita, ** Divisione Neurologica e * Servizio di Medicina Nucleare dell'Arcispedale S. Anna, Ferrara | | Riassunto | Venti pazienti affetti da emicrania con aura sono stati sottoposti in fase intercritica, a Tomografia ad Emissione di Singolo Fotone (SPECT) con 99m Tc-HM-PAO. La SPECT ha evidenziato anomalie di perfusione cerebrale in 18 casi in 11 pz l'area di ipoperfusione cerebrale appare correlata topograficamente alla sintomatologia neurologica focale dell'attacco emicrania I dati suggeriscono l'esistenza, nei pz affetti da emicrania con aura, di una persistente, anche se subclinica, condizione di instabilità e labilità deflusso ematico cerebrale cui sono ascrivibili le anomalie di permissione rilevabili nelle fasi intercritiche. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | V.C. Monetti, R. Tola, S. Malagù, E. Granieri, E. Paolino, B. Bagni *, R. Quatrale, V. Govoni, M. Artioli **, P. Colamussi *** |
- Emorragia Cerebellare Come Complicanza Post Operatoria In Un Caso Di Asportazione Di Meningioma Pterionale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 291-296, 1992 | | Titolo | Emorragia Cerebellare Come Complicanza Post Operatoria In Un Caso Di Asportazione Di Meningioma Pterionale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Istituto di Anatomia e Istologia Patologica, Universita di Milano ff Istituto di Neurochirurgia, Ospedale Maggiore di Milano | | Riassunto | Presentiamo il caso di una donna di 61 anni, deceduta per emorragia cerebellare sinistra estesa al tronco cerebrale con conseguente ematoma subdurale pericerebellare sinistro e perimesencefalico, complicante il decorso postoperatorio di un intervento di asportazione di meningioma pterionale sinistro. Vengono discussi i possibili meccanismi patogenetici di questa rara complicanza e fatta una revisione dei casi riportati in letteratura. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | T. Masini *, P. Quattrone *, G. Miserocchi **, L. Bello**, A.M. Migliarini * |
- Encefalopatia Dl Binswanger: Una Particolare Espressione Dell'arteriosclerosi Cerebrale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (6), 441-448, 1992 | | Titolo | Encefalopatia Dl Binswanger: Una Particolare Espressione Dell'arteriosclerosi Cerebrale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Anatomia Patologica, Universita di Milano * Institut fùr Neuropathologie, Universitat Munster | | Riassunto | L'Encefalopatia di Binswanger (EB) è considerata oggi una forma particolare di arteriosclerosi cerebrale che interessa elettivamente i vasi perforanti della sostanza bianca telencefalica sottocorticale e/o periventricolare, a cui può associarsi demenza progressiva, segni neurologici focali e sintomi pseudobulbari. I primi casi di EB furono descritti nel 1894 da Otto Binswanger il quale li presentò come una nuova entità nosografica, distinta da altre forme di demenza senile, denominata «encefalite sottocorticale cronica progressiva», supponendo fin da allora un'eziologia vascolare. Con l'obiettivo di rivalutare la presenza di questa entità nosologica, abbiamo riesaminato 934 casi di soggetti sottoposti ad autopsia presso l'Istituto di Anatomia Patologica dell'Università di Milano dal 1986 a tutt'oggi. Dei 934 casi, 672 presentavano una patologia cerebrale (431 emorragie cerebrali 72 infarti emorragici 128 arteriosclerosi cerebrali 6 gliosi cerebrali e 35 malattie di Alzheimer). In 3 casi tutti nel gruppo delle arteriosclerosi cerebrali sono stati riscontrati contemporaneamente sclerojalinosi dei rami arteriolari perforanti demielinizzazione e cicatrici gliali il tutto a livello della sostanza bianca telencefalica sottocorticale dei lobi parietotemporali sinistri. A questi tre è stato aggiunto un caso proveniente dall'Institut fur Neuropathologie dell'Università di Munster che presentava le medesime alterazioni istologiche. All'indagine neuroradiologica (TAC/RMN) erano presenti aree ipodense senza rinforzo di contrasto nei centri semiovali e idrocefalo. La diagnosi definitiva di EB è tuttavia ancora legata all'esame istologico dato che quadri «leucoencefalopatici» possono comparire in differenti forme di encefalite ed encefalopatie; pertanto in taluni casi può essere conveniente effettuare una biopsia stereotassica. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | T. Masini, A. Tarocchi, F. Pallotti, F. Gullotta * |
- Eredoatassia Spinocerebellare, Cataratta Congenita, Ritardo Psichico: Sindrome Dl Marinesco-Sjogren
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 217-220, 1992 | | Titolo | Eredoatassia Spinocerebellare, Cataratta Congenita, Ritardo Psichico: Sindrome Dl Marinesco-Sjogren | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Neurologica, Ospedale Civile di Udine | | Riassunto | L'eredotassia di Marinesco-Sjogren è una rara sindrome descritta per la prima volta da Marinesco nel 1931 e definita geneticamente da Sjogren nel 1935. La sindrome è caratterizzata da una triade sintomatologica costituita da: eredoatassia spinocerebellare, cataratta congenita ed oligofrenia; si trasmette con carattere autosomico recessiva Dalla revisione della letteratura abbiamo raccolto circa 60 casi. Riferiamo di una famiglia, in cui tre sorelle sono state riscontrate affette da una complessa sintomatologia progressiva caratterizzata da cataratta bilaterale congenita, eredoatassia spastica spinocerebellare, oligofrenia, deformità scheletriche, neuropatia sensitivo motoria assonale. Una delle sorelle è stata seguita fino al decesso ed è stata praticata autopsia | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | B. Lucci |
- Ernia Del Disco Lombare Giovanile. Studio Clinico Ed Evolutivo Su 10 Casi Operati
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 77-81. 1992 | | Titolo | Ernia Del Disco Lombare Giovanile. Studio Clinico Ed Evolutivo Su 10 Casi Operati | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Unità Operativa di Neurochirurgia, Spedali Riuniti, Livomo | | Riassunto | Gli autori descrivono il quadro clinico ed evolutivo in 10 casi di giovani al di sotto dei 20 anni operati per ernia discale lombare. La sintomatologia clinica è caratterizzata, rispetto a quella riscontrata in pazienti di età più avanzata, dalla netta prevalenza dei sintomi di irritazione radicolare e dalla scarsità dei reperti obiettivi di deficit. I traumi e le anomalie vertebrali possono avere un ruolo nel favorire la precoce insorgenza dell'ernia discale. In questi giovani pazienti il trattamento chirurgico mediante discestomia fornisce in genere degli ottimi risultati per cui data la gravità della sintomatologia dolorosa, dovrebbe essere evitato un atteggiamento troppo attendistico. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Lepori, S. Gaglianone, F. Faggionato |
- Ernia Discale Cervicale «Molle»: 21 Anni Di Esperienza Chirurgica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 45-47, 1992 | | Titolo | Ernia Discale Cervicale «Molle»: 21 Anni Di Esperienza Chirurgica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedale Multizonale di Varese | | Riassunto | Dal gennaio 1970 al marzo 1991, presso la Divisione di Neurochirurgia dell'Ospedale Regionale di Varese, sono stati operati e controllati a distanza 265 pazienti portatori di ernia cervicale «molle». Tali pazienti sono stati selezionati in ottemperanza ai criteri enunciati da Odom e Scoville; non vengono pertanto considerati in questo lavoro tutti quei casi che hanno presentato, all'atto operatorio, una componente «hard» (circa il 22% del totale). I maschi costituiscono il 67% della casistica; I'età media all'atto del ricovero è stata di 50 anni per gli uomini e 48 per le donne. Il picco d'età di maggior frequenza è risultato fra i 40 e i 60 anni. La «soft hernia», nella nostra esperienza, interessa nella maggior parte dei casi il livello Có-C7. La discectomia è stata eseguita per via anteriore nell'80% dei casi. Sulla scorta dei dati ottenuti con controlli clinici a distanza (follow-up medio di 7,2 anni), gli AA. considerano l'indicazione e i risultati dell'intervento chirurgico. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Oriani, A. Dario, A. Dorizzi, G. Crivelli, A. Marra, C. Scamoni, P. Fachinetti, M. Pozzi |
- Ernie Discali Cervicali: Prime Esperienze Sull'approccio Anteriore Mediante Strumentario Dl Caspar
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 99-102, 1992 | | Titolo | Ernie Discali Cervicali: Prime Esperienze Sull'approccio Anteriore Mediante Strumentario Dl Caspar | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | UO di Neurochirurgia, USL 10/D, Firenze | | Riassunto | Dall'agosto 1990 al febbraio 1992 sono stati trattati nella UO di Neurochirurgia della USL IO/D di Firenze per compressione radicolare e/o midollare cervicale di origine discale e/o artrosica monosegmentaria, 24 pazienti di cui 16 maschi ed 8 femmine, di età compresa fra i 32 ed i 77 anni. Tali pazienti sono stati operati tutti con approccio anteriore secondo la tecnica di Robinson e Smith, usando però lo strumentario chirurgico messo a punto dal Dr. W. Gaspar della Clinica Neurochirurgica della Saarland in Germania. Si è trattato in 16 casi di ernia fiscale molle ed in 8 casi di «hard disc» con osteofitosi associata Dal p.d.v. diagnostico tutti i pazienti sono stati sottoposti oltre agli esami standard, ad uno studio neurofisiologico completo, ad una RM cervicale e nei casi dubbi anche ad una Mielo-TC cervicale. I livelli di intervento sono stati C3-C4 (I caso), C4-C5 (8 casi), C5-C6 (9 casi) e C6-C7 (6 casi). L’intervento chirurgico è sempre stato eseguito con il paziente in trazione cervicale sottomentoniera e con l'aiuto del microscopio solo nella fase della discectomia e del courettage dei piatti vertebrali e degli osteofiti. I vantaggi dello strumentario di Caspar rispetto ai preesistenti si è evidenziato nei seguenti punti: visualizzazione completa dello spazio intervertebrale; facile posizionamento degli innesti; retrazione parallela dei corpi vertebrali; non traumi alle corticali vertebrali adiacenti al disco; ottima tenuta dei retrattori in azione durante le manovre chirurgiche. Il follow-up clinico compreso fra 3 e 2I mesi ha evidenziato un risultato excellent nel 66,7% dei casi good nel 25% dei casi e fair nell'8,3% dei casi. L’allineamento del rachide cervicale è risultato excellent nel 79,3% dei casi good nel 16,7% dei casi e fair nel 4,1% dei casi. Un'ottima fusione è stata conseguita nel 91,7% dei casi. Relativamente alle complicanze, nessun caso di infezione delle parti molli o dello spazio discale, nessuna lesione durale, nessun caso di peggioramento neurologico postoperatorio, nessun caso di lesioni di strutture molli vascolari e nervose del collo. Relativamente all'innesto si è verificato un caso di rottura del tassello ed un caso di fuoriuscita anteriore dello stesso per 2/3 senza però necessità di rimozione e conseguimento, comunque, di fusione. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Guizzardi, D. Serino, P. Mennonna |
- Ernie Discali Cervicali Laterali: Descrizione Dl 15 Casi Trattati Chirurgicamente Per Via Posteriore
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 49-53, 1992 | | Titolo | Ernie Discali Cervicali Laterali: Descrizione Dl 15 Casi Trattati Chirurgicamente Per Via Posteriore | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Neurochirurgia, Università degli studi di Milano * Servizio di Neuroradiologia, Ospedale Policlinico di Milano | | Riassunto | L’ approccio chirurgico anteriore alle ernie del disco cervicali prevede inevitabilmente la discectomia ed eventualmente l'innesto osseo. Tuttavia, quando il quadro clinico è caratterizzato solamente o prevalentemente dalla rizopatia ed alla TAC l'ernia risulta lateralizzata e/o intraforaminale, il trattamento per via posteriore, con conservazione del disco ed asportazione interlaminare dei frammenti erniari rappresenta l'approccio chirurgico d'elezione. Gli Autori hanno analizzato retrospettivamente 15 casi consecutivi di ernia discale cervicale ricoverati presso l'Istituto di Neurochirurgia dell'Università di Milano nel periodo 1987-1991 e trattati chirurgicamente per via posteriore. Il gruppo di pazienti studiati è costituito da 5 maschi e 10 femmine di età compresa tra i 31 ed i 67 anni con un follow-up medio attuale di 14 mesi (range: 6-31 mesi). La sintomatologia di tipo radicolare era presente in tutti i pazienti in un caso associata a segni piramidali. La TAC aveva documentato la presenza di ernia molle lateralizzata che, in alcuni casi occupava il forame di coniugazione. L’intervento è consistito in una piccola emiinterlaminestomia, flavestomia ed emifaccettectomia dell'interspazio interessato con asportazione dell'ernia. La riduzione o scomparsa della sintomatologia irritativa si è osservata nel 93% dei casi nell'immediato decorso postoperatorio. Il controllo clinico-radiologico a distanza ha confermato la positività dei risultati immediati. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P.M. Rampini, M.L. Zavanone, M. Egidi, R. Campanella, L. Morabito, M. Farabola*, A. Bettinelli* |
- Errata Diagnosi Di Radiculopatia L5 In Paziente Con Intrappolamento Dello Spe Alla Testa Del Perone
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 205-208, 1992 | | Titolo | Errata Diagnosi Di Radiculopatia L5 In Paziente Con Intrappolamento Dello Spe Alla Testa Del Perone | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Divisione di Neurochirurgia e Servizio di Neurofisiopatologia Ospedale San Filippo Neri, Roma | | Riassunto | Gli Autori descrivono un caso di sindrome da intrappolamento dello Sciatico Popliteo Esterno (SPE) alla testa del perone di sinistra quale complicanza tardiva di intervento di artroprotesi dell'anca sinistra, senza successiva utilizzazione di doccia gessata La comparsa di violento dolore sciatalgico e deficit della forza nel territorio di L5 vennero messi in relazione alla presenza di stenosi del canale a livello L4-L5-SI con protrusione discale L4-L5 e L5-SI, dimostrata sia alla Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) che alla Risonanza Magnetica Nucleare (RMN). Solo una più attenta valutazione clinica e neurofisiologica (elettromiografia-EMG, potenziali evocati somatostesici -SEP, da stimolazione dello sciatico popliteo esterno ed interno (SPE-SPI), consentivano di orientare correttamente la diagnosi di sede della lesione ed il successivo intervento chirurgico di neurolisi dello SPE alla testa del perone. La regressione critica della sintomatologia trovò riscontro nei SEP di controllo postoperatori. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | N. Santucci *, L. Conti, F. Fiume Garelli, G.M. Callovini *, G. Scarda* |
- Follow-Up Neurologico E Neuroftalmologico In Pazienti Con Sclerosi Multipla Certa. Utilità Della Perimetria Automatizzata E Dei P0Tenziali Visivi Evocati Nella Valutazione Del Danno
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 353-362, 1992 | | Titolo | Follow-Up Neurologico E Neuroftalmologico In Pazienti Con Sclerosi Multipla Certa. Utilità Della Perimetria Automatizzata E Dei P0Tenziali Visivi Evocati Nella Valutazione Del Danno | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Servizio di Fisioterapia e Recupero Funzionale, Villa Mazzocorati, USL 29, Bologna, Clinica Oculistica 1, Universita degli Studi di Bologna | | Riassunto | È stato effettuato uno studio neurooftalmologico di 38 pazienti 16 maschi e 22 femmine, età media complessiva di 38.9 anni (D.S. IO,S), affetti da Sclerosi Multipla clinicamente definita (secondo i criteri di Poser) seguiti in ambiente fsioterapico, per valutare I'incidenza e l'entità di segni di interessamento oculare. Sono state ricercate in particolare le alterazioni sensoriali che rappresentano le anomalie oftalmologiche più frequenti in questo tipo di patologia Per evidenziare anche la presenza di anomalie sensoriali suboliniche, tutti i pazienti sono stati sottoposti oltre che a visita oculistica completa, a perimetria automatizzata (PA) e a studio dei potenziali evocati visivi (PVE) uditivi {BAEP) e somatosensoriali (PSS). In base ai risultati ottenuti è stato possibile valutare il grado di correlazione tra le anomalie risultanti da PA e PVE, quadro oftalmologico sensoriale e globale e quadro neurologico sistemico. Il danno sistemico è stato quantificato mediante la scala EDSS di Kurtzke, esaminando i vari sistemi funzionali previsti da tale scala, sia a livello di obiettività clinica che mediante i potenziali evocati multimodali. I risultati ottenuti par con i limiti dovuti alla ristrettezza della casistica, confermano l'importanza della Perimetria Automatizzata e dei Potenziali Visivi Evocati non solo nella diagnostica della Sclerosi Multipla ma anche nella stadiazione del danno e nel follow-up dei portatori di questa malattia l’impressione degliAutori è che il riscontro di anomalie in questi esami dovrebbe essere considerato di per se indice di danno del sistema funzionale Visivo. Infatti l'attuale scala di punteggio del danno visivo è basata su una valutazione del danno oftalmologico troppo restrittiva, in quanto tiene conto solo della acuità visiva centrale e della presenza di scotomi o altre alterazioni perimetriche def nite secondo i criteri della perimetria cinetica classica Al contrario non vengono prese in considerazione le anomalie della velocità di conduzione evidenziate dai Potenziali Visivi Evocati e neppure le aumentate capacità di analisi perimetrica consentite dalla perimetria automatizzata, indicatori più sensibili del danno neurooftalmologico. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | S. Stecchi*, C. Scandellari*, L. Guidi*, C. Trocino*, R. Cutajar*, G.O. Bravetti, C.A. Zotti, F. Martelli |
- Frattura Del Condilo Occipitale Associata A Paralisi Dell'ipoglosso: Contributo Diagnostico Della Tc Ad Alta Risoluzione Integrata Da «Imaging» Tridimensionale (3D-Tc)
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (1), 87-91, 1992 | | Titolo | Frattura Del Condilo Occipitale Associata A Paralisi Dell'ipoglosso: Contributo Diagnostico Della Tc Ad Alta Risoluzione Integrata Da «Imaging» Tridimensionale (3D-Tc) | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Ospedale Acquapendente (USL VT 1) Servizio Diagnostica per Immagini ** Ospedale San Camillo (USL RO 10), Servizio di Neuroradiologia Roma *** Ospedale Bracciano (USL RM 22), Servizio di Radiologia **** Ospedale Bra | | Riassunto | La frattura del condilo occipitale è un evento raro: noi riferiamo di un caso in cui era presente paralisi del XII nervo cranico, con studio radiografico standard, stratigrafia del rachide cervicale e della base-cranica negativi. La diagnosi fu posta mediante esame TC ad alta risoluzione integrato da ricostruzione tridimensionale con sistema 3D veloce «on the scanner» di superficie. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | R. Cartolari *, R. Luna **, L. Vocino *, L. Francocci ***, F. Erba ****, S. Boni ***** |
- Gli Stati Di Incoscienza Prolungati Postraumatici
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, Suppl. 2, 5-24, 1992 | | Titolo | Gli Stati Di Incoscienza Prolungati Postraumatici | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Dipartimento e Cattedra di Neurochirurgia, Ospedale ed Universita di Verona | | Riassunto | Questo articolo è una revisione con cui gli Autori esaminano il problema costituito da pazienti che, in conseguenza di un grave trauma cranico, permangono per molto tempo o definitivamente in stato di incoscienza. l’articolo condensa i contributi della letteratura sull'argomento e la vasta esperienza personale degli Autori. Vengono esaminati gli aspetti clinici ed epidemiologici della transizione del coma acuto verso lo stato di coma prolungato con riguardo agli eventuali fattori prognostici ed ai tentativi di prevenzione di questa ormai comune e temuta condizione patologica Vengono poi riportate le osservazioni sul lento recupero nel tempo delle funzioni neurologiche e vengono forniti i dati sul bilancio finale di tutte le gravi alterazioni croniche della coscienza. Viene infine sottolineata la necessità di un nuovo approccio medico, etico e sociale alla malattia traumatica, come conseguenza dei risultati ottenuti dall'applicazione delle moderne tecnologie mediche rianimatorie. In questo contesto è stato valorizzato il ruolo dell'altro soggetto «colpito», costituito dalle famiglie delle vittime, e sono stati discussi i problemi della riabilitazione e dell'eventuale reinserimento sociale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | S. Turazzi, A. Bricolo |
- I Meningiomi Della Fossa Cranica Posteriore
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, (Suppl. 1), 5-65, 1992 | | Titolo | I Meningiomi Della Fossa Cranica Posteriore | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Divisione di Neurochirurgia, Ospedale San Camillo, Roma ** Servizio di Neuroradiologia, Ospedale San Camillo, Roma *** Divisione di Neurochirurgia, Ospedale C70, Roma **** Servizio di Anestesia e Rianimazione, Ospedale | | Riassunto | I dati relativi a 97 meningiomi della fossa cranica posteriore, operati dal 1958 al 1990 presso la Divisione di Neurochirurgia «G. M. Lancisi» dell'Ospedale San Camillo di Roma e dal 1979 al 1990 presso la Divisione di Neurochirurgia dell'Ospedale C.T.O. di Roma, vengono analizzati con particolare riguardo alla localizzazione, alla sintomatologia, alle differenti vie di approccio utilizzate ed ai risultati ottenuti. n criterio classif cativo adottato, che ci è sembrato quello più adeguato da un punto di vista anatomo-clinico, è quello proposto da Castellano e Ruggiero (1953). Dopo aver effettuato un'analisi generale della casistica, vengono considerati dettagliatamente i tumori di ogni sede con particolare riguardo alle tecniche chirurgiche adottate. La letteratura in merito è stata rivista in relazione agli aspetti del tutto peculiari di queste lesioni della fossa cranica posteriore. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Bruni*, R. Hernandez*, A. Matticari**, F. Martines*, F. Iacovino***, R. Persichetti****, M. Kropp***, F. Chiappetta* |
- Il Riflesso Orbicolare Delle Labbra: Nuovo Segno Clinico Di Ipereccitabilita Neuro-Muscolare Nella Spasmofilia
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 277-281, 1992 | | Titolo | Il Riflesso Orbicolare Delle Labbra: Nuovo Segno Clinico Di Ipereccitabilita Neuro-Muscolare Nella Spasmofilia | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Fidenza | | Riassunto | È stato ricercato in un gruppo di 15 soggetti spasmofilici (12 donne e 3 uomini dall'età variabile da 20 a 38 anni) il riflesso orbicolare delle labbra, che viene posto a confronto in un uguale numero di soggetti sani del medesimo sesso ed età prima e dopo 3' di iperventilazione. Detta manovra provoca l'aumento della ventilazione polmonare fino ad un pH superiore a 7,40 (alcalosi) ed abbassa la PCO2 al di sotto di 30 mm di Hg. La presenza di questo riflesso è osservata in 10 soggetti spasmofilici e soltanto in 3 normale . Dopo l'iperventilazione una risposta anormale è stata notata in tutti i soggetti spasmolitici (fino al segno del grugno in 8), mentre nei controlli una sua alterazione è rilevabile solo in 4 soggetti. Questi dati da un lato sono suggestivi di uno stato disfunzionale cerebrale rapportabile ad una condizione di ipereccitabilità neuro-muscolare propria della spasmofilia e dall'altro canto indicano un ulteriore segno di significato clinico, sempre in accordo allo stato di ipereccitabilità neuromuscolare, contribuendo ad aumentare in questo modo l'accuratezza diagnostica. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | U. Braga, R. Menozzi, A. Saginario |
- Il Test All'apomorfina Sottocutaneo E Sublinguale Nel Morbo Di Parkinson
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (Ó), 527-533, 1992 | | Titolo | Il Test All'apomorfina Sottocutaneo E Sublinguale Nel Morbo Di Parkinson | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Clinica Neurologica dell'Universita di Pisa * Divisione di Neurologia dell'Ospedale di Pistoia | | Riassunto | Recenti dati indicano che la risposta alla somministrazione acuta di apomorfina, un potente agonista dopaminergico, rappresenta un valido test predittivo della risposta alla terapia con levodopa in pazienti con sintomatologia parkinsoniana Abbiamo valutato la risposta motoria alla somministrazione di dosi crescenti di apomorfina s.c. versus placebo in 105 pazienti parkinsoniani che successivamente erano trattati per almeno 6 mesi con levodopa. Il test con apomorfina sc. risultava predittivo per 1'87% della risposta a lungo termine alla levodopa. Più di recente si è resa disponibile una formulazione sublinguale (s.l.) della apomorfina. Abbiamo comparato le risposte motorie ottenute dopo somministrazione di apomorfina sc. e s.l. in 10 pazienti con Morbo di Parkinson (MP). L'entità delle risposte era paragonabile, tuttavia la durata di azione risultava maggiore e gli effetti collaterali (nausea, vomito, sonnolenza, sbadigli singhiozzo e lacrimazione) erano di intensità minore con il preparato s.l. I nostri dati confermano che la somministrazione acuta di apomorfina è un test predittivo della risposta a lungo termine alla levodopa e suggeriscono l'uso terapeutico della formulazione sublinguale, ad esempio nelle fluttuazioni motorie del MP. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Piccini, P. Del Dotto, A. Bertolucci, S. Bartolini*, P. D'Antonio, N. Pavese, U. Bonuccelli |
- Il Test Dell'ischemia-Iperpnea Nella Valutazione Della Sindrome Da Ipereccitabilita Neuronale (Nhs)
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (Ó), 521-526, 1992 | | Titolo | Il Test Dell'ischemia-Iperpnea Nella Valutazione Della Sindrome Da Ipereccitabilita Neuronale (Nhs) | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche, Servizio di Neurofisiopatologia, Università di Firenze ** Clinica Medica, Universita di Siena | | Riassunto | Il test dell'ischemia-iperpnea identifica anomalie elettromiografiche nella sindrome da ipereccitabilità neuronale (NHS). I’alta frequenza di falsi positivi a questo test ha messo in dubbio la sua utilità nella valutazione della NHS. Abbiamo cercato di verificare la sensibilità e specificita di questo test utilizzando durate diverse delle procedure di attivazione. Venticinque soggetti con tipici segni e sintomi di NHS hanno effettuato il test dell'ischemia-iperpnea Come gruppo di controllo sono stati utilizzati 25 pazienti con patologie del Sistema Nervoso, con esame elettromiografico negativo. L’analisi mediante il test di Kaplan-Meier del comportamento dei due gruppi evidenziava una differenza significativa nell'incidenza della attività ripetitiva sia per il periodo post-ischemico (p < 0.004) sia per l 'iperpnea (p < 0.001). La sensibilità del test risultava elevata ma la specificità risultava soddisfacente (92-96%) solo se non si superavano i 6 minuti di ischemia ed i 4 minuti di iperpnea. Utilizzando questi rigidi criteri di esecuzione il test della ischemia ed iperpnea si dimostra utile nella valutazione di soggetti con sospetta NHS potendo distinguerli sia da soggetti normali sia da altre frequenti condizioni cliniche di interessamento del SNP che presentino sintomatologia comune (Sindrome del tunnel carpale, Sindrome dell'egresso toracico, etc). | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | A. Grippo*, F. Lolli*, S. Lori*, E. Nuti Ranucci**, O. Ronchit |
- Impatto Psicologico Con La Famiglia
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, Suppl. 2, 71-76, 1992 | | Titolo | Impatto Psicologico Con La Famiglia | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Dipartimento di Medicina Psicologica, Universita di Glasgow | | Riassunto | L’Autore sottolinea l'importanza della gestione dei rapporti fra le famiglie dei pazienti con Stato Vegetativo persistente (SVP) e il personale di assistenza, nei reparti di rianimazione e di riabilitazione dove tali pazienti vengono ricoverati. Ciò è dovuto sia alla esistenza di problemi sociali (isolamento nella società dei familiari impegnati nella situazione molto difficile di dedicarsi al proprio congiunto cronicamente colpito), economici (per le spese eventualmente da sostenere non solo al momento ma negli anni a venire), psicologici (per la estrema dita colta di accettazione della impossibilità di un ripristino delle funzioni psichiche), etici (perché la conflittualità continua fra personale di assistenza e membri della famiglia del malato, che logora gli uni e gli altri rende difficile la situazione e può comportare, da parte dei parenti delle scelte sbagliate). Per far fronte a questi problemi autore si pone ó domande, ciascuna delle quali si riferisce ad aspetti diversi 1) che tipo di famiglia, 2) come reagisce; 3) come si presentano e quando queste reazioni; 4) con quali modalità; 5) con quali conseguenze per la cura del malato e 6) il modo di affrontarle. Infine prende in esame la reazione del personale alle prese con giovani malati gravissimi e le loro famiglie, illustrando le manifestazioni di ansia del personale e come queste reazioni vengano negate dagli stessi operatori che potranno raggiungere solo dopo molti anni un'abitudine alla difficile situazione. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | N. Brooks |
- Impressio Basilaris Con Quadro Polisclerotico Simile: Un Caso Clinico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 343-347, 1992 | | Titolo | Impressio Basilaris Con Quadro Polisclerotico Simile: Un Caso Clinico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Neurologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma | | Riassunto | Presentiamo il caso di un paziente che, per la sua storia clinica e per il quadro obiettivo rientrava nella categoria diagnostica di Poser di sclerosi multipla (SM) clinicamente probabile. La RMN ha evidenziato invece un quadro di malformazione della giunzione atlanto-occipitale definita impressione basilare. Il caso ci permette di dimostrare che la diagnosi di SM non può prescindere dall'esecuzione delle più recenti tecniche diagnostiche come la RMN e l'isoelettrofocalizzazione del liquor. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Scivoletto, R.P. Cioffi, A. Carnevale, A. Laudisio, P.A. Tonali |
- Insufficienza Autonomica Progressiva Primaria Con Atrofia Multisistemica. Studio Di Un Caso Clinico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 179-186, 1992 | | Titolo | Insufficienza Autonomica Progressiva Primaria Con Atrofia Multisistemica. Studio Di Un Caso Clinico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Arcispedale S. Maria Nuova, Reggio Emilia | | Riassunto | Viene descritto un caso di un uomo di 63 anni affetto da insufficienza autonomica progressiva primaria con atrofia multisistemica Dopo un inquadramento nosografico e classificativo delle PAF, distinguendo le forme primarie dalle secondarie, si è descritto sommariamente il quadro clinico, le modalità evolutive e l'iter diagnostico della malattia Il paziente esordì improvvisamente con insufficienza respiratoria acuta e voce disfonica da deficit di abduzione delle corde vocali. È quindi comparsa progressiva insufficienza vegetativa (impotenza sessuale, minzione imperiosa, pollachiuria, tenesmo ed incontinenza feca le, ipotensione ortostatica) e dopo qualche anna segni di sofferenza cerebellare e del tronco encefalica La morte è giunta improvvisa nel sonno, da verosimile insufficienza respiratoria. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | R. Zucco, E. Ghidoni, F. Solimè |
- L'approccio Interemisferico Bifrontale Anteriore Nella Chirurgia Dei Craniofaringiomi: Considerazioni Su Un Caso Di Asportazione Radicale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38, (1), 93-96, 1992 | | Titolo | L'approccio Interemisferico Bifrontale Anteriore Nella Chirurgia Dei Craniofaringiomi: Considerazioni Su Un Caso Di Asportazione Radicale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Divisione di Neurochirurgia, Ospedale S. Camillo, Roma | | Riassunto | È presentato un caso di asportazione radicale di craniofaringioma solido dell'adulto a sviluppo retrochiasmatico utilizzando la via interemisferica bifrontale anteriore translamina terminale. Sono discussi i principali approcci chirurgici ai craniofaringiomi e le peculiarità dell'approccio prescelto dagli autori nel caso riportato. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Scarano*, M. Tirendi*, S. Esposito* |
- L'approccio Orbito-Frontale Nella Chirurgia Degli Aneurismi Del Complesso Comunicante-Cerebrale Anteriore. N0Ta Tecnica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 125-128, 1992 | | Titolo | L'approccio Orbito-Frontale Nella Chirurgia Degli Aneurismi Del Complesso Comunicante-Cerebrale Anteriore. N0Ta Tecnica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedali Riuniti di Bergamo | | Riassunto | Viene descritto l'approccio fronto-orbitrario agli aneurismi del complesso comunicante-cerebrale anteriore. Permette un accesso più tangenziale alla base frontale, con una maggior luce e un minor uso delle spatole per la retrazione cerebrale. E’ particolarmente utile nella chirurgia precoce quando si può presentare un rigonfiamento cerebrale, o quando vi è edema o un ematoma o un disturbo del circolo liquorale. L’approccio è stato utilizzato dagli autori in 23 casi. Vengono discussi vantaggi e problemi. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | V. Cassinari, F. Biroli, F. De Gonda |
- L'approccio Pterionale Ai Meningiomi Della Doccia Olfattoria
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 151-154, 1992 | | Titolo | L'approccio Pterionale Ai Meningiomi Della Doccia Olfattoria | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Scienze Neurologiche e Neurochirurgiche, Neurochirurgia 2, Università di Messina | | Riassunto | Gli Autori riportano la loro esperienza in 15 casi di meningiomi della doccia olfattoria trattati chirurgicamente mediante l'approccio pterionale. In tutti i casi è stata possibile l'asportazione macroscopicamente totale della neoplasia, anche quando questa era voluminosa e possedeva un'espansione controlaterale. I risultati possono essere considerati positivi dal momento che in 13 casi è stato ottenuto un risultato eccellente mentre sono deceduti nel post-operatorio, per complicanze extraneurologiche (polmonite ed emorragia gastrointestinale), 2 pazienti peraltro operati in gravi condizioni. Nessuna recidiva nei sopravvissuti con un follow-up da 10 anni a 8 mesi. Gli Autori sottolineano i vantaggi dell'approccio pterionale a confronto con i più usuali approcci frontali (bifrontale o subfrontale unilaterale): assenza di complicanze settiche; preservazione del polo frontale, del seno sagittale superiore e del seno frontale, possibilità di minima retrazione parenchimale e, soprattutto, precoce visualizzazione e dissezione meno traumatizzante delle strutture vascolari (aa cerebrali anteriori e comunicante anteriore) e nervose (chiasma, nervi ottici) in rapporto con la porzione posteriore del tumore. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | S. Cambria, S. Paterniti, E. Macrì, M. Cambria, S. Guerrera, P. Fiore |
- L'artrite Reumatoide Della Colonna Cervicale. Aspetti Patologici, Clinici E Radiologici
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 139-150, 1992 | | Titolo | L'artrite Reumatoide Della Colonna Cervicale. Aspetti Patologici, Clinici E Radiologici | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Dipartimento di Neurochirurgia, ** Dipart/mento di Reumatologia, Slotervaártziekenhuis, Amsterdam | | Riassunto | La colonna cervicale è tra le sedi più frequentemente coinvolte in corso di Artrite Reumatoide (AR). Durante il decorso della malattia circa il 25% dei pazienti affetti da AR presenteranno sintomi e segni neurologici dovuti al coinvolgimento della giunzione cervico-midollare, del midollo cervicale superiore e delle radici cervicali superiori. Le alterazioni patologiche più frequenti sono: I) Basilar settling o impattamento occipito-atlanto-assiale o dislocazione verticale del dente dentro Forame magno. Tale lesione è solitamente causata da collasso delle articolazioni laterali Cl-C2, da perdita di cartilagine ed erosione ossea 2) Sublussazione Cl-C2, di cui esistono tre forme, anteriore (la più comune), laterale (rara) e posteriore (eccezionale). La prima forma è dovuta alla passita dei legamenti trasverso e crociato e alla distruzione del dente. La seconda prende origine da erosione asimmetrica e collasso delle masse laterali di Cl-C2. Nell'ultima forma l'estesa erosione del processo odontoideo consente all'arco di Cl di scivolare posteriormente e comprimere il midollo spinale. 3) Compressione midollare da pannus a livello del dente e, più raramente, a livello subassiale. 4) Sublussazione subassiale anteriore o posteriore, più comune a C3-C4 e C4-C5. Queste lesioni derivano dalla distruzione delle articolazioni zigoapofisarie, dall'interessamento dei dischi intervertebrali (spondilodiscite) e dall'erosione dei corpi vertebrali (vanishing vertebrae). I sintomi clinici sono: progressiva riduzione della forza agli arti fino ad una franca paresi; fenomeni di automatismo midollare, specie a riposo; disturbi sfinterici, dolore nucale e/o cervicale. L'iter diagnostico consiste di I) radiografie standard in proiezione AP, oblique, LL, completate dalle prove dinamiche. 2) Tomograf a convenzionale. 3) Mielografia 4) Tomografia Computerizzata (TC) e mielo-TC. 5) Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), anche in flesso-estensione. Questo articolo descrive gli aspetti anatomo-patologici, clinici e neuroradiologici delI’AR della colonna cervicale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | C. Bernucci*, B. Matricali*, R. Soesbergen** |
- L'emorragia Subaracnoidea Nella Patol0Gia Spinale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 89-92, 1992 | | Titolo | L'emorragia Subaracnoidea Nella Patol0Gia Spinale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Neurochirurgia dell'Universita di Pisa | | Riassunto | Sono riportati due casi di emorragia subaracnoidea di origine spinale. Un ependimoma della cauda equina e un angioma cavernoso dorsale iuxtamidollare. Nella nostra casistica di 107, fra tumori e malformazioni vascolari spinali osservati nel periodo 1985-1991, I'emorragia subaracnoidea è una evenienza rara (1.8%). La maggioranza dei casi di emorragie subaracnoidee spinali è dovuto a malformazioni arterovenose, mentre gli angiomi cavernosi raramente sanguinana I tumori spinali relativamente molto più frequenti rispetto alla patologia vascolare, provocano emorragia subaracnoidea in una percentuale molto minore. Tra questi maggiormente interessati sono gli ependimomi della cauda equina L’insorgenza clinica è rappresentata di solito da segni d'irritazione meningea associati a sciatalgia acuta (sindrome di Fincher). La Risonanza Magnetica consente una precisa diagnosi per l'approccio chirurgico che può essere risolutiva | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Marconi, V. Giorgetti, G. Parenti |
- L'impiego Dell'autotraining Di Rilassamento Respiratorio Nella Spasmofilia
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 329-334, 1992 | | Titolo | L'impiego Dell'autotraining Di Rilassamento Respiratorio Nella Spasmofilia | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Neurologica, Ospedale Civile di Fidenza, Parma | | Riassunto | La Spasmofilia è considerata uno stato di ipereccitabilità neuro-muscolare, che si manifesta con svariati sintomi a carico di diversi organi e sistemi e riconosce il suo meccanismo patogenetico nella sregolazione del metabolismo fosfo-calcico ed in particolare dell'omeostasi del calcio, con calcipenia e la riduzione del calcio di riserva scambiabile, dovuta ad un deficit di calcitonina L'orientamento clinico raccolto al termine di un'accurata indagine anamnesticaclinica, riceve una conferma definitiva dall'esame EMGrafico correttamente eseguito ed interpretato in accordo a precisi criteri di valutazione. La caratteristica EMGrafica è rappresentata dall'attività ripetitiva (AR), spontanea evocata dall'ischemia e/o dall'iperventilazione, sotto forma di doppiette o triplette e multiplette fino allo spasmo carpale. La durata dell’AR per essere ritenuta significativa non deve mai essere inferiore a 2' Vengono scelti 30 soggetti affetti da spasmofilia (25 donne e 3 uomini dell'età compresa fra i 17 ed i 42 anni con l'età media di 29 anni), 15 dei quali con AR provocata solo in fase ischemica e 15 nella fase di iperventilazione. Fra questi pazienti 20 denunziavano disturbi respiratori con frequenti dolori toracici 7 dei quali presentavano AR in ischemia e 13 nella fase di iperventilazione. Un altro gruppo di 30 soggetti spasmolitici con le medesime caratteristiche di età e di sesso ed alterazioni EMGrafiche sovrapponibili al primo gruppo (15 soggetti con AR in ischemia e 15 in iperventilazione); le turbe respiratorie erano presenti in 19 casi. Entrambi i gruppi di casi erano trattati con terapia calciotrofica 25 idrossicolecalciferolo 75 mcgr/die, calcitonina porcina estrattiva 3 UMRC settimanali in tre somministrazioni a giorni alterni per due cicli di 30 giorni con un intervallo di 10 giorni fra di essi e dieta ipercalcica (ricca di latte e derivati). Nel primo gruppo, in aggiunta al trattamento farmacologico, i soggetti venivano sottoposti ad un trattamento con tecniche di rilassamento e di controllo respiratorio (ATR) in ragione di 15-20 sedute, ad opera di un fisioterapista con specifica competenza professionale. I risultati ottenuti in questo gruppo di casi a trattamento combinato erano senz'altro più favorevoli con 23 risultati buoni e 5 moderati nei confronti dell'altro gruppo con un miglioramento rilevato soltanto in 15 ed in 4 rispettivamente. Questi dati sono suggestivi e tendono a sottolineare l'opportunità dell'associazione dellATR e della terapia farmacologica calciotrofica. in specie nei soggetti con disordini respiratori ed AR superiori ai 2' all'esame EMGrafico in iperventilazione. I’iperventilazione aumenta in maniera significativa la quota di calcio legato alle proteine plasmatiche e conseguentemente riduce il Ca+ + che aumentando l'ipereccitabilità neuro-muscolare ed i fenomeni correlati all'alcalosi (soprattutto ipoafflusso ematico cerebrale, coronarico), è responsabile di frequenti disordini nella spasmofilia e quindi la sua correzione con IATR si rivela realmente utile. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | A. Saginario, R. Menozzi, U. Braga, A. Morandi |
- L'ossificazione Del Legamento Longitudinale Posteriore A Livello Cervicale E Lombare. Epidemiol0Gia E Classificazione Radiologica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 25-31, 1992 | | Titolo | L'ossificazione Del Legamento Longitudinale Posteriore A Livello Cervicale E Lombare. Epidemiol0Gia E Classificazione Radiologica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Neurofisiopatologia e ** Servizio di Radiologia, Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna e *** Department of Orthopaedic Surgery, Matsumoto, Giappone | | Riassunto | La ossificazione del legamento longitudinale posteriore a livello cervicale può assumere un aspetto continuo, segmentario o circoscritto. La combinazione di una di queste forme dà luogo all'ossificazione mista. In Giappone questa patologia rachidea è molto conosciuta e nella popolazione adulta, ospedalizzata, la prevalenza è stimata del 2,06%. Gli studi fatti nelle popolazioni Caucasiche avevano finora evidenziato dati di prevalenza molto più bassi tanto che la OPLL era considerata una affezione «giapponese». Abbiamo esaminato le radiografie standard del rachide cervicale di 1258 pazienti di età superiore ai 38 anni (631 maschi e 627 femmine), non selezionati afferiti all'Istituto Ortopedico Rizzoli dal 1977 al 1983. La OPLL cervicale è stata riscontrata in 22 casi 12 maschi e 10 femmine, con una prevalenza dell'1,75% (del 2,8% nella fascia di età tra i 45 e i 64 anni). La revisione dei radiogrammi del rachide lombare di 792 pazienti giapponesi non selezionati afferiti alla Clinica Ortopedica di Matsumoto neg li anni 1984-1985 ha portato al riscontro di 23 casi (11 maschi e 12 femmine) di ossificazione del legamento longitudinale posteriore lombare con una incidenza complessiva del 2,9%. Tale revisione ci ha permesso di affermare che la ossificazione del legamento longitudinale posteriore a livello cervicale non deve più essere considerata una affezione «giapponese» e che può essere presente anche a livello lombare, sede in precedenza ritenuta rara anche dagli autori giapponesi. Abbiamo proposto per la ossificazione del legamento longitudinale posteriore lombare una classificazione in tre tipi: retrodiscale, continua e mista. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | L. Merlini *, U. Albisinni **, D. Dell'Accio *, K. Terayama ***, K. Ohtsuka *** |
- La Decompressione Osteodurale Nella Cura Dell'ipertensione Endocranica Traumatica. Ruolo Del Monitoraggio Della Pressione Intracranica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 189-193, 1992 | | Titolo | La Decompressione Osteodurale Nella Cura Dell'ipertensione Endocranica Traumatica. Ruolo Del Monitoraggio Della Pressione Intracranica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Reparto di Neurotraumatologia, Ospedale Generale FRegionale, Ancona | | Riassunto | Gli AA studiano un gruppo di 38 pazienti affetti da trauma cranico grave, di cui 34 sottoposti a monitoraggio della pressione intracranica. 18 pazienti furono sottoposti ad intervento di decompressione osteodurale frontotemporale; in 13 casi l'intervento venne deciso per la presenza di ipertensione endocranica non migliorabile con terapia medica, mentre in 4 casi l'intervento venne eseguito per un netto peggioramento clinico del paziente. In un caso il paziente fu operato per un netto aggravamento clinico, malgrado pressione intracranica normale. 13 dei pazienti operati presentarono una normalizzazione della pressione intracranica e guarigione clinica, 5 invece morirono malgrado l'intervento Nei rimanenti 20 pazienti la pressione intracranica si mantenne sempre normale malgrado la presenza di lesioni cerebrali alla TAC, e di essi 18 guarirono e 2 morirono. Si conferma la necessita di integrare la immagine ottenuta alla TAC con la misurazione di pressione intracranica al fine di stabilire la necessita dell'intervento chirurgico. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Caruselli, C.C. Occhipinti, M. Bernardini, M. Caruselli |
- La Neuropatia Sensitivo Motoria Da Disulfiram
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (6), 503-506, 1992 | | Titolo | La Neuropatia Sensitivo Motoria Da Disulfiram | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Neurologica, Ospedale di Udine | | Riassunto | Negli ultimi due anni abbiamo osservato due casi di neuropatia da Disulf ram. La diagnosi differenziale tra la neuropatia alcolica e la neuropatia da Disulf ram prende in considerazione l'anamnesi che rileva una insorgenza insidiosa nel tempo di molti mesi con progressione lenta durante abusi di alcolici e carenze nutrizionali per la neuropatia alcolica, mentre in quella da Disulfiram la dieta è bilanciata senza abusi alcolici una insorgenza più precoce e una progressione più rapida, clinicamente nella prima è presente ipotonia e disturbi del sudore e gli esami di laboratorio mostrano i segni ematologici dell'etilismo; lo studio neurofisiologico rileva compromissione maggiore della VCM e della VCS nella neuropatia da DisulSiram; inf ne sono i reperti neuropatologici di accumuli di neurofilamenti nell'assone a convalidare la diagnosi di neuropatia da Disulfiram come nel nostro caso. La neurotossicità del D. sarebbe dovuta ad un suo catabolita, il disolfuro di carbonio che è composto esocarbonico che induce assonopatia con accumulo di neurofilamenti nelI'assone. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | B. Lucci |
- La Neuroradiologia Del Midollo Cervicale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 9 -24, 1992 | | Titolo | La Neuroradiologia Del Midollo Cervicale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di scienze radiologiche, Cattedra di Neuroradiologia, Il Facolta di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Napoli | | Riassunto | Lo studio anatomo-radiologico del midollo cervicale è andato evolvendo rapidamente da quando si è verificato lo sviluppo delle tecniche di immagine. Dapprima la mielografia e la TAC, che sono, tuttavia, procedure invasive e forniscono una visualizzazione indiretta del midollo, mentre la RMN, comparsa successivamente, permette una rappresentazione del midollo spinale «full-extension», attraverso la multiplanarietà e la possibilità di ottenere molte sequenze in cadenza e particolari parametri. I’impiego della RMN è pertanto particolarmente indicato per lo studio del midollo cervicale specialmente in caso di neoplasie intramidollari o di altri processi occupanti spazio. Per quanto riguarda la patologia extramidollare, inoltre, la RMN si rende necessaria per valutare i tessuti che circondano il midollo e il loro grado di compressione o di invasione, così come per stabilirne eventualmente il grado di degenerazione neoplastica. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Briganti, M. Menditto, A. Manto, F. Spadetta, R. Elefante |
- La Nostra Esperienza In Tema Dl Pta Dei Tronchi Sovra-Aortici
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 17-21, 1992 | | Titolo | La Nostra Esperienza In Tema Dl Pta Dei Tronchi Sovra-Aortici | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Unita Operativa di Radiologia, * Unita Operativa di Chir. Vasc., ** Unità Operativa di Neurologia, Ospedale Regionale, Aosta | | Riassunto | La nostra esperienza in tema di PTA dei tronchi sovra-aortici è relativa a 24 pazienti (18 uomini e 6 donne con età compresa tra 44 e 77 anni); 23 sono stati gli interventi sull'arteria succlavia in 2I pazienti (un trattamento bilaterale ed uno ripetuto per restenosi), 1 su un'arteria carotide interna, 1 su un'arteria vertebrale ed I su un by-pass carotido-succlavio. Tutti i pazienti sono stati studiati con Angiografia Digitale ed eco-Doppler; le stesse metodiche sono state utilizzate nelfollow-up. In tutti i casi la stenosi documentata era emodinamicamente significativa. In tutti i casi il risultato dilatativo immediato è stato soddisfacente. Non si sono verificate complicanze in sede di dilatazione. In sede di puntura in un caso si è formato un'ematoma (puntura femorale) ed in un caso si è formato acutamente uno pseudoaneurisma (puntura ascellare) durante una crisi ipertensiva a 10 giorni dalla PTA. Il follow-up medio è di 30 mesi. Nel caso dell'arteria vertebrale abbiamo documentato una restenosi dopo 7 mesi; due i casi di restenosi dell'arteria succlavia uno dei quali ridilatato con successo. Riteniamo che la stenosi dell'arteria succlavia costituisca un'indicazione elettiva alla PTA per i vantaggi legati alla stabilità dei risultati ripetibilità del procedimento, bassa incidenza di complicazioni esecuzione in anestesia locale e breve ospedalizzazione. Il ruolo della PTA nelle aa carotidi e vertebrali rispetto al trattamento chirurgico, è ancora da stabilire; la delicatezza del territorio tributario esige grande prudenza, essendo le esperienze accumulate in questi distretti ancora limitate. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | T. Meloni, P. Carbonatto, F. Gassino, E. Guidetti, D. Palombo*, F. Peinetti*, C. Porta*, E. Bottacchi**, G. D'Alessandro**, M. Di Giovanni** |
- La Nostra Esperienza Nel Trattamento Dell'ematoma Intracerebrale Spontaneo
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 133-138, 1992 | | Titolo | La Nostra Esperienza Nel Trattamento Dell'ematoma Intracerebrale Spontaneo | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Scienze Neurologiche e Neurochirurgiche, Neurochirurgia 2, Universita di Messina | | Riassunto | L’ematoma intracerebrale spontaneo costituisce ancora oggi una delle forme più devastanti di malattia cerebrovascolare. La strategia terapeutica non è tuttora standardizzata poiché divergenze di opinione esistono circa l'indicazione all'intervento chirurgico ed i criteri di selezione dei pazienti. Gli Autori riportano la loro esperienza in 102 casi ed espongono quali sono i parametri che a loro giudizio rivestono un particolare rilievo nella condotta terapeutica e sull'evoluzione e la prognosi. 45 pazienti sono stati operati. I parametri valutati per la scelta del trattamento sono stati la sede, le dimensioni e l'effetto-massa dell'ematoma, lo status neurologico e soprattutto il livello di coscienza. Non è stato riscontrato un rapporto significativo tra sede dell'ematoma e grado di coscienza mentre una stretta correlazione è stata evidenziata tra sensorio e dimensioni dell'ematoma Risultati: il 55,9% dei pazienti ha avuto un recupero totale o lievi sequele, nel 14,7% sono residuati deficit neurologici invalidanti; la mortalità è stata del 29,4%. Una sicura influenza negativa hanno esercitato la gravità delle condizioni neurologiche e soprattutto la profondità del coma, le vaste dimensioni dell'ematoma, I'inondazione ventricolare, lo shift delle strutture mediane. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | E. Macrì, S. Paterniti, G. Manti, D. Sacco, A. Levita, S. Cambria |
- La Scintigrafia Radioisotopica Con Piastrine Marcate Nella Valutazione Della Aterosclerosi Carotidea
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 79-84, 1992 | | Titolo | La Scintigrafia Radioisotopica Con Piastrine Marcate Nella Valutazione Della Aterosclerosi Carotidea | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Istituto di Neurochirurgia, Universita degli Studi di Pisa, ** Divisione di Medicina Nucleare, Ospedali Civili di Livorno, *** Istituto di Fisiologia Clinica, CNR, Pisa | | Riassunto | Il distacco di frammenti costituiti in gran parte da materiale piastrinico ed i conseguenti fenomeni embolici cerebrali rappresentano la complicanza più grave e più frequente di una placca aterosclerotica carotidea Identificare con certezza quelle lesioni ateromasiche a maggior rischio embolico risulterebbe sicuramente utile per una terapia medica o chirurgica mirata La marcatura di piastrine con radioisotopi e la detezione dall'esterno di una loro eventuale deposizione a livello della superficie di una placca ateromatosa viene proposto come un mezzo per identici care come «attive» queste lesioni vascolari. Comunque la identificazione di una asimmetria di concentrazione del tracciante non può, da soia, essere attribuita alla aumentata deposizione piastrinica fintantoché la eventuale contemporanea presenza di una asimmetria di flusso non è esclusa La valutazione del blood pool risolve questo problema Per verificare la attendibilità e le potenzialità di questa tecnica, che richiede l'impiego di doppia marcatura con 99 m-Tc per gli eritrociti e 111-In per le piastrine, sono stati studiati 19 pazienti portatori di stenosi unilaterale della carotide. Lo studio eco grafico viene impiegato per identif care le caratteristiche di composizione (adiposa, fibrosa e calcifica) e di superficie (regolare, irregolare, ulcerata) della placca e per definirne grossolanamente l'entità Una scintigrafia planare del collo viene eseguita mediante gamma-camera a 48 ore di distanza dalla reiniezione delle piastrine marcate. Una asimmetria di captazione per la scintigrafia piastrinica è stata rilevata in 13 pazienti. Comunque solo in 8 era presente una chiara asimmetria nella scintigrafia piastrinica, assente nelle immagini per il Hood pool (placche «attive»?). Fra questi in 6 l'indagine ecografia aveva rilevato la presenza di placche ulcerate o con grossolane irregolarità parietali in altri 3 p. portatori di lesioni aterosclerotiche ulcerate o con superficie decisamente irregolare, evidenziate dalla ecografia, la scintigrafia non mostrava asimmetria di deposizione piastrinica, ad indicare la non completa sovrapponibilità dei due metodi: la scintigrafia sembra perciò dotata di alta specificità nell'identificare quelle lesioni aterosclerotiche con superficie con caratteristiche di «attività». La attribuzione a questi dati di un significato clinico e prognostico è oggetto di uno studio tuttora in corso. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | L. Fiori *, G. Parenti *, N. Mazzuca **, R. De Caterina *** |
- Lesione Isolata Dell'xi Nervo Cranico Dopo Distorsione Del Rachide Cervicale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 195-197, 1992 | | Titolo | Lesione Isolata Dell'xi Nervo Cranico Dopo Distorsione Del Rachide Cervicale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neurologia, Ospedale Martini, Torino | | Riassunto | Viene descritta paralisi monolaterale isolata dell'accessorio spinale insorta dopo distorsione del rachide cervicale in una donna di 40 anni. Il deficit è stato confermato da elettromiografia La TAC con contrasto del cranio e del passaggio cranio-cervicale non ha evidenziato dati patologici. La RMN cervicale evidenzia solo lieve protrusione discale senza compressione. A distanza di tre anni dall'insorgenza, il quadro clinico ed il reperto EMG sono invariati. Viene ipotizzata una lesione da stiramento a seguito della ventroflessione e dorsoflessione a carico della colonna cervicale durante il trauma. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | L. Vivalda, D. Leotta, U. Morino, M. Nobili |
- Lesione Tumorale O Lesione Ischemica? Tre Casi Di Non Semplice Diagnosi Differenziale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 271-276, 1992 | | Titolo | Lesione Tumorale O Lesione Ischemica? Tre Casi Di Non Semplice Diagnosi Differenziale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Clinica Neurochirurgica Universita di Milano e Servizio di Neuroradiologia Ospedale Policlinico, IRCCS, * Divisione di Neurologia Ospedale San Carlo, Milano | | Riassunto | Gli autori presentano tre casi di lesioni ischemiche cerebrali in cui è stato posto in prima istanza il sospetto diagnostico di neoplasia o di processo flogistico. Nel primo caso, uomo di 44 anni ricoverato in seguito a crisi comiziale, la TAC di base e con m.d.c. rispettivamente a 48 ore e a 6 giorni di distanza dall'evento evidenziò un'area ipodensa frontale destra edemigena con un enhancement irregolare all'interno della lesione, reperto confermato dalla Risonanza Magnetica. Un successivo controllo tomodensitometrico a distanza di 20 giorni che mostrò netta riduzione delle dimensioni della lesione e dell'enhancement e la contemporanea scoperta di una cardiomiopatia dilatativa suggerirono la diagnosi di ischemia cerebrale. Nel secondo paziente, uomo di 51 anni obeso, policitemico, ricoverato per una crisi generalizzata, con ipodensità temporo-parietale destra, le modificazioni del tipo di enhancement alla TAC (inizialmente a cercine e poi nodulare), condussero all'intervento chirurgico, ma la diagnosi istologica fu invece di lesione ischemica. Nella terza paziente, donna di 22 anni dopo un transitorio episodio di disartria ed emiparesi sinistra, la TAC e la RMN evidenziarono una ipodensità insulo-nucleare di destra con effetto massa La ripetizione delle indagini dopo 20 giorni documentò netta riduzione della lesione e dell'edema e fu posta diagnosi di lesione ischemica. Fu identificata positività del fattore Lupus anticoagulante (LA) verosimilmente indotta dall 'assunzione di estroprogestinici. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | C. Arienta, M. Caroli, A. Bettinelli, C. Meregalli *, P. Lattuada* |
- Lesioni Ipervascolari Della Base Cranica. Contributo Della Terapia Endovascolare
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 33-38, 1992 | | Titolo | Lesioni Ipervascolari Della Base Cranica. Contributo Della Terapia Endovascolare | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neuroradiologia Ospedali Riuniti, Livorno * Servizio di Neuroradiologia Ospedali Riuniti; Bergamo | | Riassunto | L'attuale ampliamento delle indicazioni al trattamento chirurgico delle neoplasie della base cranica è dovuto, da un lato all'introduzione del microscopio operatorio ed al miglioramento delle tecniche microchirurgiche, dall'altro al contributo della terapia endovascolare che consente mediante l'embolizzazione un miglior controllo del sanguinamento intraoperatorio ed una più semplice individuazione dei piani di clivaggio con le strutture nervose e vascolari più nobili. Scopo di questo lavoro è presentare alcune considerazioni di ordine tecnico e metodologico riguardanti I’embolizzazione pre-operatoria, desunte dall'esperienza acquisita presso i Servizi di Neuroradiologia di Bergamo e di Livorno. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | N. Quilici, L. Moschini *, D. Prosetti, F. Scazzeri |
- Leucoaraiosi E Funzioni Cognitive
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (Ó), 461-467, 1992 | | Titolo | Leucoaraiosi E Funzioni Cognitive | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Clinica Neurologica, Università di Perugia * Servizio di Neurologia, Ospedale di Gubbio | | Riassunto | Il quadro neuroradiologico di rarefazione bilaterale e simmetrica della sostanza bianca periventricolare ed emisferica, o leucoaraiosi (LA), è stato individuato sia nelle patologie vascolari e degenerative associate a demenza, sia nell'invecchiamento fisiologico, suscitando interrogativi irrisolti circa il suo significato clinico. Nella presente indagine sono stati selezionati due gruppi di pazienti uno con LA ed infarti sottocorticali compatibile con la diagnosi di malattia di Binswanger (MB), l'altro con esclusive lesioni ischemiche senza concomitante LA, compatibile con la diagnosi di malattia vascolare sottocorticale (MVS). Le prestazioni dei due gruppi e di una popolazione di controllo sono state confrontate in una serie di prove neuropsicologiche. Mentre entrambi i gruppi patologici hanno evidenziato prestazioni globalmente peggiori rispetto ai controlli il confronto tra i pazienti MB ed i soggetti MVS non ha mostrato differenze tali da consentire l 'identificazione di una precisa correlazione tra LA e deficit intellettivo. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Finali, M. Piccirilli, U. Balducci, G.L. Piccinin*, L. Agostini |
- Malattia Di Greutzfeldt-Jakob: Segnalazione Di 3 Casi Autoptici
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38, (6), 449-454, 1992 | | Titolo | Malattia Di Greutzfeldt-Jakob: Segnalazione Di 3 Casi Autoptici | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Istituto di Anatomia Patologica, Università degli Studi di Milano ** Institut fur Neuropathologie der Universitat Múnster | | Riassunto | Gli Autori segnalano 3 casi autoptici (2 uomini e I donna) di malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD) deceduti per tromboembolia dell'arteria polmonare. In tutti i 3 casi segnalati sono presenti elementi anatomo-clinici sufficienti per la diagnosi di CJD, sebbene il primo caso si discosti dalla forma classica per le particolari manifestazioni clinico-neurologiche quali l'assenza di ipertono extrapiramidale diffuso e la netta prevalenza dell'aspetto spongiotico su quello di proliferazione gliale. Il secondo caso può essere inquadrato nella.forma classica, anche se le lesioni sono da considerarsi ancora in fase iniziale. Depositi di aneroide analoghi a quelli trovati in questo caso si possono riscontrare anche in alcuni rari casi di demenza presenile non familiare oltre che nella CJD e nella GSSD. Tali depositi possono coesistere con placche senili e «tangles» neurofibrillari nella corteccia cerebrale. Nel terzo caso, la prevalenza delle lesioni spongiotiche, la spiccata atassia cerebrale e l'assenza di ipertono extrapiramidale ne suggerirebbero la collocazione nella GSSD; tuttavia, la rapidità evolutiva del decorso clinico e l'assenza di placche kuru e similk uru non si accorda con tale diagnosi. Le alterazioni cerebrali presenti in questo caso devono essere considerate l'espressione terminale della CJD e non una variante. Si deve tener presente, infine, che la CJD, la GSSD e il Kuru compongono il quadro della malattia da prioni nell'uomo Le differenti manifestazioni cliniche e le alterazioni anatomopatologiche sono attualmente considerate l'espressione della risposta individuale, su base ereditaria, all'agente indettante. I’incremento dell'incidenza delle zoonosi da prioni apre una nuova problematica nell'utilizzazione dei derivati animali per l'alimentazione umana e la terapia data la possibilità di trasmissione interspecifica e la difficoltà di decontaminazione del materiale infetta | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | T. Masini *, P. G hidoni *, F. Gullotta ** |
- Manifestazioni Neurologiche Secondarie Ad Interessamenio Del Rachide Cervicale E Della Cerniera Atlanto-Occipitale Nella Artrite Psoriasica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 151-154, 1992 | | Titolo | Manifestazioni Neurologiche Secondarie Ad Interessamenio Del Rachide Cervicale E Della Cerniera Atlanto-Occipitale Nella Artrite Psoriasica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Clinica Neurologica, * Servizio di Reumatologia, ** Servizio di Radiologia Ospedale L. Sacco, Milano | | Riassunto | Alterazioni radiologiche del rachide cervicale (RC) e della cerniera atlanto-occipitale (CAO) si rilevano comunemente nei pazienti affetti da artrite psoriasica (AP). Scopo di questo studio è la valutazione di eventuali correlazioni tra là presenza di lesioni radiologiche del RC e della CAO e la presenza di patologia neurologica. Abbiamo esaminato 25 pazienti (16 donne e 9 uomini), di età compresa tra 23 e 64 anni) (età media 47 aa) e durata media di malattia articolare di 10 aa, giunti consecutivamente alla nostra osservazione. I pazienti sono stati intervistati e visitati per il rilevamento di eventuali patologie neurologiche e sono stati sottoposti a studio radiologico del RC e della CAO. I risultati hanno evidenziato un'alta frequenza di lesioni radiologiche a livello del RC e della CAO (60%), di sintomi neurologici (dolore e rigidità nucale, sindrome delle gambe senza riposo, cefalea e parestesie) e di segni neurologici (alterazione di riflessi profondi nistagmo, ecc). Il nostro studio conferma che i pazienti con AP presentano frequentemente una patologia neurologica sintomatica di lieve entità, legata ad alterazioni ossee a livello del RC e della CAO secondarie alla malattia. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Bassi, P. Sarzi-Puttini *, C. Bortolami, G. Coccioli **, I. Caruso*, A. Mangoni |
- Maturazione Del Controllo Posturale Nell'infanzia
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 427-429, 1992 | | Titolo | Maturazione Del Controllo Posturale Nell'infanzia | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neurofisiopatologia, * Divisione di Pediatria, O.C. M. Bufalini, Cesena ** Centro di Ricerche Cosmogamma, Pieve di Cento, Bologna | | Riassunto | L'indagine si propone di studiare l'evoluzione del controllo posturale nell'età compresa tra 6 e 10 aa., ricercando le eventuali differenze tra maschi e femmine e comparando i dati ottenuti con un gruppo di controllo di individui adulti. Allo scopo sono stati esaminati 120 bambini sani di età compresa fra i 6-10 ad mediante l'esecuzione di due prove, della durata di 30 sec. ciascuna in posizione di Romberg ad occhi aperti e ad occhi chiusi effettuate su di una piattaforma dinamometrica collegata con un PC I parametri considerati sono stati: lo spazio percorso e l'area sottesa dalla proiezione a terra del baricentro ad occhi aperti e ad occhi chiusi e gli indici di Romberg . I risultati mostrano che lo spazio percorso e l'area sottesa diminuiscono con l'aumentare dell'età, gli indici di Romberg se par in maniera minore mostrano questa tendenza Nel confronto con gli adulti si è visto che i bambini percorrono uno spazio maggiore, ma sottendono un'area minore. I’unica differenza evidenziata fra i maschi e le fem mine è che i maschi nella prova ad occhi aperti percorrono uno spazio maggiore e sottendono un'area maggiore. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Rasi, P. Cenni, F. Faedi, A. Biasini*, F. Gamberini** |
- Meccanismi Di Compensodel Circolo Cerebrale In Pazienti Affetti Da Steno-Occlusioni Della Car0Tide Interna Al Collo: Valutazione Funzionale Con Doppler Transcranico E Spet Con Hm-Pao
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 107-110,1992 | | Titolo | Meccanismi Di Compensodel Circolo Cerebrale In Pazienti Affetti Da Steno-Occlusioni Della Car0Tide Interna Al Collo: Valutazione Funzionale Con Doppler Transcranico E Spet Con Hm-Pao | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale Maria Vittoria di Torino * Servizio di Medicina Nucleare, Universita di Torino | | Riassunto | 42 pz. affetti da patologia steno-ocolusiva della carotide al collo sono stati sottoposti ad esame clinico e laboratoristico, a EEG, Duplex Scanner (DS), TAC cranica, Doppler Transcranico (TCD) e HM-PAO SPET con analisi qualitativa e semiquantitativa. Queste 2 ultime metodiche si sono dimostrate in grado di fornire informazioni supplementari rispetto a DS e TAG lManalisi dei dati clinici del follow-up e dei dati strumentali sembra orientare verso la formulazione di sempre più precisi protocolli di intervento farmacologico o chirurgico guidati da una accurata diagnostica morfofunzionale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | D. Giobbe, G.C. Castellano* |
- Meccanismi Di Regolazione Del Flusso Ematico Cerebrale. Parte 1: Modello Teorico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 123-143, 1992 | | Titolo | Meccanismi Di Regolazione Del Flusso Ematico Cerebrale. Parte 1: Modello Teorico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedale S. Filippo Neri, Roma * Istituto di Neurochirurgia, Policlinico A. Gemelli, Roma ** Divisione di Neurologia, Ospedale S. Filippo Neri, Roma | | Riassunto | E’ ben risaputo che la vasoregolazione cerebrale è una speciale abilità dei vasi cerebrali a mantenere un flusso ematico costante rispetto alle variazioni di concentrazioni di metaboliti e della pressione arteriosa sistemica mediante tre meccanismi miogenico, metabolico e neurogeno. Gli autori propongono in questo studio un modello teorico di regolazione idraulica del flusso ematico in transito attraverso il cervello. Premessa a questo meccanismo è la situazione di un organo in un contenitore rigido, condizione per una stretta relazione tra volume in ingresso e volume in uscita dal cranio (dottrina di Moero-Kellie). Il punto nodale di questo meccanismo è situato in corrispondenza delle vene a ponte predurali, dove un fine equilibrio esiste tra pressione intra- extravascolare e pressione in ingresso ed in uscita (resistore di Starling). Ogni alterazione di tale equilibrio provoca modificazioni di flusso, in parte modulate dagli altri meccanismi di vasoregolazione. Gli autori discutono in un separato capitolo la fisiopatologia della vasoregolazione, studiando in particolare gli effetti dell'ipertensione endocranica sul meccanismo idraulico. A parte viene discussa la strumentazione e l'analisi dei dati necessari alla valutazione dei parametri flusso e pressione. Nell'esperienza degli autori la monitorizzazione della pressione intracranica e della flusso-velocitometria Doppler (carotidea e transcraniale) appaiono sufficientemente affidabili nello studio dei parametri biofisici mentre l'elettroencefalografia può offrire dati collaterali sulle modificazioni neurobiologiche. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | A. Rinaldi, C. Anile*, G. Neri**, N. Santucci |
- Meningioma Lipomatoso: Descrizione Di Due Casi E Revisione Della Letteratura
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia. 38 (2). 145-150, 1992 | | Titolo | Meningioma Lipomatoso: Descrizione Di Due Casi E Revisione Della Letteratura | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Reparto 0 Neurochirurgia, Ospedale San Camillo, Roma ** Servizio di Anatomia Patologica, Ospedale C. Forlanini, Roma *** Reparto di Neurochirurgia Infantile, Ospedale San Camillo, Roma **** Servizio d | | Riassunto | I meningiomi rappresentano le neoplasie cerebrali non gliali più frequenti. In questo lavoro gli Autori descrivono due casi di una variante istologica inusuale, il meningioma lipomatoso o lipoblastico, sottolineandone il peculiare aspetto microscopico. Dopo una revisione della letteratura e un'analisi dell'imaging, vengono discusse le difficoltà di diagnosi differenziale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Bruni (*), F. Martines (*), R. Hernandez (*), G. Oddi (**), M. Colangei li (***), A. Matticari (****) |
- Meningoceli In Traossei Della Regione Lombo-Sacrale. Considerazioni Patogenetiche E Diagnostica Neuroradiologica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 187-191, 1992 | | Titolo | Meningoceli In Traossei Della Regione Lombo-Sacrale. Considerazioni Patogenetiche E Diagnostica Neuroradiologica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia e * Servizi di Radiodiagnostica Istituto Tumori < | | Riassunto | Vengono segnalati gli aspetti clinici ed i reperti neuroradiologici di due casi di mielomeningoceli intraossei della regione lombo-sacrale. Si discutono la sede, I'origine e l'evoluzione di queste lesioni, reperti occasionali nel corso di studi diagnostici effettuati per altre patologie. I’ ipotesi patogenetica più verosimile appare quella per cui l'elevata pressione liquorale nel punto di origine della lesione e il meccanismo di pulsatilità a «martello d 'acqua» creerebbero un incremento volumetrico progressivo del meningocele con rimodellamento osseo. La Tomografia Computerizzata con introduzione di m.d.c intrarachide, eventualmente con ripetizione di scansioni dopo 12 ore, e la mielografia consentono la migliore definizione anatomo-radiologica di questa patologia. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Caroli, M. Crecco*, A. Pompili, E. Occhipinti, M. Fontana |
- Metodiche Non Invasive Nello Studio Delle Cerebropatie Vascolari Ischemiche: Tc, Rm, Spect
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 91-96, 1992 | | Titolo | Metodiche Non Invasive Nello Studio Delle Cerebropatie Vascolari Ischemiche: Tc, Rm, Spect | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizi di Neuroradiologia e * Radiologia, Ospedale «San Carlo», Potenza | | Riassunto | IL 50% di tutte le lesioni cerebrali di origine vascolare sono rappresentate da infarti ischemici, mentre il resto è costituito dall'insieme di emorragie parenchimali subaraonoidee e da encefalopatie multinfartuali. I’espressione clinica delle forme cerebro-vascolari è quanto mai varia, dipendendo dalla sede, dall'estensione e dalla rapidità di instaurazione. Per un corretto e precoce inquadramento diagnostico è quindi indispensabile l'utilizzo di indagini strumentali che, con il passare degli anni, sono divenute sempre meno invasive. Sono stati valutati i risultati TC, RM e SPECT di 6 pazienti con sospetta patologia cerebro-vascolare ischemica. È stato possibile, quindi effettuare uno studio comparativo fra queste tre metodiche ed in particolare tra RM e SPECT. Nei 6 pazienti da noi valutati le ultime due tecniche non sono apparse in competizione, ma, piuttosto, hanno fornito ciascuna elementi di significato differente e di comune apporto alla procedura diagnostica; la RM fornendo una precisa valutazione del danno parenchimale, la SPECT dando preziose informazioni sul reale stato funzionale dei territori interessati dalla patologia ischemica | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Nacci, V. Barile, M. Vendegna |
- Mielinolisi Centrale Pontina Da Correzione Rapida Di Iposodiemia: Un Caso Clinico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 199-204, 1992 | | Titolo | Mielinolisi Centrale Pontina Da Correzione Rapida Di Iposodiemia: Un Caso Clinico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale S. Filippo Neri, Roma | | Riassunto | La Mielinolisi Centrale Pontina (MCP) può presentarsi in corso di patologie che comportino una alterazione della sodiemia Non è noto il meccanismo attraverso cui l'alterazione primitiva del sodio ematico, o la sua correzione, provochi una alterazione selettiva delle fibre mielinizzate pontine. Viene descritto un caso di MCP secondaria a correzione rapida di iposodiemia, con dimostrazione del danno pontino alla RMI, in una donna che in corso di sindrome infuenzale con vomito ripetuto aveva assunto diuretici. L’iposodiemia era stata corretta con emodialisi in poche ore. Il caso da noi presentato, sotto alcuni aspetti anomalo rispetto ai dati della letteratura per la rapidità dell'insorgenza, fornisce elementi utili sulla patogenesi e sulla prevenzione della malattia Mielinolisi Centrale Pontina, Iposodiemia | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Di Battista, G. Acierno, L. Figà Talamanca, A.M. Cipriani |
- Mielite Trasversa E Sindrome Da Anticorpi Antifosfolipidi (Paps): Un Caso Clinico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 177-179, 1992 | | Titolo | Mielite Trasversa E Sindrome Da Anticorpi Antifosfolipidi (Paps): Un Caso Clinico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Servizio di Neurofisiopatologia, ** Divisione di Medicina Ospedale M. Butalini, Cesena *.F~ Istituto di Clinica Medica, Universita degli Studi di Ancona | | Riassunto | Gli autori descrivono un caso di mielite trasversa, unica espressione clinica di PAPS occorso in una giovane di 16 anni con familiarità positiva per artrite reumatoide e LES. Il quadro clinico consisteva in una tetraparesi spastica con livello di ipoestesia C3-C4 e turbe sfinteriche, ad insorgenza acuta. Tra gli esami di laboratorio si sottolinea la positività del Test di Coombs, VDRL, ACA, ANA, la riduzione della frazione C3 del complemento e la VES elevata Era presente modesta pleiocitosi liquorale, incremento delle IgG e dell'indice di Link. La RMN mostrava un fusiforme rigorfiamento midollare in C2-C4 più evidente nelle immagini pesate in T2. I potenziali evocati erano normali. Una terapia immunomodulatrice (desametazone, immunoglobuline ev e plasmaferesi) produceva una regressione seppur incompleta del quadro clinico. Le principali ipotesi patogenetiche sono oggetto di discussione cosi come l'autonomia nosografica della PAPS nei confronti del lupus. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Mazziini *, F. Rasi *, A. Stagno**, P. Candoli **, E. Pretolani **, A. Corvetta *** |
- Mielo-Radicolopatie Da Spondilosi Ed Ernie Del Disco Cervicale: Risultati A Distanza Del Trattamento Chirurgico In 203 Pazienti
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 37-43, 1992 | | Titolo | Mielo-Radicolopatie Da Spondilosi Ed Ernie Del Disco Cervicale: Risultati A Distanza Del Trattamento Chirurgico In 203 Pazienti | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Ospedaliera Neurochirurgia, Nuovo Policlinico, Siena | | Riassunto | 203 pazienti consecutivi sottoposti presso la Divisione di Neurochirurgia dell'Ospedale di Siena ad intervento chirurgico per mielo-radicolopatia cervicale nel periodo 1974-1990, sono stati richiamati a controllo per valutare i risultati a distanza del trattamento, trattasi di 126 maschi e 77 femmine con un follow-up medio di 5 anni (min 6, max 210 mesi). 66 pazienti erano affetti da ernia discale, 137 da spondilosi di cui 84 circoscritta e 53 diffusa. Vengono illustrate le indicazioni e le tecniche chirurgiche utilizzate: sono stati praticati 100 interventi per via anteriore ad 1 spazio e 45 a 2 o + spazi nella stragrande maggioranza secondo la tecnica di Cloward, e 58 laminectomie. I risultati a distanza vengono analizzati e discussi: il 4% dei pazienti è stato perso al follow-up; si è avuto un risultato globale «ottimo+buono» nel 77% dei casi «scarso/invariato+peggiorato» nel 19%. Valutando separatamente le 2 patologie si osservano risultati nettamente diversi: «ottimo+buono» nel 91% delle ernie e nel 69% delle spondilosi con un peggioramento rispettivamente dell'1,5 e del 6%. Si evidenzia poi che, in termini di rilevanza prognostica sui risultati l'età non ha un peso significativo, mentre decisive appaiono la durata della storia clinica e la gravità del quadro neurologico preoperatorio. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | D. Gambacorta, F. Reale, R. Biancotti, G. Mencattini, L. Neri, C. Petrini |
- Mielopatia Acuta Trasversa: Valore Dlagnostico E Prognostico Dei Test Strumentali E Di Laboratorio
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 171-176, 1992 | | Titolo | Mielopatia Acuta Trasversa: Valore Dlagnostico E Prognostico Dei Test Strumentali E Di Laboratorio | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Dipartimento di Neurologia e * Neuroradiologia Istituto Scientifico Ospedale S. Raffaele, Universita degli Studi di Milano | | Riassunto | In questo studio abbiamo valutato il valore diagnostico e prognostico dei risultati dei test strumentali (Risonanza Magnetica—RM—dell'encefalo e del midollo e Potenziali Evocati—PE—multimodali) e liquorali in 25 pazienti (7 maschi e 18 femmine; età media=39.3 anni range 15-65 anni) con mielopatia acuta trasversa isolata, non traumatica o complessiva, esaminati all'esordio della sintomatologia. il livello clinico della lesione era localizzato ai mielomeri cervicali in 6 pazienti dorsali in 16 e lombosacrali in 3 . Il danno clinico era unilaterale in 4 pazienti. La RM dell'encefalo evidenziava multiple aree di alterato segnale a carico della sostanza bianca in 6 pazienti (24%) ed una singola area in 2. La RM del midollo era alterata in 11 pazienti (44%).; tali anomalie erano congrue con il livello clinico di lesione. Il PE Somatosensoriale (PES) mediano era alterato in 4 pazienti (16%) ed il PES tibiale in 17 (68No). Il PE motorio era alterato in 6 pazienti (32%) per l'arto inferiore. Il PE visivo era alterato in 5 pazienti (20%) ed il PE acustico del tronco encefalico era normale in tutti i pazienti. Cinque pazienti (20%) presentavano evidenza di danno della Barriera EmatoEncefalica (BEE) ed altri 5 (20%) bande oligoclonali nel liquor cefalorachidiana I pazienti con danno della BEE presentavano più frequentemente rialzo termico (p=0.01) ed anamnesi positiva per precedente stato infettivo sistemico (p=0.002), mentre nei pazienti senza danno della BEE l'esordio della sintomatologia era più spesso acuto (p=0.04). Tre dei 20 pazienti senza danno della BEE e nessuno dei 5 con danno della BEE hanno presentato ulteriori disturbi neurologici al follow-up (durata media 22.3 mesi). In base ai dati clinici e strumentali ed ai risultati del follow-up i 25 casi di mielopatia acuta trasversa venivano così classificati: 3 sclerosi multipla clinicamente definita, 5 encefalomielite, 3 mielite virale o parainfettiva, 14 mielopatia acuta ad eziologia ignota. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Comi, V. Martinelli, M. Filippi, G. Galardi, A. Campi *, T. Locatelli, M. Rovaris, M. Rodegher, M. Comola, N. Canal |
- Mielopatia Acuta Trasversa Cervicale. Dati Clinici E Di Risonanza Magnetica In 4 Casi
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 181-185, 1992 | | Titolo | Mielopatia Acuta Trasversa Cervicale. Dati Clinici E Di Risonanza Magnetica In 4 Casi | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto Neurologico C. Besta, Milano | | Riassunto | 3 donne ed I uomo (età media 24.5 anni) presentarono acutamente una tetraplegia flaccida con deficit delle sensibilità e disturbi sfinterici da lesione midollare cervicale trasversa. La RM documentava la presenza di una unica lesione cervicale in accordo con il livello clinico Non fu possibile riconoscere una causa inf ammatoria o vascolare, in accordo a quanto già espresso in letteratura. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | V. Fetoni, F. Fiacchino, D. Testa, M. Bricchi, L. Strada, P. Giovannini |
- Mielopatia Cervicale Spondilogenetica E Distonia Cranio-Cervicale Congenita: 2 Casi
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 187-189, 1992 | | Titolo | Mielopatia Cervicale Spondilogenetica E Distonia Cranio-Cervicale Congenita: 2 Casi | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Neurologica, Ospedale di Casteltranco Veneto | | Riassunto | Due pazienti un maschio di 40 anni e una donna di 65, affetti da distonia congenita facio-cervicale (torcicollo spasmodico), svilupparono una mielopatia cervicale spondilogenetica con particolare interessamento di livelli alti (C3-C4). Il 1° paziente si presentò con dolori e parestesie agli arti superiori ipoalgesia C4-C8 bilaterale ed aggravamento della marcia che era distonico-spastica Fu sottoposto a intervento di laminectomia C2-C5 con parziale beneficio. La 2° paziente presentò un grave tetraparesi spastica associata a radicolopatia C5-C8 sin e C7-C8 dx. Non fu operata Gli accertamenti radiologici e la RNM evidenziarono nel 1° paziente un canale cervi cale stretto congenito, particolare ispessimento del legamento longitudinale posteriore a livello C2-C3 e cavitazione idromielica a C3-C4. Nella 2° paziente vi erano importanti alterazioni spondilosiche in tutto il rachide con stenosi acquisita a livello C3 e C5 C6 Il torcicollo spasmodico sembra avere molta responsabilità nella genesi di questo quadro morboso; anche il particolare interessamento dei livelli C2-C3-C4 è riconducibile ai frequenti movimenti rotatori indotti dal torcicollo, in quanto la rotazione del collo impegna soprattutto la porzione superiore della colonna cervicale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Cagnin, G. Maccarrone, L. Bartolomei, R. Currò Dossi, S. Nen, V. Toso |
- Mielopatie Cervicali Compressive Da Cause Rare: Analisi Clinica E Neuroradiologica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 165-170, 1992 | | Titolo | Mielopatie Cervicali Compressive Da Cause Rare: Analisi Clinica E Neuroradiologica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Clinica Neurologica dell'Universita degli Studi di Ferrara * Servizio di Neuroradiologia della USL 31 di Ferrara | | Riassunto | Negli anni 1985-1991, nella Clinica Neurologica dell'Università di Ferrara, sono stati osservati 97 pazienti affetti da mielopatia cervicale compressiva (MCC), escludendo, quindi tutti i casi di mielopatia di livello cervicale a diversa ezio-patogenesi (infiammatoria, demielinizzante, vascolare, degenerativa, metabolica disrafica, traumatica acuta). In 89 pazienti (91.8%) la diagnosi deponeva per una mielopatia spondilogenetica mentre in 8 casi (8.2%) venne documentata una neoplasia primitiva : 4 tumori (50%) intradurali- extramidollari (3 meningiomi e 1 neurinoma), 2 tumori (25%) intramidollari (astrocitoma fibrillare e schwannoma malignoh 1 tumore (12.5%) extradurale (neurinoma «a clessidra») e 1 tumore (12.5%) intra- ed extramidollare (lipoma). LaRisonanzaMagnetica (RM) documentò l'esistenza della neoplasia in tutti i pazienti esaminati mentre la Tomografza Computerizzata (TC) fu positiva nel 60% dei casi. La radiografia del rachide cervicale fu sempre negativa I Potenziali Evocati Somato-Sensitivi (PESS) furono positivi nel 75% dei pazienti indagati. L'esame obiettivo neurologico, eseguito prima dell'espletamento degli esami sopra menzionati, fu sempre indicativo di mielopatia di livello cervicale. I risultati dell'indagine retrospettiva documentano il ruolo insostituibile dell'esame obiettivo neurologico e il contributo determinante della RM nella d iagnosi di forme meno comuni di MCC. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | E. Paolino, V. Govoni, F. Calzolari *, R. Tamarozzi *, L. Pinna *, M.R. Tola, E. Fainardi, E. Granieri |
- Mielopatie Da Spondilosi Cervicale: Il Problema Della Scelta Del Trattamento
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 33-36, 1992 | | Titolo | Mielopatie Da Spondilosi Cervicale: Il Problema Della Scelta Del Trattamento | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Ospedaliera Neurochirurgia, Nuovo Policlinico, Siena | | Riassunto | La selezione chirurgica dei pazienti affetti da Mielo-radicolopatia da spondilosi cervicale è un problema cruciale e complesso a causa della difficoltà prognostica legata alla genesi multifattoriale della malattia. Parametri di selezione principali: I) Andamento progressivo della malattia 2) Corrispondenza tra dati clinici e radiologici. 3) Esclusione di malattie simulanti o aggravanti una MSC. 4) Durata della malattia 5) Entità dei deficit pre-operatori. 6) Età del paziente. Nella casistica operatoria dell’Autore (137 casi di MSC con follow-up medio di 5 anni), I'entità del deficit pre-operatorio appare essere il dato più rilevante riguardo alla prognosi chirurgica | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | D. Gambacorta |
- Modificazioni A Lungo Termine Dell'asseto Emodinamico Cerebrale Nell'occlusione Dell'arteria Carotide Interna
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 85-88, 1992 | | Titolo | Modificazioni A Lungo Termine Dell'asseto Emodinamico Cerebrale Nell'occlusione Dell'arteria Carotide Interna | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Istituto di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali, Universita di Siena ** UO. di Neurochirurgia, USL 30 Siena | | Riassunto | In un gruppo di 17 pazienti con occlusione dell'arteria carotide interna sono state valutate le modificazioni a lungo termine del flusso ematico cerebrale misurato mediante la tecnica della clearance dello Xenon 133 somministrato per via inalatoria Alla prima valutazione 5 pazienti mostravano un buon compenso emodinamico con gradi modesti di asimmetria interemisferica mentre in 12 pazienti era presente una significativa ipoperfusione dell'emisfero omolaterale all’occlusione con elevati valori dell'indice di asimmetria I successivi controlli non hanno mostrato variazioni significative dei valori di rCBFe dell'indice di asimmetria nel gruppo di pazienti con buon compenso emodinamica In 7 dei 12 pazienti con scarso compenso iniziale i controlli successivi hanno mostrato un progressivo incremento dei valori di rCBF con parallela riduzione dei valori dell'indice di asimmetria, mentre nei rimanenti 5 il quadro emodinamico è rimasto invariato o è ulteriormente peggiorato. Quattro di questi 5 pazienti hanno presentato ulteriori episodi ischemici cerebrali o episodi sincopali durante il follow-up. La valutazione ripetuta nel tempo dell'assetto emodinamico cerebrale sembra essere una modalità importante nell'identificare quei soggetti a maggior rischio di eventi cerebrovascolari ischemici che eventualmente potrebbero trarre beneficio dalla terapia chirurgica. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | S. Passero*, F. Reale**, R. Tassi * |
- Monitoraggio Della Cortisolemia E Del Sil-2R In Pazienti Con Malattia Cerebro-Vascolare Ischemica In Fase Acuta
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 287-290, 1992 | | Titolo | Monitoraggio Della Cortisolemia E Del Sil-2R In Pazienti Con Malattia Cerebro-Vascolare Ischemica In Fase Acuta | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * I° Divisione di Neurologia, ** Servizio di Radioimmunologia, Ospedale S. Leonardo, Salerno | | Riassunto | In 15 pazienti di sesso femminile, degenti in ospedale per un ictus ischemico sono stati studiati i livelli del cortisolo nel siero e i recettori solubili della Interleukina-2 (sIL-2R) sia appena ricoverate che 12 giorni dopo. Tali dati sono stati comparati con quelli ottenuti da un altro gruppo di 15 pazienti affette da altre malattie neurologiche. L'analisi statistica dei risultati prova la esistenza di una correlazione significativa fra le variazioni del cortisolo e dei sIL-2R sia nel gruppo dei soggetti con ictus (R=0,75 p<0,02) che nei controlli (r=0,70 - p<0,01). Viene ipotizzato che tali variazioni possano essere attribuite alla IL-1 che influenza il cortisolo e la sintesi della IL-2. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | R. Napoletano*, A. Farace*, L. Cinquanta**, P. Vicinanza** |
- Mono E Multineuropatia Crioglobulinemica: Descrizione Dl Due Casi
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 241-244, 1992 | | Titolo | Mono E Multineuropatia Crioglobulinemica: Descrizione Dl Due Casi | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, * Divisione di Medicina II, Presidio Ospedaliero USSL 57, Melegnano. ** Divisione di Neurologia, Presidio Ospedaliero USSL 79 Voghera | | Riassunto | Vengono presentati i dati clinici ed elettrofisiologici relativi a due pazienti con neuropatia e crioglobulinemia mista essenziale, tipo II. Nei due pazienti si verificarono tre episodi di neuropatia acuta, con quadro mono- e multinevritico. All'indagine elettrofisiologica risultavano marcati segni di denervazione con netta riduzione del numero di potenziali di UM reclutati durante contrazione volontaria. Gli studi di velocità di conduzione—motoria e sensitiva—rivelavano una assenza del potenziale composto motorio o sensitivo, oppure una marcata riduzione del potenziale nel distretto colpito, ma con valori di velocità di conduzione normali o ai limiti inferiori elementi indicativi di un danno assonale. Dei vari meccanismi patogenetici proposti, nei casi di mono e multineuropatia crioglobulinemica, si privilegia l'ipotesi ischemica | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Mariani, A.M. Presazzi, F. Rossi *, G. Frascaroli **, E. Magrotti ** |
- Movimenti A Specchio (Mirror Movements). Funzione Normale O Patologica Del Midollo Cervicale?
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 157-164, 1992 | | Titolo | Movimenti A Specchio (Mirror Movements). Funzione Normale O Patologica Del Midollo Cervicale? | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Neurologica, Ospedale di Casteltranco Veneto ULSS 13 (VE) | | Riassunto | I «mirror movements» costituiscono un tipo di patologia del movimento delle mani a patogenesi non ancora conosciuta Presento lo studio clinico, neurofisiologico, SPETdi due casi sporadici e privi di altre anomalie neurologiche, confrontato con i risultati delle segnalazioni della letteratura Il movimetno speculare della mano a riposo è determinato solo da un gesto volontario ed appare allo studio elettromiografico con latenza uguale. Anche le risposte riflesse da stiramento (long-loop reflexes) dei muscoli delle mani compaiono sui muscoli omologhi con trolaterali. La stimolazione magnetica della corteccia motoria provoca la risposta contemporanea nella mano controlaterale ed in quella ipsilaterale. La componente specifica del movimento ha una rappresentazione bilaterale costante nello studio dei potenziali premotori; a questa attivazione accoppiata della corteccia motoria corrisponde nel solo caso studiato un aumento bilaterale deflusso ematico cerebrale rilevato con la SPET. Tali caratteri sembrano specifici dei casi con mirror movements isolati sia familiari che sporadici e sono riscontrati anche nella sindrome di Kallmann. Una spiegazione prevede la attivazione contemporanea delle aree motorie primarie dei due lati. Invece nei casi di mirror movements associati a malformazioni encefalo-spinali e specialmente alla sindrome di Klippel-Feil si può pensare ad anomalia della suddivisione delle fibre cortico-spinali od alla presenza e persistenza di fibre che connettono i motoneuroni cervicali dei due lati. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | V. Toso |
- Mucocele Sfeno -Etmoidale Ad Estrinsecazione Intracranica: Osservazione Di Tre Casi Operati
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (1), 61-67, 1992 | | Titolo | Mucocele Sfeno -Etmoidale Ad Estrinsecazione Intracranica: Osservazione Di Tre Casi Operati | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedale San Filippo Neri, Roma | | Riassunto | Vengono descritti tre casi di mucocele sfeno etmoidale ad estrinsecazione intracranica osservati in epoche diverse. Questo tipo di lesioni per la loro rarità pongono problemi di diagnosi differenziale nei confronti di lesioni di più frequente osservazione in ambiente neurochirurgico quali gli adenomi dell'ipofisi e i tumori maligni del basicranio. Di particolare rilevanza, a fine diagnostico è l'osservazione dei dati che si ottengono dall'esame delle radiografie e stratigrafie del cranio che presentano caratteristiche costanti. I’impiego della RMN permette attraverso l'analisi del segnale, iperintensità sia in Tl che in T2, di stabilire la natura fluida ad elevata concentrazione proteica del contenuto della lesione. La corretta diagnosi pre-operatoria condiziona la scelta dell'approccio chirurgico. Riteniamo infatti anche alla luce di una revisione critica del trattamento del caso 1, che la via transfenoidale permetta una adeguata esposizione e drenaggio permanente della componente fluida della lesione sia l'asportazione della parete mucosa. L’approccio transmascellare in un secondo tempo permette la asportazione della parete nella sua componente più strettamente endosinusale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Scarda, G.M. Callovini, G. Parziale |
- Neuropatia Della Porzione Terminale Del Nervo Soprascapolare In Giocatori Di Pallavolo
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (Ó), 489-493, 1992 | | Titolo | Neuropatia Della Porzione Terminale Del Nervo Soprascapolare In Giocatori Di Pallavolo | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Clinica Neurologica dell'Universita di Ancona * Reparto di Neurologia dell'Ospedale di Fermo | | Riassunto | Il nervo soprascapolare, originato dal tronco superiore del plesso brachiale, è costituito da fibre provenienti dai segmenti midollari C4-C6. Esso raggiunge l'incisura soprascapolare decorrendo dietro la clavicola e sotto l'inserzione del muscolo trapezio; quindi passando sotto il legamento trasverso superiore della scapola, innerva il muscolo sopraspinoso. Poi attraversa l'incisura spinoglenoidea e innerva con i rami terminali il muscolo infraspinoso. L’intrappolamento del nervo soprascapolare può realizzarsi all'incisore sopraspinosa e, più raramente, a quella spinoglenoidea. Vengono presentati due casi di compressione del nervo soprascapolare all'incisore spinoglenoidea verificatisi in due giocatori professionisti di pallavolo. In entrambi i casi vi era una debolezza nel movimento di rotazione esterna del braccio ed una marcata atrofia del muscolo intraspinoso; non vi erano altri deficit neurologici evidenziabili. Questi sintomi si erano progressivamente aggravati nel corso di mesi. L’esame elettromiografico ed elettroneurografico evidenziava, in entrambi i pazienti segni di denervazione ed una riduzione del tracciato di attivazione volontaria esclusivamente a livello del muscolo infraspinoso; dopo stimolazione sopramassimale al punto di Erb, vi era un marcato incremento delle latenze delle risposte M registrate al muscolo infraspinoso, mentre quelle registrate al sopraspinoso erano normali. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | D. Paladini, R. Dellantonio*, A. Cinti, L. De Dominicis, G. Polonara |
- Neuropatia Sensitivo-Motoria Da Cisplatino Con Associato Segno Di Lhermitte
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 233-236, 1992 | | Titolo | Neuropatia Sensitivo-Motoria Da Cisplatino Con Associato Segno Di Lhermitte | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Divisione di Neurologia) Ospedale Civile, USSL 79, Voghera ** Divisione di Neurologia Ospedale Predabissi, USSL 57, Melegnano | | Riassunto | Gli effetti neurotossici più frequenti del cisplatino sono rappresentati da neuropatia sensitiva, raramente motoria e da neuropatia autonomica; tali effetti sono dose dipendenti. Raramente è descritta l'associazione della neuropatia con una mielopatia cordonale posteriore. Il caso descritto è quello di un paziente affetto da corioncarcinoma testicolare che dopo l'orchiectomia fu sottoposto a chemioterapia con cisplatino associato ad altri farmaci antiblastici. Dopo sei cicli di chemioterapia sviluppò una neuropatia prima sensitiva e successivamente motoria associata a segno di Lhermitte regredita dopo la sospensione del cisplatino. Il quadro clinico e elettrofisiologico a parere degli autori è riferibile all'azione neurotossica del cisplatino sul nervo periferico e sul midollo spinale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | E. Magrotti *, G. Frascaroli *, A.M. Presazzi **, G. Mariani ** |
- Neuropatia Somatica Ed Autonomica In Soggetti Con Diabete Mellito Insulino-Dipendente (Iddm): Valutazione Multimodale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 379-385, 1992 | | Titolo | Neuropatia Somatica Ed Autonomica In Soggetti Con Diabete Mellito Insulino-Dipendente (Iddm): Valutazione Multimodale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Servizio multizonale di Neurofisiopatologia, USL 10 E, Firenze ** Centro Regionale per il diabete giovanile. Clinica Pediatrica 1, Dipartimento di Pediatria, Universita degli Studi di Firenze | | Riassunto | Sono stati esaminati 51 soggetti di età compresa fra 8 e 31 anni afferenti al Centro Regionale per il Diabete Mellito in età evolutiva della Università degli Studi di Firenze. Tali soggetti sono affetti da IDDM, con durata di malattia variabile da 5 a 28 anni a rischio per lo sviluppo di neuropatia. Per la valutazione della neuropatia somatica sono stati indagati i seguenti parametri. velocità di conduzione motoria e latenza della risposta F del nervo SPE ed ulnare bilateralmente e velocità di conduzione sensitiva del n. surale bilateralmente. Per la valutazione della neuropatia autonomica sono stati eseguiti 4 test: Valsalva, handgrip, lying to standing, ipotensione posturale. Per ciascun soggetto sono stati inoltre valutati i seguenti fattori di rischio: età di insorgenza, durata della malattia, HbA1c dell'anno in corso. La presenza di eventuale nefropatia, cardiopatia e retinopatia è stata indagata con i seguenti parametri rispettivamente: microalbuminuria e pressione arteriosa, fondo oculare con retino grafia e fluorangiografia. ECG ed ecocardiografia I risultati ottenuti sono i seguenti: 25 soggetti non hanno mostrato alterazioni neuronografiche, in 17 pazienti è stata riscontrata una neuropatia di diversa entità ed 8 soggetti hanno rifiutato di sottoporsi all'esame. Per quanto riguarda i test autonomici 28 soggetti sono risultati normali 9 patologici 14 border-line. I dati ottenuti sono stati correlati con l'età di esordia la durata di malattia ed il grado di controllo metabolica Sia per i test autonomici che per le indagini neuronografiche si è osservata una positività intorno al 34%, con una maggior incidenza di casi patologici nei soggetti con più precoce comparsa di malattia e più lunga durata Il tasso di HbA1c non è apparso correlabile con gli altri parametri mostrando una distribuzione uniforme. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | A. Borgheresi *, S. Lori *, P. Ragghianti *, O. Ronchi *, L. Toscani *, M. Parpagnoli **, A. Fasulo **, A. Medici **, S. Toni **, F. Mascii **, M. Martinucci ** |
- Neuropatia Subacuta Sensitivo-Motoria Da Crioglobulinemia: Case Report
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (Ó), 499-502, 1992 | | Titolo | Neuropatia Subacuta Sensitivo-Motoria Da Crioglobulinemia: Case Report | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale Giovanni Bosco, Torino IF lstituto di Nefro-Urologia, Università di Torino | | Riassunto | La crioglobulinemia può occasionalmente determinare un danno del sistema nervoso periferico. Molto raramente la neuropatia rappresenta la manifestazione di esordio. Noi abbiamo osservato un caso di crioglobulinemia il cui esordio è stato caratterizzato da un grave deficit di forza a carico degli arti inferiori e compromissione distale, a calza, della sensibilitd superficiale e profonda. Solo successivamente comparivano poliartralgie, febbricola ed un'eruzione petecchiale localizzata al dorso I’anamnesi era negativa per diabete, alcolismo, assunzione di farmaci neurotossici familiarità per malattie neuromuscolari. L’EMG deponeva per una neuropatia sensitivo-motoria, asimmetrica, assonale a carico dei tronchi nervosi (SPE, SPI, serale) di entrambi i lati. Le indagini di laboratorio hanno evidenziato: ipocomplementemia C4; aumento della PCR e del Reumatest; presenza di crioglobuline tipizzate come IgMk/IgG; assenza di anticorpi antinervo periferica Le indagini di microscopia ottica, di immunoistochimica e microscopia elettronica hanno dimostrato, a livello cutaneo e renale, un quadro di vasculite con presenza di crioprecipitati. Posta diagnosi di crioglobulinemia mista es senziale di tipo II, è stata avviata terapia steroidea, immunosoppressiva e plasmaferetica con risultati clinici soddisfacenti. Il caso da noi osservato conferma la possibilità di un iniziale isolato interessamento del sistema nervoso periferico in corso di crioglobulinemia, suggerendo l'opportunità di eseguire la ricerca delle crioglobuline in tutti i casi di neuropatia apparentemente idiomatica Nel caso in esame, inoltre, in accordo con l'ipotesi patogenetica, più accreditata in letteratura, di un danno ischemico assonale del nervo periferico stanno sia il dato elettro fisiologico, costituito dalla riduzione dell'ampiezza delle risposte evocate senza compromissione della velocità di conduzione, sia il dato morfologico ed ultrastrutturale della flogosi dei piccoli vasi. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | S. Gentile, D. Roccatello *, C. Ravetti, C. Buffa, G. Piccoli *, 1. Sacerdote |
- Neuroradiologia Interventistica : Territorio Della Carotide Esterna. Nostra Esperienza
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 39-47, 1992 | | Titolo | Neuroradiologia Interventistica : Territorio Della Carotide Esterna. Nostra Esperienza | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * UO. Neuroradiologia, Ospedale Civile S. Chiara, USL 12 Area Pisana ** Istituto di Neurochirurgia, Università di Pisa | | Riassunto | Da novembre 1990 al marzo 1992 sono stati da noi sottoposti a terapia endovascolare nel territorio della carotide esterna 3I pazienti così ripartiti: 2I meningiomi e 1 angioma della tonsilla palatina (embolizzazione preoperatoria), 3 fistole durali e 1 tumore glomico (embolizzazione definativa), 5 tumori del cavo orale e dei seni paranasali (chemioterapia endoarteriosa selettiva). In 27 casi è stata adottata la tecnica del cateterismo superselettivo distale utilizzando microcateteri in maniera coassiale, nei restanti 4 casi è stato impiegato un catetere vertebral, 4 French, posizionato all'origine del vaso di alimentazione. Come materiale embolizzante sono state usate delle micro-particelle di Contour o di Terbal per i meningiomi e la MAV tonsillare; alle particelle di Contour sono stati associati dei frammenti di filo da sutura chirurgica (misura 3 zeri) nel trattamento delle fistole durali e del tumore gnomica Per la chemioinfusione la scelta del farmaco (Carboplatino) è stata affidata ai colleghi oncologi o radioterapisti. I risultati ottenuti sono incoraggianti sia per quanto riguarda il trattamento preoperatorio delle lesioni, ove si è avuto scarso sanguinamento e facilità di escissione all'intervento che per le fistole durali e il paraganglioma, per i quali abbiamo adottato un protocollo terapeutico che prevede la chiusura definativa della lesione. Per quanto concerne la chemioinfusione dei tumori del massiccio facciale e del cavo orale i dati non sono ancora indicativi perché la casistica è disomogenea ed esigua, tuttavia il risultato più eclatante è quello di una considerevole riduzione della sintomatologia soggettiva con un miglioramento della qualità della vita dei pazienti trattati. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P.L. Collavoli*, M. Puglioli*, R. Padolecchia*, G. Parenti** |
- Ossificazione Del Ligamento Longitudinale Posteriore A Livello Dorsale. Studio Radiologico Di Un Caso
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 199-201, 1992 - | | Titolo | Ossificazione Del Ligamento Longitudinale Posteriore A Livello Dorsale. Studio Radiologico Di Un Caso | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, * Servizio di Radiologia Ospedale S. Corona, Pietra Ligure | | Riassunto | Il ligamento longitudinale posteriore si estende dal bordo anteriore del forame occipitale al sacro. L'ossificazione del ligamento longitudinale (OPLL), a livello cervicale è largamente conosciuta in Giappone dove, nella popolazione adulta, ha un'incidenza radiologica dello 2.06%. I dati riguardanti invece l'OPLL a livello dorsale sono scarsi ed occasionali. Gli autori descrivono il caso di una paziente con stenosi del canale midollare, a livello dorsale in cui lo studio radiologico (Rx rachide in toto, tomografia convenzionale del rachide dorsale in AP e LL, tomografia computerizzata a strato sottile) ha evidenziato una banda radiopaca continua da D6 a D8 mentre l'esame neurologico era negativo per segni o sintomi clinici ad esso correlati. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | T. Tassinari, O. Serrato *, M. Trucco, I. Del Conte, R. Badino |
- Osteoblastoma Del Rachide Cervicale: Considerazioni Su Dl Un Caso
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (1), 83-86, 1992 | | Titolo | Osteoblastoma Del Rachide Cervicale: Considerazioni Su Dl Un Caso | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Neurochirurgia, Ospedale S. Camillo, Roma | | Riassunto | È riferito un caso di osteoblastoma del rachide cervicale in una ragazza di 20 anni che aveva lamentato per lungo tempo dolore nucale con irradiazioni di tipo radicolare lungo l'arto superiore destro e che presentava una radiografia del rachide cervicale negativa. Sono discusse le peculiarità clinico-radiologiche di questo tumore e le problematiche concernenti la rimozione chirurgica. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Scarano, M. Tirendi |
- Osteocondroma Della Colonna Cervicale: Un Raro Caso Di Cervicobrachialgia
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 73-76, 1992 | | Titolo | Osteocondroma Della Colonna Cervicale: Un Raro Caso Di Cervicobrachialgia | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedale «G. Mazzini», Teramo | | Riassunto | Viene presentato un caso di osteocondroma della colonna cervicale (C5-C6) risultante in una cervicobrachialgia La particolarità consiste, oltre che nel tipo e sede della lesione, nella rarità dell'interessamento radicolare quale quadro clinico rivelatore. Fino ad oggi sono stati riportati solo sei casi di osteocondroma della colonna vertebrale associati a compressione mielica o mieloradicolare: essi interessavano o il rachide toracico o quello lombare. La storia clinica della paziente, una donna di 59 anni, consisteva solo in una cronica radicolopatia cervicale. La paziente fu studiata mediante Rx, TAC ed RMN del rachide cervicale. Il tumore fu rimosso totalmente con conseguente scomparsa di tutti i sintomi radicolari. Il decorso post-operatorio fu regolare e senza complicazioni. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | D. Lucantoni, G.P. Tassi, V. Magliani, F. Pineto, F. Bigossi, A. Ricci, L. Marcellini, R.J. Galzio |
- Paraganglioma Giugulare A Precoce Localizzazione Intradurale. Caso Clinico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (1), 77-82, 1992 | | Titolo | Paraganglioma Giugulare A Precoce Localizzazione Intradurale. Caso Clinico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedale S. Filippo Neri, Roma. * Istituto di Neurochirurgia, Universita Cattolica, Roma. ** Istituto di Radiologia, Universita Cattolica, Roma. | | Riassunto | I paragangliomi sono tumori benigni che, a partenza dalla regione del forame lacero posteriore si estendono verso la piramide temporale, la fossa subtemporale e solo di rado attraversano la dura madre encefalica La recente diagnostica radiologica per immagini (TAC e RMN) permette una diagnosi precoce ed esatta di queste lesioni. Viene qui descritto il caso di un uomo con esordio clinico neurologico causato dalla precoce estensione intradurale di un paraganglioma. Alla prima TAC infatti si dimostrava unicamente la presenza di una massa intradurale parieto-occipitale destra, che si impregnava dopo contrasto, con nucleo centrale ipodenso. Nonostante la chirurgia e la terapia radiante le TAC successive dimostravano la comparsa di una massa infratemporale che erodeva il basicranio e che si espandeva in fossa cranica media In considerazione della sua inusuale storia clinica, si discutono gli aspetti di malignità nei paragangliomi nei confronti della possibilità di una crescita più precoce di un nucleo neoplastico e ctopico intradurale rispetto alla restante massa extradurale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | A. Rinaldi, R. Roselli*, A. Fileni** |
- Periodo Silente E Potenziali Evocati Somatosensoriali Nelle Compressioni Midollari
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (1), 57 - 60, 1992 | | Titolo | Periodo Silente E Potenziali Evocati Somatosensoriali Nelle Compressioni Midollari | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Divisione di Neurologia, ** Divisione di Neurochirurgia Istituto Plegina Elena, Floma | | Riassunto | Un gruppo di pazienti affetti da patologia compressiva midollare ed un gruppo di soggetti normali di controllo sono stati studiati con registrazione del Periodo Silente dell'abduttore breve del pollice e dal tricipite surale e con Potenziali Evocati Somatosensoriali da stimolo sul nervo tibiale. Nei soggetti normali la durata del PS registrata dagli arti inferiori è maggiore di quella registrata dagli arti superiori. Nei pazienti affetti da patologia compressiva midollare tumorale o da protrusione discale la durata del periodo silente è significativamente allungatL Le latenze dei PESS registrate in Cz sono risultate significativamente allungate nel gruppo di pazienti studiati rispetto al gruppo di controllo. Riteniamo che lo studio del PS e dei PESS sia un valido ausilio nella diagnosi e nel monitoraggio della patologia compressiva del midollo spinale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | B. Jandolo *, A. Pietrangeli *, A. Pace *, L. Bove *, E. Occhipinti ** |
- Polichemioterapia Selettiva Intra-Arteriosa Seguita Da Radioerapia Nel Trattamento Dei Tumori Neuroepiteliali Maligni
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 49-56, 1992 | | Titolo | Polichemioterapia Selettiva Intra-Arteriosa Seguita Da Radioerapia Nel Trattamento Dei Tumori Neuroepiteliali Maligni | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Clinica Neurochirurgica, ** Clinica Medica 11 *** Servizio di Radioterapia, IRCCS Policlinico S. Matteo, Pavia * Servizio di Neuroradiologia **** Divisione di Neurologia, MCCS Istituto Neurologico «Fondazione C. Mondino»%2 | | Riassunto | Da luglio 1991 al febbraio 1992, 12 pazienti (età compresa fra 31 e 68 anni) con diagnosi di astrocitoma anaplastico (4 casi) e glioblastoma multiforme (8) sono stati trattati per via intra-arteriosa (IA) con Etoposide (100 mg in 60 ma di fisiologica, in infusione continua di 20') e Carboplatino (300 mg in 100 ma di fisiologica in 20'), ogni 4 settimane per un totale di 5 cicli. Il trattamento radioterapico (45 Gy su tutto l'encefalo + 15 Gy sul focolaio neoplastico) è stato iniziato dopo il completamento del II° ciclo di chemioterapia. Dei pazienti che hanno completato 5 cicli di polichemioterapia sono stati considerati stabili (SD) a 7, 8 e 10 mesi dall'intervento chirurgico. Degli altri 9 pazienti 2 sono deceduti dopo il II° ciclo di chemioterapia per la progressione neoplastica, in 2 casi la recidiva della neoplasia ha causato l'interruzione dei cicli (dopo 3 e 2 cicli), mentre in 5 casi i pazienti sono tuttora viventi con SD. La risposta al trattamento risulta pertanto superiore al 60% dopo il completamento di 2 cicli di chemioterapia. Per l'analisi della tossicità è stato valutato un totale di 40 cicli di chemioterapia IA. In 2 casi è stato riportato un deficit neurologico transitorio, causato dall'edema perilesionale. Non è stata osservata tossicità oculare né otologica In 1 caso, dopo il I° ciclo la comparsa di segni di tossicità epatica ha comportato un ritardo del II° cic lo e la riduzione della dose al 50%. In 2 casi è stata osservata una riduzione<35% dell'ematocrito; in 4 casi è stata osservata moderata leucopenia (valori di nadir compresi tra 3100 e 3800/ml) e in 2 casi moderata trombocitopenia. In definitiva guesta serie preliminare conferma che il trattamento di polichemioterapia con Etoposide e Carboplatino per via IA è tollerato con gradi di tossicità accettabili. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Gaetani, F. Zappoli *, M. Danova**, P. Franchini ***, A. Martelli *, C. Uggetti *, L. Farina *, L. Sibilla *, P. Pergami ****, M. Ceroni ****, R. Rodriguez y Baena |
- Polineuropatia Cranica Idiopatica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (Ó), 495-498, 1992 | | Titolo | Polineuropatia Cranica Idiopatica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale Civile di Mirano (VEJ | | Riassunto | La Polineuropatia Cranica Idiopatica è una sindrome di raro riscontro nella pratica neurologica ma nosograficamente ormai ben definita ed è caratterizzata da: esordio subacuto con dolore facciale e retroorbitario continuo con saltuarie esacerbazioni; il dolore precede la comparsa della paralisi multipla dei nervi cranici che solitamente risparmia il I° e l'VIII°. La diagnosi viene formulata per esclusione di altre cause, per la negatività degli esami ematochimici e strumentali e per la remissione della sintomatologia con completa restitutio ad integrum con terapia steroidea. Riportiamo un caso clinico venuto alla nostra osservazione, i criteri diagnostici e le altre cause possibili di paralisi multipla dei nervi cranici per la diagnosi differenziale. Nel nostro caso la sintomatologia è stata tipica esordio con dolore facciale prevalentemente retroorbitario continuo, seguito da paralisi a carico dei nervi cranici IX° X° XI ° XII ° Gli esami ematochimici le indagini neuroradiologiche (TAC e RMN), neurofisiologiche, escluso l'EMG che evidenziava denervazione a carico del m. trapezio, lo studio completo del liquor, sono tutte risultate negative. Infine il trattamento con steroidi ha determinato la remissione completa della sintomatologia neurologica. La diagnosi differenziale comprende. la malattia di Van Buchem; il Morbo di Paget; cause infettive (spirochete, funghi micobatteri micoplasmi la malattia di Lyme, le infezioni virali); la sarcoidosi; vasculiti malformazioni vascolari il diabete mellito; neoplasie; una forma oligosintomatica di sindrome di Guillain Barré. Un protocollo diagnostico utile al fine di poter formulare la diagnosi di Polineuropatia Cranica Idiopatica, dovrebbe comprendere lo studio degli esami ematochimici indagini neuroradiologiche (TC ego RMN dell'encefalo e talvolta lo studio Angiografico), lo studio completo del liquor (compreso l'esame colturale, i test sierologici e l'esame citologico). | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Vecchio, C. Zuliani, C. Castellaro, R. Zanetti |
- Presentazione Dl Quattro Casi Dl Osteoma Osteoide E Dl Un Caso Dl Osteoblastoma Benigno A Localizzazione Vertebrale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 69-72, 1992 | | Titolo | Presentazione Dl Quattro Casi Dl Osteoma Osteoide E Dl Un Caso Dl Osteoblastoma Benigno A Localizzazione Vertebrale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, * Servizio di Neuroradiologia Ospedali Piuniti, Parma | | Riassunto | Gli autori descrivono quattro casi di osteoma osteoide e un caso di osteobiastoma benigno a localizzazione vertebrale. Si tratta di tumori benigni della colonna vertebrale, di raro riscontro, che si manifestano soprattutto in giovani adulti e che rappresentano in varie casistiche l '1% dei tumori primitivi deh 'ossa Vengono posti in evidenza, oltre alla localizzazione delle neoplasie, i diversi aspetti neuroradiologici tra le due neoformazioni e la sintomatologia caratteristica. Tutti gli osteomi osteoidi erano localizzati nei segmenti posteriori della colonna, soprattutto lamine e peduncoli e solo l'osteobiastoma, a carattere più aggressivo e di dimensioni maggiori coinvolgeva il corpo vertebrale. La sintomatologia caratteristica con esacerbazioni notturne del dolore e miglioramento con l'assunzione di aspirina era presente in tre casi di osteoma osteoide ma non nell'osteobiastoma. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad intervento chirurgico con recupero completo e senza recidive. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Ruini, P. Filippi, S. Mazza, C. Miranda, V. Nizzoli, P. Piazza * |
- Prevalenza Della Sindrome Del Tunnel Carpale In Soggetti Diabetici
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 157-159,1992 | | Titolo | Prevalenza Della Sindrome Del Tunnel Carpale In Soggetti Diabetici | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neurologia, Istituto Regina Elena, Roma * Centro Antidiabetico ACISMOM, Roma | | Riassunto | La sindrome del tunnel carpale (STC), che si manifesta con segni e sintomi sensitivi e motori è la più frequente sindrome da intrappolamenta Nel nostro studio abbiamo indagato la prevalenza della sindrome in una popolazione di 493 diabetici 261 maschi e 232 donne (età media di 61.9 aa). In ciascun paziente sono stati studiati i nervi mediano ed ulnare ad un arto superiore ed i nervi peroneo e surale all'arto inferiore controlaterale. La SCT è stata diagnosticata in 131 pazienti (26.5%), di cui 87 donne (66.4%) e 44 maschi (33.6%). Di essi 72 (14.6%) presentano contemporaneamente una neuropatia mentre in 59 (11.9%) era il solo reperto. Nei 52 pazienti studiati ad emtrambi gli arti superiori 41 (78.8%) presentavano una sofferenza del mediano al polso bilateralmente. I nostri risultati confermano che l'età, il sesso e soprattutto il diabete mellito sono importanti nel favorire lo sviluppo della STC. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Innocenti, T. Dantonio, M. Fornarelli*, P. Montenero*, B. Jandolo |
- Prevenzione Delio Stato Vegetativo Persistente Postraumatico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, Suppl. 2, 77-85, 1992 | | Titolo | Prevenzione Delio Stato Vegetativo Persistente Postraumatico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Reparto di Neurorianimazione, Ospedale Niguarda-Cà Granda, Milano | | Riassunto | Dal 1982 al 1987 sono stati studiati prospetticamente tutti i traumatizzati cranici ricoverati nel reparto di Neurorianimazione. In questo lavoro sono analizzati i pazienti senza recupero della coscienza (non esecuzione di ordini semplici) a I mese dal trauma, in relazione a tre differenti approcci terapeutici Nel periodo 1982-83 il 50% dei pazienti non coscienti ad un mese dal trauma rimaneva in stato «vegetativo», come in epoca preTAC, mentre dal 1984 l'85% di questi pazienti ha poi recuperato la coscienza. I due pazienti sopravvissuti in stato «vegetativo» hanno sofferto una grave ipossia in fase acuta. Il 22% tuttavia sopravvive con una grave disabilità. Solo una rianimazione corretta e mirata può prevenire lo stato «vegetativo» e il potenziale terapeutico della riabilitazione precoce in neurorianimazione deve essere valutato prospetticamente. Di particolare importanza è la formazione di infermieri e fisioterapisti in grado di assicurare il nursing mirato e il trattamento riabilitativo in rianimazione. Il reparto di neurorianimazione è il luogo naturale dove questi malati possono ottenere il recupero qualitativamente migliore nella fase acuta. È auspicabile che il trattamento continui senza interruzione e ritardo in una unità di terapia intensiva e neuroriabilitazione (RICU), quando il trasferimento in un normale reparto riabilitativo è clinicamente impossibile. In questa unità sarebbe possibile identificare fattori clinici e prognostici rilevanti sviluppare la ricerca clinica e acquisire l'indispensabile patrimonio culturale e didattico. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Procaccio, L. Boselli |
- Proposta Di Un Modello Predittivo Dell'outcome Chirurgico Nei Gliomi Cerebrali Altamente Maligni
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 173-176, 1992 | | Titolo | Proposta Di Un Modello Predittivo Dell'outcome Chirurgico Nei Gliomi Cerebrali Altamente Maligni | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Neurochirurgia e I° Cattedra di Anestesia e Rianimazione, Università degli Studi di Milano | | Riassunto | L’approccio terapeutico ai gliomi cerebrali altamente maligni prevede l'asportazione delle lesioni chirurgicamente aggredibili associata ad una serie di terapie complementari alcune ormai codificate come la radioterapia esterna, altre in via di definizione come la chemioterapia, I'immunoterapia e la radioterapia interstiziale. Poiché la citoriduzione chirurgica rappresenta la prima, e spesso inevitabile, tappa del trattamento, risulta importante identificare quei pazienti che, traendo un beneficio clinico dall'intervento, potranno affrontare il successivo protocollo terapeutico con una qualità di vita soddisfacente. Gli Autori hanno pertanto analizzato retrospettivamente una serie consecutiva di 61 pazienti sottoposti per la prima volta ad asportazione totale o subtotale della neoplasia ed hanno correlato i risultati a breve termine con alcune variabili preoperatorie considerate potenzialmente predittive dell'outcome chirurgico. Le variabili sono state analizzate statisticamente con tecniche univariate e quindi utilizzate con la metodica dell'analisi discriminante per costruire un modello di predizione del risultato chirurgico. Sono stati studiati 61 pazienti 33 maschi e 28 femmine, di età compresa tra i 18 e i 73 anni (media 55.1) con diagnosi istologica su pezzo operatorio di glioma high-grade (34 gradi I V e 27 gradi III). IMouteome chirurgico è stato valutato al momento della dimissione sia come punteggio assoluto di Karnofsky Status (KS), sia come variazione rispetto alle condizioni preoperatorie. Analizzando con l'analisi discriminante tutte le variabili prese in considerazione come potenzialmente predittive dell'outcome chirurgico, ne sono state individuate 6 (KS preoperatorio, età, effetto massa, fattori di rischio generici entità della asportazione, localizzazione in aree critiche) in grado di classificare correttamente a priori l'outcome chirurgico (KS< =50 vs KS>50) nell'80% dei casi; tale modello è stato confermato randomizzando ripetutamente la casistica e può quindi essere considerato valido ed utilizzabile come supporto alla definizione delle indicazioni al trattamento chirurgico. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Egidi, L. Morabito, P. Rampini, M.L. Zavanone, A. Parma*, S. Marzorati * |
- Rare Isolate Patologie Del Seno Sfenoidale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 177-182, 1992 | | Titolo | Rare Isolate Patologie Del Seno Sfenoidale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto Policattedra di Discipline ORL, Universita di Siena * UO di Otorinolaringoiatria USL 31, Montepulciano (Siena) | | Riassunto | Una patologia isolata del seno sfenoidale è una evenienza rara; data la complessità anatomica del distretto, per la presenza di ben 13 importanti strutture vasculo-nervose, spesso è necessario un approccio multidisciplinare (neurologico, neurochirurgico, oculistico ed otorinolaringoiatrico). La TAC e la RMN hanno enormemente facilitato l'iter diagnostico, ma non hanno certamente eliminato l'effetto «sorpresa» nel caso di un interessamento isolato del seno sfenoidale. Il corteo sintomatologico è infatti complesso e variopinto sia nel caso di processi benigni che a maggior ragione nelle forme maligne. Gli AA riportano l'osservazione di 5 casi di isolata patologia sfenoidale con più o meno importante impegno del seno sferoidale, il «negletto» dei seni paranasali: I) sinusite sfenoidale acuta; 2) Mucocele sfenoidale; 3) adenocarcinoma primitivo del seno sfenoidale; 4) sinusite sfenoidale cronica; 5) sinusite sfenoidale cronica polipoide. Tutti i casi sono stati trattati chirurgicamente, con approccio endonasale transettale, con ottimi risultati funzionali e senza recidive nei controlli a distanza di tempo. Nel solo caso dell'adenocarcinoma ci siamo limitati date le caratteristiche obiettive della massa neoplastica, ad un curettage parziale del seno per la procidenza della carotide interna | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | R. Piane, W. Livi, A. De Filippi, R. D'Alesio* |
- Remissione E In Tegrazione Sociale Di Pazienti Con Severo Trauma Cranio-Encefalico E Sindrome Apallica Post-Traumatica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, Suppl. 2, 91-96, 1992 | | Titolo | Remissione E In Tegrazione Sociale Di Pazienti Con Severo Trauma Cranio-Encefalico E Sindrome Apallica Post-Traumatica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Dipartimento di Scienze Neurologiche, Universita zLa Sapienza», Clinica Neurologica 1, Ploma * Neurological Clinic, ** Biostatistic Institute, University of Innsbruck, Austria | | Riassunto | In un'analisi retrospettiva abbiamo comparato un gruppo di pazienti con sindrome apallica post-traumatica ad evoluzione benigna con un gruppo di pazienti con sindrome mesencefalica prolungata secondo Gerstenbrand (coma prolungato con recupero parallelo della vigilanza e della conoscenza). I pazienti con sindrome mesencefalica prolungata mostrano un recupero globale significativamente migliore rispetto ai pazienti con sindrome apallica post-traumatica. Un fattore di estrema importanza prognostica ai fini del recupero si è dimostrata la durata della sindrome apallica, nel senso che maggiore è il tempo di persistenza della sindrome apallica (che si identifica nell'assenza del contatto con l'ambiente esterno) e minori sono le possibilità di reintegrazione familiare e sociale dei pazienti. Una fase di remissione di passaggio di significato prognostico positivo si è dimostrata la sindrome di Klùver-Bucy (p = 0.05), sia nei pazienti con sindrome apatica che nei pazienti con sindrome mesencefalica prolungata. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | R. Formisano, L. Saltuari *, B. Eiler Schmidhuber*, U. Sailer*, G. Birbamer*, G. Kemmier**, P. Barbanti, F. Gerstenbrand* |
- Riscontro Accidentale Di Sclerosi Tuberosa Con Astrocitoma Pilocitico Cerebellare D'accompagnamento: Studio Tc Ed Rm
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 155-160, 1992 | | Titolo | Riscontro Accidentale Di Sclerosi Tuberosa Con Astrocitoma Pilocitico Cerebellare D'accompagnamento: Studio Tc Ed Rm | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Cattedra di radiologia, Universita degli studi di Brescia | | Riassunto | La Sclerosi Tuberosa esordisce con lesioni cutanee (96%) e alterazioni neurologiche (80%). La forma classica, peraltro infrequente, è caratterizzata da una triade clinica composta da: I) crisi convulsive, 2) ritardo mentale, 3) adenomi sebacei (adenomi di Pringle); per questo motivo il riscontro accidentale della malattia costituisce un'evenienza rarissima. A livello cerebrale vi possono essere quattro tipi di lesione. tuberi corticali (88%), noduli subependimali calcifici (96%), astrocitomi d'accompagnamento a prevalente localizzazione sovratentoriale (13%), idrocefalo (46%}. Viene riportato un caso di Sclerosi tuberosa con astrocitoma pilocitico cerebellare d'accompagnamento, diagnosticato accidentalmente in seguito ad esame TC eseguito per un banale incidente della strada, senza che il paziente presentasse alcuno dei segni tipici della malattia. Sia la Tomografia Computerizzata (TC) che la Risonanza Magnetica (RM) hanno consentito una corretta diagnosi della malattia, evidenziandone gli aspetti caratteristici: tuberi corticali e sottocorticali noduli periventricolari subependimali e la presenza del processo espansivo cerebellare. La TC si è rivelata superiore nell'identificazione delle piccole calcificazioni presenti nei noduli e nei tuberi mentre la RM è risultata migliore per la definizione dei tuberi e per la migliore accuratezza nella delimitazione della neoformazione cerebellare. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Crispino, M. Bonetti, P. Lavezzi, R. Gasparotti, A. Tansini, G.F. Gualandi |
- Risultati Attuali Della Endarterectomia Carotidea: Pervietà E Complicanze Post-Operatorie In Una Serie Consecutiva Di 525 Interventi (1980-1990)
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 67-71, 1992 | | Titolo | Risultati Attuali Della Endarterectomia Carotidea: Pervietà E Complicanze Post-Operatorie In Una Serie Consecutiva Di 525 Interventi (1980-1990) | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedale Niguarda «Ca' Granda», Milano | | Riassunto | Riportiamo la nostra esperienza di 10 anni (1980-1990) relativa a 525 endarterectomie carotidee in 470 pazienti. Sono stati trattati prevalentemente (80%) pazienti sintomatici con stenosi moderata o severa asintomatica (20%). I’intervento è stato eseguito in pazienti neurologicamente stabili; le lesioni associate, evidenziate all'angiografia non hanno mai costituito una controindicazione assoluta La tecnica chirurgica prevedeva anestesia generale, ipertensione indotta, eparina e.v., monitoraggio EEG ed uso selettivo dello shunt. La pervietà immediata è stata del 98,5%. Si sono avute 8 trombosi post-operatorie del vaso disostruita Abbiamo osservato 9 restenosi post-chirurgiche (mai in concomitanza con l'utilizzo del patch). La mortalità -morbilità operatoria è stata del 4%. La principale causa di mortalità -morbilità è lo stroke post-operatorio ipsilaterale da fallimento della procedura chirurgica. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | O. Arena, R.A. Fontana, G. Talamonti, F. Villa, M. Collice |
- Rottura Di Dermoide Intracranico In Assenza Dl Meningite Chimica: Descrizione Dl Un Caso
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 193-197, 1992 | | Titolo | Rottura Di Dermoide Intracranico In Assenza Dl Meningite Chimica: Descrizione Dl Un Caso | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio dl Neuroradlologla, Spedali Riuniti di Livomo * Casa di cura S. Camillo, Forte dei Marmi (Lucca) | | Riassunto | Gli Autori descrivono un caso di dermoide intracranico complicato da rottura spontanea negli spazi subaracnoidei senza segni clinici di interessamento meningeo. Dalla letteratura risulta poco frequente una tale evenienza il paziente era stato colpito di recente da una forma di epilessia parziale trattato con un farmaco antiepilettico costituito da associazione di Fenitoina e Fenobarbitale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Ferrito, D. Prosetti, F. Scazzeri, A. Abruzzese* |
- Ruolo Dell'eeg Nel Monitoraggio Intraoperatorio Di Pazienti Sottoposti Ad Endoarteriectomia Carotidea In Anestesia Generale E Locoregionale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 73-77, 1992 | | Titolo | Ruolo Dell'eeg Nel Monitoraggio Intraoperatorio Di Pazienti Sottoposti Ad Endoarteriectomia Carotidea In Anestesia Generale E Locoregionale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Servizio di Neurofisiopatologia, ** Cattedra di Chirurgia Vascolare, L'Aquila | | Riassunto | Gli autori riportano i dati riferiti ad 88 pazienti consecutivamente sottoposti a monitoraggio EEG in corso di endoarteriestomia carotidea; 70 interventi sono stati eseguiti in anestesia locoregionale, 15 in anestesia generale. Si discutono i risultati ottenuti rilevando: a) I'affidabilità elevata dell'EEG intraoperatorio nel rilevare la ipoperfusione cerebrale, soprattutto in ALR; b) la possibilità di utilizzare il dato EEG intraoperatorio per il successivo timing chirurgico in pazienti con lesioni polidistrettuali; c) il ruolo fondamentale della fase di studio e selezione dei pazienti che ha permesso di ridurre al minimo il rischio di danno neurologico intra e post operatorio nella casistica presentata. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Aloisi *, C. Porto *, A. Marrelli *, M. Ventura **, G. La Barbera **, G. Cerone * |
- Ruolo Della Radiologia Interventistica Nella Patologia Della Testa E Del Collo
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 9-15, 1992 | | Titolo | Ruolo Della Radiologia Interventistica Nella Patologia Della Testa E Del Collo | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neuroradiologia, USL 10/D - Firenze * Universita degli Studi di Catania ** Dipartimento di Scienze Neurologiche, Universita di Firenze *** Istituto di Anestesiologia e Rianimazione, Universita di Firenze | | Riassunto | Gli Autori prendono in esame e discutono le varie possibilità terapeutiche della radiologia interventistica nel distretto testa-collo e presentano la esperienza personale: a) L'angioplastica percutanea (PTA) effettuata sui vasi epiaortici consente di ottenere buoni risultati nel trattamento di lesioni stenotiche ed occlusive. Da tempo essa viene effettuata per l'occlusione delle carotidi delle succlavie, del tronco brachio-cefalico e delle arterie vertebrali. Sono state trattate con successo 16 stenosi dei vasi epiaortici; tutti i casi presentavano sintomi neurologici; non si sono avuti effetti collaterali ed in un solo caso si è avuta una restenosi a distanza b) L'embolizzazione pre-operatoria ha come finalità la devascolarizzazione di masse tumorali o malformazioni arterovenose per facilitarne l'approccio chirurgico. Complessivamente sono stati trattati: 8 meningiomi del basicranio, 2 tumori glomici (uno della biforcazione carotidea e uno laringeo), 2 angiofibromi giovanili e 2 malformazioni vascolari del massiccio facciale. In tutti i casi si sono avuti ottimi risultati pre-operatori e nessuna complicanza c) La tecnica dell'analgesia spinale, effettuata con catetere posizionato in sede peridurale cervicale, permette di trattare dolori di origine cranica, del collo, degli arti superiori e del torace somministrando analgesici (morfina od altri oppioidi). d) L'elettrostimolazione dei cordoni spinali posteriori a livello cervicale è una procedura che mira ad abolire l'apporto del sistema simpatico nella determinazione del dolore (simpaticectomia attuata con meccanismo di iperpopolarizzazione). Sono stati trattati 65 pazienti: in 53 la elettrostimolazione è stata applicata per indicazioni ben convalidate quali insufficienza vascolare (48 casi) e arto fantasma doloroso (5 casi); gli altri si sono attuati in pazienti affetti da dolore da sezione midollare e causalgìa incontrollabile. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | J. Nori, S. Mangiafico, G. Villa, P. Stefani *, S. Massi **, C. Boeri, R. Casali ***, G.P. Novelli ***, F. Coppolino * |
- Sclerosi Multipla Associata Ad Agenesia Completa Del Corpo Calloso: Descrizione Di Un Caso
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 337-341, 1992 | | Titolo | Sclerosi Multipla Associata Ad Agenesia Completa Del Corpo Calloso: Descrizione Di Un Caso | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Neurologia, Universita Cattolica del S. Cuore, Roma | | Riassunto | l’agenesia del corpo calloso (ACC) è una rara anomalia congenita che può verificarsi in forma completa o parziale. Esistono forme isolate di ACC, ma più frequentemente i pazienti portatori dell'anomalia presentano malformazioni o patologie multiple sia a carico del sistema nervoso centrale (SNC) che di altri organi. Benché l’ ACC possa costituire un elemento di ben definite sindromi malformative(S. di Apert, S. di Shapiro, etc.), non esisteun'associazione costante con specifiche malformazioni. Gli autori presentano il caso di un paziente in cui è stata osservata l'associazione di una ACC completa con la sclerosi multipla, illustrandone gli aspetti clinici e neuroradiologici. Questa associazione non sembra essere stata sinora riportata in letteratura ed appare verosimilmente casuale. Non si può tuttavia escludere che un fattore patogenetico comune, ad esempio genetico, possa in qualche modo spiegare l'inusuale associazione. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | A.R. Massaro, R.P. Cioffi, A. Carnevale, G. Scivoleto, P.A. Tonali |
- Sindrome Opercolare Anteriore: Descrizione Di Due Casi
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 237-240, 1992 | | Titolo | Sindrome Opercolare Anteriore: Descrizione Di Due Casi | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia e * Servizio di Logoterapia, Ospedale di Lecco (Como) | | Riassunto | La sindrome opercolare anteriore bilaterale, conosciuta anche come sindrome di Foix-Chavany-Marie, è una entità clinica ben definita, con una paralisi facio-faringea-glossomasticatoria e una sorprendente dissociazione automatico-volontaria. Noi descriviamo gli aspetti clinici e i riscontri tomografici in due casi entrambi causati da infarti cerebrali opercolari bilaterali. In un caso dopo circa otto mesi vi fu un buon recupero della deglutizione ma non del linguaggio, I'altro paziente morì quattro mesi dopo senza manifestare un significativo recupero dei deficit neurologici. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Sozzi, P. Marotta, C. Scaccabarozzi, E. Crippa * |
- Stabilizzazione Occipito Cervicale Con Anelli Dl Hartshill-Ransford: Nostra Esperienza
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 111-115,1992 | | Titolo | Stabilizzazione Occipito Cervicale Con Anelli Dl Hartshill-Ransford: Nostra Esperienza | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Scienze Neurologiche e Neurochirurgiche, Clinica Neurochirurgica, Universita di Messina | | Riassunto | Per la instabilità cranio-cervicale la tendenza attuale è quella di adottare metodiche chirurgiche di stabilizzazione interna con dispositivi metallici. Viene qui riportata la nostra esperienza relativa a 15 pazienti , 6 affetti da artrite reumatoide, 5 da platibasia, 4 da lesioni post-traumatiche sottoposti ad artrodesi e stabilizzazione occipito-cervicale con anello di Hartshill-Ransford, in cui la metodica adottata ha consentito una immediata e definitiva correzione dell'instabilità ed una precoce mobilizzazione del paziente. In nessun caso si sono verificate complicanze intra o postoperatorie legate alle manovre chirurgiche od ai materiali adoperati. Sulla base di questa esperienza, tale sistema di stabilizzazione, grazie alla sua notevole adattabilità ed alla sua elevata affidabilità, può costituire, in atto, il trattamento di scelta della suddetta patologia. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Gambardella, S. Toscano, C. Staropoli, M. Passalacqua, G.do Caruso, F. Tomasello |
- Stato Di Male Parziale Afasico In Paziente Operata Per Mav Cerebrale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 89-90, 1992 | | Titolo | Stato Di Male Parziale Afasico In Paziente Operata Per Mav Cerebrale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neurofisiopatologia, Ospedale M.BuFalini, Cesena | | Riassunto | Data la rarità dei casi di stati di male afasico riportati in letteratura, viene presentato il caso di una donna di 55 anni che aveva subito intervento chirurgico per rottura di MAV in sede emisferica sinistra un anno prima dell'evento descritto. Lo stato di male è stato caratterizzato da una afasia non fluente della durata di alcune ore, accompagnata da EEG focale in sede temporo-parieto-occipitale sinistra, scomparsa con una iniezione endovenosa di diazepam. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Mazzini, R. Fabbri, F. Rasi |
- Stato Vegetativo O «Inconsapevolezza» Post-Comatosa. Possibilità Riabilitative
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, Suppl. 2, 25-32, 1992 | | Titolo | Stato Vegetativo O «Inconsapevolezza» Post-Comatosa. Possibilità Riabilitative | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Loewenstein Hospital, Rehabilitation Center, Tel-Aviv Universitary Medical School, Tel-Aviv | | Riassunto | L’ autore, sulla base della sua esperienza su stati vegetativi o di «inconsapevolezza» post-comatosa (331 pazienti dei quali 229 post-traumatici e 102 di altra origine), tratta dei vari problemi che li riguardano, fornendo dati numerici e clinici. Egli sostiene che un tentativo molto prolungato di riabilitazione è sempre necessario e che può dare dei risultati soddisfacenti, specie nei casi trattati entro sei mesi dal trauma. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | L. Sazbon |
- Stato Vegetativo Persistente: Considerazioni Etiche
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, Suppl. 2, 57-65, 1992 | | Titolo | Stato Vegetativo Persistente: Considerazioni Etiche | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Membro Comitato Nazionale per la Bioetica Istituto Scientifico Ospedale S. Raffaele, Milano | | Riassunto | L’Autore ritiene che lo stato vegetativo persistente (SVP) sia da ritenere lo stato di malattia di un uomo vivente che pertanto merita il medesimo rispetto dovuto ad ogni persona umana Per giungere a queste conclusioni egli effettua una disamina delle nozioni di morte, corporeità e persona, al termine delle quali conclude che le semplici cure di nursing e di idratazione e nutrizione artificiale sono in genere proporzionate allo stato del paziente con PVS e pertanto sia eticamente doveroso offrirle. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Cattorini |
- Stenosi Carotidea: Ruolo Del Doppler Transcranico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 421-426, 1992 | | Titolo | Stenosi Carotidea: Ruolo Del Doppler Transcranico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedale Bellaria, USL 29, Bologna | | Riassunto | Sono stati studiati 83 pazienti portatori di stenosi carotidea sintomatica (stenosi superiore all'80%) con doppler transcranica L’esame è stato eseguito nel periodo preoperatorio per valutare la presenza di circolo collaterale intracranica attivatosi per la stenosi carotidea. È stata valutata anche la presenza di asimmetria della velocità di flusso. In 53 casi la registrazione con doppler transcranico è stata effettuata anche durante l'intervento di endoarterectomia carotidea La velocità di flusso registrata nell'arteria cerebrale media ipsilaterale all'intervento è calata in maniera significativa in tutti i casi (in media del 40,5%). In 3 casi la contemporanea presenza di alterazioni elettro-encefalografiche maggiori e la scomparsa del flusso nell'arteria cerebrale avvenuta dopo il clampaggio, ha indotto l'applicazione di uno shunt. Nel periodo postoperatorio, il doppler transcranico ha dimostrato un incremento della velocità di flusso (superiore al 30% rispetto al valore di base) in 3 casi (sindrome da ipe rperfusione). Nel momento del picco della vetocità di flusso si è manifestata cefalea. In conclusione il doppler transcranico può essere considerato un utile strumento da utilizzare sia durante l'intervento chirurgico sia nel periodo postoperatorio. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Limoni, V. Comani, A. Andreoli, E. Pozzati |
- Steroidi Anabolizzanti E Stroke
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 119-123,1992 | | Titolo | Steroidi Anabolizzanti E Stroke | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale Civile Rimini | | Riassunto | L'uso di steroidi androgeni anabolizzanti (SA) soprattutto per motivi non terapeutici è in continuo aumento fra gli atleti. Queste sostanze hanno molti effetti collaterali sul fegato, sangue, metabolismo, sistema cardiovascolare e riproduttiva .Negli ultimi anni il loro uso o abuso è stato associato con lo stroke ischemico o emorragico. Si fa una revisione dei dati della letteratura sull'argomento. Le osservazioni cliniche e sperimentali depongono per un'azione potenzialmente dannosa degli SA sulla circolazione cerebrale. Si conclude che lo stroke può essere un altro effetto collaterale ancora poco conosciuto degli SA. I colleghi medici e gli atleti dovrebbero essere consapevoli di un aumentato rischio vascolare con l'uso di queste sostanze. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Pasquinelli, C. Cirafisi. |
- Stimolazione Magnetica Transcranica E Potenziali Evocati Multimodali In Un Caso Di Emorragia Mesencefalica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 387-390, 1992 | | Titolo | Stimolazione Magnetica Transcranica E Potenziali Evocati Multimodali In Un Caso Di Emorragia Mesencefalica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Unita di Neurologia, * Servizio di Radiologia, INRCA, Ancona | | Riassunto | Viene descritto il caso di un paziente giunto alla nostra osservazione per un quadro di diplopia da defIcit parcellare del III nervo cranico di destra e sfumata paresi sinistra. La risonanza magnetica encefalica eseguita in fase acuta ha evidenziato la presenza di una emorragia a livello del peduncolo cerebrale di destra, associata a segni di espanso perilesionale. Lo studio dei potenziali evocati visivi e somatosensoriali non ha evidenziato particolari anomalie, mentre quello dei potenziali evocati del tronco ha mostrato un allungamento della V componente e dell'intervallo III-V bilateralmente maggiore a destra. Lo studio dei potenziali evocati motori dopo stimolazione magnetica transuranica dimostrava invece una chiara compromissione delle vie corticospinali destinate all'emicorpo di sinistra e si è dimostrato un buon indice di valutazione del danno neuronale e del suo recupero. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | O. Scarpino, T. Rossi, M. Del Gobbo, M. Guidi, G. Pelliccioni, R. Rossi *, A. Manca * |
- Stroke Emorragico Associato Ad Abuso Di Steroidi Anabolizzanti In Un "Body Builder"
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 151-155, 1992 | | Titolo | Stroke Emorragico Associato Ad Abuso Di Steroidi Anabolizzanti In Un "Body Builder" | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale Infermi, Rimini (FO) | | Riassunto | In tutto il mondo v’è un crescente abuso di steroidi anabolizzanti (SA) per scopi non terapeutici. Queste sostanze hanno molti effetti collaterali sul fegato, sangue e sistema riproduttivo. Recentemente sono stati segnalati 2 casi di stroke ischemico in due bodybuilder autoprescriventisi SA. Si riporta un caso di stroke emorragico in un body-builder di 26 anni che da 5 anni assumeva SA. Mentre si allenava con un peso di 40 Kg, egli accusò cefalea improvvisa e vomito. L’esame neurologico rivelava sonnolenza ed emianopsia omonima sinistra. Una TAC encefalica d 'urgenza evidenziava emorragia temporo-occipitale destra. I’angiografia digitale arteriosa della carotide interna e cerebrale posteriore di destra risultava negativa. Dopo 5 mesi il paziente presentava una crisi parziale con sintomi visivi seguiti da generalizzazione. Una seconda TAC d'urgenza evidenziava solamente la cavità poroencefalica temporale destra, dovuta alla pregressa emorragia .Ci sono poche segnalazioni sullo stroke associato all'uso e al l'abuso di SA. Queste sostanze non sono considerate ancora un fattore di rischio di stroke nei giovani adulti. Essi aumentano la concentrazione delle lipoproteine a bassa densità, abbassano quelle delle lipoproteine ad alta densità inducendo lesioni di tipo aterosclerotico della parete arteriosa. Inoltre esse sono metabolizzate in estrogeni che sono un noto fattore di rischio per lo stroke ischemico o emorragico. Nel nostro caso una rottura di una malformazione arterovenosa «criptica» o «lisata», non documentata con l'angiografia può essere stata alla base dell'emorragia, ma l'osservazione del paziente per qualche mese dopo l'evento senza alcuna recidiva tende ad escludere questa possibilità. Si conclude che l'assunzione cronica di SA può essere associata allo stroke e i medici devono tenerne conto nei giovani che assumono queste sostanze. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Pasquinelli, C. Cirafisi, A. Ravasio, B. Currò Dossi. |
- Studio Della Possibile Correlazione Tra Tia Oculare E Morfologia Macroscopica Della Placca Carotidea Asportata Chirurgicamente
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 97-100, 1992 | | Titolo | Studio Della Possibile Correlazione Tra Tia Oculare E Morfologia Macroscopica Della Placca Carotidea Asportata Chirurgicamente | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale < | | Riassunto | La patogenesi degli Attacchi ischemici transitori (TIA) ed in particolare della Amaurosi Fugax (AF) è ancora discussa. Alcuni autori ipotizzano che tali sintomi riconoscono una patogenesi embolica in pazienti portatori di placche ateromasiche a livello carotideo, mentre altri ipotizzano come questi disturbi siano secondari ad alterazioni emodinamiche. Per verificare la correlazione tra tipo di placca carotidea e sintomatologia clinica (con particolare riferimento ai TIA oculari) abbiamo valutato la incidenza dei differenti tipi di placca in 443 pazienti sottoposti ad intervento di Endoarterieotomia (EAC). Ipazienti sono stati divisi in 5 gruppi, in base alla sintomatologia clinica. Stadio 0 asintomatici. Stadio 1 TIA. Stadio 2 Minor stroke. Stadio 3 stroke completo. Stadio 4 stroke invalidante. La morfologia delle placche carotidee rimosse con intervento chirurgico è stata valutata con attenzione, al fine di trovare una eventuale correlazione tra tipo di placca e sintomatologia nei pazienti con AF: I risultat i avvalorano una possibile patogenesi emodinamica nel gruppo delle AF: in questi stessi soggetti non sono state trovate placche ulserate in assenza di stenosi contrariamente alle nostre aspettative. I risultati vengono discussi. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | S. Sbrascini, S. Feller, C. Tonini, D. Cittani, A. Coppola |
- Studio Elettromiografico Di 5 Casi Con Paresi Segmentaria E 1 Caso Di S.Del N. Interosseo Anteriore Conseguenti Ad Herpes Zoster
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 399-405, 1992 | | Titolo | Studio Elettromiografico Di 5 Casi Con Paresi Segmentaria E 1 Caso Di S.Del N. Interosseo Anteriore Conseguenti Ad Herpes Zoster | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Scienze Neurologiche, * Clinica Dermosifilopatica, Universita di Siena | | Riassunto | Riportiamo lo studio elettrofisiologico di 5 soggetti (3 F e 2 M), di età media di 63.4, affetti da paresi segmentaria di un arto dovuta ad Herpes Zoster (HZ). Si tratta di 3 donne con localizzazione rispettivamente L4-L5-S1, L4-L5, C8-T1. I restanti 2 casi presentavano localizzazione l'uno L3-L4 e l'altro C7. L'EMG mostrava, in tutti segni di denervazione in atto e perdita di unità motorie sui muscoli dei miomeri interessati clinicamente e, in 3, anche fascicolazioni. Spesso segni minori erano presenti anche sui muscoli dei miomeri contigui. Le VCM, le LMD e le VCS erano normali le ampiezze dei potenziali sensitivi e quelle quelle risposte «M» dei nervi originati dalle radici corrispondenti ai dermatomeri interessati erano ridotte, soprattutto se confrontate con le controlaterali. I reperti elettrofisiologici sono ascrivibili al danno assonale, dovuto all'interessamento dei gangli della radice dorsale e dei motoneuroni spinali. Non abbiamo osservato, ad eccezione del caso con deficit di C7, apprezzabili miglioramenti. Segnaliamo inoltre il caso di una donna di 46 anni che, dopo 2 settimane dall'esordio cutaneo in territorio C5-C6, presentò una s. del n. interosseo anteriore, documentata elettromiografcamente, con recupero pressoché completo in 3 mesi. Abbiamo infine effettuato l'EMG in altri 38 casi di HZ a localizzazione cervicale o lombo-sacrale, ma senza segni clinici di deficit. In 8 sono stati trovati segni di denervazione in atto sui muscoli dei miomeri corrispodenti ai dermatomeri colpiti dall'eruzione. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Mondelli, C. Romano, A. Rossi * |
- Studio Emg-Eng Nelle Radicolopatie: Nostra Casistica Nel Triennio 1989-1991
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 203-206, 1992 | | Titolo | Studio Emg-Eng Nelle Radicolopatie: Nostra Casistica Nel Triennio 1989-1991 | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Neurologica, Ospedale Civile di Forlì * Divisione Neurologica, Arcispedale S. Anna, Ferrara | | Riassunto | Nella nostra esperienza la patologia radicolare rappresenta il più frequente motivo di richiesta di esame EMG-ENG. Nel triennio 1989-90-91 sono stati esaminati 1910 pazienti con sospetto clinico di radicolopatia (pari al 39.7% di tutti i pazienti sottoposti ad esame neurofisiologico) di cui 1142 affetti da lombo-cruralgia o sciatalgia e 768 da cervicobrachialgia. Di fronte ad una così elevata domanda di esami e quindi di impegno di tempo per gli esaminatori e vista la diffusione di strumenti diagnostici quali TAC e RM in grado di fare diagnosi eziologica nella maggioranza dei casi (il 42% dei pazienti inviati per esame EMG aveva già eseguito uno dei due esami neuroradiologici) e di orientare la successiva condotta terapeutica, abbiamo rivisto tutti i referti di esame EMG-ENG eseguiti in pazienti con sospetta radicolopatia alfine di valutare la reale incidenza di anomalie dei test neurofisiologici e quindi meglio definire la utilità ed i limiti dell'esame funzionale nell'iter diagnostico delle radicolopatie. In base ai nostri dati correlati al quadro clinico, ci ripromettiamo di riconsiderare le modalità di accesso all'esame EMG presso il nostro laboratorio, riservando tale indagine solo a quei pazienti in cui la diagnosi clinica di radicolopatia è dubbia e gli esami neuroradiologici non sono conclusivi. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | W. Neri, C. Guidi, P. Di Piazza, R. Eleopra * |
- Studio Neurofisiol0Gico Del Muscolo Gran Pettorale In Pazienti Mastectomizzate
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 407-412, 1992 | | Titolo | Studio Neurofisiol0Gico Del Muscolo Gran Pettorale In Pazienti Mastectomizzate | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Clinica delle Malattie Nervose e Mentali * Cattedra di Chirurgia Plastica ** Istituto di Scienze Chirurgiche Universita di Siena | | Riassunto | La disinserzione completa del muscolo (m.) Piccolo Pettorale OPPI effettuata negli interventi di mastectomia radicale modificata secondo Patey può rendere inevitabile l'asportazione anche del nervo (n.) Toracico Anteriore Piccolo (TAP). Questo n., oltre a fornire rami al m. PP innerva anche le fibre laterali della parte inferiore del m. Gran Pettorale (GPI), mentre la parte superiore di questo m. (GPS) è innervata dal n. Toracico Anteriore Grande (TAG), risparmiato dall'intervento . Da ciò l'ipotrofia del m. GPI che frequentemente si osserva nel decorso post-chirurgico e che può condizionare l'impianto di una protesi retromuscolare a fini ricostruttivi. Per valutare gli effetti stabilizzati dell'intervento sono state studiate 16 pazienti (p.) mastectomizzate secondo Patey e 2 p. sottoposte a quadrantectomia con asportazione del m. PP di età media 49.8 anni a distanza media di 32.6 mesi dall'intervento. In tutti i soggetti è stato eseguito un esame obiettivo ed uno studio neurofisiologico con esame elettromiografico (EMG) dei mm. GPS e GPI bilateralmente, e misurazione, dagli stessi mm., della latenza distale del Potenziale d’ Azione Muscolare Composto (CMAP) per stimolo al punto di Erb. Tutte le 18 p. presentavano un normale trofismo del m. GPS, confermato dalla negatività del quadro EMG e da una latenza media del CMAP simile tra i due lati. Solo in 7 p. (38.9%) il m. GPI del lato operato era obiettivamente ipotrofico, mentre l'EMG mostrava alterazioni di tipo neurogeno in ben 13 p. (72.2%). La latenza media del CMAP in 11 p. di questo gruppo risultava 5.3 +/- 1.7 msec., significativamente (p < 0.01) aumentata rispetto alla media controlaterale (3.7+/-0.2 msec.), nelle altre 2 p. invece si otteneva un quadro di denervazione totale. Studi anatomici recenti (Hoffman e Elliot, 1987) hanno dimostrato che, nel 75% dei soggetti i rami per il m. GPI sono multipli e, provenendo dalla superficie posteriore del m. PP; lo attraversano a tutto spessore per poi distribuirsi al m. GPI. Solo nel 25% il n. decorre lungo il bordo laterale del m. PP potendo quindi essere facilmente individuato e risparmiato dal chirurgo. I nostri risultati concordano con il dato anatomico ed evidenziano l'importanza dell'esame neurofisiologico nel rilevare un danno neurogeno, funzionalmente importante, a carico del m. GPI anche nelle p. con trofismo apparentemente conservato (33.3%). | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Giannini, R. Cioni, C. Paradiso, S. Rossi, C. D'Aniello *, A. Guarneri ** |
- Studio Urodinamico Delle Disfunzioni Vescico-Sfinteriche In Corso Di Sclerosi Multipla
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 169-171, 1992 | | Titolo | Studio Urodinamico Delle Disfunzioni Vescico-Sfinteriche In Corso Di Sclerosi Multipla | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Urologia, * Divisione 0 Neurologia, USL 5 (Fidenza PR) | | Riassunto | La sclerosi multipla (S.M.) è una malattia demielinizzante che interessa la sostanza bianca del SNC; I'interessamento midollare è molto frequente, con predilezione per il segmento cervicale, seguito da quello lombare e quindi dal cono midollare. Scopo del presente lavoro è pertanto quello di studiare urodinamicamente le disfunzioni vescico-sfinteriche che sono, vista la localizzazione della malattia, molto frequenti variando dal 40 all'80%. Sono stati studiati 60 pazienti con età compresa fra i 19 ed i 60 anni di cui 45 maschi e 15 femmine; tutti presentavano una S.M. def nita secondo la classif cazione di McAlpine. Sono stati sottoposti ad indagine urodinamica completa (con cistomanometria ad acqua) comprendente l'insorgenza del 1° stimolo minzionale, la massima capacità cistometrica, il tono detrusionale, I'evocazione del riflesso minzionale, I'attività elettromiografica dello sfintere striato e le resistenze uretrali. È stata quindi effettuata una correlazione fra parametri urodinamici e sintomatologia clinica. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | A. Prati, R. Minari, M. Saginario *, E. Montanari *, P. Sacchini, D. Potenzoni. |
- Sul Problema Della Definizione Di Morte Della Persona Umana
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, Suppl. 2, 39-55, 1992 | | Titolo | Sul Problema Della Definizione Di Morte Della Persona Umana | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Responsabile della Sezione di Bioetica di < | | Riassunto | L'autore considera i principali problemi relativi alla morte della persona umana In proposito sottolinea l'importanza della distinzione tra i problemi concernenti l'accertamento della morte (che sono di carattere tecnico-pratico), e i problemi concernenti la definizione di morte (che sono invece di carattere filosofico-concettuale). Limitando la propria attenzione a questi ultimi l'autore esamina il significato delle diverse definizioni sottese rispettivamente alla morte «cardiaca», alla morte «tronco-encefalica» (considerata praticamente equivalente alla morte «cerebrale»), e di morte «corticale» (o personale), per concludere che quella di morte «tronco-encefalica» è una nozione concettualmente inadeguata La sua ampia diffusione dipende da ragioni pratiche, ed in ogni caso, concettualmente, essa segna un momento di transizione dalla morte «cardiaca» a quella più adeguata e corretta di morte «corticale» (o «personale»), che è sostenuta dall'autore. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Mori |
- Terapia Del Neuro-Behçet. Descrizione Di Un Caso Clinico E Revisione Della Letteratura
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 317-320, 1992 | | Titolo | Terapia Del Neuro-Behçet. Descrizione Di Un Caso Clinico E Revisione Della Letteratura | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Neurologica, * Medicina 11 Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia | | Riassunto | Riportiamo il caso clinico di una giovane donna di 24 anni che nonostante una terapia con ciciosporina a dosi terapeutiche ha sviluppato una sintomatologia neurologica caratterizzata da sopore, oftalmoplegia, emisindrome cerebellare sx, emiparesi dx e deficit del facciale inferiore sn. Una TAC ed una RMN confermarono la presenza di lesioni dei nuclei della base, corona radiata e del tronco encefalico. Dopo una stazionarietà del quadro clinico di almeno venti giorni si è ottenuto un rapido miglioramento in seguito a terapia con ciorambuciL Si discute il trattamento da attuarsi in casi di neuro-Behcet poiché dati sperimentali ormai sicuri hanno dimostrato l'incapacità della ciclosporina di passare la barriera emato-encefalica, nonostante si tratti di una sostanza lipofila. Si propone come terapia d'elezione nel caso di lesioni del sistema nervoso centrale il ciorambucil, che ha sicuramente effetti collaterali più pesanti ma per il quale è stata ipotizzata la possibilità di passare la barriera emato-encefalica, almeno ad alte dosi. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | D. Guidetti, S. Terenziani, R. Sabadini, B. Tumiati *, P. Casoli *, F. Solimé |
- Terapia Endoarteriosa Superselettiva Con Carboplatino (Fase I E Ii) Nei Tumori Primitivi E Secondari Del Sistema Nervoso Centrale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (Ó), 535-542, 1992 | | Titolo | Terapia Endoarteriosa Superselettiva Con Carboplatino (Fase I E Ii) Nei Tumori Primitivi E Secondari Del Sistema Nervoso Centrale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neuroradiologia, Divisione di Oncologia* Divisione di Neurochirurgia** Ospedale Civile di Udine | | Riassunto | Dal febbraio 1990 al 31 dicembre 1991 sono stati trattati 36 pazienti affetti da tumore primitivo o secondario del sistema nervoso centrale, utilizzando la terapia endoarteriosa selettiva con Carboplatino: 19 maschi e 17 femmine, di età media 53,4 anni. I tumoriprimitivi cerebrali erano 26 (17 glioblastomi multiformi e 9 astrocitomi anaplastici) e 10 erano le metastasi cerebrali. La tecnica angiografica si è basata sull'utilizzo di un catetere 5 F posizionato per via femorale in carotide interna, a cui ha fatto rapidamente seguito il posizionamento del microcatetere da 2.2 F nella porzione terminale dei sifone carotideo a valle dell'origine dell'arteria oftalmica; nei casi di marcata tortuosità dei vasi arteriosi il catetere portante è stato posizionato in carotide interna al collo. Sono state effettuate da 1 a 6 sedute per paziente. La chemioterapia endoarteriosa si è basata sull'infusione selettiva di Carboplatino diluito in 250 cc di fisiologica in un tempo di 30' Il dosaggio del Carboplatino in associazione con altri farmaci per via sistemica, è stato di 100, 150 e infine di 200 mg ogni 28 giorni (primi 8 pazienti), mentre se iniettato in monochemioterapia è stato da 200 mg a 500 mg ogni 2 settimane (rimanenti 28 pazienti). Per quanto riguarda la tossicità del farmaco, si sono osservati 2 casi di emiparesi regredita dopo due ore dal trattamento, probabilmente interpretabili come complicanze della tecnica angiografica Non si sono registrati casi di tossicità neurologica ed oculare. In un caso si è manifestata una flebite all'arto inferiore omolaterale e in due pazienti con dosi di Carboplatino pari a 500 mg, leucopenia e nausea di 2 ° grado. Sono stati valutati 32 pazienti su 36, perché quattro sono andati in progressione dopo un solo ciclo di chemioterapia endoarteriosa, con decesso a breve distanza Nei 7 pazienti che hanno effettuato la terapia endoarteriosa in associazione con quella sistematica le risposte sono state: in presenza di glioblastoma 2 stabilizzazioni di malattia (SD), 1 remissione parziale (RP) e 1 progressione (PRO); negli astrocitomi 2 risposte parziali e 1 progressione. Nei 18 pazienti affetti da neoplasia cerebrale primitiva che hanno eseguito la terapia endoarteriosa con solo Carboplatino, si è avuto il 41,ó% di risposta (4 SD+1 RP), mentre negli astrocitomi avevamo un 83,3 % di risposta ove si considerino assieme tali risposte (3 SD+2 RP). Nelle 7 metastasi cerebrali le risposte sono state le seguenti: 5 SD, 1 RP 1 PRO. Dal punto di vista dei reperti TC in qualche modo particolari abbiamo notato che nei controlli seriati si è osservata una variazione strutturale della neoplasia, con aumento della componente ipodensa, colliquativa, con minore edema perilesionale. Altro reperto osservato, è stata la comparsa di minute calcificazioni parenchimali. Su 18 pazienti affetti da neoplasia cerebrale primitiva abbiamo avuto complessiva mente il 55,5% di risposta (10 casi 7 SD e 3 RP), con una migliore qualità di vita nelle risposte parziali e nessun peggioramento clinico nelle stabilizzazioni di malattia. Itascurabile si è dimostrata la tossicità. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Leonardi, G. Cartei*, L. Clocchiatti*. A. Lavaroni, G. Fabris, E. Biasizzo, S. Vigevani*, M. Signor*, G. Vindigni**, PP Janes** |
- Terapia Endovascolare Dell'epistassi Nella Malattia Di Rendu-Osler
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 57-60, 1992 | | Titolo | Terapia Endovascolare Dell'epistassi Nella Malattia Di Rendu-Osler | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | UO. di Neuroradiologia, Spedali RIuniti, Livorno | | Riassunto | La malattia di Rendu-Osler-Weber costituisce una delle principali cause di epistassi intrattabile, definita come quella forma di epistassi non controllabile mediante tamponamento nasale posteriore. Si riconoscono tre stadi clinici della malattia, i guali giustificano un progressivo incremento nell'aggressività dello sforzo terapeutico. I’approccio endovascolare, effettuato mediante embolizzazione bilaterale con particelle delle arterie mascellari interne, ed eventualmente delle faciali consente il raggiungimento di una immediata e soddisfacente emostasi che dura dai due mesi ai due anni; il trattamento, che dovrebbe essere attuato ogni qual volta è possibile e la clinica lo rende necessario, è ripetibile in ogni momento La legatura chirurgica dei vasi afferenti e la radioterapia dovrebbero essere riservate ai casi nei quali risulta impossibile ottenere mediante embolizzazione una soddisfacente stabilizzazione del paziente. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | D. Prosetti, F. Scazzeri, G. Ferrito, N. Quilici |
- Terapia Endovascolare Preoperatoria Dei Meningiomi Della Base Cranica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 27-32, 1992 | | Titolo | Terapia Endovascolare Preoperatoria Dei Meningiomi Della Base Cranica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | UO Neuroradiologia, Centro Traumatologico Ortopedico * UO Neurochirurgia, Ospedale di Careggi, Firenze | | Riassunto | I meningiomi sono fra i più frequenti tumori intracranici; il 40% di essi sono localizzati a livello della base cranica La terapia di elezione, salvo controindicazioni cliniche, è la completa asportazione della lesione, il risultato chirurgico dipende essenzialmente dalla sede, estensione del tumore, e dai suoi rapporti con formazioni vascolo-nervose adiacenti per la possibile infiltrazione di importati strutture quali i seni durali. Le maggiori difficoltà di radicalità chirurgica si verificano nelle locazioni in fossa cranica media e posteriore, con possibili recidive o residui neoplastici nel 30% dei casi. La terapia endovascolare preoperatoria ha lo scopo di ridurre la vascolarizzazione tumorale riducendo il sanguinamento intraoperatoria Nel nostro servizio sono stati embolizzati 8 pazienti con meningiomi ipervascolarizzati della fossa cranica media e posteriore. n successo del trattamento endovascolare è stato valutato sulla base del confronto del sanguinamento intraoperatorio verificatosi nei tumori embolizzati e non. In accordo ai dati della letteratura, si conferma l'utilità delI'embolizzazione preoperatoria nei meningiomi della fossa cranica media e posteriore con ricco circolo. I’angioarchitettura tumorale è il fattore principale da considerare nel management di queste lesioni. Sono stati identificati distinti compartimenti vascolari all'interno del tumore: una porzione centrale alimentata da una o più arterie meningee, che a partenza dalla base di impianto si distribuiscono a raggiera all'interno della neoplasia, ed una porzione più periferica, corticale, che risulta alimentata prevalentemente da afferenze piali. Sulla base dell'angioarchitettura tumorale è possibile prevedere quali meningiomi beneficieranno dell'embolizzazione dei rami dell'arteria carotide esterna Una riduzione del sanguinamento intraoperatorio si verifica nei meningiomi con prevalente apporto durale, mentre la terapia endovascolare risulterà inefficace nei tumori con prevalente compartimento corticale. Nella nostra esperienza l'embolizzazione dei rami della carotide esterna ha ridotto il sanguinamento intraoperatorio in 5/6 casi con prelavente apporto durale o misto. Nel gruppo di meningiomi non embolizzati con lo stesso pattern angioarchitettonico si è riscontrato un importante sanguinamento intraoperatorio. I tumori con prevalente apporto piale hanno avuto un importante sanguinamento nonostante l'embolizzazione. Il tempo ideale per l'intervento chirurgico deve essere di 48 ore- una settimana dopo l'embolizzazione, perché dopo tale periodo possono verificarsi fenomeni di rivascolarizzazione da branche corticali che incrementano l'entità di un'eventuale emorragia. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | S. Mangiafico, M. Cappellini, V. Scardigli, G. Villa, P. Simonelli, G.P. Giordano, A. Nori, L. Benvenuti *, D. Serino *, R. Gagliardi *, P.Mennonna * |
- Trattamenio Delle Metastasi Vertebrali Da Carcinoma Mammario
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 121-124,1992 | | Titolo | Trattamenio Delle Metastasi Vertebrali Da Carcinoma Mammario | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione Ospedaliera Neurochirurgia, * Istituto di Scienze Chirurgiche, ** UO di Radioterapia, *** Clinica Ortopedica, Siena | | Riassunto | La localizzazione unica o multipla al rachide rappresenta uno degli eventi più frequenti della fase metastatica del carcinoma mammario. Gli Autori riferiscono la loro esperienza in merito a 60 casi selezionati giunti alla loro osservazione negli ultimi 5 anni. Trenta pazienti sono state trattate con Radioterapia, erogando 30-Gy sui metameri ossei interessati con ampio margine. Venti pazienti hanno ricevuto un trattamento ortopedico conservativo. Dieci pazienti sono state sottoposte ad intervento neurochirurgico di decompressione e stabilizzazione. Per quanto riguarda il segmento di rachide interessato, 8 presentavano interessamento del rachide cervicale, 18 al rachide dorsale, 15 al rachide lombosacrale e 19 sia al rachide dorsale che lombosacrale. n confronto della sintomatologia dolorosa è stato conseguito nell'80% dei casi senza il supporto di una terapia antalgica maggiore. I sintomi da compressione midollare sono migliorati o scomparsi in 7 pazienti operate, mentre nessuna delle 5 pazienti irradiate ha o ttenuto una remissione della sintomatologia neurologica I’analisi della nostra casistica conferma la necessità di una diagnosi precoce e di una valutazione collegiale delle pazienti. Per il primo punto riteniamo necessaria la esecuzione di RMN del rachide in toto quando sia stato dimostrato un interessamento vertebrale. Nella scelta del trattamento terapeutico la presenza di un deficit neurologico indirizza verso il neurochirurgo, con l'eccezione dei casi di lesioni sintomatiche plurime o di pazienti in gravi condizioni generali. Il trattamento radioterapico trova indicazione nelle lesioni multiple contigue in assenza di deficit neurologici o come palliativo nell'ambito di lesioni multiple sintomatiche neurologicamente. Il trattamento con busto ortopedico è di scelta nelle situazioni caratterizzate da importante sintomatologia dolorosa e nelle metastasi vertebrali «stabili»; può costituire un valido presidio anche per le pazienti destinate alla radioterapia. In tutte le pazienti è altresì indispensabile associare alle misure locali la terapia medica antineoplast ica per controllare, almeno temporaneamente, la malattia. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Reale, A. Guarnieri*, A. Neri*, E. Tucci**, L. Lazzeroni*** |
- Trattamento Con Tolrestat Nella Neuropatia Diabetica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 321-324, 1992 | | Titolo | Trattamento Con Tolrestat Nella Neuropatia Diabetica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | UO Neurologia, * UO Medicina Generale, USL 18 Empoli | | Riassunto | Abbiamo sottoposto 15 pazienti affetti da neuropatia diabetica a trattamento farmacologico con tolrestat, inibitore dell'aldoso-reduttasi. Attraverso un protocollo clinico ed elettrofisiologico è stato possibile evidenziare un miglioramento dopo un anno di trattamento rispetto al tempo O in 4 dei soggetti studiati. L’evoluzione in senso positivo riguardava soprattutto la sintomatologia soggettiva e la conduzione nervosa sensitiva | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Gianni, V. Vismara*, W. Borsini, G. Castellani, G. Marcacci |
- Trattamento Della Mielopatia Cervicale Alta Legata A Patologia Infiammatoria Non Inféttiva
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 127-138,1992 | | Titolo | Trattamento Della Mielopatia Cervicale Alta Legata A Patologia Infiammatoria Non Inféttiva | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto di Neurochirurgia, Universita di Padova | | Riassunto | L’ interessamento del midollo cervicale nelle patologie infammatorie croniche non infettive (artrite reumatoide e spondilite anchilosante), rappresenta una grave complicanza di tali patologie. La comparsa di una mielopatia, in tali casi, pone dei problemi sia diagnostici che chirurgici (tipo di approccio, complicanze postoperatorie). La mielopatia può essere dovuta a sublussazione atlo-assiale o subassiale, e meno frequentemente a compressione di tipo reattivo (panno rrumatoideo, pachimeningite con reazione ossea focale). Gli Autori presentano una serie di sette pazienti con mielopatia cervicale da artrite reumatoide-reumatica coprendo un arco di età che va dall'infanzia all'età avanzata. Viene quindi fatta una analisi dei vari tipi di indagine radiologica disponibili ponendo attenzione alla CT/MPR ed alla MRI. Inoltre viene messa in risalto la necessità di interventi chirurgici combinati soprattutto nei casi di interessamento della cerniera, che permettono una rapida mobilizzazione con riduzione della mortalità e morbidità postoperatoria, cosa che non avviene con il trattamento conservativo e con il solo approccio posteriore | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | C. Battaggia, I. Iob, M. Marcelli, N. Serio, G. Salar, L. Peserico |
- Trial Clinico In Aperto Sull'efficacia Del Metilprednisolone Ad Alto Dosaggio Nella Sclerosi Multipla
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 349-352, 1992 | | Titolo | Trial Clinico In Aperto Sull'efficacia Del Metilprednisolone Ad Alto Dosaggio Nella Sclerosi Multipla | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale S. Andrea», Vercelli | | Riassunto | Vari studi sulla Sclerosi Multipla (SM) hanno evidenziato una debole correlazione fra quadro clinico ed evoluzione della patologia alla indagine con la Risonanza Magnetica Inoltre è stata dimostrata l'efficacia del trattamento con terapia cortisonica nella SM nel ridurre l'edema ed il danno di barriera nelle nuove lesioni nonché probabilmente nella possibilità di interagire positivamente col processo immunitario e di demielinizzazione. Questi dati ci rendono ragione dell'uso del cortisone ad alte dosi somministrato periodicamente a prescindere da un peggioramento clinico. Nel nostro studio abbiamo sottoposto a 4 cicli di terapia (ogni 3 mesi), con 1 gr di Metilprednisolone per 5 giorni pazienti con diagnosi di SM definita I pazienti venivano monitorizzati clinicamente con la Expanded Disability Status Scale (EDSS). Attualmente 18 pazienti hanno completato il IVciclo di terapia Il punteggio EDSS si riduce significativamente al terzo mese e permane pressoché invariato nei controlli successivi. Analogo comportamento presentano le singole funzioni esaminate a parte. Il miglioramento iniziale e la stazionarietà clinica ai controlli successivi del quadro clinico ci conforta e ci stimola al completamento dello studio su un numero più consistente di casi e con un follow-up di 3 anni. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Lozza, R. Santamaria, L. Ruiz, M.L. Magrassi, F. Coppo, S. Catera |
- Trombosi Asettica Dei Seni Venosi Intracranici: Valutazione Neuroradiologica Completa E Follow-Up
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 101-106,1992 | | Titolo | Trombosi Asettica Dei Seni Venosi Intracranici: Valutazione Neuroradiologica Completa E Follow-Up | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio e Cattedra di Neuroradiologia, Istituto Scientifico Ospedale San Raffaele, Università di Milano | | Riassunto | Sono descritti 3 casi di trombosi venosa cerebrale, in cui la diagnosi non era stata clinicamente sospettata La sintomatologia di esordio era caratterizzata nel caso n. 2, da crisi jacksoniane motorie, negli altri da sindrome di ipertensione endocranica La TC normale nelle prime ore dall'esordio, con dubbia ipodensità dei nuclei della base a distanza di 24 ore nel caso 1, documentava nei casi 2 e 3 la presenza di lesioni ipodense in regione frontale e rispettivamente temporo-occipitale destra che rimanevano invariate dopo somministrazione di mezzo di contrasto. Non erano osservabili segni diretti di trombosi. l’ipotesi di lesione gliale a basso grado non poteva essere esclusa La RM evidenziava nel caso 1 lesioni iperintense nelle sequenze ponderate in T2 a livello dei nuclei della base a destra e del talamo a sinistra, senza componenti emorragiche, inoltre trombosi del seno sagittale superiore (SSS), seno retto e trasverso di sinistra Tali reperti correlavano strettamente con quelli AngioRM. A distanza di un mese, dopo terapia eparinica vi era completa guarigione clinica con normalizzazione del quadro radiologico. La RM della seconda paziente documentava una lesione disomogenea prevalentemente frontale destra con modica componente emorragica e segnale alterato in corrispondenza del SSS, seno trasverso e vena giugulare destra La AngioRM e la angiografia arteriosa digitale confermavano questi ultimi reperti. Dopo terapia a base di eparina, un mese più tardi la situazione clinica era stabile, alla RM si osservava riduzione della componente edemigena parenchimale senza sostanziali modificazioni del quadro trombotico. Nel caso 3, la RM mostrava una lesione compatibile con un infarto emorragica I segni diretti di trombosi consistevano in segnale alterato a livello del seno trasverso destro. Mentre nel primo caso emergeva il dato anamnestico di prolungato trattamento estroprogestinico, negli altri due non venivano dimostrate patologie sistemiche o locali responsabili. In conclusione, attualmente le metodiche elettive di studio della malattia occlusiva dei seni venosi intracranici sono rappresentate dalla RM e dalla AngioRM, quest'ultima è fondamentale sia con supporto diagnostico che nella fase acuta in relazione alla possibilità di falsi negativi alla RM. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | A. Campi, C. Righi, S. Pieralli, F. Simionato, G. Scotti |
- Tumori Cranio-Spinali: Esperienze Su Sette Casi Operati
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (2), 173-177, 1992 | | Titolo | Tumori Cranio-Spinali: Esperienze Su Sette Casi Operati | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedale S. Camillo, Roma | | Riassunto | Gli autori riportano la loro esperienza circa il procedimento diagnostico ed il trattamento chirurgico in sei casi di meningioma cranio-spinale. Viene sottolineata l'importanza della diagnosi precoce che condiziona in maniera determinante l'esito del trattamento chirurgico. Il quadro clinico di esordio di tali tumori è estremamente subdolo e pone in alcuni casi problematiche complesse di diagnosi differenziale verso altri tipi di patologie quali la mielopatia spondilogena, la siringomielia e la sclerosi multipla. Vengono descritte le diverse fasi del procedimento clinico e strumentale, sottolineando come l'impiego della RMN abbia pressoché risolto le limitazioni diagnostiche della mielografia e della tomografia computerizzata. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | R. Greco, A. Canova, G.M. Callovini |
- Tumori Intramidollari Cervicali: Studio Anatomo-Clinico In 66 Pazienti
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 83-88, 1992 | | Titolo | Tumori Intramidollari Cervicali: Studio Anatomo-Clinico In 66 Pazienti | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Dipartimento e Cattedra di Neurochirurgia, Ospedale Universitario di Borgo Trento, Verona | | Riassunto | Presentiamo i risultati di uno studio retrospettivo condotto su 66 pazienti operati nel Dipartimento di Neurochirurgia di Verona fra il 1980 ed il 1991 con diagnosi istologica documentata di tumore intramidollare cervicale. Le manifestazioni cliniche di ciascun paziente sono state analizzate e confrontate con la sede, I'immagine, I'estensione e l'istotipo. Si tratta di 42 maschi e 24 femmine con età media di 35 anni compresa fra i 2 ed i 71. Il tumore più frequente è risultato l'ependimoma (32 casi), 14 erano astrocitomi di basso grado e 10 gliomi maligni. Nel 51% dei casi il primo sintomo è stato il dolore. La durata della storia clinica media era di 32 mesi ma nettamente più breve nei gliomi maligni (8.5 mesi). I’estensione media calcolata alla diagnosi era di 4.75 metameri in 17 casi (26%) la neoplasia si estendeva al bulbo e in 16 (24%) interessava i primi metameri toracici. Infine abbiamo valutato lo stato funzionale con il quale i pazienti arrivavano all'intervento chirurgico: nel 41% dei pazienti era evidente la grave compromissione motoria di almeno un arto superiore mentre solo 4 pazienti erano funzionalmente integri. Si auspica che nel futuro l'esame di RM, rivelatosi estremamente specifico e sensibile, venga esteso a tutti i pazienti soprattutto giovani con sintomi neurologici riferibili genericamente ad una patologia del rachide cervicale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | L. Cristofori, M. Campello, A. Bricolo |
- Un Caso Di Miosite «Localizzata»
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 251-254, 1992 | | Titolo | Un Caso Di Miosite «Localizzata» | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Ia Divisione Medica, Ospedale S. Spirito, Roma ** Servizio di Neurologia, Ospedale S. Spirito, Roma *** Servizio di Patologia Clinica delle Malattie Neuromuscolari, Ospedale S. Camillo, Roma | | Riassunto | Un giovane di 22 anni viene ricoverato per dolore alle sure con difficoltà nella deambulazione, febbre e rapido dimagramento. La deambulazione, precaria, si svolgeva con appoggio plantare del piede, vi era dolore intenso alla palpazione dei gastrocnemi e difetto di forza lieve contro resistenza. Indenni gli altri gruppi muscolari. Riflessi osteotendinei normali. Esami di lab.: VES=100; glob.alfa2 -16%; enzimi normali; positività a titolo elevato del Fattore Reumatoide (alla tipizzazione: IgM poiiclonali anti-IgG); ANA positivi (+ +); Anti-DNA e anti-ENA negativi. Positività al metodo ELISA degli anticorpi anti EpsteinBarr virus sia per IgG che per IgM (EBNA IgM ed IgG positivi). Biopsia del m. gastrocnemio: infiltrazione cellulare infiammatoria perivascolare ed endomisiale senza necrosi delle fibre. Risposta «drammatica» alla terapia steroidea: completa remissione in pochi giorni negativizzazione dei testi autoanticorpali. 5 mesi dopo, recidiva con quadro analogo al precedente senza tendenza alla diffusione del processo. Alla biopsia muscolare reperto simile. Gli studi sierologici evidenziavano la sola positività ad elevato titolo del Fattore Reumatoide. Clinicamente, nessun segno di Artrite Reumatoide. La compromissione dello stato generale, I'aumento della VES e delle alfa-2-globuline, la presenza nel siero di autoanticorpi e del Fattore Reumatoide, sono in sintonia con l'ipotesi di una vasculite dei vasi muscolari. L'ipotesi vasculitica è quella più frequentemente riportata da vari autori come ipotesi patogenetica negli altri casi descritti di miosite localizzata | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Melaragno *, F.M. Corsi **, S. Cicala *, D. Carratelli **, M. Giacanelli *** |
- Un Caso Di Narcolessia-Cataplessia Secondaria A Linfoma Cerebrale Primario In Soggetto Dr2-Dqw1 Negativo
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (1), 69-75, 1992 | | Titolo | Un Caso Di Narcolessia-Cataplessia Secondaria A Linfoma Cerebrale Primario In Soggetto Dr2-Dqw1 Negativo | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Clinica Neurologica, Università «G. D'Annunzio», Chieti * Divisione di Neurologia, Unita Sanitaria Locale 22, S. Benedetto d. T. ** Servizio di Neurologia, Unita Locale Socio Sanitaria 12, Popoli | | Riassunto | Descriviamo un caso di Narcolessia-Cataplessia secondaria ad un linfoma cerebrale primario del lobo temporale sinistro, accertato con esame istologico, manifestatosi clinicamente dopo circa 10 mesi dall'esordio del disturbo narcolettico. La tipizzazione HLA del paziente ha dimostrato un aplotipo DR4 omozigote, DQw3. La narcolessia è regredita con la scomparsa della massa neoplastica indotta dal trattamento radio-chemioterapico. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | F. Ferracci, L. Curatola *, T. Fulgente, M. Onofrj, T. Carboni *, U. Colangelo ** |
- Un Caso Di Sindrome Di Leigh Ad Esordio Tardivo. La Risonanza Magnetica Nucleare: Esame «Chiave» Per La Diagnosi
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 227-231, 1992 | | Titolo | Un Caso Di Sindrome Di Leigh Ad Esordio Tardivo. La Risonanza Magnetica Nucleare: Esame «Chiave» Per La Diagnosi | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Divisione Neurologica, ** Servizio di Patologia Clinica delle Malattie Neuromuscolari, *** Servizio Neuroradiologico, Ospedale S. Camillo Roma, **** Servizio Neurologico Ospedale S. Spirito, Roma | | Riassunto | Un giovane di 16 aa viene ricoverato in un reparto di Malattie Infettive, per il sospetto clinico di encefalite. Presenta segni di interessamento piramidale ed extrapiramidale con reazioni motorie di tipo decerebrato e coscienza parzialmente conservata tanto da poter eseguire ordini elementari iperventilazione e oftalmoplegia complessa. Alla RMN: diffusa alterazione di segnale della s. grigia dei nuclei della base bilateralmente, soprattutto del putamen e dei nuclei caudati della s. grigia periacqueduttale, della s. nigra e dei nuclei rossi. La ricostruzione anamnestica e il quadro clinico deponevano per una patologia neurodegenerativa con peculiare interessamento dei nuclei grigi basali. La normalità della ceruloplasminemia rendeva improbabile l'ipotesi di un Morbo di Wilson mentre il caratteristico «pattern» RMN orientava per l'ipotesi diagnostica di una Encefalopatia Necrotizzante Subacuta o Sindrome di Leigh. La terapia con tiamina induceva lento ma definito miglioramento. Istologia e istochimica muscolare per varie attività enzimatiche (DPNH, ATPasi Fosforilasi Citocromo-C-ossidasi) nei limiti della norma Acido lattico e piruvico normali nel plasma, lievemente elevati nel liquor. Soprattutto nei casi sporadici e/o tardivi nei quali gli esami di laboratorio possono risultare scarsamente significativi il reperto RMN può rappresentare la «chiave» per un corretto inquadramento diagnostico. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | S. Galgani *, C. Blundo*, F.M. Corsi ****, M. Giacanelli **, M. Panzera*, V. Volpini ***, G. Piazza* |
- Un Caso Di Verosimile Intossicazione Da Litio: Valutazione Clinica E Neuropsicologica
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 309-311, 1992 | | Titolo | Un Caso Di Verosimile Intossicazione Da Litio: Valutazione Clinica E Neuropsicologica | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Servizio di Neurofisiopatologia Ospedale M. Butalini, Cesena | | Riassunto | Descriviamo il caso di una donna di 75 anni, osservata per un quadro clinico di stupore, tremori e rigidità, ad insorgenza subacuta e a lenta risoluzione. Gli aspetti clinici deponevano per una forma tossica, successivamente confermata dai dati anamnestici, dai quali veniva riportato l'uso giornaliero di 600 mg di litio per molti mesi, con livelli della litiemia talora elevati ai auali non era stato dato peso. Sottolineiamo le difficoltà incontrate nell'iter diagnostico, I'apporto dell'indagine neuropsicologica, la prognosi favorevole. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | I. Accurti, R. Fabbri, G. Mazzini, F. Rasi |
- Un Caso Insolito Di Ependimoma Sopratentoriale
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (6), 543-547, 1992 | | Titolo | Un Caso Insolito Di Ependimoma Sopratentoriale | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Unità Operativa di Neuroradiologia e Unità Operativa di Neurochirurgia* Spedali Pliuniti, Livomo | | Riassunto | Viene descritto il caso di un paziente seguito per alcuni anni con una storia di epilessia dalla pubertà e di una meningite infantile, nel quale una TAC effettuata all'età di 22 anni aveva dimostrato soltanto una calcificazione in sede parietale sinistra, mentre quattro anni dopo, ritornato il paziente in ospedale per uno stato di male, la TAC aveva messo in luce un grosso tumore nella stessa sede, la cui diagnosi istologica all'intervento, confermata in vari laboratori era di ependimoma. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | D. Prosetti, F. Scazzeri, M. Pierantoni* |
- Una Patologia Benigna Di «Confine»: I Mucoceli Fronto-Etmoidali
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Rlv. Neurobiologia, 38 (3), 183-188,1992 | | Titolo | Una Patologia Benigna Di «Confine»: I Mucoceli Fronto-Etmoidali | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Istituto Policattedra di Discipline ORLr Universita di Siena | | Riassunto | Dal 1986 ad oggi sono stati trattati chirurgicamente nel nostro Istituto 12 casi di mucoceli fronto-etmoidali di grosse dimensioni che avevano determinato un notevole sconvolgimento delle regioni limitrofe al seno frontale ed etmoidale. Si sottolinea che il tipo di procedura chirurgica dipende dalla localizzazione e dalla estensione del Scocete oltre che da una eventuale infezione (mucopiocele). La parete anteriore del seno frontale viene rimossa solo nel caso di osteomielite; se si ha una erosione della parete posteriore del seno è necessaria una sua cranializzazione ed una parziale obliterazione con grasso addominale, dopo chiusura del dotto nasofrontale. Nel caso di un ampio deficit della parete anteriore è opportuna una ricostruzione con resina acrilica con completa obliterazione e chiusura del dotto naso-frontale. La esclusione del seno o al contrario una ampia canalizzazione e la ricostruzione delle sue pareti sono condizioni determinanti per ottenere un buon risultato funzionale ed estetico. La sospensione durale, la riparazione con fascia temporale o dura disponibile, diminuisce le sempre possibili complicanze encefaliche e di fistole liquorali. È importante la possibilità di un approccio combinato cranio-facciale nelle forme ad ampia estrinsecazione etmoido-orbitaria per evitare possibili recidive etmoidali. La TAC ancora oggi con le ricostruzioni coronali insieme alle immagini in assiale è un validissimo strumento per la diagnosi ed una precisa valutazione preoperatoria | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | R. Piane, G. Vessio, G. Cosentino |
- Uno Strumento Informatico Dl Supporto Allo Studio Della Sclerosi Multipla
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (1), 43-56, 1992 | | Titolo | Uno Strumento Informatico Dl Supporto Allo Studio Della Sclerosi Multipla | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | *F. Villa Mazzacorati - USL 29, Bologna ** CIOC-CNR, Facolta Ingegneria, Bologna *** SRRF- USL 27, Bologna | | Riassunto | Attraverso la collaborazione con il CIOC-CNR della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Bologna, si è realizzato un pacchetto software di supporto all'attività informativa dei medici che operano nel settore della Sclerosi Multipla (SM). Il pacchetto software comprende: a) una banca dati per l'archiviazione della grande quantità di informazioni necessarie; b) un programma di gestione e di elaborazione; c) un'interfaccia con l'utente che gli permette un agevole utilizzo del programma. La sua caratteristica fondamentale è di essere stato attuato seguendo in dettaglio le esigenze dei vari specialisti coinvolti nella gestione del paziente affetto da SM. Verrà illustrata la struttura dal punto di vista di chi lo utilizza mediante l'interfaccia. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | C. Scandellari *, R. Benedetti **, S. Stecchi *, C.G. Montagna ***, F. Bonfatti** |
- Utilità Dell'elettromiografia (Emg) Nella Diagnostica Del Piede Cadente
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (6), 507-514, 1992 | | Titolo | Utilità Dell'elettromiografia (Emg) Nella Diagnostica Del Piede Cadente | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Ist. di Scienze Neurologiche, Università di Siena * UO Neurochirurgia USL 30 Siena | | Riassunto | Riportiamo lo studio elettrofisiologico di 101 pazienti con piede cadente (pc), rappresentati da 13 casi di lesione del nervo (n.) sciatico, 16 del n. peroneo comune, 4 del n. peroneo profondo, 46 radicolopatie, 18 casi di stenosi del canale complicata o meno da ernie discali (ed) e/o spondiloartrosi 1 di anterolistesi e 3 s. del tibiale anteriore. Nei casi di lesione del n. sciatico (prevalentemente o esclusivamente) del tronco laterale è caratteristico l'interessamento del capo breve del m. bicipite femorale (BF) e il risparmio dei mm. paraspinali. Nei danni del n. peroneo comune tra il cavo e il capitello fibulare si registrano interessamento dei mm. innervati dal n. peroneo profondo e, in minor misura, anche superò ciale e riduzione della velocità di conduzione motoria (VCM) nel tratto interessata Nelle 4 lesioni del n. peroneo profondo si osserva il risparmio del m. peroneo lungo (PL). Nelle 31 forme di radicolopatia L5 è molto frequente l'impiego anche dei mm. estensore lungo dell'alluce (ELA) (92%l del PL (85%), assai più raramente e di modesta entità quello del BF (33 %), del gluteo medio (GM) (23 %) e dei gastrocnemi (G) (13 %). La VCM del n. peroneo profondo è ridotta solo nei casi più gravi e datanti da diverso tempo, I'onda «a» è assente o ritardata nel 63% dei casi. Nelle 9 radicolopatie La si associa, nel 55%, denervazione sul vasto mediale (VM). Nella stenosi del canale l'ELA è interessato nel 60%, il PL nel 57%, i G nel 44%, il BF nel 25%, il VM nel l2%, il GM nel 6% e la risposta «f» alterata nel 70% dei casi. Si sottolinea infine la possibilità che il pc possa essere dovuto anche ad un danno del sistema nervoso centrale (traumi o sclerosi multipla), in questi casi l'EMG non mostra anomalie se non nel tracciato a massimo sforzo che evidenzia una ridotta frequenza di scarica delle unità motorie. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. Mondelli, C. Scarpini, P. Della Porta, F. Reale *, A. Rossi |
- Utilita' Del Clamp «Halifax» Nel Trattamento Delle Fratture-Lussazioni Cervicali, Con Fusione Vertebrale Posteriore Stabile, Anche Se Interessante Più Metameri
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 107-109,1992 | | Titolo | Utilita' Del Clamp «Halifax» Nel Trattamento Delle Fratture-Lussazioni Cervicali, Con Fusione Vertebrale Posteriore Stabile, Anche Se Interessante Più Metameri | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Reparto di Neurotraumatologia, Ospedale Generale Regionale, Ancona | | Riassunto | Nell'arco di tre anni (1988-1991) sono stati trattati 13 pazienti con gravi fratturelussazioni cervicali traumatiche mediante fusione posteriore con clamps interlaminari «Hapax». Le lussazioni erano associate in 7 casi a fratture laminari e in 2 a frattura di un processo articolare. Non sono stati trattati con tale metodica casi in cui coesistevano alla TAC fratture dei peduncoli. I clamps sono stati posti sempre bilateralmente. Nei 5 casi che non presentavano fratture laminari i clamps sono stati posizionati su metameri contigui. Nei rimanenti 8 casi in cui coesistevano fratture laminari multiple, i clamps venivano disposti sui metameri sani con salto di uno o più livelli e quindi con fusione vertebrale plurimetamerica. Non sono stati usati innesti ossei o acrilici. I controlli a 1-4 anni di distanza hanno dimostrato una perfetta riduzione con definitiva stabilizzazione. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | G. Caruselli, C.C. Occhipinti, M. Bernardini, M. Caruselli |
- Utilita Dei P0Tenziali Evocati Motori Nella Diagnosi Della Mielopatia Compressiva
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv.Neurobiologia 38 (4), 61-66, 1992 | | Titolo | Utilita Dei P0Tenziali Evocati Motori Nella Diagnosi Della Mielopatia Compressiva | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | * Dipartimento di Emergenza e Accettazione di Neurologia, Ospedale Molinette, Torino ** Divisione di Ortopedia, Ospedale Molinette, Torino | | Riassunto | L'impiego dei Potenziali Evocati Motori a seguito di stimolazione magnetica transcranica, trova una valida giustificazione come esame di routine nella diagnosi neurofisiologica della mielopatia compressiva da spondiloartrosi cervicale in quanto, in tale patologia, il deficit motorio, che si manifesta spesso con turbe della deambulazione, costituisce una delle manifestazioni cliniche più comuni diventando, talora, motivo di invalidità per il paziente. Nella nostra ricerca, condotta su 42 pazienti (36 affetti da compressione cervicale e 6 da compressione dorsale, privi di segni clinici e radiologici di radicolopatia) abbiamo correlato le alterazioni del Tempo di Conduzione Centrale (TCC) nel tratto corteccia-C8 e corteccia-LS con il grado di disabilità clinica e la severità della compressione midollare evidenziata con Risonanza Magnetica Nucleare (RMN). In particolare abbiamo osservato: 1) un allungamento del TCC nel 48% dei casi nel tratto corteccia-C8 e nel 73% dei casi nel tratto corteccia-L5, considerando c ome valori patologici quelli superiori rispettivamente a 8.1 ms (cort-C8) e 15 ms (cort-L5), corrispondenti alla media+2.5 DS dei soggetti di controllo; 2) assenza di alterazioni elettrofisiologiche signif cative in pazienti con modica compressione midollare, asintomatici sul piano motorio; 3) assenza di correlazione proporzionale tra allungamento del TCC e gravità della sintomatologia clinica; 4) incremento del TCC almeno in un lato, praticamente nella totalità dei soggetti (95%) con alterazione di segnale (iperintensità in T2) all'esame RMN a livello della compressione e solo in circa il 44% dei pazienti senza alterazioni di segnale. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | M. De Mattei*, D. Cocito*, D. Cassano*, A. Campanella*, B. Paschero **, A. Solini **, E. Morgando * |
- Utilizzo Del Test Da Sforzo Graduale Come Screening Delle Miopatie Metaboliche
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (Ó), 515-520, 1992 | | Titolo | Utilizzo Del Test Da Sforzo Graduale Come Screening Delle Miopatie Metaboliche | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Clinica Neurologica, * Cardiologia, ** Medicina Ospedale San Raffaele, Università di Milano | | Riassunto | L'approccio diagnostico ai pazienti riferiti per affaticabilità muscolare, una volta esclusa la presenza di forme infiammatorie o miasteniformi spesso deve ricorrere alla biopsia muscolare per circostanziare il sospetto di una miopatia di origine metabolica. In questo studio abbiamo valutato la possibilità che un semplice test da sforzo incrementale associato alla valutazione del profilo plasmatico del lattato (tramite metodica spettrofotometrica), della soglia anaerobica (secondo Reinhard), del lavoro eseguito (in METS) e dell'assetto cardiologico (con monitoraggio continuo dell'ECG e della pressione arteriosa) possa già essere caratterizzante la presenza di talune forme di miopatia metabolica Abbiamo studiato 30 pazienti riferiti per la recente comparsa di affaticabilità muscolare (20 maschi 10 femmine, età media 36 anni range 12-60), comparati con 20 soggetti normali (età media 34 anni range 24-55). In 8 pazienti si è rilevato un livello basale di lattato più alto che nei controlli (1.5 mmol/l vs 0.9 mmol/l), un precoce innalzamento dello stesso oltre i 5 mmol/l, una precoce soglia anaerobica ed un più lento decremento del lattato dopo esercizio. In questo gruppo, lo studio istologico ed istochimico della biopsia muscolare ha rilevato un quadro caratteristico per una miopatia mitocondriale. Quadri peculiari sono stati anche rilevati in 3 pazienti con una successiva diagnosi di miopatia da accumulo di lipidi ed in 2 specifici casi diagnosticati biopticamente come deficit di CPT e come miopatia da aggregati tubulari. Il test si è dimostrato sensibile nell'indicare la possibile presenza di determinate miopatie metaboliche e può essere utile nell'indirizzare correttamente le successive ed appropriate valutazioni istologiche ed istochimiche. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | B. Colombo, V. Avoledo, C. Meloni*, M. Comola, L. Monti**, N. Canal |
- Valutazione Neuropsicologica Durante La Terapia Con Interferone Alfa Ricombinante
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 313-316, 1992 | | Titolo | Valutazione Neuropsicologica Durante La Terapia Con Interferone Alfa Ricombinante | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurologia, Ospedale A. Cardarelli e * Clinica delle Malattie Infettive, va FacoltS di Medicina, Napoli | | Riassunto | Gli interferoni sempre più utilizzati nel trattamento delle malattie neoplastiche e virali sono ritenuti responsabili di importanti effetti collaterali a carico del SNC, consistenti principalmente in disturbi cognitivi e rallentamento psicomotoria. Il nostro studio è stato condotto su 10 pazienti (età media di 49 anni 7 maschi) affetti da epatite virale cronica da HCV, che sono stati sottoposti ad una valutazione neuropsicologica e psicologica prima e dopo sei mesi di trattamento con interferone alfa ricombinante. La valutazione neuropsicologica era costituita da una batteria che comprendeva i seguenti test: test di orientamento spazio-temporale e personale (SPMSQ), matrici progressive di Raven 1947, aprassia costruttiva, fluenza verbale. I test di valutazione della memoria erano: span spaziale, span verbale, span per cifre, apprendimento spaziale, apprendimento verbale, memoria di prova L’attenzione è stata infine valutata con il test delle matrici. Il profilo psicologico dei pazienti veniva valutato attraverso la somministrazione della scala di Hamilton e del Middlesex Hospital Questionnaire (MHQJ. Dal nostro studio emerge che certamente l'interferone alfa può determinare importanti affetti a carico del SNC a volte di tale gravità da condurre all'abbandono delta terapia (I paziente). mentre nel 30% dei casi abbiamo notato un incremento significativo (P< 0,05 del punteggio degli items per ansia e depressione. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | A.M. Fasanaro, V. Pizza, C. Sardaro *, C. Sichenza *, G.B. Gaeta * |
- Valutazione Quantitativacon Test Neuroisocinetico Dell'affaticabilità Precoce Nei Pazienti Con Sclerosi Multipla
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (5), 363-367, 1992 | | Titolo | Valutazione Quantitativacon Test Neuroisocinetico Dell'affaticabilità Precoce Nei Pazienti Con Sclerosi Multipla | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Clinica Neurologica, Centro Sclerosi Multipla (ACESM), Università di Milano, Ospedale San Raffaele | | Riassunto | Quindici pazienti con forma definita di Sclerosi Multipla secondo i criteri di Poser sono stati indagati per valutare il sintomo stanchezza-affaticabilità con un test neuroisocinetica Tutti i pazienti erano in fase quiescente di malattia Ia loro definizione di affaticabilità era quella di una sensazione di stanchezza fisica e mancanza di energia l’obiettività neurologica non evidenziava ipostenia né spasticità. Il sistema funzionale piramidale era coinvolto in minima misura (segni ma non sintomi ed un punteggio di 001 secondo Kurtzke). Il punteggio globale alla scala di Kurtzke risultava inferiore o uguale a3. Un quadro depressivo era stato escluso dopo somministrazione di uno specifico questionario I risultati del test neuroisocinetico dimostrano che i pazienti sofferenti di Sclerosi Multipla, rispetto ad un gruppo di controllo di pari età sesso e pesa esprimono una minore forza e si affaticano precocemente. Questo vale sia per i movimenti di flessione che per quelli di estensione. Lo studio conferma che per in assenza di segni motori clinicamente rilevabili i pazienti sofferenti di Sclerosi Multipla che lamentano affaticabilità presentano al test neuroisocinetico dati compatibili con un disturbo nell'espressione della forza. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | L. Bassi, B. Colombo, P. Rossi, G. Comi |
- Valutazione Retrospettiva Tc-Rm Di 60 Casi Di Meningioma Intracranico
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (3), 141-149, 1992 | | Titolo | Valutazione Retrospettiva Tc-Rm Di 60 Casi Di Meningioma Intracranico | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Cattedra di Radiologia, Universita degli Studi di Brescia | | Riassunto | Sessanta pazienti con meningioma intracranico sono stati studiati con Risonanza Magnetica (RM) ad intensità di campo di 1,5 Tesla e i risultati ottenuti sono stati confrontati con quelli evidenziati con indagine TC. I meningiomi sono risultati generalmente ipointensi nelle immagini Tl pesate ed iperintensi nelle sequenze pesate in T2, in relazione alla sostanza bianca cerebrale. Prendendo come termine di comparazione la corteccia, invece, i meningiomi si rivelano ipointensi od isointensi in Tl ed iperintensi od isointensi in T2. Tutti i meningiomi specialmente i più piccoli presentano un quadro eterogeneo, in relazione alla densità cellulare, alla vascolarizzazione tumorale, alla presenza di calcificazioni di foci cistici o a disomogeneità intrinseche alla massa. È sempre presente un'interfaccia fra la massa e l'encefalo, solitamente costituita da un sottile film di liquido cefalo-rachidiano o da un orletto vascolare. I meningiomi di maggiori dimensioni determinano una dislocazione ad arco ed una compressione sulle circonvoluzioni cerebrali adiacenti. Le immagini ottenute con la RM sono risultate superiori a quelle ottenute con la TC per la definizione della vascolarizzazione tumorale e dell'infiltrazione di arterie e seni venosi nella valutazione dell'effetto massa, nell'evidenziazione della capsula tumorale, dell'interessamento meningeo e dell'eventuale associazione di iperostosi. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | P. Lavezzi, M. Crispino, M. Bonetti, R. Gasparotti, A. Transini, G.F. Gualandi, A. Chiesa |
- Via Transorale E Patologia Della Cerniera
| Anno | 1992 | | Rif. Biblio. | Riv. Neurobiologia, 38 (4), 117-120,1992 | | Titolo | Via Transorale E Patologia Della Cerniera | | Titolo in inglese | | | Osp. / Clinica | Divisione di Neurochirurgia, Ospedali Riuniti di Bergamo | | Riassunto | Attraverso l'analisi critica di due casi di impressione basilare e di un caso di lesione reumatica dell'articolazione atlanto-odontoidea operati per via transorale, vengono discussi indicazioni e limiti dell'approccio. Premesso che la chirurgia appare indicata solo nei casi sintomatici le vie di aggressione vengono scelte in base alla anatomia e alla fisiopatologia della lesione: nelle compressioni anteriori del midollo appare più congruo un intervento per via transorale che permette una decompressione ottimale. È possibile l'insorgenza di una instabilità post-operatoria, che va sempre attentamente ricercata con l'esecuzione di radiografie funzionali. Questa può essere causata dalla rimozione chirurgica dei legamenti o può essere preesistente. Se presente andrà corretta con una fissazione posteriore. | | Riassunto in inglese | | | Parole chiave | | | Autori | V. Cassinari, F. De Gonda, F. Biroli |
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